Cap.12/Dodicesima veglia. Di nuovo
il diario di Ester
Stasera
si torna alla tradizione di tè e biscotti,i cavallucci ,
tosti e
saporiti che vengono dritti da Siena per render tonica la
serata che si occupa di un’altra pagina
del :
-
Diario di Ester.
In fin dei conti posso anche considerarmi
soddisfatta della
nostra merenda. E’ vero che non sono
riuscita a condurre
la conversazione dove avrei voluto,per capire
meglio i reali
sentimenti di Eugenio per me.
Ma,indirettamente,ho potuto
conoscere un aspetto della sua personalità che
fino a ora
ignoravo. Quanta passione ha saputo rivelare
per la bellezza
anche se dell’arte e della natura. Di quale entusiasmo,di
quanta irruenza si è mostrato capace!Tanto
da disorientarmi ,
impreparata
com’ero,in un primo momento,a tale reazione
spumeggiante
e da farmi restare quasi turbata ,successivamente,
alla sua foga. Come vorrei che i suoi slanci
veementi potesse
presto
rivolgerli a me! Che mi sia innamorata di una persona
che conosco appena ,ma che è tanto diversa dai
miei soliti
corteggiatori frivoli e superficiali?Per ora
debbo contentarmi
della sua gratitudine ,espressa peraltro con
calore e generosità,
che devo tuttavia condividere con Agatina .Ho
dovuto prendere
atto che,infatti,ha evitato con cura di rivolgersi a me
singolarmente.
Poiché non posso pensare che io lo intimidisca
,cosa vuol dire questo
trattamento speciale?Un tratto squisito per non far sentire emarginata ,
esclusa la mia amica o che altro?Eppure a lei si è anche
rivolto
direttamente. Certo,forse è una pretesa la
mia,non l’ho certamente
aiutato con i miei interventi sgraziati, difficili
da ignorare ,o con le mie
neutre
battute che qualunque ospite ha il dovere di pronunciare ,
prevedibili,rituali,scontate,insomma. Quando
c’è lui,proprio non
mi
riconosco. Non riesco ad articolare pensieri sensati. Non male,
tuttavia,la sensazione di essere la destinataria reale di tanta
sincera
riconoscenza ,sia pure per avere soltanto
saputo scegliere bene
l’occasione ,il tempo e il luogo. Ora che lo
conosco meglio,però,
potrò forse più facilmente condurre i miei personali sondaggi.
L’occasione potrebbe essere quella della festa
del mio anniversario
fra
qualche settimana naturalmente lo
inviterò e sono certa che
accetti .
Già prima
che si concludesse il racconto Isabelita
era
inquieta e impaziente. E’ evidente che ha
qualcosa che le preme
dire. Eccola
che ora può intervenire,è il ruolo della donna che vuole chiarire:
- Mi interessa molto questo contrasto tra il rispetto di certe
ritualità
formali e la personalità forte di Ester.Ha un’intelligenza molto
acuta,che sa andare all’essenza dei
problemi,ma ha anche un carattere
fuori dai canoni femminili
ottocenteschi,almeno se guardo al modello
corrente delle donne di pari condizione sociale
del mio paese. Penso
all’attaccamento
al padre di cui si preoccupa in modo
quasi ossessivo,
che,se
vogliamo,a sorpresa,la fa agire senza esitazione alcuna e intervenire
in modo deciso
e anche spregiudicato,per una ragazza,che si supporrebbe
esser giovane
e inesperta.
E’ Lisa che stavolta risponde:
- Hai ragione ,Ester non è una ragazza come le altre,è
abituata al
successo e alla stima,sia in famiglia che in pubblico,
non ha mai subito repressioni o anche
rimproveri di sorta e
questo le dà
certamente molta fiducia in se stessa
.Quanto
alle
iniziative varie e alquanto spregiudicate e aggressive sono
perfettamente
allineate,come si potrà constatare in seguito,
con le
pratiche del suo ambiente,che facilmente la ragazza ha
finito per assorbire e far sue in modo del
tutto naturale per quella
sua abitudine
a seguire passo passo ogni movimento
del padre adorato.
Cap.13/Tredicesima veglia. Ester si interessa molto di Wilfred.
Anche stasera
atmosfera toscana con tè
e cantuccini alle mandorle;intanto Lisa affronta la
continuazione del racconto:
- L’autunno si avvicina ormai con i cieli
ingrigiti e
la natura che si va spogliando dei suoi
colori più vistosi. Il clima
non permette più feste all’aperto e,per il compleanno di Ester,
si abbandona
la maestosa magnolia per i ricchi
saloni della
nuova
dimora,ormai sontuosamente arredati. Ad essi è
affidato il compito di annunciare la
solidità economica e il
prestigio economico dei suoi abitanti.
Lo sfavillio delle
dorature e gli sfarzosi drappeggi lo
dicono con eloquenza.
Gli ospiti sono numerosi e ciarlieri. Tra i conoscenti
della
famiglia si distinguono ,anche per la
loro tenuta in alta
uniforme,Wilfred ed Eugenio Ferruccio. Ester cerca di
conciliare i doveri di festeggiata,attenta a tutti i
suoi ospiti,
con il piacere di dedicare particolari cure a Eugenio Ferruccio.
Ma il
giovane non sembra più molto
disposto
a collaborare .E’tornato a essere
ombroso,quasi irritabile,
silenzioso,se non per pronunciare con
sforzo le formule
consuete che l’etichetta impone di
scambiare nei normali
rapporti mondani. Perfino Agata si
accorge del cambiamento
dell’amico. Neanche con lei oggi riesce
ad essere come sempre ,
vivace e sollecito. E pensa di saperne
interpretare la causa.
E’ praticamente sicura che Wilfred,con la
sua sola presenza,
sia responsabile della metamorfosi. Il
fenomeno,infatti,
si fa più vistoso quando Ester si occupa
anche di lui. Quando
i festeggiamenti volgono ormai al
termine e non c’è ragione
alcuna di prolungare oltre l’imbarazzo e la sofferenza che
hanno afflitto Eugenio Ferruccio per
l’intera serata,un piccolo
oggetto elegante,abbandonato sopra un
sécretaire della biblioteca ,
attira l’attenzione del giovane che là si
è appena appartato per
interrompere un poco il suo disagio. Si
avvicina incuriosito. E’
un quaderno dalla vivace rilegatura in
marocchino rosso su cui
campeggia la scritta “DIARIO DI ESTER”in
lettere dorate. Un
pensiero fulmineo lo coglie e un impulso
irresistibile lo spinge a
impadronirsene. Con simulata nonchalance
rientra nel grande
salone ,avendo nascosto con cura il
prezioso bottino,per assolvere
con
diligenza estrema alla cerimonia del commiato. Come sempre,
compìto,inappuntabile,discreto.
E’ Nicola che stavolta vuole intervenire,da bravo avvocato,
attento e
interessato alla psicologia del personaggio:
- Ma non è contraddittorio un gesto come
quello con
una personalità,come quella di Eugenio Ferruccio,razionale,
rigorosa e ,finora,molto controllata?
Lisa fa allora questa contro-analisi:
- Finora il personaggio del nobile cavaliere può
essere
apparso come
dici tu,ma vedrai che nello sviluppo del racconto
si rivela
soprattutto un passionale capace di gesti e perfino di
sacrifici
estremi e ,talora,al momento, contraddittori in nome
del suo
ideale,che sia quello
patriottico,etico o sentimentale
che resta la
bussola che guida costantemente ogni suo
comportamento.
Cap.14/Quattordicesima veglia. Il gesto
inatteso di Eugenio Ferruccio
Tira aria di tempesta
nella narrazione che sta per cominciare,
dunque Lisa
dispensa energie supplementari ai suoi ospiti con una
maestosa Sachertorte e una bella cioccolata
fumante; poi comincia:
-
Una volta in strada, l’eccitazione
è tale che il giovane
ufficiale decide di avviarsi a piedi
verso la caserma,nella speranza
che la
passeggiata serva a scaricare almeno un poco la tensione
che ha raggiunto l’apice del parossismo.
Ora si insinua nel suo
animo il turbamento per l’ignobile gesto
compiuto.”Mai avrei
pensato di essere capace di giungere a
tanto. Per amore,per
giunta!Naturalmente ,perché l’idea
motrice è stata quella di
poter venire finalmente a capo di tanti misteri,di
poter penetrare
nell’universo sentimentale di Ester e di scoprire qual
è il ruolo
che lei mi ha affidato e quanto
impegnativa è la sua relazione
con Wilfred.Forse nelle sue confidenze riuscirò a scoprire
perché continua a civettare con me e a individuare il segreto
del suo amore per lui. Non è l’esistenza
di un rivale che mi
sorprende;Ester è davvero molto
attraente,anche se il suo
comportamento è aggressivo e,insieme,sfuggente. E’
naturale
che gli uomini si interessino a lei e si lascino
irretire dal suo fascino.
Quello che mi è incomprensibile ,e anche intollerabile,per
la verità,
è che lei sia
attratta da un giovane come Wilfred,palesemente senza
slanci né
entusiasmi,chiuso nel suo piccolo mondo grigio. E se non è
la sua personalità a entusiasmare,non
posso neppure supporre che
sia il suo patrimonio a interessarla. E
poi,che bisogno avrebbe ,lei,
di fare quel
calcolo? Ormai sembra che io sia vicino a trovare qualche
risposta al turbinio inquietante di
interrogativi che mi sconvolge.”
Lisa,addestrata anche lei,con tutti i suoi esercizi di scrittura,
a costruire
con cura la dialettica dei personaggi,senza che nemmeno
glielo chieda
qualcuno degli amici,che l’hanno ascoltata attenti,continua
a precisare gli aspetti che si intrecciano a formare la personalità
ricca
e complessa del giovane ufficiale del
giovanissimo Stato,per fare meglio
emergere la
coerenza dei suoi comportamenti:
-Vedete,come già avevo
accennato durante il nostro ultimo
incontro,il giovanotto è consapevole della
bassezza del suo
gesto,ma nello
stesso tempo è anche cosciente della
necessità
per lui vitale di fare chiarezza. Non è
superficiale,non può
abbandonare il campo se non dopo aver
compreso la reale
situazione che si è venuta a creare e
le ragioni delle apparenti,
inspiegabili
contraddizioni. Solo quando sarà sicuro della marginalità
del suo ruolo
potrà prendere le sue decisioni e allontanarsi da lei.
Cap.15/Quindicesima veglia.
Turbamento,scrupoli,sospetti e rimorsi di E.F.
E’ Eva che,al ritorno da Trieste ci ha portato
una Gubana profumata che ben si
accompagna con un tè
bello carico
.E poi comincia il racconto di Lisa:
- L’urgenza di leggere la preziosa
testimonianza si
rivela più che mai impellente per Eugenio
Ferruccio,appena
in caserma. E’ nella toilette,perciò che
finisce per rifugiarsi
e trovare un isolamento discreto. Alla luce incerta di
una
candela
scopre le rivelazioni straordinarie che gli mostrano
quanto fosse
fuori strada con le sue fantasie. Confusione e
turbamento si intrecciano di nuovo
nell’animo suo. E’ vero,
il ruolo di
Wilfred non è esattamente quello dell’amante
appassionato,ma quello che Ester gli ha
attribuito mette
in luce un aspetto della personalità
di lei spregiudicato e
inquietante per la sensibilità etica di
Eugenio Ferruccio.
Certo ora appare
meno frivola e civetta di quanto non
l’avesse
giudicata negli ultimi tempo;le esplicite dichiarazioni
di sentimenti
forti,di profondo interesse,forse di amore ,Ester
li riserva
solo a lui .Eppure,contro ogni aspettativa ,la pur
gratificante scoperta
non placa la sua ansia. Un
nuovo
conflitto si è acceso per le notizie
incredibili dal mondo
finanziario e
politico di cui è venuto a conoscenza
inaspettatamente
. Ora,che fare? Ignorare tutto per proteggere
Ester e la sua famiglia gli è proprio
impossibile. Se per Ester
ogni aspetto
della realtà viene piegato a favore del proprio
universo familiare ,per Eugenio Ferruccio
è impensabile non
coniugare
costantemente pubblico e privato. Ai valori dello
Stato nascente
ha ispirato la sua giovane vita e il
suo civismo lo
induce ad
agire ,denunciando quanto è venuto avventurosamente
a sapere .ma a
chi rivolgersi? Non ancora alla giustizia,perché
realisticamente
non dispone che di indiscrezioni ,e anche molto
indirette perché non può rivelarne la
fonte. Questo almeno glielo
deve ,a
Ester,se considera anche il modo in cui ne è venuto in
possesso. Tra
l’altro,Wilfred molto difficilmente confermerebbe
quello che,in
qualche modo,Ester gli ha estorto. Forse dovrebbe
rivolgersi
alla stampa. Alcuni giornalisti da quasi un decennio
cercano invano
di denunciare la corruzione del mondo politico,
la sua
commistione con quello finanziario. Ma con la sua
inesperienza
finirebbe forse per apparire solo come un gesto
impulsivo,che
porterebbe ,al massimo,a una nuova campagna
scandalistica
,presto dimenticata. E il giovane non vuole proprio
assistere a un
fuoco di paglia ,ha bisogno di constatare che il
suo sia un
impegno efficace. Deve prendersi una breve pausa
di
riflessione.
Sembra che a Lisa interessi molto precisare bene
i tratti del suo complesso personaggio.
Riprende perciò subito
la parola
per sottolineare come cominci a riaffiorare la razionalità
e il
pragmatismo di Eugenio
Ferruccio.Sottolinea come adesso
sia ben consapevole dell’urgenza di
recuperare tutto l’autocontrollo
possibile. Da tale vistosa constatazione deriva la decisione di
prendersi
una
pausa, sia pur breve,prima di
costruire un piano realistico di
interventi. Comincia
anche a emergere come nel suo universo di
valori l’amore per Ester,per quanto
appassionato,non metta affatto
in ombra il sentimento di forte patriottismo
che sembra nutrire la
sua vita in modo dominante.
Cap.16/Sedicesima veglia.
Riflessioni,dubbi,perplessità
dopo l’incontro di E.F. col generale.
Ci voleva
proprio;con quest’annuncio di primavera
Nicola,al rientro da
un viaggio di lavoro a Napoli, non ha dimenticato
la
meravigliosa pastiera che ora stiamo condividendo in allegria.
Anche Lisa tarda un poco a cominciare il
racconto:
- Speravo che la notte avesse portato
consiglio. Non
sono riuscito a chiudere occhio a forza di
meditazioni per trovare
la soluzione opportuna . Solo il futuro
dirà se ho fatto una scelta
risolutiva. Certo è che io ho creduto di
non avere alternative più
credibili;ma ora non ne sono più tanto
sicuro. Mi sono appena
incontrato con il mio generale. E’ persona
d’esperienza,con
molte
relazioni,energico e autorevole. Gli ho raccontato la mia
disavventura -omettendo con cura alcuni dettagli della
cui
conoscenza e
,soprattutto, delle maniere usate per venirne in
possesso,non posso andar fiero –per farmi
consigliare sulle
iniziative da
prendere .Mi ha accolto,all’inizio,quasi affabilmente,
dopo avermi
concesso in modo molto tempestivo
l’udienza richiesta.
Appena ho accennato alle ragioni
dell’urgenza dell’incontro,
mi è sembrato
molto interessato,quasi coinvolto,se penso
al
suo tratto
,solitamente distaccato e distante. Mi ha fatto anche
domande abbastanza precise,come se il problema
gli fosse
familiare. Via
via che procedevo nel racconto ,una certa inquietudine ,
una forma
strana di irrequietezza si sono impadronite visibilmente di
lui. Alle mie sollecitazioni per sapere quale
azione fosse possibile
intraprendere con maggiori possibilità di successo,ha
cominciato a
tergiversare,riprendendo analisi già superate ,riformulando
ipotesi,
ribaltando interpretazioni su cui ,peraltro,in precedenza si era già
detto
d’accordo. Mi ha confuso soprattutto
il suo congedo. Il suo
proverbiale
decisionismo,per me ha saputo trasformarsi addirittura
in attendismo. Alla fine non ha
saputo consigliarmi altro,e con
insistenza ,che un’ulteriore riflessione
comune più approfondita
fosse condotta nella speranza di poter
disporre,in un secondo tempo,
di elementi
più chiari e che qualche prova potesse
venire alla luce.
Il suo discorso mi ha completamente
spiazzato Mi aspettavo tutt’altra
sintonia
nella mia ricerca di verità e giustizia. Come al solito mi sono
comportato da ingenuo e sono stato ancora troppo
precipitoso. In realtà
la mia conoscenza del generale non è che
per sentito dire ,formale e
superficiale. Avrei dovuto consultarmi prima con
Gualtiero di
Montechiaro,che è un amico e che ,in
quanto suo assistente e
collaboratore
da anni ,sa di lui come soldato e come uomo. Il lavoro
quotidiano al suo fianco gli ha offerto
l’opportunità di familiarizzare
in modo discreto,quasi intimo.
E’ Nicola che interviene per primo:
- Anche l’esercito era coinvolto con i “problemi” della
Banca Romana?
- Mi dispiace – risponde Lisa – ma dovrai aver pazienza e
aspettare le
prossime veglie durante le quali ,credo,troverai le risposte .
E se il
racconto non dovesse bastare,resto a
tua completa disposizione
per ogni
approfondimento o anche semplice
precisazione.
Cap.17/Diciassettesima veglia.
L’inaugurazione del Palazzaccio
e l’incontro delle amiche con E.F.
Ormai è primavera decisa e
possiamo dedicarci
ad altre
golosità:un tiramisù,per cominciare. Anche Lisa
avrà così meglio predisposto la sua voce per
raccontare:
- Alla cerimonia di inaugurazione di un corpo di quello
che sarà il
mastodontico e magniloquente Palazzo di Giustizia
presenziano le
più prestigiose autorità a
partire dalla coppia
regale e le
autorità di più elevata rappresentanza
del potere
politico e
militare,dell’economia e anche della
magistratura.
Il presidente della
Suprema Corte sta già parlando:
- … Mi
permettano,lorsignori - prima
di entrare nel vivo delle
orazioni,intese
a esprimere il nostro orgoglioso plauso simbolico
al compimento di parte della maestosa sede,che degnamente
rappresenterà la risposta alla domanda del
Sommo Bene Giustizia ,
che il nostro
giovane Stato vigoroso si prefigge
come fulgido,
primario
obiettivo – mi permettano di rivolgere
il mio saluto e il
mio ringraziamento di suddito devoto al
nostro Re beneamato,
al cui sguardo
vigile aspetto alcuno può sfuggire del Bene Pubblico
e Privato …
Ester ,con Agata ,al seguito
del padre,scorge Eugenio
Ferruccio in lontananza e gli si fa
incontro festosa. Il giovane
ufficiale vede
ora le fanciulle sotto un luce del tutto nuova,
ma spera di
mantenere il controllo. Pensa di trincerarsi dietro un
atteggiamento
abbastanza formale e distaccato che il ruolo e il
contesto contribuiscono a giustificare .
Il luogo e l’occasione
escludono la
presenza di Wilfred; un particolare che gli è d’aiuto.
- E’ fondamentale – si confessa – mantenere nervi saldi per
riuscire a percepire eventuali segnali sulla scomparsa del
diario
e su tutto l’”affaire”,senza tradire smarrimenti di sorta.
- Sono infinitamente lieto,mie care,di
avere l’onore della vostra
compagnia. Qual buon vento vi ha condotto
in questo consesso,
nobile sì,ma
poco adatto all’intrattenimento che meriterebbero le
vostre graziose persone?-risponde
Eugenio Ferruccio allo
slancio di
lei. - La speranza di incontrarti:dopo
la mia festa,
da parte
tua,silenzio totale. Quindi,contro
ogni tradizione,
è toccato a me
prendere l’iniziativa!-risponde piccata Ester.
- Temevamo di
averti offeso in qualche modo,sia pure senza
rendercene conto …- insinua Agatina,che
non ha dimenticato
lo strano
comportamento del giovane,soltanto qualche sera prima .
- E’ così?- conclude diretta. - Sono
davvero imperdonabile, vi
imploro di
scusare la mia trascuratezza,non
cerco giustificazioni,
ma sono stato
assillato da impegni pressanti in
caserma … -
improvvisa ipocritamente il giovane. - Come
in questo caso! -
ribatte ironica Ester. - In un certo senso
sì,sono qui per servizio,
ma non ufficialmente ,non posso dirvi di
più.- mente Eugenio,
pensando di provocare un trasalimento,un
dubbio,per lui
significativi. Poi si
blocca,considerando che non è
troppo
prudente spingersi oltre. Una conversazione enigmatica
potrebbe destare interessi per ora
apparentemente sopiti e
suggerire alle fanciulle indizi troppo
compromettenti per
il
giovane. Il dialogo diviene allora
così leggero che nulla può
aggiungere. Un
esercizio vuoto di senso ,che ,in qualche modo
arcano,si accorda con i frammenti dei discorsi
ufficiali,che
dallo
sfondo,affiorano a tratti .I valori proclamati in modo
gonfio e
ampolloso risuonano falsi in modo
evidente . Sono
peraltro,proprio
quelli cui Eugenio sinceramente ha
legato
la propria
vita. Il paradosso risiede nel fatto
che per difenderli
debba,proprio lui,ricorrere allo stesso
linguaggio,espressione
di
comportamenti tanto insinceri. Quasi l’avallo dell’idea che
l’ipocrisia calcolata sia lo specchio dei tempi,nel pubblico
come nel privato e gli eloqui ne siano un segno, come dire ,
eloquente.
E’ a questo punto della
serata che Nicola guarda
Lisa
con un’aria complice e arguta e
le si rivolge così:
- Se non hai
intenzione di rivelare dettagli della personalità
o del comportamento del giovane ,per così
dire,in corso d’opera,
potresti
almeno raccontarci la storia del Palazzo di Giustizia
di questa
città;in questo modo non solo Isabelita
acquisirebbe
informazioni
utili per prendere confidenza poco a poco con
la città dove
da poco è venuta ad abitare,ma noi tutti ci
rinfrescheremmo
le idee anche sullo stato dei
terreni
alluvionali
del Tevere che costituiscono,si fa per dire,
con un
ossimoro, lo zoccolo friabile che il quartiere
fornisce ai
palazzi sui quali abitiamo.
Lisa sembra
rapidamente consultare Eva con
un’occhiata esitante
– infatti loro due sanno bene,in quanto
vicine di casa, condomine nel palazzetto
dei Prati di Castello
quanto la fragilità della geologia del quartiere,cresciuto
sulle
sabbie
alluvionali del fiume inciderà in seguito sulla vita del
palazzetto come su quella del Palazzaccio
di cui ora dovrà
anche parlare
– per poi procedere
spedita nelle informazioni.
che
ha evidentemente raccolto con la solita meticolosa pignoleria,
di cui ora dovrà anche
parlare – per poi procedere spedita nelle
informazioni :
-
Eccovi,amici miei,la storia del nostro
Palazzo di Giustizia:
-
Nella capitale,da sempre,
quasi tutti siamo abituati a
chiamarlo Il ( o “Er”, secondo il tipo e il grado di romanità)
Palazzaccio, con quel familiare soprannome sprezzante i
romani, poco convinti,vogliono
strapazzarlo,per il suo aspetto,
ma anche per la sua funzione .Le sue dimensioni inconsuete,
le decorazioni
baroccheggianti esagerate,la funzione
dell'edificio nonché la sua stessa laboriosa costruzione
non indenne da sospetti di corruzione (che portarono
nel 1912 a un'inchiesta parlamentare)resero quel soprannome
resistente nel tempo,tanto che gli resta tuttora appiccicato. Una
denominazione popolare spontanea che continua a esprimere
certamente anche lo
scetticismo sulla sua architettura,pur
così
espressiva,con la forza di quell’immaginario che proprio
quell’edificio possiede. Una delle architetture più simboliche
(e visibili!) della città divenuta capitale dopo il 1870.
L’idea e la necessità di un nuovo Palazzo
di Giustizia a Roma,
nasce già nel 1879 proprio da Giuseppe Zanardelli,allora
Ministro dei Lavori Pubblici nel governo
Depretis. Il concorso
per la realizzazione del Palazzo di
Giustizia è bandito già
nel 1883, in contemporanea con la
competizione per la
costruzione del Vittoriano, ma è soltanto con l’ultimo concorso
del 1887,
decretato dallo stesso
Zanardelli, che sono dettati
ai finalisti gli obiettivi architettonici
imprescindibili da conseguire
nel
progetto finale: una corte
centrale scoperta, una massa
digradante, ampi spazi per gli uffici
amministrativi. “È necessario
–
sostiene Zanardelli nella Relazione sull’approvazione del
progetto - consigliare il
carattere,direi quasi monumentale,
del Palazzo, un aspetto grandioso e
severo, come si conviene
al tempio della giustizia”. Il progetto
‘imponente’ fu affidato
all’ingegnere ed architetto perugino
Guglielmo Calderini e
la posa
della prima pietra avvenne
nel 1888. L’imponente
cantiere di 27.000 metri quadrati era
stato collocato tra
Castel Sant’Angelo e la Basilica di San
Pietro dove, per oltre
vent’anni maestranze diverse
realizzarono sculture, medaglioni
e fregi che popolano l’intero Palazzo, una sorta di
museo della
scultura italiana di fine ‘800. I
lavori di costruzione non poterono
dunque che andare per le lunghe,anche a causa delle
grandi e
ininterrotte polemiche e critiche che
accompagnarono l'edificio
fin
dai primi anni della sua edificazione e che portarono fino
all'esonero del Calderini dalla
direzione dei lavori:
l'inaugurazione avvenne soltanto ben 22 anni dopo, il 9
novembre 1910. Il palazzo appare interamente
rivestito
in travertino, ma in verità ne è solo rivestito perché la sua
struttura è in cemento armato, una
tecnica di costruzione
che
allora fu uno dei primi esempi in
Europa. La zona di Prati
di Castello, occupata sin dal Rinascimento da
vigne e sporadici
edifici prospicienti il Tevere, era
rimasta quasi intatta fino
agli ultimi anni del XIX secolo, con le sue caratteristiche di
paesaggio fluviale in cui si ergevano le
grandi costruzioni di
San Pietro, del Vaticano e di Castel
Sant'Angelo. In seguito
alla demolizione delle fortificazioni
medioevali del "Castello"
e alla conseguente sistemazione degli
argini del Tevere, nel
1889 erano iniziati i lavori per la
costruzione del ponte
Umberto I e successivamente anche quelli
per l’edificazione
del Palazzo di Giustizia. Il Comune aveva proprio
a questo fine
acquisito
un'area militare al di fuori degli spalti di Castel Sant'Angelo
ed espropriato e demolito alcuni edifici di proprietà
privata.
Tuttavia
la natura alluvionale del
terreno sul quale insiste l'edificio,
richiese
imponenti lavori per la costruzione di una grande platea
di calcestruzzo a sostegno
delle fondamenta. Durante i lavori
di
scavo per le fondazioni
vennero alla luce diversi
reperti archeologici,
fra i quali alcuni sarcofagi con
relativo corredo funerario. In uno di
questi fu rinvenuta,
accanto allo scheletro di una
giovane donna,
Crepereia Tryphaena, una bambola d’avorio
di pregiata fattura e
snodabile in alcune
articolazioni, che fu trasferita nell' Antiquarium
comunale. Ora è
conservata nei caveaux dei Musei Capitolini di Roma.
Nonostante la robusta piattaforma,
problemi di instabilità sorsero
anche dopo il
completamento del Palazzo, finché distacchi e cedimenti
richiesero imponenti lavori di restauro che iniziarono negli
anni ’70
del ‘900. Dopo un lungo
e radicale intervento oggi è tornato a ospitare
la Corte Suprema di Cassazione, la sede per la quale era stato costruito.
Il tanto,sia pur bonariamente bistrattato Palazzaccio - che resta
in ogni
modo un' architettura di particolare interesse – a poco più d’un secolo
di distanza ben racconta con le
sue forme ridondanti di un'Italia molto
aulica e abbondantemente
carducciana , che si compiace nel gusto
dominante, ma comunque una nazione molto giovane che tentava di
darsi un linguaggio formale .L'edificio,
imponente e monumentale,
caratterizzato da forme
pesanti non più riferibili ad un preciso periodo
storico, costituisce un
punto di arrivo dell'eclettismo romano dell'epoca,
che aveva l’obiettivo ambizioso di creare uno stile
rappresentativo
dell'intera cultura
espressiva nazionale. Il palazzo è
rettangolare, dalla
struttura decisamente massiccia,dotata di un arco centrale
spropositato
nella facciata che guarda il Tevere, sulla facciata
posteriore di Piazza Cavour
una quadriga bronzea sormonta la
facciata, dotata anch’essa di un arco
sospeso
a cui si accede per mezzo di
una scalinata. Alla pesante
monumentalità esterna dell'edificio
corrisponde altrettanta grandiosità
rappresentativa dell'interno, con i suoi ampi cortili e porticati oltre al
numero esagerato di scaloni di rappresentanza
.Va sottolineato, tuttavia,
concludendo,che se
il palazzo avesse dovuto
rappresentare il nuovo
ordine che avrebbe riparato alle
ingiustizie del governo pontificio e i
romani, poco convinti, lo soprannominarono
"Palazzaccio"certo per il
suo aspetto ,ma soprattutto per la sua funzione, il progetto del
Palazzaccio
nella sua concezione laica della giustizia
segnò peraltro una svolta
nell’immagine ufficiale dello Stato,
passando dalle iniziali predilezioni
romantiche per ilmedioevo alla scelta della romanità e del
Rinascimento
come primari riferimenti estetici. Se nel 1898, a
lavori già molto avanzati,
fu bandito il concorso per la realizzazione
delle sculture decorative da
collocare in corrispondenza della facciata sul Tevere, quella parata
di
oratori e giureconsulti – per
esempio – sarebbe stata disposta per
riassumere la continuità storica
tra diritto romano e legislazione
contemporanea.
La storia del
Palazzo di Giustizia è conservata
all’interno
dell’edificio. E’ all’interno
dell’Archivio dell’Ufficio per la Manutenzione
del Palazzo che sono custoditi le migliaia di progetti e disegni originali,
libretti con le raccolte puntigliosamente
minuziose delle misure e un raro
fondo fotografico.
Cap.18/Diciottesima veglia. E.F.
incontra l’amico fidato al Caffè Greco
Un bel
tartufo al cioccolato con panna in onore
dell’antico caffè dove
il personaggio di Lisa incontrerà
il suo amico:
- Eugenio Ferruccio sceglie con cura un tavolo
appartato al caffè
Greco,in ansiosa attesa dell’amico Gualtiero
di Montechiaro
-aiutante del generale- delle sue confidenze
chiarificatrici,dei
suoi consigli equilibrati.
Il via vai di
artisti e signore eleganti e sofisticate
sembra
sottolineare l’indifferenza
dell’ambiente alle esigenze
di discrezione del giovanotto,che,però,non
se ne avvede ,tanto
dominante è la sua
preoccupazione.
E’ da tanto che aspetta ,teme che l’amico possa
non venire .Infatti
ha già incontrato difficoltà a fissare tempo
e luogo dell’appuntamento
e non gli sono chiare le vere ragioni.
Non è ,però,nel
suo stile. Gualtiero è un giovane
schietto e disponibile;
la loro amicizia è antica e provata.
Ma eccolo
che arriva trafelato e impacciato ,che
scruta a destra e
a manca i gruppetti di avventori che discutono
ai tavoli animatamente.
Si siede e,subito,a voce appena percettibile,
passa a dire come,negli ultimi giorni,ogni
suo movimento sia stato
attentamente controllato e come sia stato
costretto ad attendere
la pausa del pranzo per evitare giustificazioni alla sua temporanea
assenza.
Eugenio Ferruccio
comincia a rendersi conto che il
noto
legame affettivo tra loro possa entrarci qualcosa e che il generale
voglia
evitare che le sue supposizioni
abbiano una circolazione sia
pure molto ristretta. Istintivamente
decide allora di aprirsi senza
filtro alcuno con il suo vecchio amico
.Solo così la sua reazione
potrà costituire per lui un
elemento di valutazione affidabile
e la consapevolezza dettagliata della situazione potrà permettere
a lui
la necessaria prudenza e ,eventualmente,la capacità di
difendersi. E infatti,arriva la reazione.
Come una staffilata .Irruenta
appassionata,cruda. Non riesce a
capire,il suo amico,come Eugenio
Ferruccio abbia potuto pensare di
muoversi,in un frangente tanto
delicato,senza alcuna
preparazione preliminare,senza informazioni
precise sulla persona eletta a
confidente e consigliere né sul contesto.
Una ingenuità imperdonabile se poi si
considera che il supporto sicuro
era a portata di mano. Adesso Gualtiero può rendersi conto
dello strano andamento degli ultimi giorni, finalmente è in
grado di
fare un po’ di chiarezza.
Il generale
è infatti da tempo obiettivo non
secondario di accuse ,fino a d ora
striscianti,da più parti,legate
alla corruttela che la speculazione
immobiliare ha comportato.
La vasta rete di conoscenze potenti ,di
cui può disporre,gli
ha permesso per il momento di non scoprire
pubblicamente
la sua scomoda posizione e di non fare trapelare informazioni
sulla concreta identità del
destinatario al di là di una
ristretta ,
ristrettissima cerchia. E’ evidente che
l’iniziativa improvvisa di
Eugenio Ferruccio è stata per lui una drammatica sorpresa ,
che lo ha obbligato a prendere tempo
per correre ai ripari e
precostituire difese blindate ad
evitare il dilagare dello scandalo.
A questo punto il
consiglio fraterno di Gualtiero è di
procedere con grande cautela ,perché
rischi e pericoli possono
arrivare da più parti ed essere di diverso tipo. Occorre
valutare
con molta lucidità tempi e modi degli
interventi. E’ necessario
non essere battuti né sugli uni né sugli
altri. E’ vitale non esserlo
sui tempi, perché tutto rischia di venir
messo ancora una volta a
tacere. Occorre scegliere con grande cura le modalità,sia in
relazione agli elementi disponibili,sia al
tasso di attendibilità degli
operatori ,cui affidare la gestione
efficace della questione.
Eugenio
Ferruccio è consapevole adesso degli errori
di ingenuità e di impulsività e anche delle difficoltà gravi cui va
incontro. Ma,allo stesso tempo,si sente
liberato dall’isolamento
in cui era venuto a trovarsi, sostenuto
da una collaborazione
convinta ,affiancato dalla natura
pragmatica ed esperta di
Gualtiero ,complementare alla sua ,che è
spesso spinta dalla
passione ideale e che ,da sola,lo espone
alla facile sconfitta .
Escono entrambi dall’antico
caffè più sereni,persuasi
che
è cosa saggia concedersi un tempo
limitato di riflessione per
organizzarsi per bene . La via de’
Condotti è adesso quasi diversa,
data l’ora. E i due amici si separano promettendosi
di rivedersi
al più presto per sferrare l’attacco.
Anche Gualtiero è d’accordo,
Non si può rinunziare all’azione.
Isabelita ha seguito il racconto con particolare curiosità
e attenzione,ma Lisa non è del tutto sicura che a coinvolgerla sia
stato proprio l’intrigo affaristico e la corruttela che
tanto preoccupano
Eugenio Ferruccio. E infatti subito dopo
la conclusione del racconto si
sente
chiedere sollecita:
- Poiché dobbiamo avere pazienza per farti domande
sui personaggi più tardi ,potrei conoscere la
storia dell’antico Caffè Greco
fin dalle
origini,stasera?
E Lisa si impegna subito per
soddisfarla:
- E’ un privilegio poter stare seduto al
caffè tutto il giorno e
anche la notte,in mezzo a
gente di ogni ceto. E’ l’unico luogo dove il
conversare forgia la realtà,dove nascono piani
giganteschi,sogni
utopici e congiure anarchiche ,senza che si debba
lasciar la propria
sedia”,ripeteva spesso mio padre , citando
Montesquieu.
I caffè letterari hanno
caratterizzato la vita intellettuale della gran
|
parte delle città
del Vecchio Continente per
alcuni secoli; in particolare la
vita di caffè ha riscosso una particolare
fortuna nella seconda metà dell‘’800.
Davanti alle tazzine fumanti di quella
bevanda profumata si sono
intrecciate dispute filosofiche e
artistiche,sono stati redatti manifesti
politici e letterari,sono state anche
intraprese azioni di lotta,si sono
organizzate
proteste. Non è poi un paradosso affermare che ogni pagina
di storia letteraria o artistica
dell’’800 la si è composta in un
caffè.
Il Caffè Greco è tra i più vecchi d’Europa,secondo solo
al Florian
di Venezia
in Italia,quanto a popolarità ha una storia ricca quanto il
Procope
di Paris.Come nel
resto dell’Europa di quel tempo il Caffè Greco
finisce per essere il luogo
deputato che contribuisce a mettere
in contatto
l’abituale frequentatore con quella
cultura europea che avrebbe dovuto
cementarsi ,pur mantenendo la sua ricca dialettica interna,prima
della
nascita e
dell’affermazione,meno critica e
,soprattutto,meno dialettica ,
delle reti mediatiche prima e successivamente informatiche dei nostri
tempi. Il più noto caffè letterario della capitale è dunque il Caffè Greco ,
in via Condotti,poco lontano da piazza
di Spagna. E’ anche il più antico
nonché il più vitale,perché è
tuttora attivo. Nasce nel
1760,secondo
un documento
col nome del gestore e probabilmente proprietario,
un certo "Nicola
di Maddalena caffettiere, levantino" (e questo
spiegherebbe perché si chiama Greco),che si trova nello Stato
delle Anime della parrocchia di San Lorenzo in Lucina,conservato
nell’Archivio del Vicariato.
La prima sicura testimonianza sulle origini
di questo luogo privilegiato dalla storia viene attribuita a Pierre
Prudhon,che ne fa menzione in una sua lettera personale a Cesare
Pascarella. Ma forse già esisteva da qualche tempo. Sarebbe stato
infatti quel "Caffè di strada Condotta"
citato nel 1743 nientemeno
che da Giacomo Casanova . Sembra certo
in effetti che tra i clienti
famosi del locale, ci
sia stato Giacomo Casanova, ancora
un giovane
abate al servizio del cardinale
Acquaviva,che un giorno , trovatosi
a passeggiare per la Strada Condotta,il nome precedente di via
dei Condotti,fu
chiamato dal cardinale Gama, seduto ad un tavolo
del caffè
con altri abati,che lo invitò a fare loro compagnia. Si
intrattennero scambiandosi storie e racconti con toni e contenuti
poco
coerenti col loro abito. In questa circostanza si racconta che
Casanova scambiasse per una donna vestita da uomo
Giuseppe
Ricciarelli anche conosciuto come Beppino della Mammana. Lo
disse al Gama il quale ridendo affermò che Beppino era un famoso
castrato dopodiché glielo presentò raccontando l’equivoco in
cui
Casanova era caduto. A questo punto pare
che il nuovo arrivato si
sia persino proposto al già celebre personaggio. Numerosi infatti
sono anche gli aneddoti che circolano intorno al Caffè
Greco. Si
racconta, ad esempio, una storia anche a proposito di Henri Beyle
più noto con lo pseudonimo di Stendhal,
che ne varcò la soglia nientemeno
che
per cercarvi il suo sosia. Perché
qualche tempo prima lo scrittore
francese a Terni era stato scambiato per
il pittore Stefano Forby, e per
questo era stato trattato con particolarissima cortesia. Stendhal aveva
cercato di chiarire l’equivoco,senza però riuscirci:somigliava
troppo. Lo
scrittore
essendo allora venuto a sapere
che il suo incredibile sosia era
un
frequentatore abituale della
famosa caffetteria vi si era recato,
curioso di poterlo incontrare. Quando però
era riuscito a vederlo
era stato molto deluso per averlo
trovato tanto brutto.
Tra i clienti celebri di quell’Antico
Caffè c’è stato anche Liszt che
veniva
a Roma tutti gli anni ed era ospite nei
migliori salotti. Anche su di lui
l’inevitabile aneddoto relativo ad una principessa che lo aveva invitato
ad un pranzo. La nobildonna sembra avesse
chiesto a Liszt di suonare
qualcosa. Al compositore quella richiesta deve essere
parsa alquanto
indelicata ,così ,dopo
essersi seduto al piano e aver suonato un paio di
accordisi alza per dire: “Madame, le diner est payé” (“Signora, la cena
è pagata”) e, senza
voltarsi indietro, si era allontanato rigido dalla sala
e dal
palazzo. Proprio su un tavolino del Caffè Greco lo
scrittore russo
Nikolaj Gogol’ scrisse gran parte delle Anime
Morte. Nello stesso locale
si recava spesso anche Schopenhauer portando
sempre con sé un barboncino
bianco che chiamava Atma (anima
del mondo). E’ lì che rischiò di essere
aggredito da un gruppo di pittori tedeschi detti i Nazareni, per
avere
insultato la Germania: lui
infatti la considerava la
nazione più stupida
della Terra, l’unica superiorità che era disposto a riconoscerle
era quella
di poter fare a meno
della religione. Alnostro caffè allora era
facile incontrarci
il principe Ludwig di Baviera e quel gruppo di pittori da lui protetti,con
Friederich Overbeck, i Nazareni,appunto, Giulio Aristide Sartorio, Berthel
Thorvaldsen, Horace e Charles Vernet.
Nella ricca e
curiosa documentazione
che il Caffè conserva tra le sue memorie una lettera del
1910, scritta dal conte
Ludovico Pecci, nipote di papa Leone XIII, nella quale si dice che
il pontefice
da giovane era stato un assiduo
frequentatore del locale. Da lì deriva la leggenda
per cui se un cardinale si fosse seduto ad un tavolo del
Caffè Greco
sarebbe diventato papa. I gestori del Caffè quindi
chiesero e anche
ottennero una rara foto del futuro pontefice,di quando non era ancora
neanche sacerdote, ma delegato
apostolico a Benevento. La foto e la
lettera relative al papa si trovano di
lato a una foto e a una lettera relative
a Liszt.
Tra Seicento e Settecento proprio
il caffè, aprì
le porte all’arte, alla
letteratura e anche al teatro. Le botteghe del caffè
erano mescite di bevande fumanti ,ma
accoglievano anche spettacoli.
Insomma c’era anche spazio per compagnie
teatrali come per fervidi
ingegni.
La speculazione utilizzata dal proprietario che fece la
fortuna anche economica del Caffè Greco fu originale: sempre vero caffè,
volle usare senza mai
mischiarlo con ceci, cicoria o altri elementi ,ma lo
offrì ai suoi ospiti in tazzine piccole, come quelle di oggi,a
prezzo doppio.
Sei anni dopo la sua apertura
nacque il periodico “Il Caffè” e i giornali divennero
presenza fissa nelle sale di
questa “bottega”. Tradizione mantenuta nei secoli,tra
l’altro,quasi ovunque,in
particolare nei paesi di tradizione austro-ungarica.
Renato Guttuso ci ha lasciato
un suo gradevole ricordo
sul
Vecchio Caffè:”Un luogo di Roma a cui tutti
siamo in qualche modo
affezionati, mi ricordo le sere con
Palazzeschi, De Pisis, dopo cena: allora
si
andava sempre dopo cena, nel 1937-38; ci andava anche Moravia poi
ad una certa
ora, verso le undici. [...] In questo quadro c'è un elemento
catalizzatore, Giorgio de Chirico, che abitava lì
vicino ,di lato alla scalinata
di Trinità dei Monti, anche se il fascino del luogo
nasce anche dalla gente
che ci è passata, da Buffalo Bill a Gabriele d'Annunzio"
La clientela
nel tempo diventa sempre più internazionale
e sempre più variata: agli inizi diventa
il luogo d’incontro preferito di
artisti e intellettuali tedeschi che
lavorano in Italia.Lo documentano schizzi
e ritratti a matita eseguiti da Carl
Philipp Fohr- conservati a Heidelberg e a
Francoforte –in preparazione di un
quadro mai realizzato a causa della morte
dell'artista,annegato nel Tevere.
Ambientati nel Caffè Greco,raffigurano tra
gli altri il tirolese Joseph Anton
Koch, il poeta J.M. Friedrich Rückert,
Theodor Rehbenitz, Peter Cornelius, J.F. Overbeck che gioca a scacchi
con Philipp Veit, e J.N. Schaller. Tra gli altri
frequentatori era anche Ernst
Theodor Hoffmann.
Diventato dunque famoso per i primi tedeschi, che avevano cominciato
a frequentarlo nel 1779,anche Wolfgang Goethe e i suoi
amici Johann
Wilhelm Tischbein, Karl Philipp
Moritz e Jakob Wilhelm Heinse stanno
sempre lì, al punto che Heinse
propone di chiamarlo "Caffè Tedesco".
Ma ben presto un altro carattere
evidente di questo luogo d’incontri
di personalità dell’arte e della
cultura che emerge,come già accennato,
è il cosmopolitismo. Ma anche i
patrioti del nostro Risorgimento ,come
Silvio
Pellico,sono suoi affezionati frequentatori. La caffetteria è famosa
anche per tanti altri importanti intellettuali che lo hanno
frequentato nel
corso degli anni come Massimo
D’Azeglio, Richard Wagner, Edvard
Grieg
e molti altri ancora. E si possono aggiungere
altri letterati e filosofi tra cui
Hans Christian Andersen,Anselm Feuerbach,George Byron, René d
Chateaubriand,Ennio Flaiano,Nathaniel Hawthorne, Henry
James, Giacomo
Leopardi, Adam Mickiewicz,Sandro Penna, Percy B.
Shelley,Hippolyte
Tayne, Mark Twain. Scultori e pittori come Antonio
Canova, Jean Baptiste
Corot,Hippolyte Delaroche, Jean A.Ingres, e, agli
inizi dell'Ottocento,alcuni
pittori hanno
lasciato il segno della loro presenza nei numerosissimi quadri che decorano
le pareti delle sale interne,trasformate
in una piccola pinacoteca:tra i tanti,
Ippolito Caffi,Vincenzo Camuccini,Franz Ludwig
Catel,Jakob Philipp Hackert,
Angelica Kauffmann, Antonio Mancini. L'Antico Caffè Greco di Roma, con
oltre
300
opere esposte nelle sale,
rappresenta infatti la più grande
galleria d'arte
privata aperta al pubblico esistente al mondo. Ai musicisti già citati
possono
essere aggiunti i nomi di Hector
Berlioz, George Bizet, Jacob Mendelssohn,
Gioacchino Rossini,Giovanni Sgambati,
Arturo Toscanini. Tra i clienti bisogna
annoverare anche Orson Welles (e molti altri … è davvero impossibile ,sia
pure alla rinfusa,ricordarli proprio tutti!).
Oltre all'origine storica, il caffè deve dunque la sua notorietà
ai molti frequentatori famosi nel corso degli anni; è stato per
molto tempo,
e
in parte lo è tuttora, un ritrovo di scrittori e artisti. Vi si riunisce,
ogni
primo mercoledì del mese,il "Gruppo
dei Romanisti",antico cenacolo
di studiosi
e accademici,cultori in particolare
della città di Roma. Dal 1940 i loro
lavori
sono raccolti nel volume "Strenna
dei Romanisti", pubblicato ogni anno in
occasione del Natale dell'Urbe (21
aprile).
Dal 1953 il Caffè
Greco per aver conservato tuttora il
suo aspetto
ottocentesco è infatti sottoposto a "vincolo"
da parte dello Stato perché:
"più volte abbellito con decorazioni
e cimeli di interesse storico ed artistico,
costituisce oggi un vario e pregevole
esempio di pubblico ritrovo sviluppatosi,
attraverso più di due secoli di vita, per
la ininterrotta consuetudine da
parte
di artisti di ogni paese di frequentare
le sue ospitali e raccolte salette, avendo
rappresentato in Roma, per più di
duecento anni, un centro di vita
artistica
universalmente noto".
Cap.19/Diciannovesima veglia. Qualcosa
si muove e E.F. spera
che la sua denuncia serva a qualcosa.
Una bella coppa di
gelato ai pistacchi di Bronte e poi
siamo
pronti per il racconto che si avvia alla conclusione temporanea
per l’interruzione del
ciclo delle veglie:
- Finalmente la svolta!Hanno discusso per
giorni. Questa
volta con Gualtiero Eugenio Ferruccio ha valutato
meticolosamente
vantaggi e punti deboli delle diverse
soluzioni possibili. Poi la scelta
e
la decisione. Gualtiero gli ha fatto incontrare un noto giornalista
economico ed è da lui che ha avuto la
spinta alla risoluzione definitiva.
Lui ha le prove! Ha messo le mani sulla
relazione stilata nell’’89 dal
senatore Alvisi
e dal funzionario del Tesoro Biagini,a conclusione d
un’inchiesta su alcune banche italiane,tra cui la
Banca Romana,che il
parlamentare non era però riuscito a leggere in
Parlamento per le
incessanti interruzioni subite. Successivamente era stata
insabbiata
per il coinvolgimento di
politici importanti. La denuncia di Eugenio
Ferruccio è servita a
rafforzare in lui la
convinzione che è tempo di
agire. I coinvolgimenti si vanno moltiplicando. Bisogna far
esplodere
lo scandalo,perché l’economia è già troppo pericolosamente
a rischio
e rinviare l’intervento potrebbe avere conseguenze
ancor più catastrofiche.
E’ persona navigata,che conosce l’ambiente e pensa
di aver
individuato un deputato,che potrebbe essere disponibile a
collaborare,e determinato. Non ha
rivelato il suo nome .Lo farà solo
quando
lo avrà incontrato e avrà ottenuto il suo coinvolgimento sicuro.
Mentre Eugenio Ferruccio tornava in
caserma ed era tutto eccitato per
l’esito insperato dell’incontro,nei
pressi del mercato di piazza dell’Unità,
ha intravisto Ester. E’ molto imbarazzato nei suoi
confronti,naturalmente.
Non sa bene come comportarsi. Avrà
scoperto che il diario è sparito?Avrà
qualche sospetto? Avrà pensato a
uno smarrimento o a un furto? Come?
Da parte di chi?E’ in grave difficoltà
per il suo comportamento sleale e
ipocrita. Si è tuttavia avvicinato e si
è sentito in dovere di giustificare i
suoi silenzi ,accampando il solito
pretesto del lavoro assillante. Ma lei
non
ha reagito,era irriconoscibile,si aggirava tra i banchi senza uno scopo
apparente, con la testa altrove .Il
giovane non ha trovato il coraggio di
affrontare con franchezza la complessa situazione che si
è venuta a
creare tra loro. Si è allora congedato frettolosamente.
E’ Nicola a intervenire per
chiedere a Lisa se stasera
ha
lavorato come sempre di fantasia oppure se si è limitata a
fare
informazione di
cronaca .La risposta è limpida e netta:
-
E’ pura cronaca del primo grande scandalo del giovane Stato
italiano,che
arriverà a coinvolgere anche
Giolitti nel primo decennio
del nuovo secolo.
Cap.20/Ventesima veglia. La
relazione del deputato Colajanni al Parlamento.
Stasera è Lisa che fa prevalere le sue
preferenze
nella scelta
del gusto del gelato:zabaione e panna .Poi è pronta
per cominciare
a narrare:
-
Il gran giorno è arrivato. In
piedi ,solenne, il deputato
Colajanni sta per leggere in aula la relazione ,deciso ad arrivare
fino
in fondo.
Questa volta ,lui,non si farà interrompere.
La tribuna per il
pubblico,da dove Eugenio Ferruccio
assiste con
grande emozione all’evento,è gremita e si respira aria
di evento
storico. Accanto alle signore
eleganti siedono anche
l’ambasciatore e alcuni giornalisti
francesi. L’anno scorso la stampa
italiana si è
occupata a lungo dello scandalo del Canale di Suez,in cui
era coinvolto il governo d’oltralpe:ora
sono lì,e sembrano poter
assaporare la rivincita. Il deputato ha un tono
determinato e tagliente.
Presto è
evidente che è stato anche assennato:ha purgato il dossier
dei nomi eccellenti .Lo scandalo sarà
comunque inevitabile.
E’ ancora una volta
Nicola che sembra
particolarmente
coinvolto dal côté politico-giuridico-economico perché chiede :
- Ma la matrice di questo personaggio
è storica o di fantasia?
Ed
è Eva che questa volta interviene prontamente
con spirito patriottico:
- Tutto vero, frutto della fedele
ricerca sulla
stampa
dell’epoca per filo e per segno,senza arricchimenti
né omissioni.
Cap.21/Ventunesima veglia. E.F. oscilla tra la soddisfazione dei
risultati ottenuti sul
versante politico
e l’amara insicurezza che gli procura l’ambiguo atteggiamento con
Ester .
Siamo ormai nel
pieno della bella stagione:
è piacevole
riempire le coppe di macedonia di frutta assortita,
stasera al
rum. L’ascolto può aver inizio:
-
Alla fine la giustizia ha dovuto mettersi in moto.
Nello studio
del Governatore una perquisizione ha
portato
al sequestro di molti documenti
compromettenti; ma ,
all’indomani,molti di loro erano spariti e
i legami più scottanti tra
i politici e la Banca non sono più dimostrabili con
evidenza. ma ,
nonostante le complicità e i complotti ,il
dibattito parlamentare
sulla sentenza
ha costretto il primo ministro Giolitti alle dimissioni.
Eugenio
Ferruccio è disorientato .Dovrebbe essere
soddisfatto per aver ottenuto
chiarezza,anche se non ancora giustizia.
E’ quello che
in gran parte ha perseguito. Ma
quello che è venuto alla
luce è una realtà così devastante e inaspettata da non riuscire a farlo
gioire del risultato raggiunto. Una
situazione deprimente che non
è
aiutata dai
suoi problemi con Ester,che non riesce ancora ad affrontare.
Ha lasciato passare senza un gesto,senza una
parola,tutte le feste di
fine e d’inizio d’anno; ma i
continui,dissennati rinvii non
fanno che
moltiplicare il suo malessere. Il loro
legame era tutt’altro che consolidato,
ma è pur vero
che non si può troncare così una relazione anche appena
accennata senza un tentativo di
spiegazione,di chiarimento, negati
perfino a se stesso.
Quando
ha assistito al dibattito alla Camera gli
era sembrato di intravederla fra le signore
eleganti della tribuna. Ha
profittato del fatto che erano distanti e
ha evitato vilmente l’incontro,
guardandosi bene dall’approfondire. Da allora più nessun contatto.
Per la
verità,neanche lei si è fatta sentire né vedere. Sarà confusa,
amareggiata,preoccupata
dai contraccolpi che è dato sapere e non solo.
Eugenio Ferruccio deve trovare l’energia
per risolvere anche questo
problema,assolutamente,in qualunque modo.
E’ Isabelita che ci dà sorridente la bella notizia. Con
Nicola
stanno per concedersi un lungo viaggio che ,partendo da Cuba,
coprirà con
più tappe alcuni paesi dell’America Latina,per incontrare
di nuovo parenti,amici e conoscenti. Sarà
un viaggio che li terrà lontani
da casa
qualche mese. Ne è molto contenta. Ha un solo rammarico:
l’inevitabile
interruzione delle veglie che hanno scaldato le sere invernali
in modo piacevole,ci hanno avvicinato in
amicizia e le hanno aperto
una finestra
su un popolo,un paese e la sua storia recente su cui dovrà
lavorare
ancora ,ma lo potrà fare molto più volentieri. Peccato davvero
non
poter continuare. Eva ha subito una delle sue
reazioni
generose:
- Sono contenta per voi e quasi vi
invidio!Per l’interruzione
delle veglie,non devi preoccuparti. Se ti è sembrata un’iniziativa
piacevole e
anche utile, possiamo tentare un’alternativa. Mentre
sarete lontani
Lisa e io proveremo a continuare il racconto fino ad
oggi,
percorrendo tutto il Novecento e oltre, per iscritto .E,lo speriamo
davvero,sarà il nostro regalo di
“benvenuto” al vostro ritorno.
Cap.22/Ventiduesima veglia. L’invito
all’Opera.
La macedonia di
stasera è alla vodka. Ma tutti abbiamo
mantenuto un’ottima concentrazione per ben
seguire l’avvio alla
temporanea conclusione della vicenda. Lisa comincia a raccontare:
-
Una serata all’Opera, insieme. Eccola finalmente la scelta! Ha
pensato che andrà a prendere Ester in fiacre,per
accompagnarla al
teatro
Costanzi ,dove assisteranno alla rappresentazione del Nabucco,
per passare l’ultima
serata insieme in un contesto da ricordare,che
sappia attenuare il dolore di entrambi per
l’inevitabile separazione e
che,ad un
tempo,offra suggestioni capaci di favorire la comprensione
delle
convinzioni di Eugenio Ferruccio.Ha già fissato il noleggio della
vettura.
“Aver trovato finalmente
il coraggio di farle l’invito e non
aver
ricevuto da lei un rifiuto,mi ha fatto sentire leggero,più contento
di me di quanto non lo fossi ormai da tanto
tempo. Certo la parte
più difficile
deve ancora venire. ma ,almeno,sono uscito dall’incubo
che ormai mi
procurava ogni rinvio di qualsivoglia decisione,
ineluttabilmente:mi
sembrava di essere ormai in un tunnel senza
uscita .Ho
trovato la forza di provare a riscattarmi. Una decisione
tardiva,lo so
bene,che,però,mi dovrebbe permettere di chiarire a
Ester le ragioni di un comportamento tanto
trascurato e anche
scorretto nei
suoi confronti. Non sarà facile. Spero che l’attenzione
con cui ho
scelto il melodramma mi sia d’aiuto. Non solo,dunque,
la scelta
intrigante di una serata mondana,elegante, che lusinghi e
distragga,camuffando
gli imbarazzi della difficile circostanza.
Uno dei motivi,che ha
ritardato l’incontro per il chiarimento
è stato anche nelle condizioni di
Ester,come mi sono apparse in quelle
occasioni in
cui l’avevo appena intravista,quasi fosse un’altra persona.
Pallida,poco curata,svagata e spenta
.Impossibile per me valutare
quanto fosse stata provata dagli eventi e
se potesse reggere all’impatto
delle considerazioni necessariamente
dure,drammatiche ,cui avrei
dovuto sottoporla. Lo splendore della sua
toilette,iscritto nello splendore
luccicante della cornice,attenuerà,me lo
auguro, l’attuale fragilità del
suo aspetto,le farà ritrovare un poco della
sua aggressiva bellezza e
imprimerà uno
scatto di verve al suo amor proprio. per me sarà così
meno ostico
essere diretto e sincero. Ma un aiuto ancora più
determinante
l’ho ricercato proprio in quel
melodramma verdiano.
Il coro,prima di tutto. un passaggio
musicale che sa trasmettere
l’emozione di un patriottismo forte e
sofferto,che nasce dalla
condizione
succube di un popolo ben rappresenta i miei sentimenti
così
provati dalle recenti vicende,che hanno messo a nudo la
corruzione diffusa della classe dirigente del nostro
giovane Stato.
Spero dunque che queste verità siano affidate
all’eloquenza della
musica, che mi
risparmierebbe la sofferenza di precisare con le
parole una
realtà che rischia di apparire retorica,contorta,soggettiva.
Vedo,insomma,la
musica meno inadeguata delle parole a chiarire
il mio punto
di vista.”
Ecco ,questo è il risultato di
tutte le sue analisi,
il
frutto delle sue prolungate riflessioni. Eugenio Ferruccio
è profondamente convinto .Ma lei,lo
sarà,lei,altrettanto?Quale
sarà
stato il suo, di percorso ? Non
sa più figurarsi, Eugenio
Ferruccio,le
sue reazioni,perché le difficoltà di una diagnosi che
già fa molto male,sono aggravate dal
silenzio tra loro di molti
mesi durante i
quali,sia pure per ragioni opposte,il mondo è
crollato loro
addosso. Sono più lontani ed estranei razionalmente,
ma
emotivamente sono ancora vicinissimi e tutto questo rende
ogni iniziativa difficile,sofferta,molto
esposta ai fraintendimenti.
Per questo
il giovane ufficiale vive questa vigilia dell’evento con
grande
preoccupazione e tanti dubbi sui
modi meno crudi da
adottare per
affrontare una prova di responsabilità e di lealtà,
insomma di
maturità,mentre gli manca la lucidità di cui avrebbe
tanto bisogno.
Stasera è Nicola che interviene subito:
-
Avevi ragione ;era insensato chiedere in
anticipo che
fossero rivelate le complesse sfumature,
soprattutto
emotive,ma anche ideali della
psicologia
del
personaggio. Ho solo una richiesta da fare proprio
per apprezzare fino in fondo ogni aspetto dell’ultima
veglia che
avrà la responsabilità di tessere il pezzo
conclusivo,almeno
per quel che riguarda l’arazzo
ottocentesco. Potreste
anticiparci la trama del
melodramma che
nelle intenzioni del giovane
dovrà giocare
un ruolo determinante?
Ancora una volta Lisa si mette a disposizione
e ricomincia a raccontare:
- E’ un dramma lirico di G. Verdi
in quattro parti ,su libretto di
T. Solera.
Parte I
All`interno
del tempio di Gerusalemme, i Leviti e il popolo
lamentano la
triste sorte degli Ebrei, sconfitti dal re di Babilonia
Nabucco, che
ora è alle porte della città. Il
gran pontefice Zaccaria
rincuora la sua
gente. In mano ebrea è tenuta come ostaggio, infatti,
la figlia di
Nabucco, Fenena, la cui custodia Zaccaria affida a Ismaele,
nipote del re di
Gerusalemme. Questi, tuttavia, promette alla giovane
di restituirle la
libertà, perché un giorno a Babilonia egli stesso,
prigioniero, era
stato liberato proprio da Fenena, di lui innamorata.
I due stanno
organizzando la fuga, quando giunge nel tempio Abigaille,
supposta figlia
di Nabucco,a comando di una schiera di Babilonesi.
Anch`essa è
innamorata di Ismaele e minaccia Fenena di riferire al
padre del suo
tentativo di fuga con uno straniero;
infine si dichiara
disposta a tacere
a patto che Ismaele rinunci a Fenena. Ma egli si rifiuta
di soggiacere al
ricatto. A capo del suo esercito irrompe Nabucco,
deciso a
saccheggiare la città. Invano Zaccaria, brandendo un pugnale
sopra il capo di
Fenena, tenta di fermarlo, poiché Ismaele si oppone
e consegna Fenena salva nelle mani del
padre.
Parte II.
L`empio. Nella
reggia di Babilonia. Abigaille è venuta a conoscenza
di un documento che rivela la sua identità di schiava:
dunque erroneamente
i Babilonesi la ritengono erede al trono. Nabucco, in
guerra, ha nominato
Fenena reggente della città e ciò non fa che accrescere
l`odio di Abigaille
verso di lei. Il gran sacerdote di Belo alleato di
Abigaille, riferisce che
Fenena sta liberando tutti gli schiavi Ebrei. Abigaille
coglie l`occasione e
medita di salire sul trono di Nabucco. Zaccaria,
intanto, annuncia festante
al popolo che Fenena, grazie all`amore di Ismaele, si è
convertita alla
religione ebraica. Essa viene raggiunta da Abdallo,
vecchio ufficiale del re,
che svelate le ambizioni di Abigaille, le consiglia di
fuggire per non incorrere
nella sua ira. Ma non c`è tempo, poiché irrompe
Abigaille che ha con sé i Magi,
il gran Sacerdote e una folla di Babilonesi. Giunge
però, inaspettato, anche
Nabucco che si ripone la corona sul capo, maledicendo il
dio degli Ebrei.
Quindi minaccia di morte Zaccaria. Alla dichiarazione di
Fenena che rivela
la propria conversione,egli replica imponendole di
inginocchiarsi e di adorarlo
non più come re, ma come dio. Il dio degli Ebrei lancia
un fulmine. Nabucco,
atterrito, cade agonizzante, mentre Abigaille si pone
sul capo l`agognata corona.
Parte III.
La
profezia. Orti pensili nella reggia di Babilonia. Abigaille sul
trono riceve
gli onori di tutte le autorità del regno. Nabucco tenta
invano di riappropriarsi
della corona,ma viene fermato dalle guardie. Nel
successivo dialogo fra i
due, Abigaille ottiene,sfruttando le instabili
condizioni mentali di Nabucco,
di fargli apporre il sigillo reale convalidante il
documento di condanna a
morte per gli Ebrei. In un momento di lucidità,Nabucco
si rende conto di
avere condannato anche la figlia Fenena e inutilmente
implora la sua salvezza.
Anzi,Abigaille straccia il documento che attesta il suo
stato di schiava,
dichiarandosi
unica figlia ed erede. Ordina infine alle guardie di imprigionare
Nabucco. Sulle
sponde dell`Eufrate, gli Ebrei
invocano la patria lontana e
tocca ancora a
Zaccaria consolare il suo popolo con una profezia che li
esorta ad avere fede.
Parte IV.
Parte IV.
L`idolo
infranto. Dalla propria prigione Nabucco vede tra gli Ebrei
condotti a morte anche Fenena. Disperato si rivolge,
convertendosi
al Dio degli Ebrei. Abdallo e un manipolo di guerrieri
rimasti fedeli
al re, vedendo Nabucco rinsavire e rinvigorire, decidono
di insorgere
guidati dal vecchio re. Negli orti pensili risuona una
marcia funebre:
stanno giungendo
gli Ebrei condannati a morte. Zaccaria benedice
Fenena martire.
Ma all`irrompere di Nabucco, cade l`idolo di Belo e
i prigionieri
vengono liberati. Nabucco torna sul trono. Abigaille,
avvelenatasi,
chiede perdono, morente, a Fenena e auspica il matrimonio
di lei con
Ismaele. Zaccaria predice a Nabucco il dominio su tutti i
popoli della
terra.
Cap.23/Ventitreesima
veglia. La lettera all’amico sulla drammatica serata
all’Opera.
Sul tavolinetto
basso,alcune bottiglie e bicchieri di
varia forma e grandezza per il brindisi
del temporaneo commiato
rinviato però
a conclusione di serata;subito è Lisa
che propone la
lettura di una lettera di Eugenio a Gualtiero perché sappia
,almeno
lui, in questo
modo indiretto,il solo,al momento
possibile per lui,
l’esito triste della serata all’Opera :
- La
lettera all’amico
Carissimo,Gualtiero,amico mio,
mi sono messo alle spalle anche questa prova durissima .Più
ancora
del previsto. Col passare dei giorni mi rendo conto del prezzo
che pago,altissimo,per riscattare la mia
coscienza. E’ stata un’esperienza
da cui esco disorientato,svuotato .E non posso
parlarne con nessuno.
Ecco perché mi sono risolto a scriverti. Per
rompere il cerchio del silenzio
e dell’isolamento per cui rischio d’impazzire.
Per liberarmi almeno un poco,
mentre ti racconto la nostra serata storica,che
ti avevo annunciata ,che
ha fatto anche emergere lati oscuri di me che
mi erano sconosciuti e che
fatico ad accettare. E’ una scoperta che mi ha
molto turbato. Non so se
troverò la forza di rivelarli tutti a te che sei il mio amico,unico confidente,
al quale fino ad ora eppure ho affidato ogni
dettaglio degli avvenimenti
degli ultimi mesi .Ma procediamo con ordine.
Quando Ester mi viene
incontro ,verso la carrozza che ci avrebbe
accompagnato al teatro Costanzi,è davvero
incantevole. nel suo
lungo abito di velluto grigio argenteo,con una
minuscola mantellina
bianca di ermellino,quasi a sottolineare
il pallore del volto.
Un’eleganza sobria ,quasi severa,che ben si accorda
con la sua espressione
malinconica ,ma non dimessa. Sono
intenerito e sconcertato ad un
tempo.
Verso di me un atteggiamento non formale,ma
distaccato. Non so cosa
aspettarmi. Continuo a essere molto inquieto.
Nello slargo davanti al teatro le locandine che elencano a caratteri
cubitali i nomi dei cantanti famosi. C’è già
riunita una piccola folla. Gruppi
che conversano ,profittando del tepore
primaverile della serata. Noi ci
dirigiamo subito verso il nostro palco. Osservo
sorpreso con quale apparente
disinvoltura Ester si accomodi al suo posto per
gettare un colpo d’occhio
tutt’intorno,interessata,mi è sembrato,al
pubblico che tira fuori i binocoli ,
scambia
i saluti,si mette in mostra . L’odore polveroso della tappezzeria
si
insinua fastidiosamente nelle narici,mentre le luci dell’orchestra si
accendono, i musicisti entrano in fila indiana e presto le note in
libertà
dei
bassi,dei violini, dei flauti
preludono al prossimo inizio dello
spettacolo.
Ancora
qualche accordo,un rullar di tamburi e il sipario magicamente si
apre sulla scena corale degli
Ebrei che nel tempio di Gerusalemme piangono
la loro
sconfitta nella guerra contro i Babilonesi . Siamo entrambi estasiati
di
fronte alle scene sontuose e alla musica
magnifica. Arriviamo in un
baleno
all’intervallo tra la prima e la
seconda parte.
Nel foyer cerco
di tornare ai nostri problemi ,sottolineando
in particolare
il passaggio,quando Ismaele nega deciso ad Abigaille il suo
amore in cambio della libertà del suo popolo.
Intendo così preparare Ester
perché
accetti la mia forte convinzione
per la quale in amore è determinante
la
condivisione di valori e ideali. Un sentimento che vincola all’esclusione di
calcoli e scambi. Un’affermazione che mi porta
un po’ troppo bruscamente
a sostenere che la nostra innegabile attrazione
reciproca non basta a consentire
un futuro
insieme. Neppure un’amicizia può sopravvivere ormai. Se vogliamo
rispettare il nostro amor proprio,bisogna
riconoscere che una separazione
definitiva è l’unica soluzione realistica.
L’alternativa non sarebbe né onesta
né sincera. L’ho vista vacillare per un
istante. Mi sono spaventato. Ma ha
ripreso presto il controllo,cerea in
volto,senza una parola,lo sguardo fisso
nel vuoto,ha preso a incedere altera e si è
diretta verso il palco senza
appoggiarsi al braccio che le porgevo.
Un’indifferenza ostentata al pubblico,
per orgoglio,senza cedimenti visibili,piuttosto che un’ostilità
esplicita,forse
sentita. Durante la seconda parte ,al passaggio
della conversione di Fenena
per amore,mi accorgo che ,sulle sue
mani,liberate dai lunghi guanti candidi,
Ester sembra
aver concentrato
l’espressione di tutta la sua
angoscia,perché
continua a graffiare il broccato che riveste il
piccolo parapetto su cui sono
appoggiate.
Nella parte terza sono
io a emozionarmi,tanto fino a isolarmi,
soprattutto quando il coro intona maestoso “Va pensiero”.Finisco per
identificarmi non solo con gli eroi
risorgimentali che ne fecero il loro inno,
ma anche
con il popolo d’oggi,offeso e succube della corruzione diffusa
per l’intreccio perverso di politica e affari.
Durante l’intervallo,dopo la
terza parte ,non riesco quasi a
parlare,riportato alla scomoda
realtà
dalla espressione tesa della mia
interlocutrice. Cerco,con molta fatica
di raccontarle la mia grande emozione,ancora
immerso nel ricordo del
forte
turbamento provato. Vorrei farle
percepire quanto il mio amor
di
patria sia un elemento fondante
della mia vita,ma mi rendo conto
di
quanto i miei sforzi siano vani. Le mie parole sono per lei astratte,
se
non retoriche ,quanto per me
sono ragione e
pratica di vita.
Sembra ascoltarmi per pura correttezza ,senza
interesse ,senza reagire
in alcun
modo,quasi che l’intera riserva di emozioni si fosse in lei
consumata ,prosciugata come la riserva d‘acqua
del cammello dopo
la traversata del deserto,in seguito al mio
annuncio repentino e
impietoso del precedente intervallo. E allora la pietà si è alleata
alla codardia e io non ho potuto infierire. Non
ho più trovato la forza
di confessarle quanto in basso fossi potuto
cadere con il furto del
suo diario. Una macchia che resta nella mia
coscienza .Non sono
riuscito a riscattarmi completamente ,cogliendo
forse a pretesto
la sua fragilità e il suo malessere per un
cedimento per pura umanità.
Francamente non saprei dirti l’interpretazione
autentica..
Un fatto è certo
.E’ un libriccino che resterà con me a
ricordarmi un atto vergognoso di cui mi sono reso incredibilmente
responsabile ,ma anche una ragazza come Ester
che avrei potuto
amare appassionatamente , alla quale ho dovuto
invece anteporre
l’amor di
patria .Infatti ,con semplicità
,ci siamo limitati a rientrare
nel
palco per assistere stralunati alla parte conclusiva dell’opera.
Stranamente essa ci appare in sintonia con il
nostro stato d’animo.
In successione ansiogena l’incubo di
Nabucco,Fenena in catene,
pronta al martirio. Poi ,improvviso il
capovolgimento liberatorio
delle azioni sceniche .Il pentimento di Nabucco
,la salvezza di
Fenena ,la libertà degli Ebrei.
Tra noi ,invece ,nessun cambiamento. Il buio e il silenzio
ci accompagnano
sulla strada del ritorno.
Con gratitudine e affetto,ti saluto.
Eugenio Ferruccio.
E’ ora tra noi e i nostri nuovi amici il momento dei saluti.
Ci rivedremo
tra qualche mese .
-Al vostro ritorno vi
promettiamo, Eva ed io ,di farvi
trovare il
racconto scritto finito .Si concluderà ai nostri giorni.
Per ora possiamo solo augurarvi buon
viaggio ,con la promessa
che al ritorno
riprenderemo il rito piacevole delle veglie perché
voi,questa volta,abbiate l’opportunità di
raccontarci tante storie,
almeno una per ogni tappa
del vostro ricco e lungo percorso.
Intanto un
brindisi augurale per la partenza.
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