sabato 21 maggio 2016

Più d'un secolo vista cupola.Parte I (cap.12-23)




Cap.12/Dodicesima veglia. Di nuovo il diario di Ester
                               
                   Stasera si torna alla tradizione di tè e biscotti,i cavallucci ,
tosti e saporiti che vengono dritti da Siena per render tonica la
 serata che si occupa di un’altra pagina del :       
        -   Diario di Ester.
In fin dei conti posso anche considerarmi soddisfatta  della
nostra merenda. E’ vero che non sono riuscita  a condurre
la conversazione dove avrei voluto,per capire meglio i reali
sentimenti di Eugenio per me. Ma,indirettamente,ho potuto
conoscere un aspetto della sua personalità che fino a ora
ignoravo. Quanta passione ha saputo rivelare per la bellezza
anche se dell’arte  e della natura. Di quale entusiasmo,di
quanta irruenza si è mostrato capace!Tanto da  disorientarmi ,
impreparata  com’ero,in un primo momento,a tale reazione
spumeggiante  e da farmi restare quasi turbata ,successivamente,
alla sua foga. Come vorrei che i suoi slanci veementi potesse
presto  rivolgerli a me! Che mi sia innamorata di una persona
che conosco appena ,ma che è tanto diversa dai miei soliti
corteggiatori frivoli e superficiali?Per ora debbo contentarmi
della sua gratitudine ,espressa peraltro con calore e generosità,
che devo tuttavia condividere con Agatina .Ho dovuto prendere
atto che,infatti,ha  evitato con cura di rivolgersi a me singolarmente.
Poiché non posso pensare che io lo intimidisca ,cosa vuol dire questo
trattamento speciale?Un tratto squisito  per non far sentire emarginata ,
esclusa la mia amica  o che altro?Eppure a lei si è anche rivolto
direttamente. Certo,forse è una pretesa la mia,non l’ho certamente
aiutato con i miei interventi sgraziati, difficili da ignorare ,o con le mie
neutre  battute che qualunque ospite ha il dovere di pronunciare ,
prevedibili,rituali,scontate,insomma. Quando c’è lui,proprio non
 mi riconosco. Non riesco ad articolare pensieri sensati. Non male,
tuttavia,la sensazione di  essere la destinataria reale di tanta sincera
 riconoscenza ,sia pure per avere soltanto saputo scegliere bene
l’occasione ,il tempo e il luogo. Ora che lo conosco meglio,però,
potrò forse più facilmente condurre i  miei personali sondaggi.
L’occasione potrebbe essere quella della festa del mio  anniversario
 fra qualche settimana  naturalmente lo inviterò e sono certa che
accetti .
                               Già prima che si concludesse il racconto Isabelita era
 inquieta e impaziente. E’ evidente che ha qualcosa che le preme
dire. Eccola che ora può intervenire,è il ruolo della donna che vuole chiarire:
              -   Mi interessa molto questo  contrasto tra il rispetto di certe
ritualità formali e la personalità forte di Ester.Ha un’intelligenza molto
 acuta,che sa andare all’essenza dei problemi,ma ha anche un carattere
 fuori dai canoni femminili ottocenteschi,almeno se guardo al modello
corrente  delle donne di pari condizione sociale del mio paese. Penso
all’attaccamento al  padre di cui si preoccupa in modo quasi ossessivo,
che,se vogliamo,a sorpresa,la fa agire senza esitazione alcuna e intervenire
in modo deciso e anche spregiudicato,per una ragazza,che si supporrebbe
esser giovane e inesperta.
              E’ Lisa che stavolta risponde:
             -   Hai ragione ,Ester non  è una ragazza come le altre,è
abituata al successo e alla stima,sia in famiglia che in pubblico,
 non ha mai subito repressioni o anche rimproveri di sorta e
questo le dà certamente molta  fiducia in se  stessa  .Quanto
alle iniziative varie e alquanto spregiudicate e aggressive sono
perfettamente allineate,come si potrà constatare in seguito,
con le pratiche del suo ambiente,che facilmente la ragazza ha
 finito per assorbire e far sue in modo del tutto naturale per quella
sua abitudine a seguire passo passo ogni  movimento del padre adorato.

Cap.13/Tredicesima veglia. Ester si interessa molto di Wilfred.

                            Anche stasera atmosfera toscana con tè
e  cantuccini  alle mandorle;intanto Lisa affronta la
 continuazione del racconto:
                        -    L’autunno si avvicina ormai con i cieli ingrigiti e
 la natura che si va spogliando dei suoi colori più vistosi. Il clima
 non permette più feste all’aperto  e,per il compleanno di Ester,
si abbandona la maestosa  magnolia per i ricchi saloni della
 nuova  dimora,ormai sontuosamente arredati. Ad essi è
 affidato il compito di annunciare la solidità economica e il
 prestigio economico dei suoi abitanti. Lo  sfavillio delle
  dorature e gli sfarzosi drappeggi lo dicono con eloquenza.
  Gli ospiti sono  numerosi e ciarlieri. Tra i conoscenti della
  famiglia si distinguono ,anche per la loro tenuta in alta
  uniforme,Wilfred ed Eugenio  Ferruccio. Ester cerca  di
  conciliare  i doveri di festeggiata,attenta a tutti i suoi ospiti,
  con il piacere  di dedicare particolari cure  a Eugenio Ferruccio.
                              Ma il giovane  non sembra più molto disposto
  a collaborare .E’tornato a essere ombroso,quasi irritabile,
  silenzioso,se non per pronunciare  con   sforzo le formule
  consuete che l’etichetta impone di scambiare nei normali
  rapporti mondani. Perfino Agata si accorge del cambiamento
  dell’amico. Neanche con lei oggi riesce ad essere come sempre ,
  vivace e sollecito. E pensa di saperne interpretare la  causa.  
  E’ praticamente sicura che Wilfred,con la sua sola  presenza,
  sia responsabile della metamorfosi. Il fenomeno,infatti,
  si fa più vistoso quando Ester si occupa anche di lui. Quando
   i festeggiamenti volgono ormai al termine  e non c’è ragione
  alcuna di prolungare oltre  l’imbarazzo e la sofferenza che
  hanno afflitto Eugenio Ferruccio per l’intera serata,un piccolo
  oggetto elegante,abbandonato sopra un sécretaire della biblioteca ,
  attira l’attenzione del giovane che là si è appena appartato per
  interrompere un poco il suo disagio. Si avvicina incuriosito. E’
  un quaderno dalla vivace rilegatura in marocchino rosso su cui
  campeggia la scritta “DIARIO DI ESTER”in lettere dorate. Un
   pensiero fulmineo lo coglie e un impulso irresistibile lo spinge a
  impadronirsene. Con simulata nonchalance rientra nel grande
  salone ,avendo nascosto con cura il prezioso bottino,per assolvere
  con  diligenza estrema alla cerimonia del commiato. Come sempre,
  compìto,inappuntabile,discreto.
        E’ Nicola che stavolta vuole intervenire,da bravo avvocato,
attento e interessato alla psicologia del personaggio:
            -   Ma non è contraddittorio un gesto come quello con
 una personalità,come  quella di Eugenio Ferruccio,razionale,
 rigorosa e ,finora,molto  controllata?
                   Lisa fa allora questa contro-analisi:
            -    Finora il  personaggio del nobile cavaliere può essere
apparso come dici tu,ma vedrai che nello sviluppo del racconto
si rivela soprattutto un passionale capace di gesti e perfino di
sacrifici estremi e ,talora,al momento, contraddittori in nome
del suo ideale,che sia quello  patriottico,etico o sentimentale
che resta la bussola che guida costantemente ogni suo
comportamento.


Cap.14/Quattordicesima veglia. Il gesto inatteso di Eugenio Ferruccio
                 
                   Tira aria di tempesta nella narrazione che sta per cominciare,
dunque  Lisa  dispensa energie  supplementari ai suoi ospiti con una
maestosa Sachertorte e una bella cioccolata fumante; poi comincia:
                 -    Una volta in strada, l’eccitazione  è tale che il giovane
  ufficiale decide di avviarsi a piedi verso la caserma,nella speranza
  che la  passeggiata serva a scaricare almeno un poco la tensione
  che ha raggiunto l’apice del parossismo. Ora si insinua nel suo
  animo il turbamento per l’ignobile gesto compiuto.”Mai avrei
  pensato di essere capace di giungere a tanto. Per amore,per
  giunta!Naturalmente ,perché l’idea motrice è stata quella di
  poter venire  finalmente a capo di tanti misteri,di poter penetrare
  nell’universo  sentimentale di Ester e di scoprire qual è il ruolo
  che lei mi ha affidato e quanto impegnativa è la sua relazione
  con Wilfred.Forse  nelle sue confidenze riuscirò a scoprire
  perché continua a civettare con me  e a individuare il segreto
  del suo amore per lui. Non è l’esistenza di un rivale  che mi
  sorprende;Ester è davvero molto attraente,anche se il suo
  comportamento  è aggressivo e,insieme,sfuggente. E’ naturale
 che gli uomini  si interessino a lei e si lascino irretire dal suo fascino.
 Quello che mi è incomprensibile ,e anche intollerabile,per la verità,
è che lei sia attratta da un giovane come Wilfred,palesemente senza
slanci né entusiasmi,chiuso nel suo piccolo mondo grigio. E se non è
 la sua personalità a entusiasmare,non posso neppure supporre che
 sia il suo patrimonio a interessarla. E poi,che bisogno avrebbe ,lei,
di fare quel calcolo? Ormai sembra che io sia vicino a trovare qualche
 risposta al turbinio inquietante di interrogativi che mi sconvolge.”
                       Lisa,addestrata anche lei,con tutti  i suoi esercizi di scrittura,
a costruire con cura la dialettica dei personaggi,senza che  nemmeno
glielo chieda qualcuno degli amici,che l’hanno ascoltata attenti,continua
 a precisare gli aspetti che  si intrecciano a formare la personalità ricca
 e complessa del giovane ufficiale del giovanissimo Stato,per fare meglio
emergere la coerenza dei suoi comportamenti:
            -Vedete,come già avevo accennato durante il nostro ultimo
 incontro,il giovanotto è consapevole della bassezza del suo
gesto,ma nello stesso tempo  è anche cosciente della necessità
 per lui vitale di fare chiarezza. Non è superficiale,non può
 abbandonare il campo se non dopo aver compreso la reale
 situazione che si è venuta a creare e le  ragioni delle apparenti,
inspiegabili contraddizioni. Solo quando sarà sicuro della marginalità
del suo ruolo potrà prendere le sue decisioni e allontanarsi da lei.

Cap.15/Quindicesima veglia. Turbamento,scrupoli,sospetti e rimorsi di E.F.

               E’ Eva che,al ritorno da Trieste ci ha portato
una Gubana profumata che ben si accompagna con un tè
bello carico .E poi comincia il racconto  di Lisa:
                -   L’urgenza di leggere la preziosa testimonianza si
 rivela più che mai impellente per Eugenio Ferruccio,appena
 in caserma. E’ nella toilette,perciò che finisce per rifugiarsi
 e trovare un  isolamento discreto. Alla luce incerta di una
 candela  scopre le rivelazioni straordinarie che gli mostrano
quanto fosse fuori strada con le sue fantasie. Confusione e
 turbamento si intrecciano di nuovo nell’animo suo. E’ vero,
il ruolo di Wilfred non è esattamente quello dell’amante
  appassionato,ma quello che Ester gli ha attribuito mette
 in luce un aspetto della personalità di  lei spregiudicato e
 inquietante per la sensibilità etica di Eugenio Ferruccio.
Certo ora  appare  meno frivola e civetta di quanto non
l’avesse giudicata negli ultimi tempo;le esplicite dichiarazioni
di sentimenti forti,di profondo interesse,forse di amore ,Ester
li riserva solo a lui .Eppure,contro ogni aspettativa ,la pur
gratificante  scoperta  non  placa la sua ansia. Un nuovo
 conflitto si è acceso per le notizie incredibili dal mondo
finanziario e politico di cui è venuto a conoscenza 
inaspettatamente . Ora,che fare? Ignorare tutto per proteggere
 Ester e la sua famiglia gli è proprio impossibile. Se per Ester
ogni aspetto della realtà viene piegato a favore del proprio
 universo familiare ,per Eugenio Ferruccio è impensabile non
coniugare costantemente pubblico e privato. Ai valori dello
Stato nascente ha ispirato la sua giovane vita  e il suo civismo lo
induce ad agire ,denunciando quanto è venuto avventurosamente
a sapere .ma a chi rivolgersi? Non ancora alla giustizia,perché
realisticamente non dispone che di indiscrezioni ,e anche molto
 indirette perché non può rivelarne la fonte. Questo almeno glielo
deve ,a Ester,se considera anche il modo in cui ne è venuto in
possesso. Tra l’altro,Wilfred molto difficilmente confermerebbe
quello che,in qualche modo,Ester gli ha estorto. Forse dovrebbe
rivolgersi alla stampa. Alcuni giornalisti da quasi un decennio
cercano invano di denunciare la corruzione del mondo politico,
la sua commistione con quello finanziario. Ma con la sua
inesperienza finirebbe forse per apparire solo come un gesto
impulsivo,che porterebbe ,al massimo,a una nuova campagna
scandalistica ,presto dimenticata. E il giovane non vuole proprio
assistere a un fuoco di paglia ,ha bisogno di constatare che il
suo sia un impegno efficace. Deve prendersi una breve pausa
di riflessione.
                      Sembra che a Lisa interessi molto precisare bene
  i tratti del suo complesso personaggio. Riprende perciò subito
  la parola  per sottolineare come cominci a riaffiorare la razionalità
  e il   pragmatismo di  Eugenio Ferruccio.Sottolinea come adesso
  sia ben consapevole dell’urgenza di recuperare tutto l’autocontrollo
  possibile. Da tale vistosa  constatazione deriva la decisione di prendersi
  una  pausa, sia pur breve,prima di costruire un piano realistico di
  interventi.   Comincia  anche a emergere come nel suo universo di
  valori l’amore per Ester,per quanto appassionato,non metta affatto
  in   ombra il sentimento di forte patriottismo che sembra nutrire la
  sua vita in modo dominante.

Cap.16/Sedicesima veglia. Riflessioni,dubbi,perplessità 
dopo l’incontro di E.F. col generale.
           
                         Ci voleva proprio;con quest’annuncio di primavera
Nicola,al rientro da un viaggio di lavoro a Napoli, non ha dimenticato
la meravigliosa pastiera che ora stiamo condividendo in allegria.
Anche Lisa tarda un poco a cominciare il racconto:
                     -   Speravo che la notte avesse portato consiglio.  Non
 sono riuscito a chiudere occhio a forza di meditazioni per trovare
 la soluzione opportuna . Solo il futuro dirà se ho fatto una scelta
 risolutiva. Certo è che io ho creduto di non avere alternative più
 credibili;ma ora non ne sono più tanto sicuro. Mi sono appena
 incontrato con il mio generale. E’ persona d’esperienza,con
molte relazioni,energico e autorevole. Gli ho raccontato la mia
disavventura  -omettendo con cura alcuni dettagli  della  cui
conoscenza e ,soprattutto, delle maniere usate per venirne in
 possesso,non posso andar fiero –per farmi consigliare sulle
iniziative da prendere .Mi ha accolto,all’inizio,quasi affabilmente,
dopo avermi concesso  in modo molto tempestivo l’udienza richiesta.
 Appena ho accennato alle ragioni dell’urgenza dell’incontro,
mi è sembrato molto interessato,quasi coinvolto,se penso  al
suo tratto ,solitamente distaccato e distante. Mi ha fatto anche
domande   abbastanza precise,come se il problema gli fosse
familiare. Via via che procedevo nel racconto ,una certa inquietudine ,
una forma strana di irrequietezza si sono impadronite visibilmente di
lui.  Alle mie sollecitazioni per sapere quale azione fosse possibile
 intraprendere  con maggiori possibilità di successo,ha cominciato a
 tergiversare,riprendendo  analisi già superate ,riformulando ipotesi,
ribaltando  interpretazioni  su cui ,peraltro,in precedenza  si era già
detto d’accordo.  Mi ha confuso soprattutto il suo congedo. Il suo
proverbiale decisionismo,per me ha saputo trasformarsi addirittura
 in attendismo. Alla fine non ha saputo  consigliarmi altro,e con
 insistenza ,che un’ulteriore riflessione comune  più approfondita
 fosse condotta nella speranza di poter disporre,in un  secondo tempo,
di elementi più chiari e che qualche prova potesse  venire alla luce.
 Il suo discorso mi ha completamente spiazzato  Mi aspettavo  tutt’altra
 sintonia  nella mia ricerca di verità e giustizia. Come al solito mi sono
comportato  da ingenuo e sono stato ancora troppo precipitoso. In realtà
 la mia conoscenza del generale non è che per sentito dire ,formale e
superficiale.  Avrei dovuto consultarmi prima con Gualtiero di
 Montechiaro,che è un amico e che ,in quanto suo assistente e
collaboratore da anni ,sa di lui come soldato e come uomo. Il  lavoro
 quotidiano al suo fianco gli ha offerto l’opportunità di familiarizzare
 in modo discreto,quasi intimo.
                         E’ Nicola che interviene per primo:
                 -     Anche l’esercito   era coinvolto con i “problemi” della
 Banca Romana?
                 -     Mi dispiace – risponde Lisa   ma dovrai aver pazienza   e
aspettare le prossime veglie durante le quali ,credo,troverai le risposte .
E se il racconto non dovesse bastare,resto a  tua completa disposizione
per ogni approfondimento o anche semplice  precisazione.

Cap.17/Diciassettesima veglia. L’inaugurazione del Palazzaccio
 e l’incontro delle amiche con E.F.

                 Ormai è primavera decisa e possiamo dedicarci
ad altre golosità:un tiramisù,per cominciare. Anche Lisa
avrà così  meglio predisposto la sua voce per raccontare:
           -   Alla cerimonia di inaugurazione  di un corpo di quello
che sarà il mastodontico e magniloquente Palazzo di Giustizia
presenziano  le  più  prestigiose autorità a partire dalla coppia
regale e le autorità di più elevata rappresentanza  del potere
politico e militare,dell’economia  e anche della magistratura.
                   Il presidente della Suprema Corte sta già parlando:
-  … Mi  permettano,lorsignori  - prima di entrare nel vivo delle
orazioni,intese a esprimere il nostro orgoglioso plauso simbolico
 al compimento di  parte della maestosa sede,che degnamente
 rappresenterà la risposta alla domanda del Sommo Bene Giustizia ,
che il nostro giovane Stato  vigoroso si prefigge come fulgido,
primario obiettivo – mi permettano di rivolgere  il mio saluto e il
 mio ringraziamento di suddito devoto al nostro Re beneamato,
al cui sguardo vigile aspetto alcuno può sfuggire del Bene Pubblico
e Privato …
               Ester ,con Agata ,al seguito del padre,scorge Eugenio
 Ferruccio in lontananza e gli si fa incontro festosa. Il giovane
ufficiale vede ora le fanciulle sotto un luce del tutto nuova,
ma spera di mantenere il controllo. Pensa di trincerarsi dietro un
atteggiamento abbastanza formale e distaccato che il ruolo e il
 contesto contribuiscono a giustificare . Il luogo e l’occasione
escludono la presenza di Wilfred; un particolare che gli è d’aiuto.
-   E’ fondamentale  – si confessa – mantenere  nervi saldi per
riuscire  a percepire  eventuali segnali sulla scomparsa del diario
 e su tutto l’”affaire”,senza tradire smarrimenti di sorta.
-  Sono infinitamente lieto,mie care,di avere l’onore della vostra
 compagnia. Qual buon vento vi ha condotto in questo consesso,
nobile sì,ma poco adatto all’intrattenimento che meriterebbero le
 vostre graziose persone?-risponde Eugenio  Ferruccio allo
slancio di lei.  - La speranza di incontrarti:dopo la  mia festa,
da parte tua,silenzio totale. Quindi,contro  ogni tradizione,
è toccato a me prendere l’iniziativa!-risponde piccata Ester.
- Temevamo di averti offeso in qualche modo,sia pure senza
 rendercene conto …- insinua Agatina,che non ha dimenticato
lo strano comportamento del giovane,soltanto qualche sera prima .
-  E’ così?- conclude diretta. - Sono davvero imperdonabile, vi
imploro di scusare  la mia trascuratezza,non cerco giustificazioni,
ma sono stato assillato  da impegni pressanti in caserma … -
 improvvisa ipocritamente il giovane. - Come in questo caso!  -
 ribatte ironica Ester. - In un certo senso sì,sono qui per servizio,
 ma non ufficialmente ,non posso dirvi di più.- mente  Eugenio,
 pensando di provocare un trasalimento,un dubbio,per lui
 significativi. Poi  si  blocca,considerando  che non è troppo
 prudente spingersi  oltre. Una conversazione  enigmatica
 potrebbe destare interessi per ora apparentemente sopiti  e
 suggerire alle fanciulle indizi troppo compromettenti  per
il giovane.  Il dialogo diviene allora così leggero  che nulla può
aggiungere. Un esercizio vuoto di senso ,che ,in qualche modo
 arcano,si accorda con i frammenti dei  discorsi  ufficiali,che
dallo sfondo,affiorano a tratti .I valori proclamati in modo
gonfio e ampolloso risuonano  falsi in modo evidente . Sono
peraltro,proprio quelli cui Eugenio  sinceramente ha legato
la propria vita. Il paradosso risiede  nel fatto che per difenderli
 debba,proprio lui,ricorrere allo stesso linguaggio,espressione
di comportamenti tanto insinceri. Quasi l’avallo dell’idea che
 l’ipocrisia calcolata sia lo specchio  dei tempi,nel pubblico
 come nel privato e  gli eloqui ne siano un segno, come dire ,
eloquente.
                 E’ a questo punto della serata che Nicola guarda
 Lisa  con un’aria complice e arguta e le si rivolge così:
         - Se  non hai  intenzione di rivelare dettagli della personalità
o del  comportamento del giovane ,per così dire,in corso d’opera,
potresti almeno raccontarci la storia del Palazzo di Giustizia
di questa città;in questo modo non solo  Isabelita  acquisirebbe
informazioni utili per prendere confidenza poco a poco con
la città dove da poco è venuta ad abitare,ma noi tutti ci
rinfrescheremmo le  idee anche sullo stato dei terreni
alluvionali del Tevere che costituiscono,si fa per dire,
con un ossimoro, lo zoccolo friabile che il quartiere
fornisce ai palazzi sui quali  abitiamo.
                        Lisa sembra rapidamente consultare Eva con
un’occhiata esitante – infatti loro due sanno bene,in quanto
 vicine di casa, condomine nel palazzetto dei Prati  di Castello
 quanto la fragilità  della geologia del quartiere,cresciuto sulle
sabbie alluvionali del fiume inciderà in seguito sulla vita del
 palazzetto come su quella del Palazzaccio di cui ora dovrà
anche parlare – per poi procedere spedita nelle informazioni.
che ha evidentemente raccolto con la solita meticolosa pignoleria,
di cui ora dovrà anche parlare – per poi procedere spedita nelle
informazioni :

                                         - Eccovi,amici miei,la storia del nostro
  Palazzo di Giustizia:
          -    Nella capitale,da sempre,  quasi tutti siamo abituati a
   chiamarlo  Il ( o “Er”,  secondo il  tipo e il grado di romanità)
   Palazzaccio,  con quel   familiare soprannome sprezzante  i
   romani, poco convinti,vogliono  strapazzarlo,per il suo aspetto,
   ma anche  per la sua   funzione .Le sue dimensioni inconsuete,
  le decorazioni  baroccheggianti esagerate,la funzione
  dell'edificio nonché la sua stessa laboriosa costruzione
  non indenne da sospetti di corruzione (che portarono
  nel 1912 a un'inchiesta parlamentare)resero quel soprannome
  resistente nel tempo,tanto che gli resta tuttora appiccicato. Una
  denominazione popolare  spontanea che continua a esprimere
  certamente anche  lo scetticismo  sulla sua architettura,pur
  così espressiva,con la forza di quell’immaginario  che  proprio
  quell’edificio possiede. Una delle architetture più simboliche
  (e visibili!) della città  divenuta capitale dopo il 1870.
  L’idea e la necessità di un nuovo Palazzo di Giustizia a Roma,
  nasce già nel 1879  proprio da Giuseppe Zanardelli,allora
  Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Depretis. Il concorso
  per la realizzazione del Palazzo di Giustizia  è bandito già
  nel 1883, in contemporanea con la competizione per la
  costruzione del Vittoriano, ma è   soltanto con l’ultimo concorso
  del 1887,  decretato  dallo stesso Zanardelli, che sono dettati
  ai finalisti gli obiettivi architettonici imprescindibili da conseguire
  nel progetto finale:  una   corte  centrale scoperta, una massa
  digradante, ampi spazi per gli uffici amministrativi. “È necessario
   – sostiene Zanardelli nella Relazione sull’approvazione del
    progetto - consigliare il carattere,direi quasi monumentale,
    del Palazzo, un aspetto grandioso e severo, come si  conviene
    al tempio della giustizia”. Il progetto ‘imponente’ fu  affidato
    all’ingegnere ed architetto perugino Guglielmo Calderini e
    la posa  della   prima pietra avvenne nel  1888. L’imponente
    cantiere di 27.000 metri quadrati era stato  collocato  tra
    Castel Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro  dove, per oltre
    vent’anni maestranze diverse realizzarono  sculture, medaglioni
   e fregi che  popolano l’intero Palazzo, una sorta di museo della
   scultura italiana di fine ‘800. I lavori  di costruzione non poterono
   dunque che  andare per le lunghe,anche a causa delle grandi e
   ininterrotte polemiche e critiche che accompagnarono l'edificio
   fin dai primi anni della sua edificazione e che portarono  fino
   all'esonero del Calderini dalla direzione  dei lavori:
   l'inaugurazione  avvenne soltanto ben 22 anni dopo, il 9
   novembre  1910. Il palazzo appare interamente rivestito
  in travertino, ma  in verità ne è solo rivestito perché  la sua
  struttura è in cemento armato, una tecnica di costruzione
  che allora fu  uno dei primi esempi in Europa. La zona di Prati
 di  Castello, occupata sin dal Rinascimento da vigne e sporadici
 edifici prospicienti il Tevere, era rimasta quasi  intatta fino
 agli ultimi anni del  XIX secolo, con le sue caratteristiche  di
 paesaggio fluviale in cui si ergevano le grandi costruzioni di
 San Pietro, del Vaticano e di Castel Sant'Angelo. In seguito
 alla demolizione delle fortificazioni medioevali del "Castello"
 e alla conseguente sistemazione degli argini del Tevere, nel
 1889 erano iniziati i lavori per la costruzione  del ponte
 Umberto I e successivamente anche quelli per  l’edificazione
 del Palazzo di Giustizia. Il Comune aveva proprio a questo fine
 acquisito  un'area militare al di fuori degli spalti di Castel Sant'Angelo
ed  espropriato  e demolito alcuni edifici di proprietà privata.
 Tuttavia    la natura alluvionale del  terreno sul quale insiste l'edificio,
 richiese  imponenti lavori per la costruzione di una grande platea
di calcestruzzo a sostegno delle  fondamenta. Durante i lavori di
scavo per le fondazioni vennero  alla luce diversi reperti  archeologici,
 fra i quali alcuni sarcofagi con relativo  corredo funerario. In uno   di
questi fu rinvenuta, accanto allo scheletro di una  giovane donna,
 Crepereia Tryphaena, una bambola d’avorio di pregiata fattura e
snodabile in alcune articolazioni, che fu trasferita nell' Antiquarium
comunale. Ora è conservata nei caveaux dei Musei Capitolini di Roma.
Nonostante la robusta piattaforma, problemi di instabilità sorsero
anche dopo il completamento del Palazzo, finché distacchi e cedimenti
richiesero imponenti  lavori di restauro che iniziarono negli anni ’70
del ‘900. Dopo un lungo e radicale intervento oggi è tornato a ospitare
 la Corte Suprema di Cassazione,   la sede per la quale era stato costruito.
 Il tanto,sia pur  bonariamente bistrattato Palazzaccio - che resta in ogni
modo un' architettura di particolare interesse – a poco più  dun secolo
di distanza ben  racconta con le sue forme ridondanti di un'Italia molto
 aulica e abbondantemente carducciana , che si compiace nel gusto
dominante, ma comunque una nazione molto giovane che tentava di
darsi un linguaggio formale .L'edificio, imponente e monumentale,
caratterizzato da forme pesanti non più riferibili ad un preciso periodo
storico, costituisce un punto di arrivo dell'eclettismo romano dell'epoca,
 che aveva l’obiettivo  ambizioso di creare uno stile rappresentativo
dell'intera cultura espressiva  nazionale. Il palazzo è rettangolare, dalla
struttura decisamente  massiccia,dotata di un arco centrale spropositato
nella facciata  che guarda il Tevere, sulla facciata posteriore di Piazza Cavour
 una quadriga bronzea sormonta  la  facciata, dotata anch’essa di un arco
 sospeso  a cui si accede per mezzo  di una scalinata.    Alla pesante
 monumentalità esterna dell'edificio corrisponde altrettanta grandiosità 
rappresentativa  dell'interno, con i suoi ampi cortili  e  porticati oltre al
numero  esagerato di scaloni di rappresentanza .Va sottolineato, tuttavia,
concludendo,che se il     palazzo avesse dovuto rappresentare il nuovo
ordine che avrebbe riparato  alle  ingiustizie del governo pontificio e i
 romani, poco convinti, lo soprannominarono "Palazzaccio"certo per il
 suo aspetto ,ma soprattutto  per la sua funzione, il progetto del Palazzaccio
 nella sua concezione laica della giustizia segnò peraltro una svolta
 nell’immagine ufficiale dello Stato, passando  dalle iniziali predilezioni
 romantiche per ilmedioevo alla   scelta della romanità e del Rinascimento 
 come primari  riferimenti estetici. Se nel 1898, a lavori già molto avanzati,
 fu bandito il concorso per la realizzazione  delle sculture decorative da 
collocare in corrispondenza  della facciata sul Tevere, quella  parata  di 
oratori   e giureconsulti – per esempio – sarebbe stata disposta per
riassumere la continuità storica tra diritto romano e legislazione
contemporanea.
                           La storia del Palazzo di Giustizia è conservata  all’interno 
 dell’edificio. E’ all’interno dell’Archivio dell’Ufficio per la Manutenzione
 del Palazzo che  sono custoditi le migliaia  di progetti e disegni originali,
 libretti con le raccolte puntigliosamente minuziose delle misure e un raro
 fondo fotografico.

Cap.18/Diciottesima veglia. E.F. incontra l’amico fidato al Caffè Greco

                                   Un bel tartufo al cioccolato con panna in onore
dell’antico caffè dove il personaggio di Lisa incontrerà il suo amico:
                            -   Eugenio Ferruccio sceglie con cura  un tavolo
appartato al caffè Greco,in ansiosa attesa dell’amico Gualtiero
di Montechiaro -aiutante del generale- delle sue confidenze
chiarificatrici,dei suoi consigli  equilibrati.
                            Il via vai di artisti  e signore eleganti  e sofisticate
sembra sottolineare  l’indifferenza dell’ambiente alle esigenze
di  discrezione del giovanotto,che,però,non se ne avvede ,tanto
dominante è la sua preoccupazione.
                           E’ da tanto  che aspetta ,teme che l’amico possa
non venire .Infatti ha  già incontrato  difficoltà a fissare tempo
e luogo dell’appuntamento e non gli sono chiare le vere ragioni.
                           Non è ,però,nel suo stile. Gualtiero è un  giovane
schietto e disponibile; la loro amicizia è antica  e provata.
                           Ma eccolo che  arriva trafelato e  impacciato ,che
scruta a destra e a  manca  i gruppetti di avventori che discutono
ai tavoli animatamente. Si siede e,subito,a voce appena percettibile,
 passa a dire come,negli ultimi giorni,ogni suo  movimento sia stato
 attentamente controllato e come sia stato costretto ad attendere
 la pausa del pranzo per evitare  giustificazioni alla sua temporanea
 assenza.
                    Eugenio Ferruccio comincia a  rendersi conto che il noto
  legame affettivo tra  loro possa entrarci qualcosa e che il generale
  voglia  evitare che le sue supposizioni   abbiano una circolazione sia
  pure molto ristretta. Istintivamente decide allora di aprirsi  senza
  filtro alcuno con il suo vecchio amico .Solo così la sua reazione
  potrà costituire per lui  un  elemento di valutazione affidabile
  e la consapevolezza  dettagliata della situazione  potrà permettere
  a lui  la necessaria prudenza e ,eventualmente,la capacità di
  difendersi. E infatti,arriva la reazione. Come una staffilata .Irruenta
  appassionata,cruda. Non riesce a capire,il suo amico,come Eugenio
   Ferruccio abbia potuto pensare di muoversi,in un frangente  tanto
  delicato,senza  alcuna  preparazione preliminare,senza informazioni
   precise sulla persona eletta a confidente e consigliere né sul contesto. 
   Una ingenuità imperdonabile se poi si considera che il supporto sicuro
   era a portata di  mano. Adesso Gualtiero può rendersi conto
   dello strano andamento  degli ultimi giorni, finalmente è in grado di
   fare un po’ di chiarezza.
                               Il generale è infatti  da tempo obiettivo non
   secondario di accuse ,fino a d ora striscianti,da più  parti,legate
   alla corruttela che la speculazione immobiliare ha comportato.
    La vasta rete di conoscenze potenti ,di cui può  disporre,gli
    ha permesso  per il momento di non scoprire pubblicamente
    la sua scomoda posizione  e di non fare trapelare informazioni
    sulla concreta identità del destinatario al di là di  una ristretta ,
    ristrettissima cerchia. E’ evidente che l’iniziativa improvvisa di
    Eugenio Ferruccio  è stata per lui una drammatica sorpresa ,
    che lo ha obbligato a prendere tempo per correre ai ripari e
    precostituire difese blindate ad evitare il dilagare dello scandalo.
                        A questo punto il consiglio fraterno di Gualtiero è di
    procedere con grande cautela ,perché rischi e pericoli possono
    arrivare da più parti  ed essere di diverso tipo. Occorre valutare
    con molta lucidità tempi e modi degli interventi. E’ necessario
   non essere battuti né sugli uni né sugli altri. E’ vitale non esserlo
   sui tempi, perché tutto rischia di venir messo ancora una  volta a
   tacere. Occorre scegliere con grande cura le modalità,sia in
   relazione agli elementi disponibili,sia al tasso  di attendibilità degli
   operatori ,cui affidare la gestione efficace della questione.
                        Eugenio Ferruccio  è consapevole  adesso degli errori
  di ingenuità e di impulsività  e anche delle difficoltà gravi cui va
  incontro. Ma,allo stesso tempo,si sente liberato dall’isolamento
  in cui era venuto a trovarsi, sostenuto da una collaborazione
  convinta ,affiancato dalla natura pragmatica ed esperta  di
  Gualtiero ,complementare alla sua ,che è spesso spinta dalla
  passione ideale e che ,da sola,lo espone alla facile sconfitta .
                       Escono entrambi dall’antico caffè  più sereni,persuasi
  che è cosa saggia concedersi  un tempo limitato di riflessione per
  organizzarsi per bene . La via de’ Condotti è adesso quasi diversa,
  data l’ora.  E i due amici si separano promettendosi di rivedersi
  al più presto per sferrare l’attacco. Anche Gualtiero è d’accordo,
  Non si può rinunziare all’azione.
                       Isabelita ha seguito il racconto con particolare curiosità
 e attenzione,ma Lisa non è del tutto sicura che a coinvolgerla sia
 stato proprio  l’intrigo affaristico e la corruttela che tanto preoccupano
 Eugenio Ferruccio. E infatti subito dopo la conclusione del racconto si
 sente  chiedere sollecita:
                                 -    Poiché dobbiamo avere pazienza  per farti domande
sui  personaggi più tardi ,potrei conoscere la storia dell’antico Caffè Greco
fin dalle origini,stasera?
                         E Lisa si impegna subito per soddisfarla:
                       -   E’ un privilegio poter stare seduto al caffè tutto il giorno e
anche la notte,in mezzo a gente di ogni ceto. E’ l’unico luogo dove il
conversare forgia la realtà,dove nascono piani giganteschi,sogni
utopici e congiure anarchiche ,senza che si debba lasciar la propria
 sedia”,ripeteva spesso mio padre , citando Montesquieu.
      I caffè letterari hanno caratterizzato la vita intellettuale della gran

 parte delle  città  del Vecchio Continente  per alcuni secoli; in particolare la
 vita di caffè ha riscosso una particolare fortuna nella seconda metà dell‘’800.
  Davanti alle tazzine fumanti di quella bevanda profumata si sono
 intrecciate dispute filosofiche e artistiche,sono stati redatti manifesti
 politici e letterari,sono state anche intraprese azioni di  lotta,si sono
organizzate proteste. Non è poi un paradosso affermare che ogni pagina
 di storia letteraria o artistica dell’’800  la si è composta in un caffè.
                Il Caffè Greco  è tra i più vecchi d’Europa,secondo solo al Florian
 di Venezia  in Italia,quanto a popolarità ha una storia ricca quanto il
 Procope di Paris.Come nel resto dell’Europa di quel tempo il Caffè Greco
 finisce per essere il luogo deputato  che contribuisce a mettere in contatto
l’abituale frequentatore  con quella cultura europea che avrebbe dovuto
 cementarsi ,pur mantenendo  la sua ricca dialettica interna,prima della
 nascita e dell’affermazione,meno  critica e ,soprattutto,meno dialettica ,
delle reti mediatiche prima e successivamente informatiche dei nostri
tempi. Il più noto caffè letterario della  capitale è dunque il Caffè Greco ,
in via Condotti,poco lontano da piazza  di Spagna. E’ anche il più antico
nonché il più vitale,perché  è tuttora  attivo. Nasce nel 1760,secondo
 un  documento  col nome del gestore e probabilmente proprietario,
un certo "Nicola di Maddalena caffettiere, levantino" (e  questo 
 spiegherebbe perché  si chiama Greco),che  si trova nello Stato
 delle Anime della  parrocchia di  San Lorenzo in Lucina,conservato 
nell’Archivio del Vicariato.
                                             La prima sicura testimonianza sulle origini
di questo luogo privilegiato  dalla storia viene attribuita a Pierre
 Prudhon,che ne fa menzione in una sua lettera personale a Cesare
 Pascarella. Ma forse già esisteva da qualche tempo. Sarebbe stato
infatti  quel  "Caffè di strada Condotta" citato nel 1743 nientemeno
 che da Giacomo Casanova . Sembra certo  in  effetti che  tra i clienti
famosi del locale, ci sia stato Giacomo  Casanova, ancora un giovane
 abate al servizio del cardinale Acquaviva,che un giorno , trovatosi
 a passeggiare per la Strada  Condotta,il nome precedente di via
dei Condotti,fu chiamato dal cardinale Gama, seduto ad un tavolo
 del caffè  con altri abati,che lo invitò a fare loro compagnia.  Si
 intrattennero scambiandosi storie e  racconti con toni e contenuti
 poco  coerenti col loro abito. In questa circostanza  si racconta che
  Casanova scambiasse  per una donna vestita da uomo Giuseppe 
  Ricciarelli anche conosciuto  come Beppino della  Mammana. Lo
  disse al Gama  il quale ridendo  affermò che Beppino era un famoso
  castrato dopodiché  glielo presentò raccontando l’equivoco in cui
  Casanova era caduto. A questo punto pare che il nuovo arrivato si
  sia persino  proposto al  già celebre personaggio. Numerosi infatti
  sono anche gli aneddoti  che circolano intorno al Caffè Greco. Si
  racconta, ad esempio, una storia  anche a proposito di  Henri Beyle
  più noto con lo pseudonimo di Stendhal, che ne varcò la soglia nientemeno
  che  per cercarvi il suo sosia. Perché   qualche tempo prima   lo  scrittore
  francese a Terni era stato scambiato per il pittore Stefano Forby, e per
  questo   era stato trattato  con particolarissima   cortesia. Stendhal aveva
  cercato  di chiarire l’equivoco,senza però riuscirci:somigliava troppo. Lo
  scrittore  essendo  allora venuto a sapere che il suo incredibile sosia era
  un  frequentatore  abituale della famosa   caffetteria  vi si era recato,
  curioso di poterlo incontrare. Quando però era riuscito a vederlo
  era stato molto deluso per averlo trovato  tanto brutto.
  Tra i clienti celebri di quell’Antico Caffè c’è stato anche Liszt  che veniva
  a Roma tutti gli anni ed era ospite nei migliori salotti. Anche su di lui
  l’inevitabile aneddoto relativo  ad una principessa che lo aveva invitato
  ad un pranzo. La nobildonna sembra avesse chiesto a Liszt di suonare
  qualcosa. Al   compositore quella richiesta deve essere parsa alquanto
indelicata ,così ,dopo essersi seduto al piano e aver suonato un paio di
 accordisi alza per dire: “Madame, le diner est payé” (“Signora, la cena
è pagata”) e, senza   voltarsi indietro, si era allontanato rigido dalla sala 
e dal palazzo. Proprio su un tavolino del Caffè Greco lo scrittore russo 
Nikolaj  Gogol’ scrisse gran parte delle Anime Morte. Nello  stesso  locale
si recava spesso anche Schopenhauer portando sempre con sé  un barboncino 
 bianco che chiamava  Atma (anima del mondo). E’ lì che rischiò di essere
 aggredito  da un gruppo di pittori tedeschi detti i Nazareni, per avere 
 insultato la Germania: lui infatti la considerava la nazione più stupida 
 della Terra, l’unica superiorità che era disposto a riconoscerle  era quella
 di poter fare a meno della religione. Alnostro caffè allora era facile  incontrarci 
 il principe Ludwig di Baviera e quel  gruppo di pittori da  lui protetti,con 
 Friederich  Overbeck, i Nazareni,appunto, Giulio Aristide Sartorio, Berthel
 Thorvaldsen, Horace e  Charles Vernet. Nella  ricca e  curiosa documentazione 
che il Caffè conserva tra  le sue memorie una lettera del 1910,  scritta dal conte 
  Ludovico Pecci, nipote di papa   Leone XIII, nella quale si dice che il pontefice
 da giovane era stato un assiduo frequentatore del locale. Da lì deriva la leggenda
per cui se un  cardinale si fosse seduto ad un tavolo del Caffè Greco
sarebbe diventato  papa. I gestori del Caffè quindi chiesero e anche
 ottennero una  rara foto del futuro  pontefice,di  quando non era ancora
 neanche sacerdote, ma delegato apostolico  a Benevento. La foto e la
 lettera relative al papa si trovano di lato a  una foto  e a una lettera relative
 a  Liszt.
                                               Tra Seicento e Settecento proprio  il caffè, aprì
     le porte all’arte, alla letteratura e anche al  teatro. Le botteghe  del caffè
    erano mescite di bevande fumanti ,ma accoglievano anche spettacoli.
    Insomma c’era anche spazio per compagnie teatrali come per  fervidi ingegni. 
                                     La speculazione utilizzata dal proprietario che fece la
    fortuna anche  economica del Caffè Greco fu  originale: sempre vero caffè,
    volle usare  senza mai  mischiarlo con ceci, cicoria  o altri elementi ,ma lo
    offrì ai suoi ospiti  in tazzine piccole, come quelle di oggi,a prezzo doppio.
    Sei anni dopo la sua apertura nacque il periodico “Il Caffè” e i giornali divennero
    presenza fissa nelle sale di questa “bottega”. Tradizione mantenuta nei secoli,tra
    l’altro,quasi ovunque,in particolare nei paesi di tradizione austro-ungarica.
                               Renato Guttuso ci ha lasciato un suo gradevole ricordo
 sul  Vecchio Caffè:”Un luogo di Roma a cui tutti siamo in qualche modo
 affezionati, mi ricordo le sere con Palazzeschi, De Pisis, dopo cena: allora
 si andava sempre dopo cena, nel 1937-38; ci andava anche Moravia poi
 ad una certa ora, verso le undici. [...] In questo quadro c'è un elemento
catalizzatore, Giorgio de Chirico, che abitava lì vicino ,di lato alla scalinata
di Trinità dei Monti, anche se il fascino del luogo nasce anche dalla gente
che ci è passata, da Buffalo Bill a  Gabriele d'Annunzio" 
                             La clientela nel tempo diventa sempre più internazionale
      e sempre più  variata: agli inizi  diventa il luogo d’incontro preferito di
      artisti e intellettuali tedeschi che lavorano in Italia.Lo documentano schizzi
      e ritratti a matita eseguiti da Carl Philipp Fohr- conservati a Heidelberg e a
      Francoforte –in preparazione di un quadro mai realizzato a causa della morte
      dell'artista,annegato nel Tevere. Ambientati nel Caffè Greco,raffigurano tra
      gli altri il tirolese Joseph Anton Koch, il poeta J.M. Friedrich Rückert, 
     Theodor Rehbenitz, Peter Cornelius, J.F.  Overbeck che gioca a scacchi
     con Philipp Veit, e J.N. Schaller. Tra gli altri frequentatori era anche Ernst 
     Theodor Hoffmann.
      Diventato dunque famoso  per i primi  tedeschi, che avevano cominciato
      a frequentarlo nel 1779,anche Wolfgang Goethe e i suoi amici  Johann
      Wilhelm Tischbein, Karl Philipp Moritz e Jakob Wilhelm Heinse stanno
      sempre lì, al punto che Heinse propone di chiamarlo "Caffè Tedesco".
       Ma ben presto un altro carattere evidente di questo luogo d’incontri 
      di personalità dell’arte e della cultura che emerge,come già accennato,
       è il cosmopolitismo. Ma anche i patrioti  del nostro  Risorgimento ,come
       Silvio Pellico,sono suoi affezionati frequentatori. La caffetteria è famosa
       anche per tanti altri  importanti intellettuali che lo hanno frequentato nel
       corso degli anni come Massimo D’Azeglio,  Richard Wagner, Edvard Grieg
       e molti altri ancora. E si possono aggiungere altri  letterati e filosofi tra cui
       Hans  Christian Andersen,Anselm  Feuerbach,George Byron, René d
      Chateaubriand,Ennio Flaiano,Nathaniel Hawthorne, Henry James, Giacomo
      Leopardi, Adam  Mickiewicz,Sandro Penna, Percy B. Shelley,Hippolyte
      Tayne, Mark Twain. Scultori e pittori come Antonio Canova, Jean Baptiste 
      Corot,Hippolyte Delaroche, Jean A.Ingres, e, agli inizi dell'Ottocento,alcuni
      pittori hanno
      lasciato  il segno della loro presenza nei  numerosissimi quadri che decorano
      le pareti delle sale interne,trasformate in una piccola pinacoteca:tra i tanti,
      Ippolito Caffi,Vincenzo Camuccini,Franz  Ludwig  Catel,Jakob Philipp Hackert,
      Angelica Kauffmann, Antonio  Mancini. L'Antico Caffè Greco di Roma, con oltre
      300  opere esposte  nelle sale, rappresenta  infatti la più grande galleria d'arte
      privata aperta al pubblico  esistente al mondo. Ai musicisti  già citati  possono
      essere aggiunti i nomi di  Hector  Berlioz, George Bizet, Jacob Mendelssohn,
      Gioacchino Rossini,Giovanni Sgambati, Arturo Toscanini.  Tra i clienti  bisogna
      annoverare  anche Orson Welles  (e molti altri … è davvero impossibile ,sia
      pure alla rinfusa,ricordarli proprio  tutti!).
                            Oltre all'origine storica, il caffè  deve dunque la sua notorietà
    ai molti frequentatori  famosi nel corso degli anni; è stato per molto tempo,
    e in    parte  lo è tuttora, un ritrovo  di scrittori e artisti. Vi si riunisce, ogni
   primo mercoledì del mese,il "Gruppo dei  Romanisti",antico cenacolo di studiosi
   e accademici,cultori in particolare della città di Roma. Dal 1940 i loro  lavori
   sono raccolti nel volume "Strenna dei Romanisti", pubblicato ogni anno in
   occasione del Natale dell'Urbe (21 aprile).
                     Dal 1953 il Caffè Greco per aver conservato  tuttora il suo aspetto
  ottocentesco è  infatti sottoposto a "vincolo" da parte dello Stato perché:
 "più volte abbellito con decorazioni e cimeli di interesse storico ed artistico,
   costituisce oggi un vario e pregevole esempio di pubblico ritrovo sviluppatosi,
  attraverso più di due secoli di vita, per la  ininterrotta consuetudine da parte
  di artisti di ogni paese di frequentare le sue ospitali e raccolte salette, avendo
  rappresentato in Roma, per più di duecento anni, un centro di vita  artistica
  universalmente noto".


Cap.19/Diciannovesima veglia. Qualcosa si muove e E.F. spera 
che la sua denuncia serva a qualcosa.

                        Una bella coppa di gelato ai pistacchi di Bronte e poi
 siamo  pronti per il racconto che si avvia alla conclusione temporanea
per l’interruzione del ciclo delle veglie:
                      -  Finalmente la svolta!Hanno discusso per giorni. Questa
  volta con Gualtiero  Eugenio Ferruccio ha valutato meticolosamente
  vantaggi e punti deboli delle diverse soluzioni possibili. Poi la scelta
  e  la decisione. Gualtiero gli ha fatto incontrare un noto giornalista
  economico ed è da lui che ha avuto la spinta alla risoluzione definitiva.
   Lui ha le prove! Ha messo le mani sulla relazione stilata nell’’89 dal
  senatore    Alvisi  e dal funzionario del Tesoro Biagini,a conclusione d
  un’inchiesta    su alcune banche italiane,tra cui la Banca Romana,che il
  parlamentare non era però riuscito a leggere in Parlamento per le
   incessanti interruzioni  subite. Successivamente era stata insabbiata 
  per il coinvolgimento  di   politici importanti. La denuncia di Eugenio
  Ferruccio è servita a  rafforzare in lui  la convinzione che è tempo di
  agire. I coinvolgimenti si vanno moltiplicando. Bisogna far esplodere 
  lo scandalo,perché   l’economia è già troppo pericolosamente a rischio
  e rinviare l’intervento potrebbe avere conseguenze ancor più catastrofiche.
                           E’ persona   navigata,che conosce l’ambiente e pensa
    di aver  individuato un deputato,che potrebbe essere disponibile a
   collaborare,e determinato. Non ha rivelato il suo nome .Lo farà solo
   quando  lo avrà incontrato e avrà ottenuto il suo coinvolgimento sicuro.
   Mentre Eugenio Ferruccio tornava in caserma ed era tutto eccitato  per
   l’esito insperato dell’incontro,nei pressi del mercato di piazza dell’Unità,
   ha intravisto  Ester. E’ molto  imbarazzato nei suoi confronti,naturalmente.
   Non sa bene come comportarsi. Avrà scoperto che il diario è sparito?Avrà
   qualche sospetto? Avrà pensato a uno  smarrimento  o a un furto? Come?
   Da parte di chi?E’ in grave difficoltà per il suo comportamento  sleale e
   ipocrita. Si è tuttavia avvicinato e si è sentito in dovere di giustificare i
   suoi silenzi ,accampando il solito pretesto del lavoro assillante. Ma lei
  non  ha reagito,era irriconoscibile,si aggirava  tra i banchi senza uno scopo
  apparente, con la testa altrove .Il giovane non ha trovato il coraggio di
  affrontare con  franchezza la complessa situazione che si è venuta a
  creare tra loro. Si è  allora congedato frettolosamente.
                      E’ Nicola a intervenire  per chiedere a Lisa se stasera
 ha  lavorato come  sempre  di fantasia oppure se si è limitata a fare
 informazione  di  cronaca .La risposta è limpida e netta:
      -  E’ pura cronaca del primo grande scandalo del giovane Stato
italiano,che arriverà a  coinvolgere anche Giolitti nel primo decennio
del nuovo  secolo.

Cap.20/Ventesima veglia. La relazione del deputato Colajanni al Parlamento.

                          Stasera è Lisa che fa prevalere le sue preferenze
nella scelta del gusto  del  gelato:zabaione e panna .Poi è pronta
per cominciare a narrare:
                       -  Il gran  giorno è arrivato. In piedi ,solenne, il deputato
 Colajanni sta per leggere  in aula la relazione ,deciso ad arrivare fino
in fondo. Questa volta ,lui,non si farà interrompere.
                        La tribuna per il pubblico,da dove Eugenio Ferruccio
assiste con grande emozione all’evento,è gremita e si respira aria
 di evento  storico. Accanto alle signore  eleganti siedono anche
 l’ambasciatore e alcuni giornalisti francesi. L’anno  scorso  la stampa
italiana si è occupata a lungo dello scandalo del Canale di Suez,in cui
 era coinvolto il governo d’oltralpe:ora sono lì,e sembrano poter
assaporare  la rivincita. Il deputato ha un tono determinato e tagliente.
 Presto è  evidente che è stato anche assennato:ha purgato il dossier
 dei nomi eccellenti .Lo scandalo sarà comunque inevitabile.
                        E’ ancora una volta Nicola che sembra particolarmente
  coinvolto dal côté politico-giuridico-economico perché chiede :
     - Ma la matrice di questo personaggio è   storica o di fantasia?
                         Ed è Eva che questa volta  interviene prontamente
 con spirito  patriottico:
                     -  Tutto vero, frutto della fedele ricerca  sulla
stampa dell’epoca per filo e per segno,senza arricchimenti
 omissioni.

Cap.21/Ventunesima veglia. E.F.  oscilla tra la soddisfazione dei risultati ottenuti sul
versante politico  e l’amara insicurezza che gli procura l’ambiguo atteggiamento con Ester .

                         Siamo ormai nel pieno della bella stagione:
è piacevole riempire le coppe di macedonia di frutta assortita,
stasera al rum. L’ascolto può aver inizio:                     
                             -  Alla fine la giustizia ha dovuto mettersi in moto.
                            Nello studio del Governatore una perquisizione ha
 portato  al  sequestro di molti  documenti  compromettenti;   ma ,
 all’indomani,molti di loro erano spariti e i legami più scottanti tra
 i politici e la  Banca non sono più dimostrabili con evidenza. ma ,
 nonostante le complicità e i complotti ,il dibattito parlamentare
sulla sentenza ha costretto il primo ministro Giolitti alle dimissioni.
                                Eugenio Ferruccio è disorientato .Dovrebbe essere
 soddisfatto per aver ottenuto chiarezza,anche se non ancora giustizia.
E’ quello che in gran parte ha perseguito.  Ma quello che è venuto alla
 luce è una realtà così devastante e  inaspettata da non riuscire a farlo
 gioire del risultato raggiunto.  Una  situazione deprimente che non  è
aiutata dai suoi problemi con Ester,che non riesce ancora ad affrontare.
 Ha lasciato passare senza un gesto,senza una parola,tutte le feste di
 fine e d’inizio d’anno; ma i continui,dissennati rinvii  non fanno  che
 moltiplicare il suo malessere. Il loro legame era tutt’altro che consolidato,
ma è pur vero che non si può troncare così una relazione anche appena
 accennata senza un tentativo di spiegazione,di chiarimento, negati
perfino  a se stesso.
                                   Quando ha assistito al dibattito alla Camera gli
era  sembrato di intravederla fra le signore eleganti della tribuna. Ha
 profittato del fatto che erano distanti e ha evitato vilmente l’incontro,
guardandosi  bene dall’approfondire. Da  allora più  nessun contatto.
Per la verità,neanche lei si è fatta sentire né vedere. Sarà confusa,
amareggiata,preoccupata dai contraccolpi che è dato sapere e non solo.
 Eugenio Ferruccio deve trovare l’energia per risolvere anche  questo
 problema,assolutamente,in qualunque modo.
                                 E’ Isabelita che ci  dà sorridente  la bella notizia. Con
 Nicola stanno per concedersi un lungo viaggio che ,partendo da Cuba,
coprirà con più tappe alcuni paesi dell’America Latina,per incontrare
 di nuovo parenti,amici e conoscenti. Sarà un viaggio che li terrà lontani
da casa qualche mese. Ne è molto contenta. Ha un solo rammarico:
l’inevitabile interruzione delle veglie che hanno scaldato le sere invernali
 in modo piacevole,ci hanno avvicinato in amicizia e le  hanno aperto
una finestra su un popolo,un paese e la sua storia recente su cui dovrà
lavorare ancora ,ma lo potrà fare molto più volentieri. Peccato davvero
 non  poter continuare.  Eva ha subito una delle sue reazioni
 generose:
            -  Sono contenta per voi e quasi vi invidio!Per l’interruzione
 delle veglie,non devi  preoccuparti. Se ti è sembrata un’iniziativa
piacevole e anche utile, possiamo tentare un’alternativa. Mentre
sarete lontani Lisa e io proveremo a continuare il racconto fino ad
oggi, percorrendo tutto il Novecento e oltre, per iscritto .E,lo speriamo
 davvero,sarà il nostro regalo di “benvenuto” al vostro ritorno.

Cap.22/Ventiduesima veglia. L’invito all’Opera.

                      La macedonia di stasera è alla vodka. Ma tutti abbiamo
   mantenuto   un’ottima concentrazione per ben seguire  l’avvio alla
   temporanea  conclusione della vicenda. Lisa comincia a raccontare:
     -   Una serata all’Opera, insieme. Eccola finalmente la scelta! Ha
pensato  che andrà a prendere Ester in fiacre,per accompagnarla al
teatro Costanzi ,dove assisteranno alla rappresentazione  del Nabucco,
per passare l’ultima serata insieme in un contesto da ricordare,che
sappia  attenuare il dolore di entrambi per l’inevitabile separazione e
che,ad un tempo,offra suggestioni capaci di favorire la comprensione
delle convinzioni di Eugenio Ferruccio.Ha già fissato il noleggio della
vettura.
                 “Aver trovato finalmente il coraggio di farle l’invito e non
 aver  ricevuto da lei un rifiuto,mi ha fatto sentire leggero,più contento
di me  di quanto non lo fossi ormai da tanto tempo. Certo la parte
più difficile deve ancora venire. ma ,almeno,sono uscito dall’incubo
che ormai mi procurava ogni rinvio di qualsivoglia decisione,
ineluttabilmente:mi sembrava di essere ormai in un tunnel senza
uscita .Ho trovato la forza di provare a riscattarmi. Una decisione 
tardiva,lo so bene,che,però,mi dovrebbe permettere di chiarire a
 Ester le ragioni di un comportamento tanto trascurato e anche
scorretto nei suoi confronti. Non sarà facile. Spero che l’attenzione
con cui ho scelto il melodramma mi sia d’aiuto. Non solo,dunque,
la scelta intrigante di una serata mondana,elegante, che lusinghi e
distragga,camuffando gli imbarazzi della difficile circostanza.
                 Uno dei motivi,che ha ritardato l’incontro per il chiarimento
 è stato anche nelle condizioni di Ester,come mi sono apparse in quelle
occasioni in cui l’avevo appena intravista,quasi fosse un’altra  persona.
 Pallida,poco curata,svagata e spenta .Impossibile per me  valutare
 quanto fosse stata provata dagli eventi e se potesse  reggere all’impatto
 delle considerazioni necessariamente dure,drammatiche ,cui avrei
 dovuto sottoporla. Lo splendore della sua toilette,iscritto nello splendore
 luccicante della cornice,attenuerà,me lo auguro, l’attuale fragilità del
suo  aspetto,le farà ritrovare un poco della sua aggressiva bellezza e
imprimerà uno scatto di verve al suo amor proprio. per me sarà così
meno ostico essere diretto e sincero. Ma un aiuto ancora più
determinante l’ho  ricercato proprio in quel melodramma verdiano.
 Il coro,prima di tutto. un passaggio musicale che sa trasmettere
 l’emozione di un patriottismo forte e sofferto,che nasce dalla
condizione succube di un popolo ben rappresenta i miei sentimenti
 così  provati dalle recenti vicende,che hanno messo a nudo la
corruzione  diffusa della classe dirigente del nostro giovane Stato.
Spero  dunque che queste verità siano affidate all’eloquenza della
musica, che mi risparmierebbe la sofferenza di precisare con le
parole una realtà che rischia di apparire retorica,contorta,soggettiva.
Vedo,insomma,la musica meno inadeguata delle parole a chiarire
il mio punto di vista.”
                           Ecco ,questo è il risultato di tutte le sue analisi,
  il   frutto delle  sue  prolungate riflessioni. Eugenio Ferruccio
 è profondamente convinto .Ma lei,lo sarà,lei,altrettanto?Quale
 sarà  stato il suo, di percorso ? Non  sa  più  figurarsi, Eugenio
Ferruccio,le sue reazioni,perché le difficoltà di una diagnosi che
 già fa molto male,sono aggravate dal silenzio tra loro di molti
mesi durante i quali,sia pure per ragioni opposte,il mondo è
crollato loro addosso. Sono più lontani ed estranei razionalmente,
ma emotivamente sono ancora vicinissimi e tutto questo rende
 ogni iniziativa difficile,sofferta,molto esposta ai fraintendimenti.
 Per questo  il giovane ufficiale vive questa vigilia dell’evento con
grande preoccupazione  e tanti dubbi sui modi meno crudi da
adottare per affrontare una prova di responsabilità e di lealtà,
insomma di maturità,mentre gli manca la lucidità di cui avrebbe
tanto bisogno.
                     Stasera è Nicola che interviene subito:
                -   Avevi ragione ;era insensato chiedere in
anticipo che fossero rivelate le  complesse  sfumature,
soprattutto emotive,ma anche  ideali della psicologia
del personaggio. Ho solo una richiesta da fare proprio
 per apprezzare fino in fondo  ogni aspetto dell’ultima
veglia che avrà la responsabilità di tessere il pezzo
conclusivo,almeno per quel che riguarda l’arazzo
ottocentesco. Potreste anticiparci la trama del
melodramma che nelle intenzioni del giovane
dovrà giocare un ruolo determinante?
           Ancora una volta Lisa si mette a disposizione
e  ricomincia a raccontare:
        - E’ un dramma lirico  di G. Verdi
in quattro parti ,su libretto di T. Solera.

Parte I

All`interno del tempio di Gerusalemme, i Leviti e il popolo
 lamentano la triste sorte degli Ebrei, sconfitti dal re di Babilonia
 Nabucco, che ora  è alle porte della città. Il gran pontefice Zaccaria
 rincuora la sua gente. In mano ebrea è tenuta come ostaggio, infatti,
 la figlia di Nabucco, Fenena, la cui custodia Zaccaria affida a Ismaele,
 nipote del re di Gerusalemme. Questi, tuttavia, promette alla giovane
 di restituirle la libertà, perché un giorno a Babilonia egli stesso,
 prigioniero, era stato liberato proprio da Fenena, di lui innamorata.
 I due stanno organizzando la fuga, quando giunge nel tempio Abigaille,
 supposta figlia di Nabucco,a comando di una schiera di Babilonesi.
 Anch`essa è innamorata di Ismaele e minaccia Fenena di riferire al
 padre del suo tentativo di fuga con uno  straniero; infine si dichiara
 disposta a tacere a patto che Ismaele rinunci a Fenena. Ma egli si rifiuta
 di soggiacere al ricatto. A capo del suo esercito irrompe Nabucco,
 deciso a saccheggiare la città. Invano Zaccaria, brandendo un pugnale
 sopra il capo di Fenena, tenta di fermarlo, poiché Ismaele si oppone
 e consegna Fenena salva nelle mani del padre.

Parte II.

L`empio. Nella reggia di Babilonia. Abigaille è venuta a conoscenza
di un documento che rivela la sua identità di schiava: dunque erroneamente
i Babilonesi la ritengono erede al trono. Nabucco, in guerra, ha nominato
Fenena reggente della città e ciò non fa che accrescere l`odio di Abigaille
verso di lei. Il gran sacerdote di Belo alleato di Abigaille, riferisce che
Fenena sta liberando tutti gli schiavi Ebrei. Abigaille coglie l`occasione e
medita di salire sul trono di Nabucco. Zaccaria, intanto, annuncia festante
al popolo che Fenena, grazie all`amore di Ismaele, si è convertita alla
religione ebraica. Essa viene raggiunta da Abdallo, vecchio ufficiale del re,
che svelate le ambizioni di Abigaille, le consiglia di fuggire per non incorrere
nella sua ira. Ma non c`è tempo, poiché irrompe Abigaille che ha con sé i Magi,
il gran Sacerdote e una folla di Babilonesi. Giunge però, inaspettato, anche
Nabucco che si ripone la corona sul capo, maledicendo il dio degli Ebrei.
Quindi minaccia di morte Zaccaria. Alla dichiarazione di Fenena che rivela
la propria conversione,egli replica imponendole di inginocchiarsi e di adorarlo
non più come re, ma come dio. Il dio degli Ebrei lancia un fulmine. Nabucco,
atterrito, cade agonizzante, mentre Abigaille si pone sul capo l`agognata corona.

Parte III.

La profezia. Orti pensili nella reggia di Babilonia. Abigaille sul trono riceve
gli onori di tutte le autorità del regno. Nabucco tenta invano di riappropriarsi
della corona,ma viene fermato dalle guardie. Nel successivo dialogo fra i
due, Abigaille ottiene,sfruttando le instabili condizioni mentali di Nabucco,
di fargli apporre il sigillo reale convalidante il documento di condanna a
morte per gli Ebrei. In un momento di lucidità,Nabucco si rende conto di
avere condannato anche la figlia Fenena e inutilmente implora la sua salvezza.
Anzi,Abigaille straccia il documento che attesta il suo stato di schiava,
 dichiarandosi unica figlia ed erede. Ordina infine alle guardie di imprigionare
 Nabucco. Sulle sponde  dell`Eufrate, gli Ebrei invocano la patria lontana e
 tocca ancora a Zaccaria consolare il suo popolo con una profezia che li
esorta ad avere fede.

Parte IV.

L`idolo infranto. Dalla propria prigione Nabucco vede tra gli Ebrei
condotti a morte anche Fenena. Disperato si rivolge, convertendosi
al Dio degli Ebrei. Abdallo e un manipolo di guerrieri rimasti fedeli
al re, vedendo Nabucco rinsavire e rinvigorire, decidono di insorgere
guidati dal vecchio re. Negli orti pensili risuona una marcia funebre:
 stanno giungendo gli Ebrei condannati a morte. Zaccaria benedice
 Fenena martire. Ma all`irrompere di Nabucco, cade l`idolo di Belo e
 i prigionieri vengono liberati. Nabucco torna sul trono. Abigaille,
 avvelenatasi, chiede perdono, morente, a Fenena e auspica il matrimonio
 di lei con Ismaele. Zaccaria predice a Nabucco il dominio su tutti i
 popoli della terra.


Cap.23/Ventitreesima veglia. La lettera all’amico sulla drammatica serata all’Opera.

                           Sul tavolinetto basso,alcune bottiglie e bicchieri di
 varia forma e grandezza per il brindisi del  temporaneo commiato
rinviato però a conclusione di serata;subito è Lisa che propone la
 lettura di una lettera  di Eugenio a Gualtiero perché sappia ,almeno
lui, in questo modo indiretto,il solo,al momento  possibile per lui,
 l’esito triste della serata all’Opera :
              
                   -  La lettera  all’amico

Carissimo,Gualtiero,amico mio,
             mi sono messo alle spalle anche questa prova durissima .Più
 ancora del previsto. Col passare dei giorni mi rendo conto del prezzo
che pago,altissimo,per riscattare la mia coscienza. E’ stata un’esperienza
da cui esco disorientato,svuotato .E non posso parlarne con nessuno.
Ecco perché mi sono risolto a scriverti. Per rompere il cerchio del silenzio
e dell’isolamento per cui rischio d’impazzire. Per liberarmi almeno un poco,
mentre ti racconto la nostra serata storica,che ti avevo annunciata ,che
ha fatto anche emergere lati oscuri di me che mi erano sconosciuti e che
fatico ad accettare. E’ una scoperta che mi ha molto turbato. Non so se
troverò la forza di rivelarli tutti a te  che sei il mio amico,unico confidente,
al quale fino ad ora eppure ho affidato ogni dettaglio degli avvenimenti
degli ultimi mesi .Ma procediamo con ordine.
                Quando Ester  mi viene incontro ,verso la carrozza che ci avrebbe
accompagnato al teatro Costanzi,è davvero incantevole. nel  suo
lungo abito di velluto grigio argenteo,con una minuscola mantellina
bianca di ermellino,quasi a sottolineare il  pallore del volto.
Un’eleganza sobria ,quasi severa,che ben si accorda con la sua espressione
malinconica ,ma non dimessa. Sono intenerito  e sconcertato ad un tempo.
Verso di me un atteggiamento non formale,ma distaccato. Non so cosa
aspettarmi. Continuo a essere molto inquieto.
                 Nello slargo davanti al teatro le locandine che elencano a caratteri
cubitali i nomi dei cantanti famosi. C’è già riunita una piccola folla. Gruppi
che conversano ,profittando del tepore primaverile della serata. Noi  ci
dirigiamo subito verso il nostro palco. Osservo sorpreso con quale apparente
disinvoltura Ester si accomodi al suo posto per gettare un colpo d’occhio
tutt’intorno,interessata,mi è sembrato,al pubblico che tira fuori i binocoli ,
  scambia i saluti,si mette in mostra . L’odore polveroso della tappezzeria
  si insinua fastidiosamente nelle narici,mentre le luci dell’orchestra si
  accendono, i musicisti entrano in fila indiana e presto le note in libertà
  dei bassi,dei  violini, dei flauti preludono al prossimo inizio dello  spettacolo.
  Ancora qualche accordo,un rullar di tamburi e il sipario magicamente si
  apre  sulla scena corale degli Ebrei che nel tempio di Gerusalemme piangono
  la loro sconfitta nella guerra contro i Babilonesi . Siamo entrambi estasiati
  di fronte alle scene sontuose  e alla musica magnifica. Arriviamo in un
  baleno all’intervallo  tra la prima e la seconda parte.
                          Nel foyer cerco di tornare ai nostri problemi ,sottolineando
in particolare  il passaggio,quando Ismaele nega deciso ad Abigaille il suo
amore in cambio della libertà del suo popolo. Intendo così preparare Ester
 perché  accetti la mia forte convinzione  per la quale in amore è determinante
 la condivisione di valori e ideali. Un sentimento che vincola  all’esclusione di
calcoli e scambi. Un’affermazione che mi porta un po’ troppo bruscamente
a sostenere che la nostra innegabile attrazione reciproca non basta a consentire
un futuro  insieme. Neppure un’amicizia può sopravvivere ormai. Se vogliamo
rispettare il nostro amor proprio,bisogna riconoscere  che una separazione
definitiva è l’unica soluzione realistica. L’alternativa non sarebbe né onesta
né sincera. L’ho vista vacillare per un istante. Mi sono spaventato. Ma ha
ripreso presto il controllo,cerea in volto,senza una parola,lo sguardo fisso
nel vuoto,ha preso a incedere altera e si è diretta verso il palco senza
appoggiarsi al braccio che le porgevo. Un’indifferenza ostentata al pubblico,
per orgoglio,senza cedimenti  visibili,piuttosto che un’ostilità esplicita,forse
sentita. Durante la seconda parte ,al passaggio della conversione di Fenena
per amore,mi accorgo che ,sulle sue mani,liberate dai lunghi guanti candidi,
Ester sembra  aver concentrato  l’espressione  di tutta la sua angoscia,perché
continua a graffiare il broccato che riveste il piccolo parapetto su cui sono
appoggiate.
                     Nella parte terza sono io a emozionarmi,tanto fino a isolarmi,
  soprattutto quando il coro intona maestoso “Va pensiero”.Finisco per
 identificarmi non solo con gli eroi risorgimentali che ne fecero il loro inno,
 ma anche con il popolo d’oggi,offeso e succube della corruzione diffusa
per  l’intreccio perverso di politica e affari. Durante l’intervallo,dopo la
terza parte ,non riesco quasi a parlare,riportato alla  scomoda realtà
dalla espressione tesa della mia interlocutrice. Cerco,con molta fatica
di raccontarle la mia grande emozione,ancora immerso nel ricordo del
 forte turbamento provato. Vorrei  farle percepire quanto il mio amor
 di patria sia  un elemento fondante della mia vita,ma mi rendo conto
 di quanto i miei sforzi siano vani. Le mie parole sono per lei astratte,
se  non  retoriche ,quanto  per me  sono  ragione  e  pratica di vita.
Sembra ascoltarmi per pura correttezza ,senza interesse ,senza reagire
 in alcun modo,quasi che l’intera riserva di emozioni si fosse in lei
consumata ,prosciugata come la riserva d‘acqua del cammello dopo
la traversata del deserto,in seguito al mio annuncio repentino e
impietoso del precedente intervallo.  E allora la pietà si è alleata
alla codardia e io non ho potuto infierire. Non ho più trovato la forza
di confessarle quanto in basso fossi potuto cadere con il furto del
suo diario. Una macchia che resta nella mia coscienza .Non sono
riuscito a riscattarmi completamente ,cogliendo forse a pretesto
la sua fragilità e il suo malessere per un cedimento per pura umanità.
Francamente non saprei dirti l’interpretazione autentica..
                           Un fatto è certo .E’ un libriccino che resterà con me a
ricordarmi un atto vergognoso  di cui mi sono reso incredibilmente
responsabile ,ma anche una ragazza come Ester che avrei potuto
amare appassionatamente , alla quale ho dovuto invece anteporre
l’amor di  patria  .Infatti ,con semplicità ,ci siamo limitati a rientrare
 nel palco per assistere stralunati alla parte conclusiva dell’opera.
Stranamente essa ci appare in sintonia con il nostro stato d’animo.
In successione ansiogena l’incubo di Nabucco,Fenena in catene,
pronta al martirio. Poi ,improvviso il capovolgimento liberatorio
delle azioni sceniche .Il pentimento di Nabucco ,la salvezza di
Fenena ,la libertà degli Ebrei.
                Tra noi ,invece ,nessun cambiamento. Il buio e il silenzio
ci accompagnano  sulla strada del ritorno.
Con gratitudine e affetto,ti  saluto.
                                                                               Eugenio Ferruccio.

          E’ ora tra noi e i nostri nuovi amici  il momento dei saluti.
Ci rivedremo tra qualche mese .
                   -Al vostro ritorno vi promettiamo, Eva ed io ,di farvi
trovare il racconto scritto finito .Si concluderà ai nostri giorni.
 Per ora possiamo solo augurarvi buon viaggio ,con la promessa
che al ritorno riprenderemo il rito piacevole delle veglie perché
 voi,questa volta,abbiate l’opportunità di raccontarci tante storie,
almeno  una per ogni  tappa   del vostro ricco e lungo percorso.
Intanto un brindisi augurale per la partenza. 
 





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