sabato 21 maggio 2016

Più d'un secolo vista cupola.Parte I(Prologo/cap.1-11)

                                                                                                                                   


Più d’un secolo vista cupola.

Parte  I
Prologo.

          Nel palazzetto fine ottocento all’angolo di piazza dell’Unità a
Roma è arrivata da poco una giovane coppia con due bambine. Ha
 acquistato un appartamento del quarto piano e sta inserendosi  in
 modo aperto e spontaneo nella piccola comunità del condominio.
         Lui è un professionista  italiano vissuto all’estero per un
 periodo molto lungo della sua vita,contento del suo ritorno , lei
 una bella latina sorridente e vivace .Anche tra loro sono particolarmente
 affiatati  e qualche giorno  fa Nicola mi ha chiesto un racconto sulla
storia del palazzetto e dei  suoi abitanti, fin dalle  origini ,per farne
partecipe, a  sua volta ,anche Isabelita che così potrà,divertendosi,
anche essere più direttamente consapevole della  storia dell’ultimo
secolo del nostro paese. Mi è sembrata una buona idea,si parla  tanto
della necessità di  integrazione,oggi,non potevo tirarmi indietro. E poiché
l’impresa è impegnativa ,a mia volta , ho proposto di seguire i modelli
della tradizione nazionale e orientale, diluiti nel tempo.          
           Ho trovato un’alleata forte nella mia amica Eva che ha promesso
 di  partecipare alle veglie per collaborare a movimentarle un poco.
 Poco alla volta,giorno per giorno, ricostruiremo pazientemente tutte
 le tessere del puzzle necessarie per far rivivere al palazzetto la sua
storia e quella dei suoi abitanti fin dalla nascita, giocheremo
sull’intersecarsi e il collidere di piani narrativi solo apparentemente
lontani,diversi,che in realtà consentono di mostrare le interferenze
e  i legami tra le tendenze,le tensioni, la  vita  della  piccola comunità
 ristretta e quelle della città , dell’intero  paese e dei suoi rapporti
col resto del mondo. Ci incontreremo di volta in volta, la sera,per il
racconto,ristabilendo così la bella tradizione delle veglie. Ci ritroveremo
tutti a casa mia di sera.

Cap.1/Prima veglia: Una passeggiata in calesse
 verso il quartiere nascente dei Prati
      
            E’ Lisa,un’abitante del palazzetto dagli anni ’70,  che
ospita le veglie, a cominciare  il racconto, mentre tutti si siedono
davanti  alle tazze fumanti della sua  tisana ai mirtilli e alle bacche
di rosa canina,per cercar di contrastare  gli spifferi che rendono
l’ambiente poco accogliente per una inaugurazione  piacevole,
tutti pronti però a un ascolto molto interessato:
        -  Un elegante calessino  sta costeggiando  il parco di  Villa
 Borghese . A bordo  una giovinetta  che conversa vivacemente
 con  l’amica dai lunghi  capelli  dorati  raccolti sotto  un  ampio,
elegante cappello. Il vento  tiepido e profumato di primavera
gioca a scompigliare i riccioli  corvini che la ragazza ha lasciato
 scendere liberi  e lucenti  lungo le spalle.
        Sembrano  dirette verso la parte nuova della città,verso
quei prati di là dal Tevere che da qualche tempo sono  tutto
un cantiere .Stanno  per superare le logge del Pincio con lo
scintillio delle loro  cascate d’acqua parallele. Dopo aver
percorso il Babuino ,imboccato  di lato alle  Chiese  Gemelle,
fino  alla scalinata di Trinità de’Monti,una volta raggiunta  la
Barcaccia,prendono  sulla destra la via dei Condotti fino a
scavalcare  il nuovo  ponte  sul fiume per dirigersi sicure verso
 i numerosi cantieri in fermento. Una volta giunte alla piazza
 intitolata all’Unità d’Italia, le  due giovani scendono  e  cominciano
a vagare curiose  tra i banchi del mercato,rispondendo sorridenti
al saluto degli ortolani dei Castelli che non perdono occasione
per offrire i loro prodotti freschi di giornata  trasportati col
barroccio o a dorso di mulo fino in città. Qualche animale si
sta abbeverando alla fontana  al centro della  piazza,qualche
cavallo  si ripara  all’ombra dei platani che la circondano. La
familiarità delle fanciulle con persone e ambiente mostra con
evidenza che non è la prima passeggiata quella che hanno
appena concluso. Forse  non sono scese fin qui solo per
ammirare gli scorci  suggestivi della Roma barocca   e
settecentesca che tanto contrastano con le linee sinuose
che la febbre edilizia  dettata dalla  furiosa speculazione
immobiliare  ha finito per imporre nel loro quartiere intorno
 a Porta Pinciana .Una lottizzazione  impietosa  e spregiudicata
 che ha abbattuto senza discriminazione ville e querce,lecci e
pini secolari. E neppure per la generica curiosità verso  il
nuovo  quartiere in costruzione,ora che la furia edificatoria
ha scavalcato impavida la barriera naturale  del Tevere e che
comincia a mostrare la  geometrica scacchiera che intende
disegnare ai Prati. Un interesse più specifico deve spingerle fin
 quaggiù .E,in effetti, dopo qualche giro di  familiarizzazione
 cordiale nel mercato,si fermano all’angolo davanti all’ elegante
 palazzetto quasi completato;i muratori si  stanno occupando
ormai degli stucchi  per ornare il cornicione con una  sequenza
di conchiglie  tanto per mettere in evidenza un certo gusto neo
classico. E’ per l’ansia di veder conclusi quei lavori per trasferirsi
in questa nuova abitazione che le due amiche vengono spesso a
controllare. Il padre di Ester dai riccioli bruni è un banchiere in
attesa che il palazzo finito gli sia  consegnato dall’impresario
responsabile dell’esecuzione dei lavori. Un avvicinamento strategico
il suo ,più che la prova tangibile  di un’ininterrotta  scalata sociale
di cui nell’ambiente non si hanno dubbi. Egli intende infatti lambire
quel mondo vaticano con  cui si intrecciano sempre più intensamente
i suoi affari,immergendosi nel  cuore di quell’universo in costruzione,
aggressivo e dinamico,dove il pubblico e il privato del giovane Stato,
sembrano,anche fisicamente,confrontarsi con quello specialissimo
Stato arroccato da sempre al di là  delle Mura Leonine.
           Eva,l’amica della porta accanto,che anche partecipa alla veglia,
chiede una precisazione:
              -   Oggi una signora mi ha detto che le case di Prati dovevano
avere i balconi come quelle piemontesi sul modello delle quali sono
state  costruite, ma dopo lo scandalo della Banca romana i balconi
 sono  stati eliminati dai progetti per carenza di fondi, lo confermi?
-Direi proprio di no. Torino,non è certo  una città di balconi;come
è naturale .L’architettura abbonda nell’arricchimento dei balconi là
dove il clima rende quell’elemento piacevolmente utile,dunque al
sud  del paese. Del resto,basta osservare un po’in giro quel che è
rimasto dei palazzetti  di quel periodo per rendersi conto ,a partire
dal nostro qui,dove, poiché il clima lo consente,i balconi non mancano,
che siano  ornati da ferro battuto o da stucchi.



Cap.2/Seconda  Veglia :Una visita alla piazza San Pietro,
l’occasione per uno strano incontro

                  Stasera le temperature sono assai più accettabili e  il
          termosifone riesce a farsi sentire;Lisa comincia subito a raccontare:


        -Il giorno della tarda Pasqua di quell’anno,Ester,immersa nel fitto
   tappeto umano che rappresenta  quel giorno la piazza del colonnato
  davanti alla  Basilica di  San Pietro,perde il suo piccolo cocker. Andarselo a
  riprendere  è un’impresa per niente semplice ,che richiede parecchio
  tempo e pazienza. La giovinetta avrebbe di gran lunga preferito a quella
   folta distesa  umana l’infiorata del Corpus Domini,che avrebbe di molto
  semplificato  il necessario recupero  del troppo indipendente animaletto.
          Procede suo malgrado  per piccole tappe fino ad  arrivare  proprio
  di fronte alla garitta della guardia papale, tutta fiera nella sua
  sgargiante uniforme  multicolore. Nell’angolo,tutto rannicchiato e
  impaurito,Poldino, il suo cagnolino biondo,guardato a vista dall’insolito
  personaggio. Una volta recuperato il  suo cagnetto ,ben  stretto tra le
  sue braccia,  Ester si rivolge alla guardia svizzera per ringraziarla
  dell’attenzione  riservata alla sua  bestiola,ma Il giovane  resta immobile,
  la postura altera,l’espressione  neutra  nel viso,gli occhi d’un azzurro
   slavato,lo sguardo degli  occhi chiarissimi  rivolto all’infinito.
            Davanti a lei sta un ragazzo  tarchiato,il viso  giovane e tuttavia
   segnato,dalla mascella quadrata,dagli zigomi alti,l’incarnato chiaro,
   costellato da tante piccole efelidi mobili che lo animano,come il
   ciuffo rossiccio,che sfugge con  insistenza dal morione per
   illuminare gli occhi allungati e stretti come due fessure. Le labbra,pur
 ben  disegnate , non sembrano però  abituate al sorriso. Insomma una
 figura  dal carattere apparentemente  tenace,quasi  puntiglioso,poco 
 incline agli  slanci ,a lasciarsi  andare a  impulsi spontanei,un giovanotto
  anche troppo assennato per catturare con un fascino immediato.
                Eppure qualcosa in lui sembra aver suscitato la curiosità ,se
non addirittura l’interesse di Ester che si intrattiene, anche se dovrebbe
rendersi conto,se non altro,che non è certo quella  l’occasione per fare
conoscenza e che non ha molto senso dunque dedicare un’insolita attenzione
a quella figura pittoresca,quasi un tipico arredo di quel particolare paesaggio.
Invece Ester sembra stranamente colpita fino a rimuginare dentro di sé di
 confidarsi con la sua amica Agatina e convincersi che presto saprà  raccogliere
 molte informazioni su di lui,utilizzando con discrezione gli amici paterni che
 hanno grande  familiarità con l’ambiente  vaticano.
                                E’  Eva,anche stasera, a riscaldare il dialogo, intervenendo
    per prima  per chiedere:
                  -    E’ vero che è stato Michelangelo  a disegnare le festose uniformi
   della guardia svizzera o è solo una bella leggenda?-Sì,la leggenda  racconta
   che è proprio il grande Michelangelo –risponde subito Lisa -  che si è occupato
   anche di disegnare le due uniformi della   guardia svizzera:quella straordinaria,
   sgargiante di tutti i suoi colori,per le cerimonie,e quella più severa,d’un blu
   uniforme,per la routine  quotidiana,entrambe con distinti tratti rinascimentali .
   L’opinione diffusa che l'uniforme sia stata disegnata da Michelangelo deriva
   forse dal fatto che l'artista si trovava a Roma proprio in contemporanea con
   l'arrivo del primo contingente di soldati elvetici;   però,appunto,è solo una bella
   leggenda. L'attuale divisa, infatti, è stata in realtà concepita dal comandante
  Jules Repond soltanto agli inizi del XX secolo,   ispirandosi,questo è vero,alle
  divise storiche  e all'opera di Raffaello.
  In particolare,i colori blu e giallo riprendono quelli dello stemma
  familiare di Papa Giulio II della Rovere,il fondatore del Corpo,mentre
  il colore rosso  quello contenuto nello stemma di Papa Clemente VII
  della famiglia Medici. Lo stemma di Giulio II è  ripreso anche sull'elmo,
  più propriamente un morione; infatti una quercia sbalzata campeggia
  su entrambi i lati del copricapo d'argento,ornato con piume di struzzo di
  diverso colore secondo il grado del  militare .Il morione viene indossato,
  in combinazione con il pettorale di una corazza del XVII secolo, in occasioni
  speciali,sfoggiato  con la grande  uniforme. Le guardie svizzere  dispongono
   anche di un'uniforme,per così dire,da lavoro,più comoda rispetto a quella
   da parata: essa consiste  di pantaloni e casacca blu e  basco nero.
                         Anche Isabelita,persona di cultura,ma ancora del tutto ignara della
storia e della cultura europee,ha una curiosità da soddisfare e vorrebbe sapere
qualche  precisazione sull’origine e il significato  dell’infiorata del Corpus
Domini .
              E Lisa cerca di rispondere brevemente:
           -  Questa tradizione nasce a Roma nel XVII secolo come  espressione
della  festa barocca. Si pensa,è vero, che la tradizione di costruire quadri
 fatti di fiori sia nata nella basilica vaticana per l’iniziativa di un addetto
responsabile della Floreria vaticana  e del figlio che utilizzarono "fiori
sfrondati e  sminuzzati ad emulazione dell'opere del mosaico" nel
1625  per la festa del patrono di Roma dei santi Pietro e Paolo. Un
erede di questo fantasioso artigiano fu addirittura Bernini che continuò
"quest'arte floreale  che da Roma si divulgò".La tradizione di queste
decorazioni floreali venne adottata già nel secolo successivo in alcune
 località dei Castelli romani legate a Roma grazie al Bernini, l'artefice
principale delle feste barocche. A Roma la tradizione delle infiorate
comparve alla fine del XVII° secolo ;nelle località del Castelli romani
proseguì fino al XVIII secolo Ma il primato per l'infiorata allestita per
le festività del Corpus Domini  risale al 1778 in cui vennero allestiti
quadri floreali in via Sforza a Genzano oppure al 1782 quando un
 tappeto di fiori coprì l'intera via. Da quel momento altre località
cominciarono ad allestire  infiorate in occasione del Corpus Domini,
specialmente in  Italia centrale  e addirittura all'estero.

Cap.3/Terza  Veglia: Le due amiche si preparano 
a un importante evento mondano

               Eva ha portato un pacchetto dalla sua adorata Venezia,ma dice
che ce ne occuperemo a narrazione conclusa,insieme con il tè profumato ai
 frutti di bosco. Intanto  Lisa può cominciare:
           -  Ora Ester con la sua amica Agata,protette entrambe dal  loggiato
dell’abitazione  che la famiglia sta per lasciare, è impegnata in un’animata
discussione.
             Le notizie sulla giovane  guardia svizzera sono numerose e
 soddisfacenti. Tra  la tradizione familiare di parte materna che lo
avrebbe volentieri destinato alla vita  ecclesiastica,come lo zio,
vescovo   della città d’origine,Friburgo,e quella della famiglia paterna,
dedita ad attività contabili nelle più antiche  banche del paese da
generazioni -  che sembrava il modello da perseguire  prescelto –
Wilfred,dopo gli studi finanziari,ha scelto un percorso che finisce
 in realtà per sintetizzare le due linee ereditarie,arruolandosi nelle
milizie papali. E’ ormai da qualche tempo a Roma,ma non si conoscono
 suoi legami d’amicizia o sentimentali.  Riservato e rigoroso, riscuote
 la stima dei suoi superiori che ne apprezzano le competenze,ma anche
 dei commilitoni che apprezzano la sua mancanza di invadenza. Con tali
 qualità,non è poi così strano che sia presto diventato un collaboratore
fidato per i banchieri vaticani.
              Ester vorrebbe dall’amica qualche idea,dei consigli per riuscire
 ad aprire canali che favoriscano un avvicinamento capace di soddisfare
 la sua crescente curiosità.
              Ma a quell’età gli umori  sono particolarmente volubili e la
discussione  prosegue con vivacità costante,ma per  occuparsi  di
 tutt’altro argomento, sia pure con uguale  impegno ed entusiasmo.
 Urge infatti  organizzarsi per assistere  all’imminente concorso ippico
che si terrà a  piazza di Siena,per gentile  concessione del Principe
Borghese. Sarà, quella,la prima  esibizione del Carosello  storico
dell'Arma dei  carabinieri ai primi di maggio  del  1883. Una data
storica di cui potrebbero essere fortunate testimoni. A gareggiare
saranno alcuni ufficiali dell’esercito nazionale,a cui i carabinieri
appartengono,di stanza nelle  caserme da poco costruite a
costeggiare il viale delle Milizie,proprio nel quartiere dove
la famiglia di Ester sta per  trasferirsi. E’ un grande evento atteso
sia per  lo spettacolo  sportivo che per il risvolto molto mondano,
che in certi ambienti non può  essere mancato.
              Ester si augura di riuscire ad  andarci,lei e Agata,accompagnate
 da suo  padre e da un suo amico,banchiere anche lui,che dice di avere
conoscenze e contatti con gli  ambienti  della  Difesa. Potrebbe venire
 utile per riuscire a ottenere qualche presentazione interessante,magari
anche di qualche cavaliere ...Entrambe sono convinte  che il loro sia  un
piano niente male,si tratta ora di tradurlo in fatti soddisfacenti. Per
realizzarlo bisogna  passare subito all’azione!
                  Eva ha voluto portare,come spesso le piace fare,
un’eco gentile da Venezia,che è la sua città,e ora distribuisce
le “ciacoe”(chiacchiere), deliziosi biscotti ,mentre Lisa prepara
il suo tè profumato ai frutti di bosco.
                  Ora Eva interviene anche per chiedere di approfondire
un poco il senso di “data storica“in questo contesto:
               - In effetti  qui l’espressione “data storica”-precisa Lisa
immediatamente - ha  una  doppia accezione: un primo significato
è quello a cui allude Ester,dovuto al fatto di essere una contesa
organizzata in  occasione del  matrimonio di Tommaso di  Savoia – Genova
con  Isabella di Baviera.Ma per noi,oggi,c’è un  significato ulteriore
anche più importante,dovuto al fatto che quella fortunata manifestazione
 non sarebbe stata che la prima di una lunga serie che continua ancora
oggi ,ancora molto amata e  apprezzata . 

Cap.4/Quarta  Veglia:Un incontro molto interessante al Carosello
 di piazza di Siena

              Isabelita  si è presentata  soddisfatta stasera con l’inevitabile
     mate”che abbiamo subito assaggiato  festosi. Poi  Lisa   si
     accinge al racconto:
          -  Un’apparizione radiosa quella delle due ragazze immerse
    in  quei  loro  abiti vaporosi dalle  tinte pastello,a sottolineare quasi
    la  freschezza della loro età. Ma la loro apparenza docile e  tranquilla
   non deve ingannare;è più vicina  a quel  che sentono davvero
   la loro  soddisfazione per la posizione felicemente conquistata.
   Siedono infatti con  evidente  aria trionfante nella tribuna d’onore
  accompagnate dal padre di  Ester e dal suo prestigioso collega.
  Il carosello sta per cominciare e l’entusiasmo  per  l’esecuzione
  perfetta delle numerose figure  sarà certo generale.  L’evento 
  consta di due momenti ugualmente   entusiasmanti, ma dal diverso
  significato:il primo è l’occasione spettacolare per  dimostrare l’alto
  livello di abilità sportiva dei cavalieri; il secondo esalta la retorica
  patriottica che culmina nel  grido in  memoria dell’eroica  battaglia
  risorgimentale .Il Carosello  è infatti un alternarsi fluido e ritmico
  di figure complesse , non  prive  di un certo rischio, eseguite con
  grande abilità e perizia, degna di quella  tradizione della cavalleria
  italiana della quale i carabinieri del Reggimento sono fedeli e orgogliosi
  custodi. La Carica, invece,è un turbinare di pennacchi tra il   balenio
  delle sciabole sguainate e lo sventolare dello stendardo, sottolineato
  dal grido "Pastrengo!"in memoria dell'eroica battaglia omonima del
  30 aprile 1848. Si tratta di esibizioni che esaltano i sentimenti anche
  dei più scettici,anche perché sono la celebrazione di un rito,memoria
 di dedizione, coraggio  ed  entusiasmo. Le giovinette  hanno,però,
 aspettative molteplici. Soprattutto durante il  carosello,piuttosto che
 durante la carica sono state subito  evidenti l’agilità,l’eleganza,il
 perfetto controllo di ogni movimento di  un ufficiale che  ha chiuso
 la sua gara senza un errore.
         Ester e Agata  non hanno pace  finché non riescono ad essere
presentate. Ester riesce appena a percepire:… “Eugenio Ferruccio
d’Ascanio da Pinerolo”… tanto grande è l’emozione  che quell’incontro
 ravvicinato col giovanotto bruno,slanciato,e atletico  procura .Doti
certamente affascinanti   per ragazze pur esigenti , a cui  inoltre si
aggiungono uno sguardo magnetico,un sorriso suadente,mani forti
e slanciate,appena liberate dai candidi guanti per  il saluto, e
abbronzate come il suo volto. La conversazione è necessariamente
 un poco  formale,ma brillante e ,insieme,asciutta e sobria ,da cui 
 subito traspare  tuttavia la fierezza niente affatto retorica  del
 giovane di essere al servizio del Paese da poco riunito.
                    Eva chiede un arricchimento che la interessa anche
professionalmente -è,in effetti un brava giornalista:
-Quale può essere  considerata l’origine del Carosello? A
quale  contesa del lontano  passato può essere  avvicinata?
       Lisa è lieta di rispondere e fa anche  i suoi bravi distinguo:
      -    E’ una celebrazione che deriva certo dagli  antichi tornei dalla
lontana origine  e che hanno assunto,nel tempo, significati  diversi.
 La loro frequenza  si è  particolarmente accresciuta dopo il  ritorno
dei cavalieri  cristiani dalle Crociate  e, in particolare,per le  rivalità
esistenti  tra gli ordini  cavallereschi degli Ospedalieri e dei Templari.
Ed è proprio per assicurare la lealtà degli scontri ed evitare possibili
conseguenze mortali per ferite inferte dalla lancia o dalla spada che
 le regole della contesa erano molto puntuali e rigorose ed era stata
 inoltre riconosciuta la necessità di introdurre la funzione dell’araldo
col compito di leggere prima dello scontro  le norme  che avrebbero
regolato il torneo. Del torneo conserva la tecnica della manifestazione
 sportiva,e anche la foga della competizione. Una gara però molto
speciale,perché gli atleti gareggiano in realtà contro se stessi nello
intento di superarsi  sempre . La diversità consiste dunque soprattutto
nel  fatto che  qui manca l’avversario,il rivale.

Cap.5/Quinta  veglia. Scambio di opinioni tra le due amiche
 in vista dell’inaugurazione della nuova abitazione                           

                           Anche stasera Eva  arriva con una golosità molto
allettante. L’ashure è un dolciume turco fantastico,ottenuto
 con un paziente ed elaborato  impasto, dove si mescola una serie
molto  ricca di frutta secca .Lisa lo accompagna con un tè leggero
alla vaniglia. Si prepara poi a  raccontare:
         - Le due giovani amiche hanno scelto l’ angolo accogliente
  all’ombra della maestosa magnolia nel giardino interno della
  nuova dimora ormai pronta per l’inaugurazione .  I raggi del
  sole,  che filtra il fogliame, creano allegri giochi di luce sulla
   lunga capigliatura corvina di Ester i cui riccioli ribelli sfuggono
  costantemente al controllo che il nastro dovrebbe imporre
  e ricadono  sulla fronte,da cui la sua mano distrattamente
  torna  ogni volta a scostarli. Agata,dirimpetto ,crea  un
  contrasto molto gradevole con i suoi capelli color del
  grano  maturo,appena ondulati,che ben si accordano
  con l’espressione di diligente attenzione alle parole
  eccitate  dell’amica .
         “Intanto parliamo della mise:ne ho proprio abbastanza 
   di lasciarmi immergere in quel  mare di tinte pastellate,di
   stoffe eteree,si accalora Ester,per soluzioni  complessive
   che volgono al   metafisico!Questa sarà anche  la mia  festa 
   e stavolta si fa proprio a modo mio,almeno per l’abbigliamento.
    Io,per me,mia cara Agatina,ho fatto la mia scelta:ho deciso per
   un  bell’abito di taffetas color smeraldo;spero si accordi col colore
   dei miei occhi e che valorizzi  in modo un poco più deciso,
   fasciandola, la mia figura .”
    “Io,invece”,aggiunge Agata,”per la vostra festa d’inaugurazione
   avevo pensato a uno shantung  blu notte costellato di  piccoli pois
   dorati.  Credo che potrebbero accendere almeno un poco  il colore
   dei miei di occhi,così  insopportabilmente insignificanti se guardo i
   tuoi.”   “Ma fammi il favore! Non essere sciocca ,non posso credere
   che tu non ti renda davvero conto di quanto calore e tenerezza
   suscitino i tuoi vellutati sguardi da cerbiatta . Non sai quanto  possa
   essere più faticoso il mio,di ruoli ,che mi obbliga a un duro lavoro 
   senza sosta di autocontrollo per non intimidirli i ragazzi,che tendono
   a sfuggire quella che loro chiamano l’intensità del mio sguardo.
   Anzi,no. Devo correggermi. Non sai ancora,infatti,tu,che,per la prima
   volta,   l’altro  ieri a  piazza di Siena ,quel giovane cavaliere che
   abbiamo conosciuto ha sostenuto con naturale franchezza il mio
   sguardo, che pure era  curioso,indagatore,emozionato;ero io
   stavolta che non riuscivo a controllarmi .Si è trattato per me di
   un’esperienza del tutto nuova ed esaltante,che voglio con tutte
   le mie forze assolutamente ripetere.
           Anzi,ecco l’idea.  Avrò ben diritto alla mia  sia pur piccola
   quota d’invitati all’evento!Mia madre non può più pretendere
   di circondarci  degli amici di mio padre e dei suoi noiosi colleghi
   con le loro famiglie  al seguito. Non ci tengo a quel genere di esclusiva.
   E’ tempo ormai di introdurre qualche cambiamento nel consueto
   stanco rituale. Sai che ti dico? I miei  inviti li utilizzerò per far venire
   alla festa anche i due giovani  che ho  incontrato  negli ultimi tempi.
   Sarà  un’opportunità unica per conoscerli meglio.”  “Ma di chi vai
   parlando?Mi rendo conto che Eugenio Ferruccio d’Ascanio ti ha
   molto colpito. Ma l’altro, chi è? Mi conosci  bene,  sai che ,non
   sono poi così disinvolta e a mio agio in pubblico,figurarsi poi con
   persone che  non conosco!Ti prego dunque,non mettermi in difficoltà:
   niente sorprese .E se vorrai dedicare  tutte le tue attenzioni per 
   l’intera serata al bel cavaliere,considera che sarò io a restar sola
   per intrattenere uno sconosciuto e,in nome dell’amicizia, soffrirò
   le pene dell’inferno.”“Ma che vai dicendo?Staremo tutti insieme.
   Sono molto curiosa,è vero,te l’ho appena confessato,ma vorrei
   conoscere  meglio anche Wilfred.In fondo le notizie di cui ti ho
   già  parlato le ho  raccolte in modo indiretto. Hai dimenticato?
   Il suo modo di spersonalizzarsi lo rende alquanto misterioso e,
   tu lo sai bene quanto io abbia sempre trovato   affascinanti gli
   enigmi.”
                         E’ Isabelita - che anche nell’uso dell’italiano ha ancora qualche
 incertezza-ora,che vuole essere rassicurata sull’ interpretazione
del senso della  parola “pastellate”; non ha però il coraggio di rivelare
la sua insicurezza e lo fa chiedere a Nicola:
           -  Ve ne prego,ditele l’esatto significato  di quell’aggettivo  che
incontra per la prima volta e teme di aver frainteso .
           La risposta è molto  veloce e semplice,per Lisa,allenata com’è
dalla sua professione a manovrar parole. Chiarisce infatti brevemente:
          -  E’  semplicemente  un participio passato da far risalire ,
attraverso il verbo dall’ analogo significato al  nome pastello,
attribuibile a quei colori da fatina buona ,tanto amati oggi dalla
regina Elisabetta,per le sue mises.


Cap.6/Sesta veglia. La festa.

                 E’ una serata mite e Lisa ha pensato che una più consistente
 zuppa inglese  potesse sostituire per una volta le bevande calde. Poi
 si dedica  al suo racconto:
            -    Un mare di luce inonda la nuova dimora in occasione della festa
  inaugurale che tracima anche in giardino. Lanterne nascoste tra gli alberi,
 torce in ogni angolo, e tavole imbandite,candelabri e lini e cristalli,pizzi e
 argenti  e fiori a cascate. Un gran sfarzo insomma anche negli abiti degli
 ospiti,spesso  vistose le toilettes delle signore ingioiellate. Ester ha vinto
 la sua battaglia  per  il fascinoso abito smeraldo;non solo,i suoi bramati
 invitati sono lì ,materializzati in quell’angolo appartato del suo giardino,
 disponibili e attenti a ogni sua parola,a ogni suo gesto. Fraseggio ricco
di accumulazioni,(lo ammetto onestamente,cari amici),per una signorina
 che è figlia del suo ambiente,aggressiva e determinata.
              Le presentazioni  concluse,il gruppetto appare impacciato,silenzioso.
  Per una conoscenza da approfondire ,la conversazione  di  circostanza non 
  serve ed è presto  superata. E’ proprio Agata che con la sua domanda più
  che scontata rompe  inconsapevolmente il ghiaccio delle  banalità incrociate.
  “Come vi trovate a  Roma ,abituati in città e ,probabilmente ,a stili di vita
  abbastanza diversi’”.
             E’ Eugenio che risponde subito con foga:”In realtà  le regole della vita
   militare  non differiscono molto a Pinerolo o a Roma.Per me ,tuttavia,poter
  venire a Roma ,dopo l’Accademia,ha rappresentato la realizzazione di un
  sogno raddoppiato:quello dell’assunzione di responsabilità concrete per servire
  il mio Paese riunito,che mi consente perfino di  vivere in una città come questa,
  immerso  nelle   vestigia di una civiltà che mi è molto cara,formato come sono
  stato da studi  classici .Un’occasione unica  per continuare a studiarla e ammirarla,
  dedicando a questa  passione tutto il tempo libero. E’ un privilegio di cui non mi
   rendo ancora pienamente conto,la cui emozione cresce a ogni visita,a ogni
   incontro.  Mi piace però anche la gente di qui,scanzonata e irriverente,scettica
  e sorniona abituata da sempre a contrastare i potenti,a misurarsi con le dimensioni
  dell’infinito e dell’eterno senza perdere un certo  ruvido realismo accompagnato
  sempre da una tagliente ironia. Mi sento proprio in sintonia con Stendhal.”
              Ester è sorpresa dall’entusiasmo con cui Eugenio ha espresso il suo
  amore per Roma  e dal suo spessore culturale ,un po’ inusuali nella cerchia
  delle sue  conoscenze. Si rivolge allora sollecita  a Wilfred che si è sottratto
   alla risposta:”Anche voi,in caserma,non avrete ,allora,trovato troppe novità ”
  gli si rivolge poco convinta che possa tuttavia venire facilmente allo scoperto
  qualche elemento interessante.
               “In verità,quando vivevo nel mio Paese,ero un civile che frequentava
   piuttosto ambienti  commerciali e finanziari .Venendo a Roma mi sono però
   abituato facilmente alle regole della mia nuova condizione ,perché sono,per
   natura,metodico e molto ordinato. Non posso dire invece di conoscere la città.
   Ho vissuto  quasi sempre all’interno della città del Vaticano. Sono stato subito
  molto impegnato ,non tanto per le attività in caserma,ma per le collaborazioni 
  che ,presto,mi sono state sollecitate,grazie all’esperienza  maturata,prima del
  mio arrivo,nelle banche dove avevo lavorato.”
                “Infatti l’amico di mio padre ,cui mi sono rivolta per l’invito,
     ha subito raccontato della grande stima che in poco tempo  avete
     saputo conquistarvi presso di  loro. Anche mio padre,del resto,ne
     aveva sentito parlare.”
               “Sono contento di poter continuare un’attività che mi ha sempre
    interessato in un ambiente che non è certo meno complesso di quello
    che ho lasciato. Anzi è molto stimolante ,lo percepisco come una sfida.”
             “Ma non finisce per configurarsi come un lavoro eminentemente
  tecnico,che rischia la noia,se diventa esclusivo?”- Cerca di sollecitarlo Ester,
  che comincia a  spazientirsi.   
             “Ho già detto d’essere  un abitudinario,dunque la regolarità e anche
 la ripetitività  della mia giornata io le apprezzo molto,ma devo anche
 aggiungere  che la pratica finanziaria richiede certamente competenze
 tecniche sicure ,ma ha bisogno altrettanto di una rete molto ricca di
relazioni,di informazioni,d’intuito e di discrezione estrema.”
               “Questo allora vi porterà a essere più interessato  ad
 acquisire conoscenze  importanti piuttosto che vere amicizie.”
               “Possiamo inserirci anche noi o pretendi l’esclusiva nella
conversazione?” – Ii  interrompe esasperata  Agatina,che teme più
della peste l’emarginazione e il rischio di avere seri problemi  a gestire
un rapporto faccia a faccia  esclusivo a due  con Eugenio Ferruccio.
              “Io,per esempio,proporrei volentieri di organizzare tutti
  insieme una passeggiata  con il tuo calesse  sull’Appia Antica,
  prossimamente …”
              Eugenio si è allontanato e torna con le bibite per le ragazze
  e non sembra dell’umore  migliore. Wilfred non ha reagito alla proposta
    di Agata ed Ester,ha lasciato cadere l’argomento,come per distrazione.
    La passeggiata  con   Eugenio in realtà  la interessa molto ,ma pensa di
    poterla  facilmente recuperare in un altro momento,meglio ancora se
    da sola,a tu per tu con lui . Quello che  invece ora le preme è trovare
    il modo di avere qualche incontro un po’ riservato  con il giovane
    svizzero per saperne di più sul suo lavoro che tanto sembra intrecciarsi
    con quello di suo padre. Negli ultimi tempi  lo  vede  assai preoccupato
    e sa che buone informazioni potrebbero  ridurre le sue palesi difficoltà .
              Eugenio non è abituato al ruolo di comprimario e non apprezza
  affatto  le attenzioni evidenti che la padrona di casa sta dedicando all’altro
  ospite. Starà semplicemente  all’ora tarda concludere la festa e la riunione
   del piccolo gruppo dei giovani,con tutti i problemi in sospeso,aperti alle
  soluzioni più disparate ,con una sensazione di insoddisfazione  in ognuno
  di loro. Si promettono un prossimo ipotetico incontro,ma senza troppa
  convinzione. L’interesse palpabile dell’inizio della serata si è dissolto .
               Solo Ester,ostinata,rimanda all’indomani  la meditazione costruttiva
   e puntuale sul suo diario.
               E’ ancora una volta Isabelita che vuole precisazioni e approfondimenti:
         -   Ovviamente sono  molto curiosa di saperne di più sulla storia e le origini
  del corpo della  guardia svizzera .
               E Lisa si impegna per soddisfarla:
              -     Per prima cosa va subito fatta per chiarezza una distinzione
 fra  l’espressione Guardia Svizzera e Guardia Svizzera Pontificia. Va
 ricordato,infatti ,che nel lontano  passato i Cantoni svizzeri formavano
un paese troppo popolato da soddisfare con la  loro precaria situazione
 economica. La povertà era grande. Non restava altra soluzione, perciò,
che emigrare per le giovani generazioni. Per loro l'occupazione migliore,
allora, era quella del mercenario.
             Già  Tacito,infatti ,molti secoli prima aveva detto: -Gli Helvetii
 sono un popolo di guerrieri, famoso  per il valore dei suoi soldati.-
              Per questo, i Cantoni svizzeri, con le loro alleanze ora con
 una parte ora con l'altra,finivano per giocare un ruolo importante
nella  politica europea. Come alleati di Giulio II, nel 1512 essi avevano
deciso, infatti, le sorti d'Italia  fino a ricevere dal Papa il titolo di
 ‘difensori  della libertà della Chiesa’. Essi erano i  migliori soldati del
 tempo. Senza cavalleria e con poca artiglieria,questa gente era
riuscita a inventare una tattica di movimento superiore a tutte le
altre, perciò vari paesi europei ambivano i loro servizi militari. Erano ,
quei soldati,come muraglie umane irte di ferro e impenetrabili. Non
potremmo capire affatto  le lotte in Italia, se non tenessimo conto
 anche di  questi soldati  mercenari. Nel 1506,arrivarono i primi Svizzeri
ingaggiati da Papa Giulio II. Il 22 gennaio 1506 è la data ufficiale della
 fondazione, il giorno nel quale 150 Svizzeri dal Canton Uri  entrarono,
 al Comando del Capitano Kaspar von Silenen, dalla “Porta  del Popolo”
 per la prima volta nel Vaticano e furono benedetti dal papa Giulio II
Con la nascita,nel 1929, dello Stato Vaticano le Guardie Svizzere
divennero la milizia ufficiale di quel nuovo Stato. Durante la Seconda
 Guerra Mondiale papa Pio XII si vide costretto a  portare a oltre 300
elementi temporaneamente il corpo delle guardie svizzere,sia per
sostenere i molti sfollati ai quali  si sarebbe dato rifugio  sia per dare
 una maggiore stabilità alla Città del Vaticano.
            Altra cosa distinta  è invece la Guardia Svizzera pontificia. È questo
ultimo un corpo  armato al servizio del papato. A differenza dell'esercito
 papalino, il corpo  non fu mai  sciolto e rimase a garantire l'incolumità
della persona fisica  del Papa, la sicurezza dei palazzi del Vaticano e della
 Villa pontificia di Castel Gandolfo.Costituisce l'unico corpo di guardie
 svizzere tuttora operativo. Si occupa ,dunque,della vigilanza, della
sicurezza e della  protezione del  Papa,all'interno dello Stato  Pontificio,
ma anche  durante i suoi viaggi, oltre che dei servizi d'onore durante
 le udienze  e i ricevimenti. La Guardia  svizzera presiede, in collaborazione
con il Corpo della Gendarmeria dello  Stato della Città del  Vaticano,alle
cerimonie nella basilica di San Pietro  e nell'aula Paolo VI; si occupa
inoltre del controllo degli accessi in Vaticano  e, durante la sede vacante,
della protezione del collegio cardinalizio. Ogni giorno insomma gran parte
del personale è  impegnato a montare la guardia agli ingressi del Palazzo
Apostolico, e cioè nel Cortile di S. Damaso,nel Cortile del Belvedere, nei
piani delle varie Logge,nella Sala Regia,davanti  agli uffici della Segreteria
 di Stato e a Santa Marta,dove questo Papa ha fissato la sua abitazione;
 inoltre agli ingressi esterni,ossia al Cancello Petriano (ex Sant’Uffizio),
all'arco delle  Campane, al Portone di Bronzo e a Porta S. Anna. A prestare
 servizio d'onore,  di controllo e ordine, la Guardia è impegnata tutte le
volte che il Papa è presente, ossia durante le celebrazioni liturgiche in
 S. Pietro, in occasione delle Udienze Generali, nelle visite di Capi di Stato,
 Capi di Governo, Ministri degli    Esteri e Ambasciatori.

    Cap.7/Settima veglia. Il diario di Ester

                         Per contrastare la noiosità di una serata di pioggia insistente
   Lisa ricorre alle atmosfere della sua amata Toscana e prepara sul tavolo
  ricciarelli e vin santo. Poi passa a proporre una pagina del diario di Ester,
  con le sue più segrete riflessioni.
  
                   -     Il diario di Ester.                                               28 giugno
Ero proprio soddisfatta di me  ieri sera per essere riuscita ad avere
vicino   i ragazzi che io avevo scelto .Eugenio Ferruccio mi aveva
proprio affascinata.   Era la prima volta che un ragazzo mi teneva
 testa,ma in modo del tutto naturale, senza forzature ,tantomeno
 con modi strafottenti e,in più,dalla conversazione  così densa  delle
 sue  passioni sincere ,senza compiacimenti. Purtroppo ho dovuto
 trascurarlo alla festa ,e temo che se la sia davvero presa. Agata,
al solito, non è riuscita a dare il meglio di sé,aspettando sempre di
inserirsi in un discorso a quattro che ormai era impossibile,così
non mi ha certo dato una mano. In realtà io  non ero ,all’inizio,
interessata a Wilfred,se non per stuzzicarlo un poco per vedere
se riuscivo a scongelarlo giusto quel tanto per permettermi  di
capire quale persona si nascondesse dentro quell’ingessatura.
 Ma poi il gioco si è complicato. Ho scoperto che è un ragazzo
 intelligente ,a suo modo,ma con interessi molto limitati al suo
 lavoro,freddo,chiuso agli altri. Proprio il genere di persona che
abitualmente non riesco a sopportare. Ma  le avare informazioni
che mi ha concesso sulla sua attività mi sono sembrate un prezioso
indizio sul quale continuare a lavorare per dare un po’d’aiuto a
papà. Sono molto preoccupata  per come lo vedo da un po’ di
tempo. Non sembra più lo stesso,scontroso perfino con me,
 spesso assorto,a tratti irrequieto. Mia madre lo adora  e ne è
 completamente soggiogata,di me non si è mai preoccupato davvero.
 Certamente  sono allora  i suoi affari che ultimamente si sono ancora
 più  complicati. Già al concorso ippico alcuni frammenti di conversazione
col suo amico,collega con conoscenze nell’ambiente militare,mi avevano
sorpresa e disorientata. Ma l’incontro con Eugenio Ferruccio,poi,mi
aveva decisamente distratta e aveva finito per rimuovere ogni genere
di preoccupazione. Dunque non c’è dubbio che ora  sia io a dover
cercare di saperne di più. E Wilfred  è la persona giusta al posto giusto,
per  ottenere qualche conferma. Devo assolutamente trovare il modo
per avvicinarlo ancora  e,con un po’ di furba seduzione ,riuscire a
 estorcergli notizie  utili .Fiero com’è del suo lavoro,non dovrebbe
 essere insensibile a un po’ di adulazione.
                  Eva si occupa questa volta di fare un’osservazione sulle
  modalità della narrazione,piuttosto che sul contenuto del racconto.
  Evidentemente considera importante l’educazione alle risorse del
  linguaggio narrativo quanto quella all’evoluzione della storia politica,
  sociale e dei costumi. E io sono d’accordo con lei.
                 Perché – chiede - hai inserito la modalità del diario a questo
 punto  del  tuo racconto?
                             Lisa:
                       -    Lo sai bene. E’ necessario, talvolta,per dare una profondità
  prospettica alla narrazione, organizzare un movimento creando una sorta
  di struttura delle scatole cinesi. Che io sappia è un espediente della narrativa
a cui è ricorsa  soprattutto la letteratura europea .André Gide ha chiamato
questa figura della  ‘narrazione nella narrazione’,come la chiamiamo noi in Italia,
 mise en abîme’ .
 Vedi che stasera,attraverso la modalità del diario,ho cercato di mettere in
 maggior risalto sinteticamente il ’fil rouge’che lega le sequenze fondamentali
 di quello che è stato il racconto fino  ad ora. In un certo senso un modo di fare
  il punto prima di far progredire la storia. Per meglio chiarire voglio ricorrere
  all’aiuto della pittura:l’esempio è quello de ‘I Coniugi Arnolfini  un ritratto
  (1434)  del pittore fiammingo Jan Van Eyck, dove  il piccolo dipinto in secondo
 piano ripropone ,duplicandola,la coppia  dei coniugi ritratta in primo piano.

  Cap.8/Ottava veglia. : Ancora del diario di Ester

                        Stasera  la pioggia è proprio fastidiosamente scrosciante  e
 nel mate che Isabelita propone di nuovo ,Lisa decide di aggiungere qualche
 dose generosa di rum,con la particolare approvazione di Nicola. Continua
 poi a proporre altre pagine  del diario di Ester che ,a sua volta,
continua  a riflettere.

         -  Diario di Ester                                                                              29 giugno

   Sono andata in Vaticano dal Signor X col pretesto di ringraziarlo per aver
  invitato Wilfred  alla festa. E’ stato perciò facile poi  farmi anche accompagnare
  all’ufficio dove lui lavora. Abbiamo parlato a lungo:era contento di mostrarmi
  quello che vale. La vanità è il suo lato debole .E io ho sempre più urgenza di
  sapere. Ho ascoltato cose abbastanza sconvolgenti,nascosta dietro la porta
  dello studio durante un’accesa discussione  che ,ieri,mio padre ha avuto con
  uno dei suoi soci. Ho cercato di assorbire con disinvolta  leggerezza  il colpo,
  perché mio padre non abbia a preoccuparsi anche per me. Per ora  non deve
  rendersi conto dei sospetti che mi affannano. Intanto certa stampa continua
  ad attaccare con inchieste  e campagne che finora avevo considerato
 ingiustamente denigratorie e scandalistiche. Ora non sono più tanto sicura
 della falsità di quelle  denunzie. Ho fatto fatica a fare in modo che Wilfred
 non si rendesse conto che alcuni cenni fugaci a indiscrezioni che si era
 lasciato sfuggire assumevano ai miei occhi il valore di rivelazioni determinanti.
 Devo assolutamente tornare alla carica e capirne di più.
         Isabelita  ci chiede confusa   :
                  -   E’ dunque abituale per le guardie svizzere   essere  adibiti
anche ad  altri compiti?’
         Lisa si affretta a precisare :
                  -   Naturalmente la condizione di Wilfred è del tutto particolare
 determinata dalle sue specifiche competenze supplementari. Potremmo
definire la sua eccezionale funzione una ‘licenza narrativa’.Nella realtà le
 guardie svizzere pontificie sono in tutto e per tutto un corpo militare con
i compiti esclusivi dei soldati, con la vita scandita dalle regole della caserma .

      Cap.9/Nona veglia. : Ancora sul diario di Ester

                   Oggi finalmente abbiamo avuto un timido annuncio di sole.
       Si può tornare  alle vecchie abitudini: tè e babà al rum. La proposta
       delle pagine del diario di Ester continua per seguire  le sue riflessioni
       nascoste.

             -  Diario di Ester.                                              30 giugno

            Decisa a tornare da Wilfred  con qualsiasi pretesto,ho
 incontrato Eugenio Ferruccio  proprio mentre mi avviavo verso
 porta Sant’Anna per riuscire a entrare. Ha avuto una reazione
 strana  quando gli ho detto che andavo in Vaticano. Si è come
incupito,mentre  prima era sembrato contento di quell’ incontro
 fortuito. Cercherò di rimediare,perché ci tengo molto a lui. Parola
 mia .Ma la violenza che  mi sono fatta per salutarlo e separarmi da
 lui  in modo da portare a termine quel che mi ero prefissa,ha dato
 risultati davvero sorprendenti. Credo di essere riuscita a ricomporre
 tutte le tessere del rebus a mia disposizione e il quadro conclusivo è
 convincente quanto terribile. In Vaticano si dà ormai per certo  che il
 governatore della Banca Romana, senatore Tanlongo,abbia profittato
 nel peggiore dei modi dell’autorizzazione a emettere biglietti a corso
legale  per coprire il vuoto di cassa prodotto dalla  sua pessima
amministrazione,durante la quale ha elargito  crediti  eccessivi
all’industria edile della capitale e ha corrotto politici e giornalisti,
faccendieri e altri squallidi personaggi. Non solo, lo ha fatto stampando
biglietti oltre il  limite fissato dalla Banca Nazionale,ma ha fatto stampare
sulle banconote i numeri di serie di vent’anni prima ,quando  l’istituto
faceva parte dello Stato Pontificio e li ha autenticati col timbro-firma
del vecchio governatore ,ormai  deceduto. Ora capisco bene il senso
dei frammenti di discorsi,colti via via in casa,delle discussioni per me
ancora enigmatiche,ma vistosamente  - ed eccezionalmente per lui -
concitate con i più diversi interlocutori di mio padre ,nelle sedi più
disparate,di cui non ero in grado di decifrare il significato complessivo.
Colgo anche finalmente il valore vero delle accuse considerate infamanti
che certi giornalisti  avevano ripetutamente lanciato,senza però riuscire
ad assumere la necessaria credibilità per avere un seguito,neutralizzati
   come erano  stati tempestivamente dai colleghi mercenari. Capisco bene,
   solo adesso,lo stato d’animo di mio padre. Non direttamente responsabile,
   ma  comunque necessariamente coinvolto. Costretto a difendersi,senza,
   però,avere tutte le informazioni indispensabili,senza alcuna sicurezza sulle
  reali  alleanze    sugli appoggi fedeli,senza  poterne parlare che in cerchie
  troppo ristrette e tuttavia insicure. Non so ancora se la mia ricostruzione,
  peraltro indiziaria,potrà essergli d’aiuto,aggiungendo elementi  a lui
  sconosciuti. Vale comunque la pena che io gli riveli la mia ricostruzione
  dei  fatti. Saprà così che io sono al suo fianco,che non sono più la
  fanciullina inconsapevole e spensierata,che di me almeno,può
  fidarsi completamente. Sentirsi sostenuto in un  momento come
  questo sarà decisivo per organizzare con lucidità difese tempestive ,
  per cercare con efficacia di prendere le distanze dai maggiori
  responsabili della truffa colossale,che si abbatterà come un sisma
  sull’intera economia.
              Isabelita si fa coraggio e chiede senza alcun intento polemico:
-Anche questo racconto è una fantasia  letteraria?
                Ed ecco la risposta asciutta e lineare di Lisa:
           -  Al contrario,anche  se mi rendo conto che può proprio
sembrarlo,con tutte quelle situazioni  estreme,e quei fattori
 paradossali. E’invece realtà storica pura e semplice. La tempesta
che si abbatté,investendola col rischio di restarne travolta,sulla
Banca Romana fu il primo grave scandalo del neonato Stato Italiano .     

        Cap.10/Decima veglia. Confidenze tra amiche
    
              Lisa è appena rientrata a casa e non ha avuto il tempo di cenare;
pensa perciò di preparare i crostini con la salsa di fegatini  e le tartine con la
salsa di mandorle e olive, che ha già pronte nei vasetti in frigo, per tutti,da
 innaffiare con un buon bianco di Orvieto.
Solo dopo potrà dedicarsi a far avanzare il racconto:
                     -  Sono proprio contenta di riprender le nostre chiacchierate
   di un tempo, comincia Agata con un’ espressione ancora imbronciata,
   impermalita,mi sono mancate le nostre solite confidenze. Da quando
   sei venuta in questa casa,o meglio,da quando hai conosciuto i nuovi amici,
  non  hai avuto più tempo per me. Eppure mi ero affezionata all’idea di eleggere
  questa  maestosa magnolia del tuo giardino a nostro luogo di incontro abituale ,
  protettivo,insomma,rituale.
  - Come vedi,non ho mai pensato di rinunciare  ai nostri scambi di confidenze
 più intime - ribatte contrariata e brusca Ester - sono ancora una volta la tua
 insicurezza e la tua scarsa autostima che ti fanno indulgere al pessimismo e
 ti spingono a evocare  cupi fantasmi che,però,svaniscono al primo impatto
 con la realtà. Come hai potuto immaginare che io potessi privarmi del piacere
immenso di parlare con te ,da sola,dei nostri nuovi amici?Credevo che  mi
conoscessi bene! Dovresti sapere quanto io tenga sempre al tuo parere.
Proprio perché siamo diverse,mi rassicura sempre confrontare i nostri punti
di vista e  mi aiuta a prendere decisioni più equilibrate. Coraggio,dunque:
cosa mi dici di Eugenio Ferruccio? Io non riesco proprio a capirlo. In alcune
occasioni è affascinante e sembro interessargli,almeno quanto io  considero
lui importante,ma  presto il suo umore cambia senza un’apparente ragione ,
e diventa scontroso o,peggio ancora,lontano irraggiungibile. Qual ’è la tua
impressione?Con te come si comporta?
 - Mi sembra  quasi che tu parli di un’altra persona- risponde Agata
  condiscendente,ma anche piuttosto coinvolta  -In ogni circostanza,
  fin dal primo incontro, il suo  atteggiamento  è sempre stato impeccabile.
  La personificazione della  costante  correttezza. Certo,se vuoi,un po’
  formale ,non incoraggiante. Dovere affrontare  un giovane sempre
  così inappuntabile non favorisce  molto la possibilità di costruire
  rapporti più caldi,sia pure di semplice amicizia. Ma ho  cercato di non
  farci  troppo caso per amor tuo. Da subito mi sono resa conto che ti
  interessava molto e in modo nuovo,più profondo rispetto ai tuoi vecchi
  corteggiatori.
     -E’ proprio questo il problema - concorda Ester con foga stizzita  -  ne sono
  affascinata  perché è così  diverso dai ragazzi che avevo finora frequentato,
 mi distrugge questa alternanza repentina di umori e di approcci,senza che
 io possa  anche lontanamente  individuarne la ragione. Non so proprio più
 che cosa pensare,non so pensare non tanto  alla soluzione del
 problema, ma neppure a che cosa io debba fare la prossima volta
 che io lo incontrerò.
  - Intanto devi provocarlo tu l’incontro! - replica decisa Agatina –
  Un incontro capace di favorire la conversazione,da cui soltanto
  può venire,forse,qualche chiarimento,almeno qualche  accenno.
 - Hai ragione - continua Ester,sincronizzandosi con l’intuizione
 dell’amica . - Forse potremmo profittare di queste splendide ottobrate
 per invitarlo,lui solo,con noi a una merenda fuori porta. Che ne dici dei
 prati vicini all’acquedotto Claudio? E’ un appassionato di archeologia,
 la scelta del sito potrebbe fargli piacere e  l’atmosfera essere quella
 giusta per farlo sentire a proprio agio. E’ un sito davvero molto
  suggestivo,specie con i colori e le luci di queste giornate.
  - Mi sembra davvero un’ottima idea!- conclude Agata subito entusiasta
  e fattiva - Andremo con la tua  carrozza. Mi metto subito al lavoro per
  aiutarti a organizzare tutto.
                         Isabelita,per la prima volta durante le veglie è sorridente
sembra finalmente a suo agio,la sua aria è compiaciuta e soddisfatta
come se fosse stata lei ad essere invitata alla passeggiata nella campagna
 romana – che peraltro ancora non conosce - e pregustasse il piacere dell’aria
frizzante,dei colori tersi e della buona compagnia .E’ forse la sua formazione
sia pure non utilizzata di architetto che ha pungolato la sua curiosità:Ha perso
tutti i suoi imbarazzi e le esitazioni timide del passato e chiede decisa :
            -Potete dirmi,vero,qualche  notizia sia sulle  rovine
dell’acquedotto ,che devono essere molto suggestive ,sia
sulle sue origini?
              E la risposta arriva diligente e paziente ancora una
volta da Lisa:
           -  Ricordate il famoso ritratto di Goëthe del Grand Tour?
Sullo sfondo è proprio l’immagine dell’acquedotto Claudio che
campeggia. Uno dei più importanti della Roma antica,sia per le
tecnologie  d’avanguardia utilizzate nella costruzione,che per il
notevole impegno di mano d’opera,e per l’entità delle spese
sostenute per realizzarlo. Viene comunemente definita come
 un'opera ingegneristicamente grandiosa; la maestà delle arcate
 con il ritmo originariamente interrotto,è oggi ormai ammirabile
 solo in parte. Durante tutto il percorso si evidenzia un gioco
 di chiaroscuro  dovuto soprattutto al materiale di costruzione,
 blocchi di pietra non lavorati,  peperino e tufo rosso,con blocchi
in travertino.  A iniziare la costruzione fu l’ imperatore Caligola e
fu terminata sotto il principato di Claudio.Una grande importanza,
la  sua, sia per la sua  efficienza  che  per  la  crescente necessità
 d’acqua da parte di una città in continua crescita ,sia  rispetto
all’estensione nel territorio che per l’aumento del numero degli
abitanti. Era lungo 46.406 miglia romane, pari a 68,681 km, dei
quali circa 16 in viadotto di superficie, di cui circa 11 sugli archi e
 circa 5 su ponti.(L’iscrizione sull’attico di Porta  Maggiore riporta
una lunghezza di 45 miglia totali).Dopo aver seguito il corso del
 fiume Aniene,raggiungeva e superava Tivoli per arrivare a Roma
attraverso la località Capannelle e per circa 4,5 km,correva  su
 arcate,tuttora in parte conservate nel Parco degli Acquedotti.
E’ un sito affascinante per le forme  e  i colori che soprattutto
durante le ottobrate può offrire ed è molto amato dai romani
ancora oggi per le scampagnate fuori porta ,capaci di immergerci
nelle bellezze della campagna romana , quasi appena dopo aver
 varcato le antiche mura della città.

        Cap.11/Undicesima veglia. La merenda sull’Appia Antica

           Isabelita e Nicola sono in ritardo e Lisa ed Eva pensano
 di  utilizzarlo  per preparare le frappe e festeggiare il carnevale,
che tanto manca,quello veneziano,a Eva.Lisa affronterà dopo
 con più energia il suo racconto:
             -   La carrozza percorre al piccolo trotto l’Appia Antica:
  le tendine non sono abbassate,i vetri sono completamente
 aperti per godere pienamente della maestosità del percorso
 coi suoi splendidi scorci. Un’aria tersa come diamante ne
 staglia i contorni come straordinarie incisioni ,sullo sfondo
 di un cielo incredibilmente azzurro, che si tuffa  nel verde
  intenso ,ormai autunnale ,dei  pascoli all’orizzonte. Eugenio
  Ferruccio  è entusiasta  e le ragazze gongolano  per la scelta
  che si è rivelata particolarmente felice .       
               - Avevo già percorso più volte l’antica via - comincia a
   dire commosso Eugenio Ferruccio - naturalmente. Ma l’emozione
  di oggi è del tutto nuova e intensa;per tutto questo ringrazio
  la vostra adorabile compagnia. Non ho parole per significarvi
  la  gratitudine di cui vi sarò sempre debitore. Mi avete regalato
  un’esperienza eccezionale. E non è finita. La giornata si annuncia
  davvero straordinaria. La cornice dell’Acquedotto che si snoda
  davanti a noi ,quasi dorata dai raggi che lo colpiscono in modo
  tanto suggestivo,è per me una scoperta inattesa. Avevo già
  avuto modo di apprezzare alcune immagini della campagna
  romana,naturalmente …
                     - Non dubito che qualche tua amica abbia acquisito
    il merito di mostrartela prima di me - non può fare a meno
    di dire Ester,senza riuscire a controllare l’asprezza   delle
     parole né il timbro acuto della voce. - Mi dispiace di non aver
    saputo preparare una sorpresa adeguata. - Non è quello
    che intendevo dire. Ti prego,lasciami finire - continua  Eugenio
    Ferruccio,con molta calma  - stavo per dirvi che la mia conoscenza 
    era ,però,solo indiretta. L’illustrazione  in bianco e nero  di una
    tappa del Grand Tour. L’immagine romantica del grande poeta
    viaggiatore Goëthe nello sfondo della campagna romana.
    Una meraviglia .
                                Ma niente di comparabile  con l’incanto
    dell’armonia unica  che la fusione di natura e architettura
    qui rappresenta. Il nitore  dell’aria rende questi  colori
    elementari  sgargianti e le stupende rovine moltiplicano
    il loro fascino  spettacolare.
                              Ester e Agata si guardano a loro volta
    sorprese,ma dal diluvio di parole che rivela un altro
    Eugenio,rispetto a quello già conosciuto,cortese,
    raffinato,seducente,certamente,ma anche sobrio
    nell’eloquio,a tratti austero,quasi altero. Un aspetto
    della sua personalità legato evidentemente alla passione
    per l’archeologia  che lo accende e lo riscalda ,cui aveva,
    del resto,sentito il bisogno di accennare  fin dai primi incontri.
                            Ma nessuna delle ragazze  aveva sospettato  che
     gli facesse  vibrare in modo così forte le corde dell’emozione.
    Allo scatenamento della passione devono aver contribuito non
    poco i colori del sud,così diversi da quelli sempre sfumati,come
    velati dalle misteriose,magiche foschie ,dei paesaggi familiari del
   suo Piemonte natio,su cui aveva spaziato finora il suo sguardo.
                        - E non hai ancora sperimentato le meraviglie dei
  sapori della nostra merenda,”interviene bruscamente Agata
   per riportare l’atmosfera a misure più riposanti e confidenziali.
                        - Non credere,Agata  - ribatte con vivacità  Eugenio
    Ferruccio - mi aspetto sapori  forti come le emozioni che mi ha
    procurato l’inattesa  immersione  nella  grandiosità  di  questo
    paesaggio. Mi avete ormai abituato all’eccellenza. La mia
    aspettativa non è da meno.
                         - Sapido certamente il nostro pecorino lo è,come le
 puntarelle con le acciughe  e anche la corallina .
           - E ,in un certo senso,anche la  torta con la ricotta  -  interviene
Ester,più cauta e  sinceramente preoccupata per la piena riuscita della
scampagnata,ma anche rammaricata per aver perso il controllo con lo
 scatto irritato  di gelosia di poco prima ,che l’ha esposta al rischio di
 una pericolosa rivelazione dei suoi veri sentimenti - forse anche troppo
 per un palato  poco abituato.
                             - Non dovete preoccuparvi. Io adoro il nuovo e anche
 il mio palato non è affatto abitudinario. Sono entusiasta che abbiate
 pensato a farmi gustare le specialità locali che,certo,in caserma non
 ho avuto la possibilità di sperimentare. Del resto,in un simile scenario
tutto non può essere che perfetto. E voi siete ospiti perfette,oltre che,
naturalmente ,deliziose. La sorpresa mozzafiato del paesaggio che
mi avete offerta,mi ha ,per un momento imperdonabilmente troppo
lungo,distratto. Non ho ancora ,infatti,avuto  modo di dirvi la gioia
che mi dà la vostra compagnia e l’orgoglio di cui mi riempie la vostra
 amicizia .Una giornata così speciale ne sarà il sigillo indelebile.
                             Isabelita sembra molto incuriosita dalla composizione
dei  sapori della merenda.
                             - Non mi sbagliavo - pensa soddisfatta Lisa -
 Infatti ,a racconto concluso,chiede:
                 -   Potete parlarmi in modo un po’ più diffuso di quelle
 specialità così tipiche dell’alimentazione romana?
               Stavolta è Eva,l’esperta appassionata di cucina,a rispondere:
                -   Avrei tanto voluto portarle per una merenda fra noi.
 Ma poi,mi sono detta,una merenda subito dopo cena e nel chiuso
 di un appartamento non ha proprio senso. E allora mi limito a
raccontarla .Cominciamo dal pecorino:si tratta di un ottimo formaggio ,
fatto col latte di pecora  - da cui il nome - dal gusto molto saporito,
addirittura piccante. Le  puntarelle –che non sono che l’infiorescenza
del cicorione –servono a comporre un’ insalata ricca di sapori,a 
contrasto:l’amarognolo croccante delle verdure con quello ricco e
pungente delle acciughe. La corallina,da ultimo, è un ottimo salame,
specialmente se è  stagionato. Ma qualcosa che Lisa ha omesso nel
suo racconto,  è  indispensabile, a completare la  meraviglia ,ed è il
pane nero  dei Castelli,anche lui molto profumato,che unisce il
croccante della  crosta con il soffice della mollica bruna. Naturalmente
il necessario   completamento  della merenda è l’immersione in un
paesaggio  straordinario,sia che sia incorniciato da  uno scorcio verde
delle colline o dalle spiagge ondulate della costa romana con  la sua
 vegetazione  tutta profumata di resine.

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