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incontrate nella pubblica amministrazione .
Certo non molto originale,ma giusto per non continuare a tenere sommerse queste malefatte
come ineluttabili.
E’ urgente
che in Italia troviamo un nuovo Gogol o un Kafka che
riescano a denunciare con tinte forti la reale situazione delle istituzioni amministrative nel nostro paese. Un infinito universo cialtrone,che
rischia in ogni momento di tracimare per inquinare tutto quel che lo
circonda.
riescano a denunciare con tinte forti la reale situazione delle istituzioni amministrative nel nostro paese. Un infinito universo cialtrone,che
rischia in ogni momento di tracimare per inquinare tutto quel che lo
circonda.
Io posso
solo raccontarvi l’ immondo intrigo diffuso nel quale si è
dovuta districare nella sua vita la mia vicina di casa,Penelope. Una
vecchia signora gentile e garbata ,dal volto sorridente incorniciato
da una corona di capelli azzurrini .Sono storie incredibili che mi ha
raccontato nel corso degli anni,provocando in me ogni volta una
rabbia repressa,impotente,foriera di grande frustrazione da cui ho
sempre fatto molta fatica a liberarmi.
dovuta districare nella sua vita la mia vicina di casa,Penelope. Una
vecchia signora gentile e garbata ,dal volto sorridente incorniciato
da una corona di capelli azzurrini .Sono storie incredibili che mi ha
raccontato nel corso degli anni,provocando in me ogni volta una
rabbia repressa,impotente,foriera di grande frustrazione da cui ho
sempre fatto molta fatica a liberarmi.
Penelope,che ora è in pensione,era
un’insegnante di liceo e mi
ricordo ancora quando mi raccontò che in Italia i professori che avevano
vinto un concorso,prima di poter insegnare ,dovevano sottoporsi a visita
medica per permettere la verifica di non essere affetti da malattie veneree.
Non potevo credere che nel nostro paese sembrasse ancora sconosciuta
la scoperta della penicillina. Ma non avrei mai potuto immaginare che
la mia vicina avesse dovuto sottoporsi all’odioso controllo per ben
cinque volte!E perché mai?Ogni volta per la stessa ragione. Al
Provveditorato agli Studi,dove avrebbe dovuto essere conservato un
dossier con tutti i documenti, continuavano a perdere – all’inizio tutto
il fascicolo e l’ultima volta il solo documento detto della Wasserman.
E ancora i confini dell’indignazione si allargavano.
ricordo ancora quando mi raccontò che in Italia i professori che avevano
vinto un concorso,prima di poter insegnare ,dovevano sottoporsi a visita
medica per permettere la verifica di non essere affetti da malattie veneree.
Non potevo credere che nel nostro paese sembrasse ancora sconosciuta
la scoperta della penicillina. Ma non avrei mai potuto immaginare che
la mia vicina avesse dovuto sottoporsi all’odioso controllo per ben
cinque volte!E perché mai?Ogni volta per la stessa ragione. Al
Provveditorato agli Studi,dove avrebbe dovuto essere conservato un
dossier con tutti i documenti, continuavano a perdere – all’inizio tutto
il fascicolo e l’ultima volta il solo documento detto della Wasserman.
E ancora i confini dell’indignazione si allargavano.
Riflettendo
infatti sulle sue disgrazie era riuscita a scoprire che la
prima volta il faldone non aveva retto agli spostamenti postali conseguenti
al suo cambiamento di sede,che dalla provincia si era trasferita in città.
Per i guai successivi del recupero era stata grata una volta ad una gentile
collega vicepreside del suo liceo, che vantava amicizie in quegli uffici e
successivamente alle pazienti cure del proprio anziano Preside che
generosamente aveva pensato bene di dedicare i primi mesi della sua
pensione alla ricerca dei suoi documenti perduti .Quando poi venne
a scoprire che ancora una volta il documento più odioso era sparito,
la professoressa fu presa dalla disperazione e decise che mai più avrebbe
ripetuto quell’umiliante esperienza. Quindi si presentò di persona,
agguerrita e con intenzioni battagliere all’ufficio maledetto.
L’impiegato responsabile si spostava da un corridoio all’altro –
tutti foderati di fascicoli-incalzato dalla professoressa sempre
più furiosa,sfilando nel modo più casuale possibile pagine ingiallite
di chissà quali documenti, chiedendole incredibilmente:”Che sia
questo?O forse sarà questo qui?Vediamo se può essere questo!”
Ritornati entrambi nella stanza di partenza,ancora una volta senza
risultati,Penelope ha un’intuizione apparentemente assurda. Si china
e sfila un foglio ripiegato ripetutamente per creare un po’ di spessore
utile a restituire l’equilibrio necessario con le altre gambe alla gamba
più corta del tavolo pencolante di quell’ufficio. Non aveva mai dato
molto credito alle voci che in sala dei professori erano spesso circolate.
Non le sembrava possibile e tantomeno tollerabile,che il mondo della
burocrazia dell’istruzione fosse popolato da personaggi esagerati
corrotti, grotteschi, infingardi, pronti a tutto.
prima volta il faldone non aveva retto agli spostamenti postali conseguenti
al suo cambiamento di sede,che dalla provincia si era trasferita in città.
Per i guai successivi del recupero era stata grata una volta ad una gentile
collega vicepreside del suo liceo, che vantava amicizie in quegli uffici e
successivamente alle pazienti cure del proprio anziano Preside che
generosamente aveva pensato bene di dedicare i primi mesi della sua
pensione alla ricerca dei suoi documenti perduti .Quando poi venne
a scoprire che ancora una volta il documento più odioso era sparito,
la professoressa fu presa dalla disperazione e decise che mai più avrebbe
ripetuto quell’umiliante esperienza. Quindi si presentò di persona,
agguerrita e con intenzioni battagliere all’ufficio maledetto.
L’impiegato responsabile si spostava da un corridoio all’altro –
tutti foderati di fascicoli-incalzato dalla professoressa sempre
più furiosa,sfilando nel modo più casuale possibile pagine ingiallite
di chissà quali documenti, chiedendole incredibilmente:”Che sia
questo?O forse sarà questo qui?Vediamo se può essere questo!”
Ritornati entrambi nella stanza di partenza,ancora una volta senza
risultati,Penelope ha un’intuizione apparentemente assurda. Si china
e sfila un foglio ripiegato ripetutamente per creare un po’ di spessore
utile a restituire l’equilibrio necessario con le altre gambe alla gamba
più corta del tavolo pencolante di quell’ufficio. Non aveva mai dato
molto credito alle voci che in sala dei professori erano spesso circolate.
Non le sembrava possibile e tantomeno tollerabile,che il mondo della
burocrazia dell’istruzione fosse popolato da personaggi esagerati
corrotti, grotteschi, infingardi, pronti a tutto.
Poi
l’esperienza le aveva fatto scoprire la disgustosa realtà. Si era a
allora ricordata della sua allucinante esperienza di giovane supplente
nelle classi differenziali della riformata scuola dell’obbligo. Era allora
venuta a sapere dai suoi stessi allievi “ipodotati” come si era proceduto
alla formazione del ghetto.I ragazzini allegramente e orgogliosamente
avevano raccontato come di fronte alla richiesta - della commissione
di adulti preposta a selezionarli sottoponendoli a un test - di imitare
il verso di un asino avessero, ad esempio, risposto beffardamente con
l’imitazione perfetta di quello della pecora. A questo si erano aggiunte
naturalmente le indicazioni dei vari insegnanti che coglievano l’occasione
per liberarsi di allievi faticosi. Per non dire di quando per la stessa legge riformatrice della durata dell’obbligo scolastico, la scuola statale era
entrata anche nei riformatori. Anche in questa drammatica realtà era
finita Penelope,decisa a lavorare a qualsiasi costo. Quelle classi erano
etichettate senza alcuna ironia come”caratteriali”.Erano ragazzi che
provenivano da realtà poverissime,spesso senza nemmeno il sostegno
di una famiglia in miseria Avevano un loro codice d’onore al quale si
attenevano in modo addirittura ligio –mai infierire con chi è già a terra;
dare un vantaggio all’ospite ecc.-E Lei stessa aveva assistito alle partite
a carte che i ragazzi avevano fatto vincere alla psicologa che aveva
accettato di giocare con loro,salvo poi non aver scrupolo a interrompere
la rivincita , dichiarando che non poteva certo tardare al concerto di
Benedetti Michelangeli per terminare la partita. Ma aveva scoperto cose
ancora più turpi quando aveva avuto accesso all’archivio e aveva
dovuto spulciare tra le schede informative di ognuno dei suoi allievi.
Aveva potuto verificare ,tra l’altro, che ognuno di loro godeva del
sostegno di un assistente sociale,ma che anche quelli di loro che erano
ospitati da più anni quella struttura non lo avevano mai incontrato.
Del resto la realtà sconvolgente che mi raccontava Penelope non
era una eccezione o una drammatizzazione della sua fantasia .
allora ricordata della sua allucinante esperienza di giovane supplente
nelle classi differenziali della riformata scuola dell’obbligo. Era allora
venuta a sapere dai suoi stessi allievi “ipodotati” come si era proceduto
alla formazione del ghetto.I ragazzini allegramente e orgogliosamente
avevano raccontato come di fronte alla richiesta - della commissione
di adulti preposta a selezionarli sottoponendoli a un test - di imitare
il verso di un asino avessero, ad esempio, risposto beffardamente con
l’imitazione perfetta di quello della pecora. A questo si erano aggiunte
naturalmente le indicazioni dei vari insegnanti che coglievano l’occasione
per liberarsi di allievi faticosi. Per non dire di quando per la stessa legge riformatrice della durata dell’obbligo scolastico, la scuola statale era
entrata anche nei riformatori. Anche in questa drammatica realtà era
finita Penelope,decisa a lavorare a qualsiasi costo. Quelle classi erano
etichettate senza alcuna ironia come”caratteriali”.Erano ragazzi che
provenivano da realtà poverissime,spesso senza nemmeno il sostegno
di una famiglia in miseria Avevano un loro codice d’onore al quale si
attenevano in modo addirittura ligio –mai infierire con chi è già a terra;
dare un vantaggio all’ospite ecc.-E Lei stessa aveva assistito alle partite
a carte che i ragazzi avevano fatto vincere alla psicologa che aveva
accettato di giocare con loro,salvo poi non aver scrupolo a interrompere
la rivincita , dichiarando che non poteva certo tardare al concerto di
Benedetti Michelangeli per terminare la partita. Ma aveva scoperto cose
ancora più turpi quando aveva avuto accesso all’archivio e aveva
dovuto spulciare tra le schede informative di ognuno dei suoi allievi.
Aveva potuto verificare ,tra l’altro, che ognuno di loro godeva del
sostegno di un assistente sociale,ma che anche quelli di loro che erano
ospitati da più anni quella struttura non lo avevano mai incontrato.
Del resto la realtà sconvolgente che mi raccontava Penelope non
era una eccezione o una drammatizzazione della sua fantasia .
Io stessa leggevo in quegli stessi anni
le denuncie su quello che
accadeva nelle scuole delle Molinette,quartiere operaio di Torino,
abitato in prevalenza da immigrati del Sud del paese.I loro figli erano
predestinati al ghetto degli ipodotati per il banale dato di fatto che la
loro parlata, parecchio influenzata dal dialetto ,non era capita dagli
insegnanti del Nord.
accadeva nelle scuole delle Molinette,quartiere operaio di Torino,
abitato in prevalenza da immigrati del Sud del paese.I loro figli erano
predestinati al ghetto degli ipodotati per il banale dato di fatto che la
loro parlata, parecchio influenzata dal dialetto ,non era capita dagli
insegnanti del Nord.
Tuttavia si era ostinata a voler
limitare il degrado alla burocrazia
nazionale e locale relativa alla scuola .
nazionale e locale relativa alla scuola .
E invece anche su questo si era dovuta
ricredere. Molti anni dopo
quando era già fuori dal mondo della scuola ,altre esperienze
comparabili per assurdità e sgradevolezza si erano riproposte. In
piena èra informatica non avrebbe mai potuto immaginare che il
Catasto potesse riservarle sorprese da brivido e ansie di cui avrebbe
fatto volentieri a meno.
quando era già fuori dal mondo della scuola ,altre esperienze
comparabili per assurdità e sgradevolezza si erano riproposte. In
piena èra informatica non avrebbe mai potuto immaginare che il
Catasto potesse riservarle sorprese da brivido e ansie di cui avrebbe
fatto volentieri a meno.
Una volta eliminato l’universo
cartaceo, da che parte mai
sarebbero potuti arrivare altri guai? E invece...Non c’è limite
all’inventiva dannata dell’universo cialtrone delle patrie burocrazie!
sarebbero potuti arrivare altri guai? E invece...Non c’è limite
all’inventiva dannata dell’universo cialtrone delle patrie burocrazie!
Per puro caso scopre ,una decina d’anni fa ,un’altra
storia
dell’indignazione che questa volta si materializza all’ufficio del
catasto in provincia,dove Penelope possiede ancora la vecchia
abitazione di famiglia. Si accorge cioè che quella serie di stanze
una dentro l’altra come tante matriosche,che fondamentalmente
potrebbero essere considerate una sola grandissima stanza,sono
state registrate in numero più che doppio rispetto al numero reale .
Decide allora di affidarsi ad un tecnico perché col ricorso si
ristabilisca la verità. L’appartamento è stato classificato inoltre nella
categoria lusso. Ed è incredibile il racconto che il geometra ha potuto
fare al ritorno: non avendo potuto il funzionario del catasto obiettare
argomentazioni valide di fronte alla puntigliosa contestazione dei fatti, meticolosamente corredata di documentazioni tecniche stringenti,era
arrivato ad affermare il suo dispiacere di non poter effettuare una visita
ispettiva per il troppo lavoro da sbrigare in ufficio,certo come era che,
appartenendo la costruzione ad un centro storico,avrebbe potuto così
verificare come fosse certamente dotata almeno di un prezioso affresco!
Un modo arrogante per non ammettere la classificazione - effettuata
per via assolutamente ipotetica assolutamente gratuita - come “di lusso”.
E sarebbe bastato conoscere la Storia più recente. E’noto ,del resto,
anche semplicemente attraverso la popolarità che il cinema sa dare,che
quel centro storico è stato minato dai Tedeschi durante l’ultima guerra
ed è dunque stato completamente ricostruito,anche in quelle prestigiose
realtà che eventualmente avessero ospitato gli affreschi....Dove si verifica
ancora una volta che è soprattutto l’ignoranza la madre di ogni catastrofe!
dell’indignazione che questa volta si materializza all’ufficio del
catasto in provincia,dove Penelope possiede ancora la vecchia
abitazione di famiglia. Si accorge cioè che quella serie di stanze
una dentro l’altra come tante matriosche,che fondamentalmente
potrebbero essere considerate una sola grandissima stanza,sono
state registrate in numero più che doppio rispetto al numero reale .
Decide allora di affidarsi ad un tecnico perché col ricorso si
ristabilisca la verità. L’appartamento è stato classificato inoltre nella
categoria lusso. Ed è incredibile il racconto che il geometra ha potuto
fare al ritorno: non avendo potuto il funzionario del catasto obiettare
argomentazioni valide di fronte alla puntigliosa contestazione dei fatti, meticolosamente corredata di documentazioni tecniche stringenti,era
arrivato ad affermare il suo dispiacere di non poter effettuare una visita
ispettiva per il troppo lavoro da sbrigare in ufficio,certo come era che,
appartenendo la costruzione ad un centro storico,avrebbe potuto così
verificare come fosse certamente dotata almeno di un prezioso affresco!
Un modo arrogante per non ammettere la classificazione - effettuata
per via assolutamente ipotetica assolutamente gratuita - come “di lusso”.
E sarebbe bastato conoscere la Storia più recente. E’noto ,del resto,
anche semplicemente attraverso la popolarità che il cinema sa dare,che
quel centro storico è stato minato dai Tedeschi durante l’ultima guerra
ed è dunque stato completamente ricostruito,anche in quelle prestigiose
realtà che eventualmente avessero ospitato gli affreschi....Dove si verifica
ancora una volta che è soprattutto l’ignoranza la madre di ogni catastrofe!
Non basta. Qualche anno dopo si accorge che il
suo appartamento
in città al Catasto risulta di proprietà di un notaio,effettivamente
proprietario dell’appartamento sottostante,al secondo piano del medesimo condominio.Come se fosse una difficoltà impervia riuscire a contare
fino a tre .Gli impiegati preposti raccontano tutta una favola secondo
la quale diverso è stato il modo di valutare i piani prima e dopo il 1939.
E fin qui verità storica. Ma la proprietà di Penelope risale ad anni di
parecchio posteriori a quella data. Dunque l’irto problema da risolvere
era quello del semplice adeguamento della numerazione dei piani
accordandolo con le date del contratto di acquisto dell’immobile.
Operazione che evidentemente aveva richiesto una capacità
d’attenzione superiore a quella di cui il funzionario poteva
umanamente disporre.!!!
in città al Catasto risulta di proprietà di un notaio,effettivamente
proprietario dell’appartamento sottostante,al secondo piano del medesimo condominio.Come se fosse una difficoltà impervia riuscire a contare
fino a tre .Gli impiegati preposti raccontano tutta una favola secondo
la quale diverso è stato il modo di valutare i piani prima e dopo il 1939.
E fin qui verità storica. Ma la proprietà di Penelope risale ad anni di
parecchio posteriori a quella data. Dunque l’irto problema da risolvere
era quello del semplice adeguamento della numerazione dei piani
accordandolo con le date del contratto di acquisto dell’immobile.
Operazione che evidentemente aveva richiesto una capacità
d’attenzione superiore a quella di cui il funzionario poteva
umanamente disporre.!!!
C’è ancora una coda ai grani di questo
rosario dell’assurdo e
dell’intollerabile. Penelope ha conservato il piccolo appartamento
che fu dei suoi genitori e che ha affittato ad un giovane indiano che,
per il ricongiungimento familiare con la moglie e la bimba appena
nata ,deve produrre una sfilza di documenti,molti dei quali servono
a dimostrare le condizioni che il richiedente può offrire ai due membri
in arrivo della sua famiglia. In particolare la planimetria,che però
non può essere quella che fa parte integrante dell’atto notarile di
acquisto;deve essere invece quella formalizzata per avere passato i
vagli pubblici ell’ufficio catastale. Ebbene:poiché la costruzione dell’appartamentino risale agli anni ’60,non si è proceduto alla digitalizzazione,dunque dopo due settimane di ricerche d’archivio,
quello cartaceo,la risposta allucinante è che la planimetria non esiste.
Il dottore commercialista che si è occupato della pratica crederà di
attutire lo sconcerto evidente della sua cliente accampando quella
che secondo lui è una giustificazione:la sede degli uffici del catasto
in città ha subito vari cambiamenti d’indirizzo e nei traslochi alcune
“carpette” sono andate perdute.
Ma la rete in cui l'universo cialtrone intrappola i cittadini non è facile
da squarciare e la mia amica Penelope ne è ancora prigioniera .L'anno
scorso,a dieci anni di distanza dall'inizio del suo pensionamento,si è
vista recapitare una raccomandata gialla dal Ministero del Tesoro.
Misteriosa ed equivoca nel tono,scndalosamente assurda nel contenuto.
Era una richiesta di restituzione una bella somma di danaro motivata
dal ricalcolo dello stipendio(sì,avete capito bene,dello stipendio,non
della pensione!)dal 1980 all'inizio dell'età della pensione del 2005.
Il tono poi inverosimilmente e incredibilmente moraleggiante,ome se
non provenisse affatto da un ufficio della Amministrazione:una
pressione supplementare esercitata, sottolineando palesemente
come il rifiuto eventuale di soddisfare la restituzione della somma
dovuta costituisse un pessimo esempio per analoghi casi futuri.
Penelope controlla che la fonte sia davvero quella ufficiale -un
linguaggio tanto scivoloso fa somigliare la fatidica lettera alla missiva
di un truffatore privato - e salda l'apparentemente dovuto,rivendicato
da un ufficio del Ministero del Tesoro ,non certo perché pensi di sentirsi
in colpa e un esempio negativo di cittadina in caso contrario,ma
semplicemente perché sta attraversando un periodo di cattiva salute
e non si può permettere di strar dietro ad avvocati e a tribunali
amministrativi per un lungo periodo.
Tuttavia vuol capirci di più e,se mai fosse possibile,vederci chiaro.
Si ricorda allora che un suo ex-allievo è responsabile dell'ufficio
legale di uno storico sindacato e decide di rivolgersi a lui e pregarlo
di dedicarle un po' di tempo per esaminare con attenzione tutto il
dossier.E le sollecite,pronte risposte ,ancora una volta ,hanno
dell'incredibile;non è proprio pensabile liberarsi dall'assurdo in quel
mondo! Infatti un errore della Amministrazione può essere corretto
dall'Ufficio che lo ha commesso soltanto entro dieci anni dal momento
in cui è stato commesso,dopodiché scatta la prescrizione.
Eccola la ragione dell'indirizzo penosamente moraleggiante e
sostanzialmente ricattatorio della richiesta.Un modo viscido di
coprirsi le spalle stretto tra il colpevole,paradossale ritardo dell'intervento
correttivo e l'urgenza imprescindibile di cancellare il proprio errore
e la conseguente propria responsabilità personale.Ma la constatazione
più irritante che emerge consiste nel fatto che il pacchetto di fogli
allegato da una marea di numeri non è servito a individuare la natura
dell'errore in questione.non c'è potuto riuscire neppure l'intero ufficio
di esperti di un grande sindacato nazionale !!!
dell’intollerabile. Penelope ha conservato il piccolo appartamento
che fu dei suoi genitori e che ha affittato ad un giovane indiano che,
per il ricongiungimento familiare con la moglie e la bimba appena
nata ,deve produrre una sfilza di documenti,molti dei quali servono
a dimostrare le condizioni che il richiedente può offrire ai due membri
in arrivo della sua famiglia. In particolare la planimetria,che però
non può essere quella che fa parte integrante dell’atto notarile di
acquisto;deve essere invece quella formalizzata per avere passato i
vagli pubblici ell’ufficio catastale. Ebbene:poiché la costruzione dell’appartamentino risale agli anni ’60,non si è proceduto alla digitalizzazione,dunque dopo due settimane di ricerche d’archivio,
quello cartaceo,la risposta allucinante è che la planimetria non esiste.
Il dottore commercialista che si è occupato della pratica crederà di
attutire lo sconcerto evidente della sua cliente accampando quella
che secondo lui è una giustificazione:la sede degli uffici del catasto
in città ha subito vari cambiamenti d’indirizzo e nei traslochi alcune
“carpette” sono andate perdute.
Ma la rete in cui l'universo cialtrone intrappola i cittadini non è facile
da squarciare e la mia amica Penelope ne è ancora prigioniera .L'anno
scorso,a dieci anni di distanza dall'inizio del suo pensionamento,si è
vista recapitare una raccomandata gialla dal Ministero del Tesoro.
Misteriosa ed equivoca nel tono,scndalosamente assurda nel contenuto.
Era una richiesta di restituzione una bella somma di danaro motivata
dal ricalcolo dello stipendio(sì,avete capito bene,dello stipendio,non
della pensione!)dal 1980 all'inizio dell'età della pensione del 2005.
Il tono poi inverosimilmente e incredibilmente moraleggiante,ome se
non provenisse affatto da un ufficio della Amministrazione:una
pressione supplementare esercitata, sottolineando palesemente
come il rifiuto eventuale di soddisfare la restituzione della somma
dovuta costituisse un pessimo esempio per analoghi casi futuri.
Penelope controlla che la fonte sia davvero quella ufficiale -un
linguaggio tanto scivoloso fa somigliare la fatidica lettera alla missiva
di un truffatore privato - e salda l'apparentemente dovuto,rivendicato
da un ufficio del Ministero del Tesoro ,non certo perché pensi di sentirsi
in colpa e un esempio negativo di cittadina in caso contrario,ma
semplicemente perché sta attraversando un periodo di cattiva salute
e non si può permettere di strar dietro ad avvocati e a tribunali
amministrativi per un lungo periodo.
Tuttavia vuol capirci di più e,se mai fosse possibile,vederci chiaro.
Si ricorda allora che un suo ex-allievo è responsabile dell'ufficio
legale di uno storico sindacato e decide di rivolgersi a lui e pregarlo
di dedicarle un po' di tempo per esaminare con attenzione tutto il
dossier.E le sollecite,pronte risposte ,ancora una volta ,hanno
dell'incredibile;non è proprio pensabile liberarsi dall'assurdo in quel
mondo! Infatti un errore della Amministrazione può essere corretto
dall'Ufficio che lo ha commesso soltanto entro dieci anni dal momento
in cui è stato commesso,dopodiché scatta la prescrizione.
Eccola la ragione dell'indirizzo penosamente moraleggiante e
sostanzialmente ricattatorio della richiesta.Un modo viscido di
coprirsi le spalle stretto tra il colpevole,paradossale ritardo dell'intervento
correttivo e l'urgenza imprescindibile di cancellare il proprio errore
e la conseguente propria responsabilità personale.Ma la constatazione
più irritante che emerge consiste nel fatto che il pacchetto di fogli
allegato da una marea di numeri non è servito a individuare la natura
dell'errore in questione.non c'è potuto riuscire neppure l'intero ufficio
di esperti di un grande sindacato nazionale !!!
Se le pareti scrostate
di quegli uffici delle istituzione pubbliche
centrale e periferiche dello Stato potessero parlare...Che forse io
debba ancora replicare ai racconti apparentemente surreali di
Penelope con la battuta della padrona di casa di Josef K.,il
protagonista de ”Il Processo ”di Kafka –“Lei non deve prendersela
troppo a cuore. Che cosa non capita nel mondo!”? – Se vogliamo
essere cittadini e non sudditi,se vogliamo squarciare quel muro di
gomma che protegge questa macchina cervellotica,irrazionale della
irresponsabilità nella pubblica amministrazione tutta,tocca a noi
denunciare senza riserve lo squallore che investe l’indifferente realtà
di quei contenitori grigi,ma soprattutto dei loro umani contenuti
meschini. Con la speranza - a pezzi - che quelle denunce non siano
soltanto stracci di parole.
centrale e periferiche dello Stato potessero parlare...Che forse io
debba ancora replicare ai racconti apparentemente surreali di
Penelope con la battuta della padrona di casa di Josef K.,il
protagonista de ”Il Processo ”di Kafka –“Lei non deve prendersela
troppo a cuore. Che cosa non capita nel mondo!”? – Se vogliamo
essere cittadini e non sudditi,se vogliamo squarciare quel muro di
gomma che protegge questa macchina cervellotica,irrazionale della
irresponsabilità nella pubblica amministrazione tutta,tocca a noi
denunciare senza riserve lo squallore che investe l’indifferente realtà
di quei contenitori grigi,ma soprattutto dei loro umani contenuti
meschini. Con la speranza - a pezzi - che quelle denunce non siano
soltanto stracci di parole.

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