La scelta d’oriente
Ho già accennato come abbia imparato col branco degli
amici liguri a cercare soddisfazione al bisogno di
scoprire,
alla curiosità di sapere, di arricchire le nostre
conoscenze
attraverso il confronto con le culture lontane con caratteri
spesso molto diversi da quello che caratterizzava il nostro
universo. Ma è solo una verità parziale, perché non dice
quali realtà colpissero il mio interesse e quali fossero le
mie reazioni, quali realtà attirassero la mia attenzione già
negli anni che avevano preceduto l’adolescenza. Infatti, ad
esempio, non ho ancora fatto cenno a quanto facilmente e
con quanta rapidità mi lasciassi distrarre, durante le visite
alla nonna malata all'ospedale della Scala di Siena e rimanessi
quali realtà colpissero il mio interesse e quali fossero le
mie reazioni, quali realtà attirassero la mia attenzione già
negli anni che avevano preceduto l’adolescenza. Infatti, ad
esempio, non ho ancora fatto cenno a quanto facilmente e
con quanta rapidità mi lasciassi distrarre, durante le visite
alla nonna malata all'ospedale della Scala di Siena e rimanessi
incantata ad ammirare gli splendidi affreschi di quell’antico
e
suggestivo edificio. Le maestose
volte sopra la mia testa
erano una stupenda vetrina, capace di
valorizzare al massimo
quella magnifica sequenza d' immagini. Ma quello che io
guardavo soprattutto con
grande curiosità e attenzione
erano quei personaggi -evidentemente mercanti-la cui funzione
li
aveva portati nella città dei miei nonni materni
da paesi molto lontani, già in quei tempi remoti. Il loro
modo di atteggiarsi, di vestirsi, le loro fisionomie e le loro
espressioni me lo rivelavano con sicurezza ed io riuscivo
a stabilire una sorta di comunicazione fantastica con loro,
la sola di cui potessi disporre in quel contesto per
rispondere alla mia esigenza di conoscenza. E’ solo uno
degli esempi possibili, ma mi sembra sia abbastanza
eloquente di come io mi sia sempre specchiata volentieri
davanti alla diversità, dovunque la potessi trovare, e quali
che fossero le sue caratteristiche. E’ evidentemente per
questo che ho sempre amato viaggiare e ho voluto e saputo
costruire rapporti di amicizia durevoli in molti dei paesi
che ho toccato con i miei viaggi. Ma è anche in questo
intreccio di miniesperienze che affonda la radice della
mia scelta di studi, una volta arrivata al crocevia della
decisione da prendere sulla facoltà universitaria da seguire.
Ecco, è dunque naturale che io mi iscriva all’Istituto
da paesi molto lontani, già in quei tempi remoti. Il loro
modo di atteggiarsi, di vestirsi, le loro fisionomie e le loro
espressioni me lo rivelavano con sicurezza ed io riuscivo
a stabilire una sorta di comunicazione fantastica con loro,
la sola di cui potessi disporre in quel contesto per
rispondere alla mia esigenza di conoscenza. E’ solo uno
degli esempi possibili, ma mi sembra sia abbastanza
eloquente di come io mi sia sempre specchiata volentieri
davanti alla diversità, dovunque la potessi trovare, e quali
che fossero le sue caratteristiche. E’ evidentemente per
questo che ho sempre amato viaggiare e ho voluto e saputo
costruire rapporti di amicizia durevoli in molti dei paesi
che ho toccato con i miei viaggi. Ma è anche in questo
intreccio di miniesperienze che affonda la radice della
mia scelta di studi, una volta arrivata al crocevia della
decisione da prendere sulla facoltà universitaria da seguire.
Ecco, è dunque naturale che io mi iscriva all’Istituto
Orientale di Napoli. Dei Cinesi avevo sempre
avuto la
sensazione che fossero i Tedeschi d’oriente.
sensazione che fossero i Tedeschi d’oriente.
Ed io non
avevo ancora metabolizzato le
caratteristiche ,
sperimentate durante la
guerra, dei Tedeschi di Germania.
Così poco individualizzabili, quelli
d’oriente, così
incrollabilmente
nazionalisti, e, soprattutto, quella
loro
concezione circolare del tempo che, come riflesso
linguistico, li porta a usare esclusivamente l’infinito del
verbo e come riflesso nell’arte fa sì che il restauro – ad
esempio dei “Guerrieri di terracotta” – invece che
sottolinearlo, magari con materiali diversi, per distinguere
nettamente l’originale dal ricostruito, si impegnano a
ricomporre l’originale in modo indistinguibile. E ancora
quella passione a miniaturizzare ogni aspetto della loro
espressione artistica, quell’attenzione quasi ossessiva al
dettaglio non erano secondo me particolarmente suggestivi.
Una diversità grande, ma non abbastanza attraente per il
mio genere di curiosità.
L’India ha avuto invece molto maggiori capacità di
coinvolgimento tra le grandi civiltà orientali e molte
sono state le componenti responsabili della mia decisione.
A livello puramente emotivo la responsabilità della mia
scelta è di certo da attribuire alle letture dell’affascinante
studioso che è stato Fosco Maraini, anche se più
frequentemente le sue opere erano dedicate a regioni
linguistico, li porta a usare esclusivamente l’infinito del
verbo e come riflesso nell’arte fa sì che il restauro – ad
esempio dei “Guerrieri di terracotta” – invece che
sottolinearlo, magari con materiali diversi, per distinguere
nettamente l’originale dal ricostruito, si impegnano a
ricomporre l’originale in modo indistinguibile. E ancora
quella passione a miniaturizzare ogni aspetto della loro
espressione artistica, quell’attenzione quasi ossessiva al
dettaglio non erano secondo me particolarmente suggestivi.
Una diversità grande, ma non abbastanza attraente per il
mio genere di curiosità.
L’India ha avuto invece molto maggiori capacità di
coinvolgimento tra le grandi civiltà orientali e molte
sono state le componenti responsabili della mia decisione.
A livello puramente emotivo la responsabilità della mia
scelta è di certo da attribuire alle letture dell’affascinante
studioso che è stato Fosco Maraini, anche se più
frequentemente le sue opere erano dedicate a regioni
più settentrionali come il Tibet. Da
Maraini avevo
comunque imparato quello che è subito diventato il
mantra della mia vita:
comunque imparato quello che è subito diventato il
mantra della mia vita:
”Il sublime
intreccio di diversità dopo il confronto?
Io ti cerco nei viaggi...Che tu sia invece solo nei libri?
Tanto vale che io intanto lì ti ricerchi.”
Io ti cerco nei viaggi...Che tu sia invece solo nei libri?
Tanto vale che io intanto lì ti ricerchi.”
A livello
apparentemente più razionale la spinta
risolutiva va attribuita alle circostanze storiche. Devo
ricordare che nel 1947 la Gran Bretagna, cedendo alle
pressioni del movimento anticoloniale, aveva deciso di
concedere la piena indipendenza alla sua colonia. L’anno
successivo l’assassinio del Mahatma Gandhi aveva
addolorato non solo la grande maggioranza degli Indiani,
ma anche gran parte dei cittadini dell’Occidente.
risolutiva va attribuita alle circostanze storiche. Devo
ricordare che nel 1947 la Gran Bretagna, cedendo alle
pressioni del movimento anticoloniale, aveva deciso di
concedere la piena indipendenza alla sua colonia. L’anno
successivo l’assassinio del Mahatma Gandhi aveva
addolorato non solo la grande maggioranza degli Indiani,
ma anche gran parte dei cittadini dell’Occidente.
La
tragedia aveva anche fatto temere che l’operazione
indipendenza dell’India
sarebbe potuta abortire. Invece
Pandit Nehru si impegnò a proseguire l’opera secondo
le linee guida che “Bapu” Gandhi aveva ampiamente
tracciato lungo tutta la sua vita.
Pandit Nehru si impegnò a proseguire l’opera secondo
le linee guida che “Bapu” Gandhi aveva ampiamente
tracciato lungo tutta la sua vita.
Era stato
appena nel ’50 che l'India era diventata
una repubblica federale, i cui numerosi Stati erano stati
individuati su base etnica, religiosa e linguistica ed era
entrata in vigore una nuova costituzione.
Ed era stato il fatto che io non avevo, ancora prima
della scelta, conoscenze approfondite sul subcontinente
sufficienti a rendere la mia decisione realistica. Infatti
avevo pensato che in poco tempo gli Indiani avrebbero
volentieri dismesso l’uso della lingua inglese, la lingua
del colonizzatore, per tornare a servirsi dell’Hindi-
la lingua nazionale derivata dal sanscrito – la lingua
che io avrei studiato e che avrei avuto ampiamente modo
di utilizzare in qualche futura professione, che mi avrebbe
comunque portato alla necessità di viaggiare, che da sempre
era stata la mia massima aspirazione.
una repubblica federale, i cui numerosi Stati erano stati
individuati su base etnica, religiosa e linguistica ed era
entrata in vigore una nuova costituzione.
Ed era stato il fatto che io non avevo, ancora prima
della scelta, conoscenze approfondite sul subcontinente
sufficienti a rendere la mia decisione realistica. Infatti
avevo pensato che in poco tempo gli Indiani avrebbero
volentieri dismesso l’uso della lingua inglese, la lingua
del colonizzatore, per tornare a servirsi dell’Hindi-
la lingua nazionale derivata dal sanscrito – la lingua
che io avrei studiato e che avrei avuto ampiamente modo
di utilizzare in qualche futura professione, che mi avrebbe
comunque portato alla necessità di viaggiare, che da sempre
era stata la mia massima aspirazione.
Solo dopo aver
iniziato gli studi mi potei render conto che
la realtà era molto diversa. Solo le lingue principali che
la realtà era molto diversa. Solo le lingue principali che
caratterizzavano gli stati federati erano tredici, diverse
a tal punto che quasi sempre, ad esempio, anche la scrittura
si serviva di alfabeti differenti dal devanagari, l’alfabeto
che io avevo imparato e con il quale si scrive la lingua hindi.
Era diventato allora sufficientemente chiaro per me che i
cittadini di quegli stati organizzati su basi etniche e
linguistiche, oltre che religiose, avrebbero in realtà continuato
a praticare due livelli linguistici, e che entrambi avrebbero
escluso l’hindi - salvo che nei territori dove quella era la
lingua parlata da sempre: i cittadini di ogni singolo stato
avrebbero continuato a comunicare nella lingua
storicamente diffusa in quella comunità, per i rapporti,
per così dire, interni, tra membri omogenei per lingua
e l’inglese per rapporti, diciamo così, interculturali, tra
cittadini appartenenti a realtà etno-linguistiche differenti.
a tal punto che quasi sempre, ad esempio, anche la scrittura
si serviva di alfabeti differenti dal devanagari, l’alfabeto
che io avevo imparato e con il quale si scrive la lingua hindi.
Era diventato allora sufficientemente chiaro per me che i
cittadini di quegli stati organizzati su basi etniche e
linguistiche, oltre che religiose, avrebbero in realtà continuato
a praticare due livelli linguistici, e che entrambi avrebbero
escluso l’hindi - salvo che nei territori dove quella era la
lingua parlata da sempre: i cittadini di ogni singolo stato
avrebbero continuato a comunicare nella lingua
storicamente diffusa in quella comunità, per i rapporti,
per così dire, interni, tra membri omogenei per lingua
e l’inglese per rapporti, diciamo così, interculturali, tra
cittadini appartenenti a realtà etno-linguistiche differenti.
Una bella
lezione al mio inguaribile entusiasmo che
mi ha fatto troppo spesso procedere per fiammate
improvvise, dimenticando la ponderazione e un minimo
di ... prudenza.
mi ha fatto troppo spesso procedere per fiammate
improvvise, dimenticando la ponderazione e un minimo
di ... prudenza.
continua
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