Prologo
a Un’incursione involontaria nella storia
di Maria Gabriella Bruni
A fine giugno del ’67, durante il VI congresso degli
scrittori a Praga,un buon numero di partecipanti
sottopone a dura critica il regime comunista per
gli abusi del passato e conclude con la richiesta
della libertà di stampa. E’ una richiesta forte che
ha un insperato successo poiché ottiene che A.
Novòtny sia sostituito da A.Dubček,slovacco,
alla guida del partito comunista cecoslovacco
(gennaio 1968).Già il 5 marzo dello stesso anno
il nuovo segretario del partito annuncia la
soppressione della censura. Prima che quello
stesso mese finisca,Novotny si dimette dalla
carica di Presidente della Repubblica.
L’opinione pubblica reagisce con esplicito sollievo.
A succedergli è chiamato L.Svoboda,nuovo Capo
dello Stato. Anche il governo si rinnova con
l’ingresso di esponenti moderati di grande
prestigio ,quali Oldrich Cernik, Jiri Hajek, Ota Sik.
Emerge presto la volontà di riforme radicali
nell’ambito economico in grave crisi,capace di
abbandonare centralismo e industrializzazione
pesante e ,in ambito politico,la palese determinazione
nel favorire una articolazione pluralista del sistema
politico. Dal Comitato Centrale del 4 e 5 aprile
esce la definizione del nuovo corso come
"socialismo dal volto umano".
.In URSS tuttavia le reazioni all’accelerazione
impressa al processo di liberalizzazione dagli
intellettuali firmatari del cosiddetto Manifesto delle
duemila parole sono di grande preoccupazione.
I dirigenti sovietici intravedono nella primavera
di Praga una minaccia per il regime comunista
e per il patto di Varsavia, temono una
"contaminazione" nel campo socialista. Nel corso
di alcuni colloqui a Karlovy Vary (17 maggio), a
Cierna-nad-Tisu (19 luglio e 1° agosto) e a
Bratislava (3 agosto), Dubček tenta invano di
rassicurarli. Ed è nella notte tra il 20 e il 21
agosto 1968 che si arriva all’invasione della
Cecoslovacchia da parte delle truppe del
Patto di Varsavia.
Per comprendere i motivi di questo allarme che
produce l’iniziativa gravemente aggressiva
dell’invasione del Paese bisogna tener presente
la collocazione geografica della Cecoslovacchia,
esattamente al centro dello schieramento difensivo
del Patto di Varsavia: una sua eventuale defezione
non poteva essere tollerata in periodo di Guerra
Fredda. A differenza di quanto era avvenuto in altri
paesi dell'Europa centrale,la presa di potere dei
comunisti in Cecoslovacchia nel 1948 era stata
accompagnata da una genuina partecipazione popolare,
e non era stata funestata, come altrove, da brutali
repressioni. Le riforme sociali del dopoguerra erano
avvenute pacificamente, mentre, ad esempio, in
Ungheria si erano avute vere e proprie sommosse.
Ciononostante, la dirigenza, guidata da Gottwald prima,
da Zapotocky e Novotný poi, aveva mantenuto un
regime totalitario fortemente repressivo che si era
espresso in maniera brutale durante le purghe staliniane
e che non si era aperto alle riforme dopo la morte del
leader sovietico.La stessa minoranza slovacca rimaneva
sotto rappresentata nelle istituzioni, che accusavano
sempre una distanza ideologica rilevante rispetto alle
altre repubbliche popolari che avevano compiuto la
destalinizzazione, Ungheria e Polonia per prime.
Tuttavia stroncare la primavera di Praga si rivelerà
meno facile del previsto per le difficoltà di individuare
un gruppo dirigente disposto a sostituire Dubček .
Nonostante le pressioni di Mosca la situazione
rimarrà incerta ancora per molti mesi .In autunno
verrà approvata la riforma istituzionale del paese
con il riconoscimento dello stato federale fra le
egioni ceche e la Slovacchia. Nel marzo 1969 però
la promozione da parte dei sindacati di una serie di
iniziative a favore della libertà di sciopero inducono
Breznev a imporre le dimissioni a Dubček facendo
leva sulla "questione nazionale",e a sostituirlo con
il fidato Husák.
Ed è proprio in quell’estate del 1968 che ho vissuto
un’involontaria incursione nella storia.
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