venerdì 9 ottobre 2020

Epilogo


 

Epilogo.

Che esperienza,la mia! Tragica senza alcun dubbio, ma anche con aspetti

paradossali  e in forte contrasto.

Come il terrore del primo impatto dei Praghesi con i mig appena atterrati 

che vomitano tanki carichi  di soldati mongoli che si rivelano presto un parto

 assurdo della paura. In contrasto netto  con il comportamento che quegli stessi 

cittadini imposteranno durante il giorno come se una voce sotterranea rapidamente 

diffusa li avesse concordemente spinti a un generalizzato, freddo tentativo di 

fraternizzazione con i biondi giovanotti in divisa sui carri armati. Iniziativa

a quanto  pare efficace, riuscita e giudicata molto rischiosa se i dirigenti sovietici 

decidono che il giorno dopo tutte le truppe devono essere sostituite e deve essere 

vietato in modo assoluto qualsiasi contatto dei nuovi soldati con i cittadini di Praha.

Coraggio ragionato – il popolo ceco  trae il suo approccio cartesiano alla vita dal 

fatto di essere stato il protagonista, all’est dell’Europa , della prima rivoluzione 

industriale - estremo, dettato  dalla condizione altrettanto estrema in cui si sono 

venuti a trovare inaspettatamente gli abitanti della città, in contrasto stridente con 

l’ingenuità totale dei soldati di leva,convinti di partecipare semplicemente alle

manovre  abituali del Patto di Varsavia, assolutamente inconsapevoli di costituire

 un esercito invasore. Razionali  e iperattivi  i giovani praghesi che in un baleno

 bendano le statue dei loro eroi e pensatori perché non debbano osservare tanto

 scempio e, ai loro piedi, si affannano a confezionare senza sosta manifesti  con

 cui ricoprire ogni muro della città perché tutti siano informati di quel che sta

accadendo insieme con le iniziative per opporsi all’affronto assurdo patito; senza

tuttavia dimenticare di rendere pubblicamente esplicito, sempre tappezzando i 

muri della città, il forte legame di stima e di identità di intenti tra il popolo e i

suoi rappresentanti eletti.

  Efficaci e tempestivi i diplomatici francesi che organizzano l’esodo dei 

loro concittadini e anche altri stranieri che il turismo congressuale o culturale

ha intempestivamente portato in città, in opposizione, purtroppo, netta e chiara

con la totale inefficienza della parallela struttura organizzativa italiana che

 altrettanto prontamente  si svuota proprio nel momento in cui sarebbero

indispensabili i suoi servizi.

   E ancora un contrasto significativo: i capannelli di semplici cittadini  

che avvicinano gli stranieri in uscita per porgere  malinconicamente lettere 

da impostare una volta varcata la frontiera, come condannati rassegnati a una

sorte ineluttabile e, come sarà reso esplicito qualche giorno dopo, dalla stampa

internazionale, il contributo capillare di quegli stessi instancabili cittadini anonimi

che provvederanno a modificare la direzione di ogni segnale stradale per  offrire

il proprio contributo al disorientamento dell’occupante.

   E per concludere la ben strana cernita di esempi contrastati quello finale

che oppone l’atmosfera plumbea di Praga, con quella rilassata e molto confortevole

della hall del lussuoso albergo viennese dove passano il tempo della comoda attesa

i giornalisti per scrivere i loro

servizi di prima linea, nutriti dai racconti  di alcuni fortunati fuoriusciti, scampati 

all’inferno di Praga.

   E infine il contrasto più difficile da accettare, quello storico-politico di un

 popolo, quello cecoslovacco , che  in modo più diffusamente convinto e costruttivo 

tra quelli che facevano parte del Patto di Varsavia, aveva aderito fin dall’inizio  ai

 principi dell’etica e dell’organizzazione post –rivoluzionaria, che per assurdo non 

aveva partecipato poi alla destalinizzazione,  a cui invece si erano  dedicati i Polacchi 

o gli Ungheresi  e che, infine, una volta trovata la via di una soluzione fertile di serenità

e sicurezza economica, incappi in una contro-iniziativa  talmente estrema, grave e 

ntollerabile, di cui neppure l’età staliniana era stata capace. Evidentemente il livello 

di gravità di un tal gesto non può appartenere che a politici autoritari  certamente, ma

 anche ottusamente inadeguati.

                                                               FINE

 

 

 

 

 


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