-Il giorno della tarda Pasqua di
quell’anno,Ester,immersa nel fitto
tappeto umano che rappresenta quel giorno la piazza del colonnato
davanti alla Basilica di San Pietro,perde il suo piccolo cocker.
Andarselo a
riprendere è un’impresa per niente semplice ,che
richiede parecchio
tempo e pazienza. La giovinetta avrebbe
di gran lunga preferito a quella
folta distesa umana l’infiorata del Corpus Domini,che
avrebbe di molto
semplificato il necessario recupero del troppo indipendente animaletto.
Procede suo malgrado per piccole tappe fino ad arrivare
proprio
di fronte alla garitta della guardia
papale, tutta fiera nella sua
sgargiante uniforme multicolore. Nell’angolo,tutto
rannicchiato e
impaurito,Poldino, il suo cagnolino
biondo,guardato a vista dall’insolito
personaggio. Una volta recuperato il suo cagnetto ,ben stretto tra le
sue braccia, Ester si rivolge alla guardia svizzera
per ringraziarla
dell’attenzione riservata alla sua bestiola,ma Il giovane resta immobile,
la postura altera,l’espressione neutra
nel viso,gli occhi d’un azzurro
slavato,lo sguardo degli occhi chiarissimi rivolto all’infinito.
Davanti a lei sta un
ragazzo tarchiato,il viso giovane e tuttavia
segnato,dalla mascella quadrata,dagli
zigomi alti,l’incarnato chiaro,
costellato da tante piccole efelidi
mobili che lo animano,come il
ciuffo rossiccio,che sfugge con insistenza dal morione per
illuminare gli occhi allungati e stretti
come due fessure. Le labbra,pur
ben
disegnate , non sembrano però
abituate al sorriso. Insomma una
figura
dal carattere apparentemente
tenace,quasi
puntiglioso,poco
incline agli slanci ,a lasciarsi andare a
impulsi spontanei,un giovanotto
anche troppo assennato per catturare con
un fascino immediato.
Eppure qualcosa in lui
sembra aver suscitato la curiosità ,se
non addirittura
l’interesse di Ester che si intrattiene, anche se dovrebbe
rendersi conto,se non
altro,che non è certo quella
l’occasione per fare
conoscenza e che non ha
molto senso dunque dedicare un’insolita attenzione
a quella figura
pittoresca,quasi un tipico arredo di quel particolare paesaggio.
Invece Ester sembra
stranamente colpita fino a rimuginare dentro di sé di
confidarsi con la sua amica Agatina e
convincersi che presto saprà
raccogliere
molte informazioni su di lui,utilizzando
con discrezione gli amici paterni che
hanno grande familiarità con l’ambiente vaticano.
E’ Eva,anche
stasera, a riscaldare il dialogo, intervenendo
per prima per chiedere:
- E’ vero che è stato Michelangelo a disegnare le festose uniformi
della guardia svizzera o è solo una
bella leggenda?-Sì,la leggenda
racconta
che è proprio il grande Michelangelo
–risponde subito Lisa - che si è
occupato
anche di disegnare le due uniformi
della guardia svizzera:quella
straordinaria,
sgargiante di tutti i suoi colori,per le
cerimonie,e quella più severa,d’un blu
uniforme,per la routine quotidiana,entrambe con distinti tratti
rinascimentali .
L’opinione diffusa che l'uniforme sia
stata disegnata da Michelangelo deriva
forse dal fatto che l'artista si trovava
a Roma proprio in contemporanea con
l'arrivo del primo contingente di
soldati elvetici; però,appunto,è
solo una bella
leggenda. L'attuale divisa, infatti, è
stata in realtà concepita dal comandante
Jules Repond soltanto agli inizi del XX
secolo, ispirandosi,questo è
vero,alle
divise storiche e all'opera di Raffaello.
In particolare,i colori blu e giallo riprendono
quelli dello stemma
familiare di Papa Giulio II della
Rovere,il fondatore del Corpo,mentre
il colore rosso quello contenuto nello stemma di Papa
Clemente VII
della famiglia Medici. Lo stemma di
Giulio II è ripreso anche sull'elmo,
più propriamente un morione; infatti una
quercia sbalzata campeggia
su entrambi i lati del copricapo
d'argento,ornato con piume di struzzo di
diverso colore secondo il grado del militare .Il morione viene indossato,
in combinazione con il pettorale di una
corazza del XVII secolo, in occasioni
speciali,sfoggiato con la grande uniforme. Le guardie svizzere dispongono
anche di un'uniforme,per così dire,da
lavoro,più comoda rispetto a quella
da parata: essa consiste di pantaloni e casacca blu e basco nero.
Anche Isabelita,persona di cultura,ma ancora del tutto ignara della
storia e della cultura
europee,ha una curiosità da soddisfare e vorrebbe sapere
qualche precisazione sull’origine e il
significato dell’infiorata del
Corpus
Domini .
E Lisa cerca di rispondere brevemente:
- Questa tradizione nasce a Roma nel XVII
secolo come espressione
della festa barocca. Si pensa,è vero, che la
tradizione di costruire quadri
fatti di fiori sia nata nella basilica vaticana per
l’iniziativa di un addetto
responsabile della
Floreria vaticana e del figlio che
utilizzarono "fiori
sfrondati
e sminuzzati ad emulazione
dell'opere del mosaico" nel
1625 per la festa del patrono di Roma dei
santi Pietro e Paolo. Un
erede di questo
fantasioso artigiano fu addirittura Bernini
che continuò
"quest'arte floreale che da Roma si divulgò".La
tradizione di queste
decorazioni floreali
venne adottata già nel secolo successivo in alcune
località dei Castelli romani legate a
Roma grazie al Bernini, l'artefice
principale delle feste
barocche. A Roma la tradizione delle infiorate
comparve alla fine del
XVII° secolo ;nelle località del Castelli romani
proseguì fino al XVIII
secolo Ma il primato per l'infiorata allestita per
le festività del Corpus Domini risale al 1778 in cui vennero allestiti
quadri floreali in via
Sforza a Genzano oppure al 1782 quando un
tappeto di fiori coprì l'intera via. Da
quel momento altre località
cominciarono ad
allestire infiorate in occasione del
Corpus Domini,
specialmente in Italia centrale e addirittura all'estero.
Cap.3/Terza Veglia: Le due amiche si preparano
a un importante evento mondano
Eva
ha portato un pacchetto dalla sua adorata Venezia,ma dice
che ce ne occuperemo a
narrazione conclusa,insieme con il tè profumato ai
frutti di bosco. Intanto Lisa
può cominciare:
- Ora Ester con la sua amica Agata,protette
entrambe dal loggiato
dell’abitazione che la famiglia sta per lasciare, è
impegnata in un’animata
discussione.
Le notizie sulla giovane guardia svizzera sono numerose e
soddisfacenti. Tra la tradizione familiare di parte materna
che lo
avrebbe volentieri
destinato alla vita
ecclesiastica,come lo zio,
vescovo della città d’origine,Friburgo,e quella
della famiglia paterna,
dedita ad attività
contabili nelle più antiche banche
del paese da
generazioni - che sembrava il modello da perseguire prescelto –
Wilfred,dopo gli studi
finanziari,ha scelto un percorso che finisce
in realtà per sintetizzare le due linee
ereditarie,arruolandosi nelle
milizie papali. E’
ormai da qualche tempo a Roma,ma non si conoscono
suoi legami d’amicizia o
sentimentali. Riservato e rigoroso,
riscuote
la stima dei suoi superiori che ne
apprezzano le competenze,ma anche
dei commilitoni che apprezzano la sua
mancanza di invadenza. Con tali
qualità,non è poi così strano che sia
presto diventato un collaboratore
fidato per i banchieri vaticani.
Ester vorrebbe dall’amica
qualche idea,dei consigli per riuscire
ad aprire canali che favoriscano un
avvicinamento capace di soddisfare
la sua crescente curiosità.
Ma a quell’età gli umori sono particolarmente volubili e la
discussione prosegue con vivacità costante,ma per occuparsi
di
tutt’altro argomento, sia pure con
uguale impegno ed entusiasmo.
Urge infatti organizzarsi per assistere all’imminente concorso ippico
che si terrà a piazza di Siena,per gentile concessione del Principe
Borghese. Sarà,
quella,la prima esibizione del
Carosello storico
dell'Arma dei carabinieri ai primi di maggio del
1883. Una data
storica di cui
potrebbero essere fortunate testimoni. A gareggiare
saranno alcuni
ufficiali dell’esercito nazionale,a cui i carabinieri
appartengono,di stanza
nelle caserme da poco costruite a
costeggiare il viale
delle Milizie,proprio nel quartiere dove
la famiglia di Ester
sta per trasferirsi. E’ un grande
evento atteso
sia per lo spettacolo sportivo che per il risvolto molto
mondano,
che in certi ambienti
non può essere mancato.
Ester si augura di riuscire
ad andarci,lei e Agata,accompagnate
da suo
padre e da un suo amico,banchiere anche lui,che dice di avere
conoscenze e contatti
con gli ambienti della
Difesa. Potrebbe venire
utile per riuscire a ottenere qualche
presentazione interessante,magari
anche di qualche
cavaliere ...Entrambe sono convinte
che il loro sia un
piano niente male,si
tratta ora di tradurlo in fatti soddisfacenti. Per
realizzarlo
bisogna passare subito all’azione!
Eva ha voluto portare,come spesso le piace fare,
un’eco gentile da
Venezia,che è la sua città,e ora distribuisce
le “ciacoe”(chiacchiere), deliziosi biscotti ,mentre Lisa
prepara
il suo tè profumato ai
frutti di bosco.
Ora Eva interviene anche per chiedere di approfondire
un poco il senso di
“data storica“in questo contesto:
- In effetti qui l’espressione “data storica”-precisa
Lisa
immediatamente - ha una
doppia accezione: un primo significato
è quello a cui allude
Ester,dovuto al fatto di essere una contesa
organizzata in occasione del matrimonio di Tommaso di Savoia – Genova
con Isabella di Baviera.Ma per noi,oggi,c’è
un significato ulteriore
anche più
importante,dovuto al fatto che quella fortunata manifestazione
non sarebbe stata che la prima di una
lunga serie che continua ancora
oggi ,ancora molto
amata e apprezzata .
Cap.4/Quarta
Veglia:Un incontro molto interessante al Carosello
di
piazza di Siena
Isabelita si è
presentata soddisfatta stasera con
l’inevitabile
“mate”che
abbiamo subito assaggiato festosi.
Poi Lisa si
accinge al racconto:
-
Un’apparizione radiosa quella delle due ragazze immerse
in
quei loro abiti vaporosi dalle tinte pastello,a sottolineare quasi
la
freschezza della loro età. Ma la loro apparenza docile e tranquilla
non deve ingannare;è più vicina a quel
che sentono davvero
la loro
soddisfazione per la posizione felicemente conquistata.
Siedono infatti con evidente
aria trionfante nella tribuna d’onore
accompagnate dal padre di Ester e dal suo prestigioso collega.
Il carosello sta per cominciare e
l’entusiasmo per l’esecuzione
perfetta delle numerose figure sarà certo generale. L’evento
consta di due momenti ugualmente entusiasmanti, ma dal diverso
significato:il primo è l’occasione
spettacolare per dimostrare l’alto
livello di abilità sportiva dei
cavalieri; il secondo esalta la retorica
patriottica che culmina nel grido in
memoria dell’eroica battaglia
risorgimentale .Il Carosello
è infatti un alternarsi fluido e
ritmico
di figure complesse , non prive
di un certo rischio, eseguite con
grande abilità e perizia, degna
di quella tradizione della
cavalleria
italiana della quale i
carabinieri del Reggimento sono fedeli e orgogliosi
custodi. La Carica,
invece,è un turbinare di pennacchi tra il
balenio
delle sciabole sguainate e lo
sventolare dello stendardo, sottolineato
dal grido "Pastrengo!"in memoria
dell'eroica battaglia omonima del
30 aprile 1848. Si tratta di
esibizioni che esaltano i sentimenti anche
dei più scettici,anche perché
sono la celebrazione di un rito,memoria
di dedizione, coraggio ed
entusiasmo. Le giovinette
hanno,però,
aspettative molteplici.
Soprattutto durante il carosello,piuttosto che
durante la carica sono state subito
evidenti l’agilità,l’eleganza,il
perfetto controllo di ogni
movimento di un ufficiale che ha chiuso
la sua gara senza un errore.
Ester e Agata non hanno pace finché non riescono ad essere
presentate. Ester riesce appena a percepire:… “Eugenio Ferruccio
d’Ascanio da Pinerolo”… tanto grande è l’emozione che quell’incontro
ravvicinato col giovanotto
bruno,slanciato,e atletico procura
.Doti
certamente affascinanti per
ragazze pur esigenti , a cui inoltre
si
aggiungono uno sguardo magnetico,un sorriso suadente,mani forti
e slanciate,appena liberate dai candidi guanti per il saluto, e
abbronzate come il suo volto. La conversazione è necessariamente
un poco formale,ma brillante e ,insieme,asciutta
e sobria ,da cui
subito traspare tuttavia la fierezza niente affatto
retorica del
giovane di essere al servizio
del Paese da poco riunito.
Eva chiede un arricchimento che la interessa anche
professionalmente -è,in effetti un brava giornalista:
-Quale può essere considerata
l’origine del Carosello? A
quale contesa del lontano passato può essere avvicinata?
Lisa
è lieta di rispondere e fa anche i
suoi bravi distinguo:
- E’ una celebrazione che deriva certo
dagli antichi tornei dalla
lontana origine e che hanno
assunto,nel tempo, significati diversi.
La loro frequenza si è
particolarmente accresciuta dopo il
ritorno
dei cavalieri cristiani dalle
Crociate e, in particolare,per le rivalità
esistenti tra gli ordini cavallereschi degli Ospedalieri e dei Templari.
Ed è proprio per assicurare la lealtà degli scontri ed evitare possibili
conseguenze mortali per ferite inferte dalla lancia o dalla spada che
le regole della contesa erano
molto puntuali e rigorose ed era stata
inoltre riconosciuta la
necessità di introdurre la funzione dell’araldo
col compito di leggere prima dello scontro le norme
che avrebbero
regolato il torneo. Del torneo conserva la tecnica della manifestazione
sportiva,e anche la foga della competizione.
Una gara però molto
speciale,perché gli atleti gareggiano in realtà contro se stessi nello
intento di superarsi sempre . La
diversità consiste dunque soprattutto
nel fatto che qui manca l’avversario,il rivale.
Cap.5/Quinta
veglia. Scambio di opinioni tra le
due amiche
in vista dell’inaugurazione della nuova abitazione
Anche
stasera Eva arriva con una golosità molto
allettante. L’ashure è un
dolciume turco fantastico,ottenuto
con un paziente ed
elaborato impasto, dove si mescola
una serie
molto ricca di frutta secca .Lisa lo accompagna con un tè
leggero
alla vaniglia. Si prepara poi a
raccontare:
- Le due giovani amiche
hanno scelto l’ angolo accogliente
all’ombra della maestosa
magnolia nel giardino interno della
nuova dimora ormai pronta per
l’inaugurazione . I raggi del
sole, che filtra il fogliame, creano allegri
giochi di luce sulla
lunga capigliatura corvina di
Ester i cui riccioli ribelli sfuggono
costantemente al controllo che
il nastro dovrebbe imporre
e ricadono sulla fronte,da cui la sua mano
distrattamente
torna ogni volta a scostarli. Agata,dirimpetto
,crea un
contrasto molto gradevole con i
suoi capelli color del
grano maturo,appena ondulati,che ben si
accordano
con l’espressione di diligente
attenzione alle parole
eccitate dell’amica .
“Intanto parliamo della mise:ne ho proprio abbastanza
di lasciarmi immergere in
quel mare di tinte pastellate,di
stoffe eteree,si accalora
Ester,per soluzioni complessive
che volgono al metafisico!Questa sarà anche la mia
festa
e stavolta si fa proprio a
modo mio,almeno per l’abbigliamento.
Io,per me,mia cara Agatina,ho
fatto la mia scelta:ho deciso per
un bell’abito di taffetas color smeraldo;spero
si accordi col colore
dei miei occhi e che
valorizzi in modo un poco più deciso,
fasciandola, la mia figura .”
“Io,invece”,aggiunge
Agata,”per la vostra festa d’inaugurazione
avevo pensato a uno shantung blu notte costellato di piccoli pois
dorati.
Credo che potrebbero accendere almeno un poco il colore
dei miei di occhi,così insopportabilmente insignificanti se
guardo i
tuoi.” “Ma fammi il favore! Non essere sciocca
,non posso credere
che tu non ti renda davvero
conto di quanto calore e tenerezza
suscitino i tuoi vellutati
sguardi da cerbiatta . Non sai quanto
possa
essere più faticoso il mio,di ruoli ,che
mi obbliga a un duro lavoro
senza sosta di autocontrollo
per non intimidirli i ragazzi,che tendono
a sfuggire quella che loro
chiamano l’intensità del mio sguardo.
Anzi,no. Devo correggermi. Non
sai ancora,infatti,tu,che,per la prima
volta, l’altro
ieri a piazza di Siena ,quel
giovane cavaliere che
abbiamo conosciuto ha sostenuto con
naturale franchezza il mio
sguardo, che pure era curioso,indagatore,emozionato;ero io
stavolta che non riuscivo a controllarmi
.Si è trattato per me di
un’esperienza del tutto nuova
ed esaltante,che voglio con tutte
le mie forze assolutamente ripetere.
Anzi,ecco l’idea. Avrò ben diritto alla mia sia pur piccola
quota d’invitati
all’evento!Mia madre non può più pretendere
di circondarci degli amici di mio padre e dei suoi
noiosi colleghi
con le loro famiglie al seguito. Non ci tengo a quel genere di
esclusiva.
E’ tempo ormai di introdurre qualche
cambiamento nel consueto
stanco rituale. Sai che ti dico? I miei inviti li utilizzerò per far venire
alla festa anche i due giovani che ho
incontrato negli ultimi
tempi.
Sarà un’opportunità unica per conoscerli
meglio.” “Ma di chi vai
parlando?Mi rendo conto che
Eugenio Ferruccio d’Ascanio ti ha
molto colpito. Ma l’altro, chi
è? Mi conosci bene, sai che ,non
sono poi così disinvolta e a mio agio in
pubblico,figurarsi poi con
persone che non conosco!Ti prego dunque,non mettermi
in difficoltà:
niente sorprese .E se vorrai
dedicare tutte le tue attenzioni
per
l’intera serata al bel
cavaliere,considera che sarò io a restar sola
per intrattenere uno sconosciuto e,in nome dell’amicizia, soffrirò
le pene dell’inferno.”“Ma che
vai dicendo?Staremo tutti insieme.
Sono molto curiosa,è vero,te l’ho appena confessato,ma vorrei
conoscere meglio anche
Wilfred.In fondo le notizie di cui ti ho
già parlato le ho raccolte in modo indiretto. Hai
dimenticato?
Il suo modo di spersonalizzarsi lo rende alquanto misterioso e,
tu lo sai bene quanto io abbia
sempre trovato affascinanti gli
enigmi.”
E’ Isabelita - che anche nell’uso dell’italiano ha ancora qualche
incertezza-ora,che vuole essere
rassicurata sull’ interpretazione
del senso della parola
“pastellate”; non ha però il coraggio di rivelare
la sua insicurezza e lo fa chiedere a Nicola:
- Ve ne prego,ditele l’esatto significato di quell’aggettivo che
incontra per la prima volta e teme di aver frainteso .
La risposta è
molto veloce e semplice,per Lisa,allenata com’è
dalla sua professione a manovrar parole. Chiarisce infatti brevemente:
- E’
semplicemente un participio
passato da far risalire ,
attraverso il verbo dall’ analogo significato al nome pastello,
attribuibile a quei colori da fatina buona ,tanto amati oggi dalla
regina Elisabetta,per le sue mises.
Cap.6/Sesta veglia. La festa.
E’ una serata
mite e Lisa ha pensato che una
più consistente
zuppa inglese potesse sostituire per una volta le
bevande calde. Poi
si dedica al suo racconto:
- Un mare di luce inonda la nuova dimora
in occasione della festa
inaugurale che tracima anche in giardino.
Lanterne nascoste tra gli alberi,
torce in ogni angolo, e tavole
imbandite,candelabri e lini e cristalli,pizzi e
argenti
e fiori a cascate. Un gran sfarzo insomma anche negli abiti degli
ospiti,spesso vistose le toilettes delle signore ingioiellate. Ester ha vinto
la sua battaglia per
il fascinoso abito smeraldo;non solo,i suoi bramati
invitati sono lì ,materializzati in
quell’angolo appartato del suo giardino,
disponibili e attenti a ogni sua parola,a
ogni suo gesto. Fraseggio ricco
di accumulazioni,(lo
ammetto onestamente,cari amici),per una signorina
che è figlia del suo ambiente,aggressiva e
determinata.
Le presentazioni concluse,il gruppetto appare
impacciato,silenzioso.
Per una conoscenza da approfondire ,la
conversazione di circostanza non
serve ed è presto superata. E’ proprio Agata che con la sua
domanda più
che scontata rompe inconsapevolmente il ghiaccio delle banalità incrociate.
“Come vi trovate a Roma ,abituati in città e ,probabilmente
,a stili di vita
abbastanza diversi’”.
E’ Eugenio che risponde subito
con foga:”In realtà le regole della
vita
militare
non differiscono molto a Pinerolo o a Roma.Per me ,tuttavia,poter
venire a Roma ,dopo l’Accademia,ha
rappresentato la realizzazione di un
sogno raddoppiato:quello dell’assunzione
di responsabilità concrete per servire
il mio Paese riunito,che mi consente
perfino di vivere in una città come
questa,
immerso
nelle vestigia di una
civiltà che mi è molto cara,formato come sono
stato da studi classici .Un’occasione unica per continuare a studiarla e ammirarla,
dedicando a questa passione tutto il tempo libero. E’ un
privilegio di cui non mi
rendo ancora pienamente conto,la cui
emozione cresce a ogni visita,a ogni
incontro. Mi piace però anche la gente di
qui,scanzonata e irriverente,scettica
e sorniona abituata da sempre a
contrastare i potenti,a misurarsi con le dimensioni
dell’infinito e dell’eterno senza perdere
un certo ruvido realismo
accompagnato
sempre da una tagliente ironia. Mi sento
proprio in sintonia con Stendhal.”
Ester è sorpresa
dall’entusiasmo con cui Eugenio ha espresso il suo
amore per Roma e dal suo spessore culturale ,un po’
inusuali nella cerchia
delle sue
conoscenze. Si rivolge allora sollecita a Wilfred che si è sottratto
alla risposta:”Anche voi,in caserma,non
avrete ,allora,trovato troppe novità ”
gli si rivolge poco convinta che possa
tuttavia venire facilmente allo scoperto
qualche elemento interessante.
“In verità,quando vivevo nel
mio Paese,ero un civile che frequentava
piuttosto ambienti commerciali e finanziari .Venendo a Roma
mi sono però
abituato facilmente alle regole della
mia nuova condizione ,perché sono,per
natura,metodico e molto ordinato. Non
posso dire invece di conoscere la città.
Ho vissuto quasi sempre all’interno della città del
Vaticano. Sono stato subito
molto impegnato ,non tanto per le
attività in caserma,ma per le collaborazioni
che ,presto,mi sono state
sollecitate,grazie all’esperienza
maturata,prima del
mio arrivo,nelle banche dove avevo
lavorato.”
“Infatti l’amico di mio
padre ,cui mi sono rivolta per l’invito,
ha subito raccontato della grande
stima che in poco tempo avete
saputo conquistarvi presso di loro. Anche mio padre,del resto,ne
aveva sentito parlare.”
“Sono contento di poter
continuare un’attività che mi ha sempre
interessato in un ambiente che non è
certo meno complesso di quello
che ho lasciato. Anzi è molto
stimolante ,lo percepisco come una sfida.”
“Ma non finisce per
configurarsi come un lavoro eminentemente
tecnico,che rischia la noia,se diventa
esclusivo?”- Cerca di sollecitarlo Ester,
che comincia a spazientirsi.
“Ho già detto d’essere un abitudinario,dunque la regolarità e
anche
la ripetitività della mia giornata io le apprezzo
molto,ma devo anche
aggiungere
che la pratica finanziaria richiede certamente competenze
tecniche sicure ,ma ha bisogno altrettanto
di una rete molto ricca di
relazioni,di
informazioni,d’intuito e di discrezione estrema.”
“Questo allora vi porterà a
essere più interessato ad
acquisire conoscenze importanti piuttosto che vere amicizie.”
“Possiamo inserirci anche
noi o pretendi l’esclusiva nella
conversazione?” – Ii interrompe esasperata Agatina,che teme più
della peste
l’emarginazione e il rischio di avere seri problemi a gestire
un rapporto faccia a
faccia esclusivo a due con Eugenio Ferruccio.
“Io,per esempio,proporrei
volentieri di organizzare tutti
insieme una passeggiata con il tuo calesse sull’Appia Antica,
prossimamente …”
Eugenio si è allontanato e
torna con le bibite per le ragazze
e non sembra dell’umore migliore. Wilfred non ha reagito alla
proposta
di
Agata ed Ester,ha lasciato cadere l’argomento,come per distrazione.
La passeggiata con
Eugenio in realtà la
interessa molto ,ma pensa di
poterla
facilmente recuperare in un altro momento,meglio ancora se
da sola,a tu per tu con lui . Quello
che invece ora le preme è trovare
il modo di avere qualche incontro un
po’ riservato con il giovane
svizzero per saperne di più sul suo
lavoro che tanto sembra intrecciarsi
con quello di suo padre. Negli ultimi
tempi lo vede
assai preoccupato
e sa che buone informazioni
potrebbero ridurre le sue palesi
difficoltà .
Eugenio non è abituato al
ruolo di comprimario e non apprezza
affatto
le attenzioni evidenti che la padrona di casa sta dedicando
all’altro
ospite. Starà semplicemente all’ora tarda concludere la festa e la
riunione
del piccolo gruppo dei giovani,con tutti
i problemi in sospeso,aperti alle
soluzioni più disparate ,con una
sensazione di insoddisfazione in
ognuno
di loro. Si promettono un prossimo
ipotetico incontro,ma senza troppa
convinzione. L’interesse palpabile
dell’inizio della serata si è dissolto .
Solo Ester,ostinata,rimanda all’indomani la meditazione costruttiva
e puntuale sul suo diario.
E’ ancora una volta Isabelita che vuole precisazioni e
approfondimenti:
-
Ovviamente sono molto curiosa di saperne di più sulla
storia e le origini
del
corpo della guardia svizzera .
E Lisa si impegna per soddisfarla:
- Per
prima cosa va subito fatta per chiarezza una distinzione
fra l’espressione Guardia Svizzera e Guardia
Svizzera Pontificia. Va
ricordato,infatti ,che nel lontano passato i Cantoni svizzeri formavano
un paese troppo
popolato da soddisfare con la loro
precaria situazione
economica. La povertà era grande. Non
restava altra soluzione, perciò,
che emigrare per le giovani generazioni. Per loro l'occupazione
migliore,
allora, era quella del mercenario.
Già Tacito,infatti ,molti
secoli prima aveva detto: -Gli Helvetii
sono un popolo di
guerrieri, famoso per il valore dei
suoi soldati.-
Per
questo, i Cantoni svizzeri, con le loro alleanze ora con
una parte ora con
l'altra,finivano per giocare un ruolo importante
nella politica
europea. Come alleati di Giulio II, nel 1512 essi avevano
deciso, infatti, le sorti d'Italia fino a ricevere dal Papa il titolo di
‘difensori della libertà della Chiesa’. Essi erano
i migliori soldati del
tempo. Senza
cavalleria e con poca artiglieria,questa gente era
riuscita a inventare una tattica di movimento superiore
a tutte le
altre, perciò vari paesi europei ambivano i loro servizi
militari. Erano ,
quei soldati,come muraglie umane irte di ferro e
impenetrabili. Non
potremmo capire affatto le lotte in Italia, se non tenessimo conto
anche di questi soldati mercenari. Nel 1506,arrivarono i primi Svizzeri
ingaggiati da Papa Giulio
II. Il 22 gennaio 1506 è la data ufficiale della
fondazione, il giorno nel quale 150
Svizzeri dal Canton Uri entrarono,
al Comando del Capitano Kaspar von
Silenen, dalla “Porta del Popolo”
per la prima volta nel Vaticano e furono
benedetti dal papa Giulio II
Con la nascita,nel 1929,
dello Stato Vaticano le Guardie
Svizzere
divennero la milizia ufficiale
di quel nuovo Stato. Durante la Seconda
Guerra Mondiale papa Pio XII si vide
costretto a portare a oltre 300
elementi
temporaneamente il corpo delle guardie svizzere,sia per
sostenere i molti
sfollati ai quali si sarebbe dato
rifugio sia per dare
una maggiore stabilità alla Città del
Vaticano.
Altra cosa distinta è invece la Guardia Svizzera pontificia. È questo
ultimo un corpo armato al servizio del papato. A
differenza dell'esercito
papalino, il corpo non fu mai
sciolto e rimase a garantire l'incolumità
della persona fisica del Papa, la sicurezza dei palazzi del
Vaticano e della
Villa pontificia di Castel Gandolfo.Costituisce
l'unico corpo di guardie
svizzere tuttora operativo. Si occupa
,dunque,della vigilanza, della
sicurezza e della protezione del Papa,all'interno dello Stato Pontificio,
ma anche durante i suoi viaggi, oltre che dei
servizi d'onore durante
le udienze e i ricevimenti. La Guardia svizzera presiede, in collaborazione
con il Corpo della
Gendarmeria dello Stato della Città
del Vaticano,alle
cerimonie nella
basilica di San Pietro e nell'aula
Paolo VI; si occupa
inoltre del controllo
degli accessi in Vaticano e, durante
la sede vacante,
della protezione del
collegio cardinalizio. Ogni giorno insomma gran parte
del personale è impegnato a montare la guardia agli
ingressi del Palazzo
Apostolico, e cioè
nel Cortile di S. Damaso,nel Cortile del Belvedere, nei
piani delle varie
Logge,nella Sala Regia,davanti
agli uffici della Segreteria
di Stato e a Santa Marta,dove questo
Papa ha fissato la sua abitazione;
inoltre agli ingressi esterni,ossia al
Cancello Petriano (ex Sant’Uffizio),
all'arco delle Campane, al Portone di Bronzo e a Porta
S. Anna. A prestare
servizio d'onore, di controllo e ordine, la Guardia è
impegnata tutte le
volte che il Papa è
presente, ossia durante le celebrazioni liturgiche in
S. Pietro, in occasione delle Udienze Generali,
nelle visite di Capi di Stato,
Capi di Governo, Ministri degli Esteri
e Ambasciatori. “
|
Cap.7/Settima
veglia. Il diario di Ester
Per contrastare la
noiosità di una serata di pioggia insistente
Lisa ricorre alle atmosfere della sua amata Toscana e
prepara sul tavolo
ricciarelli e vin santo. Poi passa a
proporre una pagina del diario di Ester,
con le sue più segrete riflessioni.
- Il diario di Ester. 28 giugno
Ero proprio soddisfatta di me ieri sera per essere riuscita ad avere
vicino i
ragazzi che io avevo scelto .Eugenio Ferruccio mi aveva
proprio affascinata. Era la prima volta che un ragazzo mi
teneva
testa,ma in
modo del tutto naturale, senza forzature ,tantomeno
con modi
strafottenti e,in più,dalla conversazione così densa
delle
sue passioni sincere ,senza compiacimenti.
Purtroppo ho dovuto
trascurarlo
alla festa ,e temo che se la sia davvero presa. Agata,
al solito, non è riuscita a dare il meglio di
sé,aspettando sempre di
inserirsi in un discorso a quattro che ormai era
impossibile,così
non mi ha certo dato una mano. In realtà io non ero ,all’inizio,
interessata a Wilfred,se non per stuzzicarlo un
poco per vedere
se riuscivo a scongelarlo giusto quel tanto per
permettermi di
capire quale persona si nascondesse dentro quell’ingessatura.
Ma poi il
gioco si è complicato. Ho scoperto che è un ragazzo
intelligente
,a suo modo,ma con interessi molto limitati al suo
lavoro,freddo,chiuso agli altri. Proprio
il genere di persona che
abitualmente non riesco a sopportare. Ma le avare informazioni
che mi ha concesso sulla sua attività mi sono
sembrate un prezioso
indizio sul quale continuare a lavorare per dare un
po’d’aiuto a
papà. Sono molto preoccupata per come lo vedo da un po’ di
tempo. Non sembra più lo stesso,scontroso perfino
con me,
spesso
assorto,a tratti irrequieto. Mia madre lo adora e ne è
completamente soggiogata,di me non si è
mai preoccupato davvero.
Certamente
sono allora i suoi affari che
ultimamente si sono ancora
più complicati. Già al concorso ippico alcuni
frammenti di conversazione
col suo amico,collega con conoscenze nell’ambiente
militare,mi avevano
sorpresa e disorientata. Ma l’incontro con Eugenio
Ferruccio,poi,mi
aveva decisamente distratta e aveva finito per
rimuovere ogni genere
di preoccupazione. Dunque non c’è dubbio che
ora sia io a dover
cercare di saperne di più. E Wilfred è la persona giusta al posto giusto,
per ottenere
qualche conferma. Devo assolutamente trovare il modo
per avvicinarlo ancora e,con un po’ di furba seduzione ,riuscire
a
estorcergli
notizie utili .Fiero com’è del suo
lavoro,non dovrebbe
essere
insensibile a un po’ di adulazione.
Eva si
occupa questa volta di fare un’osservazione sulle
modalità della narrazione,piuttosto che
sul contenuto del racconto.
Evidentemente considera importante
l’educazione alle risorse del
linguaggio narrativo quanto quella
all’evoluzione della storia politica,
sociale e dei costumi. E io sono d’accordo
con lei.
Perché – chiede - hai
inserito la modalità del diario a questo
punto
del tuo racconto?
Lisa:
- Lo sai
bene. E’ necessario, talvolta,per dare una profondità
prospettica alla narrazione, organizzare
un movimento creando una sorta
di struttura delle scatole cinesi. Che io
sappia è un espediente della narrativa
a cui è ricorsa soprattutto la letteratura europea .André
Gide ha chiamato
questa figura
della ‘narrazione nella
narrazione’,come la chiamiamo noi in Italia,
‘mise
en abîme’ .
Vedi che stasera,attraverso la modalità
del diario,ho cercato di mettere in
maggior risalto sinteticamente il ’fil rouge’che lega le sequenze
fondamentali
di quello che è stato il racconto
fino ad ora. In un certo senso un
modo di fare
il punto prima di far progredire la
storia. Per meglio chiarire voglio ricorrere
all’aiuto della pittura:l’esempio è
quello de ‘I Coniugi Arnolfini un
ritratto
(1434) del pittore fiammingo Jan
Van Eyck, dove il piccolo
dipinto in secondo
piano ripropone ,duplicandola,la
coppia dei coniugi ritratta in primo
piano.
Cap.8/Ottava veglia. : Ancora del
diario di Ester
Stasera la pioggia è proprio fastidiosamente
scrosciante e
nel mate
che Isabelita propone di nuovo ,Lisa decide di aggiungere qualche
dose generosa di rum,con la particolare
approvazione di Nicola. Continua
poi a proporre altre pagine del diario di Ester che ,a sua volta,
continua a riflettere.
- Diario di Ester 29 giugno
Sono
andata in Vaticano dal Signor X col pretesto di ringraziarlo per aver
invitato
Wilfred alla festa. E’ stato perciò
facile poi farmi anche accompagnare
all’ufficio
dove lui lavora. Abbiamo parlato a lungo:era contento di mostrarmi
quello che
vale. La vanità è il suo lato debole .E io ho sempre più urgenza di
sapere. Ho
ascoltato cose abbastanza sconvolgenti,nascosta dietro la porta
dello
studio durante un’accesa discussione
che ,ieri,mio padre ha avuto con
uno dei
suoi soci. Ho cercato di assorbire con disinvolta leggerezza il colpo,
perché mio
padre non abbia a preoccuparsi anche per me. Per ora non deve
rendersi
conto dei sospetti che mi affannano. Intanto certa stampa continua
ad
attaccare con inchieste e campagne
che finora avevo considerato
ingiustamente denigratorie e
scandalistiche. Ora non sono più tanto sicura
della
falsità di quelle denunzie. Ho fatto
fatica a fare in modo che Wilfred
non si
rendesse conto che alcuni cenni fugaci a indiscrezioni che si era
lasciato
sfuggire assumevano ai miei occhi il valore di rivelazioni determinanti.
Devo
assolutamente tornare alla carica e capirne di più.
Isabelita ci chiede confusa :
- E’
dunque abituale per le guardie svizzere
essere adibiti
anche ad altri compiti?’
Lisa si affretta a precisare :
- Naturalmente la condizione di Wilfred è
del tutto particolare
determinata dalle sue specifiche
competenze supplementari. Potremmo
definire la sua
eccezionale funzione una ‘licenza
narrativa’.Nella realtà le
guardie svizzere pontificie sono in tutto
e per tutto un corpo militare con
i compiti esclusivi dei
soldati, con la vita scandita dalle regole della caserma .
Cap.9/Nona veglia. : Ancora sul
diario di Ester
Oggi finalmente abbiamo
avuto un timido annuncio di sole.
Si può tornare alle vecchie abitudini: tè e babà al rum.
La proposta
delle pagine del diario di Ester continua per
seguire le sue riflessioni
nascoste.
- Diario di Ester. 30 giugno
Decisa a tornare da Wilfred
con qualsiasi pretesto,ho
incontrato
Eugenio Ferruccio proprio mentre mi
avviavo verso
porta
Sant’Anna per riuscire a entrare. Ha avuto una reazione
strana quando gli ho detto che andavo in
Vaticano. Si è come
incupito,mentre
prima era sembrato contento di quell’ incontro
fortuito.
Cercherò di rimediare,perché ci tengo molto a lui. Parola
mia .Ma la
violenza che mi sono fatta per
salutarlo e separarmi da
lui in modo da portare a termine quel che mi
ero prefissa,ha dato
risultati
davvero sorprendenti. Credo di essere riuscita a ricomporre
tutte le
tessere del rebus a mia disposizione e il quadro conclusivo è
convincente
quanto terribile. In Vaticano si dà ormai per certo che il
governatore
della Banca Romana, senatore Tanlongo,abbia profittato
nel peggiore
dei modi dell’autorizzazione a emettere biglietti a corso
legale per
coprire il vuoto di cassa prodotto dalla
sua pessima
amministrazione,durante la quale ha elargito crediti
eccessivi
all’industria edile della capitale e ha corrotto
politici e giornalisti,
faccendieri e altri squallidi personaggi. Non solo,
lo ha fatto stampando
biglietti oltre il
limite fissato dalla Banca Nazionale,ma ha fatto stampare
sulle banconote i numeri di serie di vent’anni
prima ,quando l’istituto
faceva parte dello Stato Pontificio e li ha
autenticati col timbro-firma
del vecchio governatore ,ormai deceduto. Ora capisco bene il senso
dei frammenti di discorsi,colti via via in
casa,delle discussioni per me
ancora enigmatiche,ma vistosamente - ed eccezionalmente per lui -
concitate con i più diversi interlocutori di mio
padre ,nelle sedi più
disparate,di cui non ero in grado di decifrare il
significato complessivo.
Colgo anche finalmente il valore vero delle accuse
considerate infamanti
che certi giornalisti avevano ripetutamente lanciato,senza però
riuscire
ad assumere la necessaria credibilità per avere un
seguito,neutralizzati
come
erano stati tempestivamente dai
colleghi mercenari. Capisco bene,
solo
adesso,lo stato d’animo di mio padre. Non direttamente responsabile,
ma comunque necessariamente coinvolto.
Costretto a difendersi,senza,
però,avere
tutte le informazioni indispensabili,senza alcuna sicurezza sulle
reali alleanze
né sugli appoggi
fedeli,senza poterne parlare che in
cerchie
troppo
ristrette e tuttavia insicure. Non so ancora se la mia ricostruzione,
peraltro
indiziaria,potrà essergli d’aiuto,aggiungendo elementi a lui
sconosciuti. Vale comunque la pena che io gli riveli la mia
ricostruzione
dei fatti. Saprà così che io sono al suo
fianco,che non sono più la
fanciullina
inconsapevole e spensierata,che di me almeno,può
fidarsi
completamente. Sentirsi sostenuto in un
momento come
questo sarà
decisivo per organizzare con lucidità difese tempestive ,
per cercare
con efficacia di prendere le distanze dai maggiori
responsabili della truffa colossale,che si abbatterà come un sisma
sull’intera
economia.
Isabelita si fa coraggio e
chiede senza alcun intento polemico:
-Anche questo racconto
è una fantasia letteraria?
Ed ecco la risposta
asciutta e lineare di Lisa:
- Al contrario,anche se mi rendo conto che può proprio
sembrarlo,con tutte
quelle situazioni estreme,e quei
fattori
paradossali. E’invece realtà storica pura
e semplice. La tempesta
che si
abbatté,investendola col rischio di restarne travolta,sulla
Banca Romana fu il
primo grave scandalo del neonato Stato Italiano .
Cap.10/Decima veglia. Confidenze tra amiche
Lisa è appena rientrata a
casa e non ha avuto il tempo di cenare;
pensa perciò di
preparare i crostini con la salsa di fegatini e le tartine con la
salsa di mandorle e
olive, che ha già pronte nei vasetti in frigo, per tutti,da
innaffiare con un buon bianco di Orvieto.
Solo dopo potrà dedicarsi
a far avanzare il racconto:
- Sono
proprio contenta di riprender le nostre chiacchierate
di un tempo, comincia Agata con un’
espressione ancora imbronciata,
impermalita,mi sono mancate le nostre
solite confidenze. Da quando
sei venuta in questa casa,o meglio,da
quando hai conosciuto i nuovi amici,
non
hai avuto più tempo per me. Eppure mi ero affezionata all’idea di
eleggere
questa
maestosa magnolia del tuo giardino a nostro luogo di incontro
abituale ,
protettivo,insomma,rituale.
- Come vedi,non ho mai pensato di
rinunciare ai nostri scambi di
confidenze
più intime - ribatte contrariata e brusca
Ester - sono ancora una volta la tua
insicurezza e la tua scarsa autostima che
ti fanno indulgere al pessimismo e
ti spingono a evocare cupi fantasmi che,però,svaniscono al
primo impatto
con la realtà. Come hai potuto immaginare
che io potessi privarmi del piacere
immenso di parlare con
te ,da sola,dei nostri nuovi amici?Credevo che mi
conoscessi bene!
Dovresti sapere quanto io tenga sempre al tuo parere.
Proprio perché siamo
diverse,mi rassicura sempre confrontare i nostri punti
di vista e mi aiuta a prendere decisioni più
equilibrate. Coraggio,dunque:
cosa mi dici di Eugenio
Ferruccio? Io non riesco proprio a capirlo. In alcune
occasioni è
affascinante e sembro interessargli,almeno quanto io considero
lui importante,ma presto il suo umore cambia senza
un’apparente ragione ,
e diventa scontroso
o,peggio ancora,lontano irraggiungibile. Qual ’è la tua
impressione?Con te come
si comporta?
- Mi sembra quasi che tu parli di un’altra persona- risponde
Agata
condiscendente,ma anche piuttosto
coinvolta -In ogni circostanza,
fin dal primo incontro, il suo atteggiamento è sempre stato impeccabile.
La personificazione della costante
correttezza. Certo,se vuoi,un po’
formale ,non incoraggiante. Dovere
affrontare un giovane sempre
così inappuntabile non favorisce molto la possibilità di costruire
rapporti più caldi,sia pure di semplice
amicizia. Ma ho cercato di non
farci
troppo caso per amor tuo. Da subito mi sono resa conto che ti
interessava molto e in modo nuovo,più
profondo rispetto ai tuoi vecchi
corteggiatori.
-E’ proprio questo il problema - concorda
Ester con foga stizzita - ne sono
affascinata perché è così diverso dai ragazzi che avevo finora
frequentato,
mi distrugge questa alternanza repentina
di umori e di approcci,senza che
io possa
anche lontanamente
individuarne la ragione. Non so proprio più
che cosa pensare,non so pensare non
tanto alla soluzione del
problema, ma neppure a che cosa io debba
fare la prossima volta
che io lo incontrerò.
- Intanto devi provocarlo tu l’incontro!
- replica decisa Agatina –
Un incontro capace di favorire la
conversazione,da cui soltanto
può venire,forse,qualche
chiarimento,almeno qualche accenno.
- Hai ragione - continua
Ester,sincronizzandosi con l’intuizione
dell’amica . - Forse potremmo profittare
di queste splendide ottobrate
per invitarlo,lui solo,con noi a una
merenda fuori porta. Che ne dici dei
prati vicini all’acquedotto Claudio? E’ un
appassionato di archeologia,
la scelta del sito potrebbe fargli piacere
e l’atmosfera essere quella
giusta per farlo sentire a proprio agio.
E’ un sito davvero molto
suggestivo,specie con i colori e le luci
di queste giornate.
- Mi sembra davvero un’ottima idea!- conclude
Agata subito entusiasta
e fattiva - Andremo con la tua carrozza. Mi metto subito al lavoro per
aiutarti a organizzare tutto.
Isabelita,per la prima volta durante le veglie è sorridente
sembra finalmente a suo
agio,la sua aria è compiaciuta e soddisfatta
come se fosse stata lei
ad essere invitata alla passeggiata nella campagna
romana – che peraltro ancora non conosce -
e pregustasse il piacere dell’aria
frizzante,dei colori
tersi e della buona compagnia .E’ forse la sua formazione
sia pure non utilizzata
di architetto che ha pungolato la sua curiosità:Ha perso
tutti i suoi imbarazzi
e le esitazioni timide del passato e chiede decisa :
-Potete dirmi,vero,qualche notizia sia sulle rovine
dell’acquedotto ,che
devono essere molto suggestive ,sia
sulle sue origini?
E la risposta arriva diligente e paziente ancora una
volta da Lisa:
- Ricordate il famoso ritratto di Goëthe
del Grand Tour?
Sullo sfondo è proprio l’immagine
dell’acquedotto Claudio che
campeggia. Uno dei più
importanti della Roma antica,sia per le
tecnologie d’avanguardia utilizzate nella
costruzione,che per il
notevole impegno di
mano d’opera,e per l’entità delle spese
sostenute per
realizzarlo. Viene comunemente definita come
un'opera
ingegneristicamente grandiosa; la maestà delle arcate
con il ritmo
originariamente interrotto,è oggi ormai ammirabile
solo in parte.
Durante tutto il percorso si evidenzia un gioco
di
chiaroscuro dovuto soprattutto al
materiale di costruzione,
blocchi di pietra
non lavorati, peperino e tufo
rosso,con blocchi
in travertino. A iniziare la costruzione fu l’ imperatore Caligola
e
fu terminata sotto il
principato di Claudio.Una grande importanza,
la sua, sia per la sua efficienza che
per la crescente necessità
d’acqua da parte di una città in continua
crescita ,sia rispetto
all’estensione nel
territorio che per l’aumento del numero degli
abitanti. Era lungo
46.406 miglia romane, pari a 68,681 km, dei
quali circa 16 in viadotto di superficie, di cui circa
11 sugli archi e
circa 5 su
ponti.(L’iscrizione sull’attico di Porta
Maggiore riporta
una lunghezza di 45 miglia totali).Dopo aver seguito il
corso del
fiume
Aniene,raggiungeva e superava Tivoli per arrivare a Roma
attraverso la località Capannelle e per circa 4,5
km,correva su
arcate,tuttora in
parte conservate nel Parco degli Acquedotti.
E’ un sito affascinante
per le forme e i colori che soprattutto
durante le ottobrate
può offrire ed è molto amato dai romani
ancora oggi per le
scampagnate fuori porta ,capaci di immergerci
nelle bellezze della
campagna romana , quasi appena dopo aver
varcato le antiche mura della città.
Cap.11/Undicesima veglia. La merenda sull’Appia Antica
Isabelita e Nicola sono in ritardo e Lisa ed Eva pensano
di utilizzarlo per preparare le frappe e festeggiare il
carnevale,
che tanto manca,quello
veneziano,a Eva.Lisa affronterà
dopo
con più energia il suo racconto:
- La carrozza percorre al piccolo trotto
l’Appia Antica:
le tendine non sono abbassate,i vetri
sono completamente
aperti per godere pienamente della
maestosità del percorso
coi suoi splendidi scorci. Un’aria tersa
come diamante ne
staglia i contorni come straordinarie
incisioni ,sullo sfondo
di un cielo incredibilmente azzurro, che
si tuffa nel verde
intenso ,ormai autunnale ,dei pascoli all’orizzonte. Eugenio
Ferruccio è entusiasta e le ragazze gongolano per la scelta
che
si è rivelata particolarmente felice .
- Avevo già percorso più volte l’antica
via - comincia a
dire commosso Eugenio Ferruccio - naturalmente.
Ma l’emozione
di oggi è del tutto nuova e intensa;per
tutto questo ringrazio
la vostra adorabile compagnia. Non ho
parole per significarvi
la
gratitudine di cui vi sarò sempre debitore. Mi avete regalato
un’esperienza eccezionale. E non è
finita. La giornata si annuncia
davvero straordinaria. La cornice
dell’Acquedotto che si snoda
davanti a noi ,quasi dorata dai raggi che
lo colpiscono in modo
tanto suggestivo,è per me una scoperta
inattesa. Avevo già
avuto modo di apprezzare alcune immagini
della campagna
romana,naturalmente …
- Non dubito che
qualche tua amica abbia acquisito
il merito di mostrartela prima di me - non
può fare a meno
di dire Ester,senza riuscire a
controllare l’asprezza delle
parole né il timbro acuto della voce.
- Mi dispiace di non aver
saputo preparare una sorpresa adeguata.
- Non è quello
che intendevo dire. Ti prego,lasciami
finire - continua Eugenio
Ferruccio,con molta calma - stavo per dirvi che la mia
conoscenza
era ,però,solo indiretta.
L’illustrazione in bianco e
nero di una
tappa del Grand Tour. L’immagine romantica
del grande poeta
viaggiatore Goëthe nello sfondo della
campagna romana.
Una meraviglia .
Ma niente
di comparabile con l’incanto
dell’armonia unica che la fusione di natura e architettura
qui rappresenta. Il nitore dell’aria rende questi colori
elementari sgargianti e le stupende rovine
moltiplicano
il loro fascino spettacolare.
Ester e Agata
si guardano a loro volta
sorprese,ma dal diluvio di parole che
rivela un altro
Eugenio,rispetto a quello già
conosciuto,cortese,
raffinato,seducente,certamente,ma anche
sobrio
nell’eloquio,a tratti austero,quasi
altero. Un aspetto
della sua personalità legato
evidentemente alla passione
per l’archeologia che lo accende e lo riscalda ,cui aveva,
del resto,sentito il bisogno di
accennare fin dai primi incontri.
Ma nessuna
delle ragazze aveva sospettato che
gli facesse vibrare in modo così forte le corde dell’emozione.
Allo scatenamento della passione devono
aver contribuito non
poco i colori del sud,così diversi da
quelli sempre sfumati,come
velati dalle misteriose,magiche foschie
,dei paesaggi familiari del
suo Piemonte natio,su cui aveva spaziato
finora il suo sguardo.
- E non hai ancora
sperimentato le meraviglie dei
sapori della nostra merenda,”interviene
bruscamente Agata
per riportare l’atmosfera a misure più
riposanti e confidenziali.
- Non credere,Agata - ribatte con vivacità Eugenio
Ferruccio - mi aspetto sapori forti come le emozioni che mi ha
procurato l’inattesa immersione nella
grandiosità di questo
paesaggio. Mi avete ormai abituato
all’eccellenza. La mia
aspettativa non è da meno.
- Sapido
certamente il nostro pecorino lo è,come le
puntarelle con le acciughe e anche la corallina .
- E ,in un certo senso,anche la torta con la ricotta - interviene
Ester,più cauta e sinceramente preoccupata per la piena
riuscita della
scampagnata,ma anche
rammaricata per aver perso il controllo con lo
scatto irritato di gelosia di poco prima ,che l’ha esposta
al rischio di
una pericolosa rivelazione dei suoi veri
sentimenti - forse anche troppo
per un palato poco abituato.
- Non dovete
preoccuparvi. Io adoro il nuovo e anche
il mio palato non è affatto abitudinario.
Sono entusiasta che abbiate
pensato a farmi gustare le specialità
locali che,certo,in caserma non
ho avuto la possibilità di sperimentare.
Del resto,in un simile scenario
tutto non può essere
che perfetto. E voi siete ospiti perfette,oltre che,
naturalmente
,deliziose. La sorpresa mozzafiato del paesaggio che
mi avete offerta,mi ha
,per un momento imperdonabilmente troppo
lungo,distratto. Non ho
ancora ,infatti,avuto modo di dirvi
la gioia
che mi dà la vostra
compagnia e l’orgoglio di cui mi riempie la vostra
amicizia .Una giornata così speciale ne
sarà il sigillo indelebile.
Isabelita sembra molto incuriosita dalla composizione
dei sapori della merenda.
- Non mi
sbagliavo - pensa soddisfatta Lisa
-
Infatti ,a racconto concluso,chiede:
- Potete parlarmi in modo un po’ più
diffuso di quelle
specialità così tipiche dell’alimentazione
romana?
Stavolta è Eva,l’esperta appassionata di
cucina,a rispondere:
- Avrei tanto voluto portarle per una
merenda fra noi.
Ma poi,mi sono detta,una merenda subito
dopo cena e nel chiuso
di un appartamento non ha proprio senso. E
allora mi limito a
raccontarla .Cominciamo
dal pecorino:si tratta di un ottimo formaggio ,
fatto col latte di
pecora - da cui il nome - dal gusto
molto saporito,
addirittura piccante.
Le puntarelle –che non sono che
l’infiorescenza
del cicorione –servono
a comporre un’ insalata ricca di sapori,a
contrasto:l’amarognolo croccante
delle verdure con quello ricco e
pungente delle
acciughe. La corallina,da ultimo, è un ottimo salame,
specialmente se è stagionato. Ma qualcosa che Lisa ha omesso nel
suo racconto, è
indispensabile, a completare la
meraviglia ,ed è il
pane nero dei Castelli,anche lui molto profumato,che
unisce il
croccante della crosta con il soffice della mollica bruna.
Naturalmente
il necessario completamento della merenda è l’immersione in un
paesaggio straordinario,sia che sia incorniciato
da uno scorcio verde
delle colline o dalle
spiagge ondulate della costa romana con
la sua
vegetazione tutta profumata di resine.
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