domenica 19 aprile 2015

Universo cialtrone.-2-




Cronaca delle nefandezze  più patologiche 
incontrate nella pubblica amministrazione .
Certo non  molto originale,ma  giusto per non continuare a tenere sommerse queste malefatte 
come ineluttabili.
    
                                       
    E’ urgente che in Italia troviamo un nuovo Gogol o un Kafka che 
riescano  a denunciare con tinte forti la reale situazione delle istituzioni amministrative  nel nostro paese. Un  infinito universo cialtrone,che
rischia in ogni momento  di tracimare  per inquinare tutto quel che lo
 circonda.
    Io posso solo raccontarvi l’ immondo intrigo diffuso nel quale si è
dovuta districare nella sua vita la mia vicina di casa,Penelope. Una 
vecchia signora  gentile e garbata ,dal volto sorridente incorniciato 
da una corona di capelli azzurrini .Sono storie incredibili che mi ha 
raccontato nel corso degli anni,provocando in me ogni volta una 
rabbia repressa,impotente,foriera di grande frustrazione da cui  ho
 sempre fatto molta fatica a liberarmi.
     Penelope,che ora è in pensione,era un’insegnante di liceo e mi 
ricordo  ancora quando mi raccontò che in Italia i professori che avevano
vinto  un concorso,prima di poter insegnare ,dovevano sottoporsi a visita
medica  per permettere la verifica di non essere affetti da malattie veneree.
Non potevo  credere  che nel nostro paese sembrasse ancora sconosciuta 
la scoperta  della penicillina. Ma non avrei mai potuto immaginare che 
la mia vicina avesse  dovuto sottoporsi all’odioso controllo per ben
cinque volte!E perché mai?Ogni volta per la stessa ragione. Al 
Provveditorato  agli  Studi,dove avrebbe dovuto essere conservato un 
dossier con tutti i documenti, continuavano  a perdere – all’inizio tutto
il fascicolo e  l’ultima volta il solo documento detto della Wasserman. 
E ancora  i confini dell’indignazione si allargavano.  
    Riflettendo infatti sulle sue disgrazie era riuscita a scoprire che la
prima volta  il faldone non aveva retto agli spostamenti postali conseguenti
al suo cambiamento di sede,che dalla provincia si era trasferita in città.
Per  i guai successivi del recupero era stata  grata una volta ad una gentile
collega vicepreside del suo liceo, che vantava amicizie in quegli uffici e 
successivamente alle pazienti cure del proprio anziano Preside che
generosamente aveva pensato bene di dedicare i primi mesi della sua
pensione alla ricerca dei  suoi documenti perduti .Quando poi venne 
a scoprire che ancora una volta il documento più odioso era sparito,
la professoressa fu presa dalla disperazione e decise che mai più avrebbe 
ripetuto quell’umiliante esperienza. Quindi si presentò  di persona,
agguerrita e con intenzioni battagliere all’ufficio  maledetto.
L’impiegato responsabile si spostava da un corridoio all’altro –
tutti  foderati di fascicoli-incalzato dalla professoressa sempre 
più furiosa,sfilando nel modo più casuale possibile pagine ingiallite
di  chissà quali documenti, chiedendole  incredibilmente:”Che sia 
questo?O forse sarà questo qui?Vediamo se può essere questo!” 
Ritornati entrambi nella stanza di partenza,ancora una volta senza 
risultati,Penelope ha un’intuizione apparentemente assurda. Si china 
e sfila un foglio ripiegato ripetutamente per creare un po’ di spessore
utile a restituire l’equilibrio necessario con le altre gambe alla gamba 
più corta del tavolo  pencolante di  quell’ufficio. Non aveva mai dato
molto credito  alle voci che in sala dei professori erano spesso circolate.
Non le sembrava possibile  e tantomeno tollerabile,che il mondo della
burocrazia  dell’istruzione  fosse popolato da personaggi esagerati 
corrotti, grotteschi, infingardi, pronti a tutto.
     Poi l’esperienza le aveva fatto scoprire la disgustosa realtà. Si era a
allora ricordata della sua allucinante esperienza  di giovane supplente
nelle classi differenziali della riformata scuola dell’obbligo. Era allora 
venuta a sapere dai suoi stessi allievi “ipodotati” come si era proceduto 
alla formazione del ghetto.I ragazzini allegramente e orgogliosamente
avevano raccontato come  di fronte alla richiesta  - della commissione
di adulti  preposta a selezionarli sottoponendoli a un test -  di imitare 
il verso di un asino avessero, ad esempio, risposto beffardamente con
l’imitazione perfetta di quello della pecora. A  questo si erano aggiunte
naturalmente le indicazioni dei vari insegnanti che coglievano l’occasione
per liberarsi di allievi  faticosi. Per non dire di quando per la stessa legge riformatrice della durata dell’obbligo scolastico, la scuola statale era 
entrata anche nei riformatori. Anche in questa drammatica realtà era 
finita Penelope,decisa a lavorare a qualsiasi costo. Quelle classi erano
etichettate senza alcuna ironia come”caratteriali”.Erano ragazzi che
provenivano da realtà poverissime,spesso senza nemmeno il sostegno 
di una famiglia in miseria Avevano un loro codice d’onore al quale si
attenevano in modo addirittura ligio –mai infierire con chi è già a terra;
dare un vantaggio all’ospite ecc.-E Lei stessa aveva assistito alle partite
a carte che i ragazzi avevano  fatto vincere alla psicologa che aveva 
accettato di giocare con loro,salvo poi non  aver scrupolo a interrompere 
la rivincita , dichiarando che non poteva certo  tardare al concerto di 
Benedetti Michelangeli per terminare la partita. Ma aveva scoperto cose 
ancora più turpi quando aveva  avuto accesso all’archivio  e aveva
dovuto spulciare tra le schede informative di ognuno dei suoi allievi. 
Aveva potuto verificare ,tra l’altro, che ognuno di loro godeva del 

sostegno di un assistente sociale,ma che anche quelli di loro che erano
ospitati da più anni quella struttura non lo avevano mai incontrato.
Del resto  la realtà  sconvolgente che mi raccontava Penelope  non
era una  eccezione o una drammatizzazione della sua fantasia .
     Io stessa leggevo in quegli stessi anni le denuncie su quello che
accadeva  nelle scuole delle Molinette,quartiere operaio di Torino,
abitato in prevalenza da immigrati del Sud del paese.I loro figli erano
predestinati al ghetto degli ipodotati per il banale dato di fatto che la 
loro parlata, parecchio influenzata dal dialetto ,non era capita dagli
 insegnanti del Nord.
     Tuttavia si era ostinata a voler limitare il degrado alla burocrazia 
nazionale  e locale relativa alla scuola .
     E invece anche su questo si era dovuta ricredere. Molti anni dopo
quando  era già fuori dal mondo della scuola ,altre esperienze 
comparabili per assurdità  e sgradevolezza si erano riproposte. In
piena èra informatica non avrebbe mai potuto immaginare che il 
Catasto potesse riservarle sorprese da brivido e ansie di cui avrebbe
fatto  volentieri a meno.
     Una volta eliminato l’universo cartaceo, da che parte mai 
sarebbero  potuti arrivare altri  guai? E invece...Non c’è limite 
all’inventiva dannata dell’universo cialtrone delle patrie burocrazie!
      Per puro  caso scopre ,una decina d’anni fa ,un’altra storia 
dell’indignazione che questa volta si materializza all’ufficio del 
catasto in provincia,dove Penelope possiede ancora la vecchia
abitazione di famiglia. Si accorge cioè che quella serie di stanze 
una dentro l’altra come tante matriosche,che fondamentalmente
potrebbero essere considerate una sola grandissima stanza,sono 
state registrate  in numero più che doppio rispetto al numero reale .
Decide allora di affidarsi ad un tecnico perché col ricorso si 
ristabilisca la verità. L’appartamento è stato classificato inoltre nella 
categoria lusso. Ed è incredibile il racconto che il geometra ha potuto
fare al ritorno: non avendo potuto il funzionario del catasto obiettare
argomentazioni valide di fronte alla puntigliosa contestazione dei fatti, meticolosamente corredata di documentazioni tecniche stringenti,era
arrivato ad affermare il suo dispiacere di non poter  effettuare una visita
ispettiva per il troppo lavoro da sbrigare in ufficio,certo come era che,
appartenendo la costruzione ad un centro storico,avrebbe potuto così 
verificare come fosse certamente  dotata almeno di un prezioso affresco! 
Un modo arrogante per non ammettere la classificazione  - effettuata
per via assolutamente ipotetica assolutamente gratuita -  come “di lusso”. 
E sarebbe bastato conoscere  la Storia più recente. E’noto ,del resto,
anche semplicemente attraverso  la popolarità che il cinema sa dare,che
quel centro storico è stato minato  dai Tedeschi durante l’ultima guerra
ed  è dunque stato completamente ricostruito,anche in quelle prestigiose 
realtà che eventualmente  avessero ospitato gli affreschi....Dove si verifica 
ancora una volta che è soprattutto  l’ignoranza la madre di ogni catastrofe!
      Non basta. Qualche anno dopo si accorge che il suo appartamento 
in città  al Catasto risulta di proprietà di un notaio,effettivamente
proprietario dell’appartamento sottostante,al secondo piano del medesimo condominio.Come se fosse  una difficoltà impervia riuscire a contare 
fino a tre .Gli impiegati preposti raccontano tutta una favola secondo 
la quale diverso è  stato il modo di valutare i piani prima e dopo il 1939.
E fin qui verità storica. Ma la proprietà di Penelope risale ad anni di 
parecchio  posteriori a quella  data. Dunque l’irto problema da risolvere
era quello del semplice adeguamento della numerazione dei piani 
accordandolo con le date del contratto di acquisto dell’immobile. 
Operazione  che evidentemente  aveva richiesto una capacità
d’attenzione superiore a quella di cui il  funzionario poteva 
umanamente disporre.!!!
      C’è ancora una coda ai grani di questo rosario dell’assurdo e
dell’intollerabile. Penelope ha conservato il piccolo appartamento
che fu dei suoi genitori e che ha affittato  ad un giovane indiano che,
per il ricongiungimento familiare con  la moglie e la bimba appena 
nata ,deve produrre una sfilza di documenti,molti dei quali  servono
a dimostrare le condizioni che il richiedente può offrire ai due membri
in arrivo della sua famiglia. In particolare la planimetria,che però  
non può essere quella che fa parte integrante dell’atto notarile di 
acquisto;deve essere invece quella formalizzata per avere passato i 
vagli pubblici ell’ufficio catastale. Ebbene:poiché la costruzione dell’appartamentino risale agli anni ’60,non si è proceduto alla digitalizzazione,dunque dopo due settimane di ricerche d’archivio,
quello cartaceo,la risposta allucinante è che la planimetria non esiste.
Il dottore commercialista che si è occupato della pratica crederà di 
attutire lo sconcerto evidente della sua cliente accampando quella 
che secondo lui è una giustificazione:la sede degli  uffici del catasto 
in città ha subito vari cambiamenti d’indirizzo e nei traslochi alcune
carpette” sono andate perdute.
   Ma la rete in cui l'universo cialtrone intrappola i cittadini non è facile
da squarciare e la mia amica Penelope ne è ancora prigioniera .L'anno
scorso,a dieci anni di distanza dall'inizio del suo pensionamento,si è 
vista recapitare una raccomandata gialla dal Ministero del Tesoro.
Misteriosa ed equivoca nel tono,scndalosamente assurda nel contenuto.
Era una richiesta di restituzione una bella somma di danaro motivata 
dal  ricalcolo dello stipendio(sì,avete capito bene,dello stipendio,non
della pensione!)dal 1980 all'inizio dell'età della pensione del 2005.
Il tono poi inverosimilmente e incredibilmente moraleggiante,ome se
non provenisse affatto da un ufficio della Amministrazione:una 
pressione supplementare  esercitata, sottolineando palesemente 
come il rifiuto eventuale di soddisfare la restituzione della somma 
dovuta costituisse un pessimo esempio per analoghi casi futuri.
   Penelope controlla che la fonte sia davvero quella ufficiale -un 
linguaggio tanto scivoloso fa somigliare la fatidica lettera alla missiva 
di un truffatore privato  - e salda l'apparentemente dovuto,rivendicato
da un ufficio del Ministero del Tesoro ,non certo perché pensi di sentirsi 
in colpa e un esempio negativo di cittadina in caso contrario,ma
semplicemente perché sta attraversando un periodo di cattiva salute 
e non si può permettere di strar dietro  ad avvocati e a tribunali
amministrativi per un lungo  periodo.
  Tuttavia vuol capirci di più e,se mai fosse possibile,vederci chiaro.
Si ricorda allora che un suo ex-allievo è responsabile dell'ufficio 
legale di uno storico sindacato e decide di rivolgersi a lui e pregarlo 
di dedicarle un po' di tempo per esaminare con attenzione tutto il 
dossier.E le sollecite,pronte risposte ,ancora una volta ,hanno 
dell'incredibile;non è proprio  pensabile liberarsi dall'assurdo in quel
mondo! Infatti un errore della Amministrazione può essere corretto 
dall'Ufficio che lo ha commesso soltanto entro dieci anni dal momento
 in cui è stato commesso,dopodiché scatta la prescrizione.
   Eccola la ragione dell'indirizzo penosamente moraleggiante e 
sostanzialmente ricattatorio della richiesta.Un modo viscido di
coprirsi le spalle stretto tra il colpevole,paradossale ritardo dell'intervento 
correttivo e l'urgenza imprescindibile di cancellare il proprio errore 
e la conseguente propria responsabilità personale.Ma la constatazione 
più irritante che emerge consiste nel fatto che il pacchetto di fogli
allegato da una marea di numeri non è servito a individuare la natura 
dell'errore in questione.non c'è potuto riuscire neppure l'intero ufficio 
di esperti di un grande sindacato nazionale !!!  
    Se le pareti scrostate di quegli uffici delle istituzione pubbliche
centrale e periferiche dello Stato potessero parlare...Che forse io
debba ancora  replicare ai racconti  apparentemente surreali  di 
Penelope con la  battuta della padrona di casa di Josef K.,il
protagonista de ”Il  Processo ”di Kafka –“Lei non deve prendersela 
troppo a cuore. Che cosa non capita  nel mondo!”? – Se vogliamo
essere cittadini e non sudditi,se vogliamo squarciare quel muro di
gomma che protegge questa macchina cervellotica,irrazionale della
irresponsabilità nella pubblica amministrazione tutta,tocca a noi
denunciare  senza riserve lo squallore che investe l’indifferente realtà 
di  quei contenitori  grigi,ma soprattutto dei loro umani contenuti
meschini. Con la speranza - a pezzi -  che quelle denunce non siano
soltanto stracci di parole.






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