domenica 4 ottobre 2020

Prologo a Un’incursione involontaria nella storia,in memoria dell'invasione di Praga del '68.

 

 


                                                                    Prologo

                 a  Un’incursione involontaria nella storia

                          di        Maria Gabriella Bruni

  A fine giugno del ’67, durante il VI congresso degli

scrittori a Praga,un buon numero di partecipanti  

sottopone a dura critica il regime  comunista per 

gli abusi del passato  e conclude con la richiesta 

della libertà di stampa. E’ una richiesta forte che

ha un insperato successo  poiché ottiene che A. 

Novòtny sia sostituito da A.Dubček,slovacco,

 alla guida del partito comunista cecoslovacco 

(gennaio 1968).Già il 5 marzo dello stesso anno

 il nuovo segretario del partito annuncia la

soppressione della censura. Prima che quello

stesso mese finisca,Novotny si dimette dalla

 carica di Presidente della Repubblica. 

L’opinione pubblica  reagisce con esplicito sollievo.

A succedergli  è chiamato L.Svoboda,nuovo Capo

dello Stato. Anche il governo si rinnova con 

l’ingresso di  esponenti moderati di grande

prestigio ,quali Oldrich Cernik, Jiri Hajek, Ota Sik.

Emerge presto la volontà di riforme radicali 

nell’ambito economico in grave crisi,capace di 

abbandonare  centralismo  e industrializzazione

pesante e ,in ambito politico,la palese determinazione

 nel favorire una articolazione pluralista del sistema

  politico. Dal Comitato Centrale del 4 e 5 aprile

esce la definizione del nuovo corso come 

"socialismo dal volto umano".

.In URSS tuttavia le reazioni all’accelerazione 

impressa  al processo di liberalizzazione dagli

 intellettuali firmatari del cosiddetto Manifesto delle

duemila parole  sono di grande preoccupazione. 

dirigenti sovietici intravedono nella primavera 

di Praga una minaccia per il regime comunista

 e per il patto di Varsavia, temono una  

"contaminazione" nel campo socialista. Nel corso

di alcuni colloqui a  Karlovy Vary (17 maggio), a

Cierna-nad-Tisu (19 luglio e 1° agosto) e  a

Bratislava (3 agosto), Dubček tenta  invano di 

rassicurarli. Ed è nella  notte tra il 20 e il 21 

agosto 1968 che  si arriva  all’invasione della 

Cecoslovacchia da parte delle truppe del

 Patto di Varsavia.

 Per comprendere i motivi di questo allarme che 

produce l’iniziativa gravemente aggressiva 

dell’invasione del Paese bisogna tener presente 

la collocazione geografica della Cecoslovacchia,

esattamente al centro dello schieramento difensivo

del Patto  di Varsavia: una sua eventuale defezione

non poteva essere tollerata in periodo di Guerra 

Fredda. A differenza di quanto era avvenuto in altri

 paesi dell'Europa centrale,la presa di potere dei 

comunisti in Cecoslovacchia nel 1948 era stata 

accompagnata da una genuina partecipazione popolare, 

e non era stata funestata, come altrove, da  brutali 

repressioni. Le riforme sociali del dopoguerra erano

avvenute pacificamente, mentre, ad esempio, in

Ungheria si erano avute vere e proprie sommosse. 

Ciononostante, la dirigenza, guidata da Gottwald prima,

da Zapotocky e Novotný poi, aveva mantenuto un 

regime totalitario fortemente repressivo che si era

espresso in maniera brutale durante le purghe staliniane 

e che non si era aperto alle riforme dopo la morte del 

leader sovietico.La stessa minoranza slovacca rimaneva

 sotto rappresentata nelle  istituzioni, che accusavano 

sempre una distanza ideologica rilevante rispetto alle

 altre repubbliche popolari che avevano compiuto la

 destalinizzazione, Ungheria e Polonia per prime.

Tuttavia stroncare la primavera di Praga si rivelerà 

meno facile del previsto per le difficoltà di individuare 

un gruppo dirigente disposto a sostituire Dubček . 

Nonostante le pressioni di Mosca la situazione 

rimarrà  incerta ancora per molti  mesi .In autunno

verrà  approvata la riforma istituzionale del paese

con il riconoscimento dello stato federale fra le 

egioni ceche e la Slovacchia. Nel marzo 1969 però

la promozione da parte dei sindacati di una serie di

iniziative a favore della libertà di sciopero inducono 

Breznev a imporre le dimissioni a Dubček  facendo

 leva sulla "questione nazionale",e a sostituirlo con 

il fidato Husák.

Ed è  proprio in quell’estate  del 1968  che ho vissuto

un’involontaria incursione nella storia.

 


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