sabato 16 dicembre 2017

Squarci di ieri.5



Gli incontri con alcuni capitani coraggiosi


      Mi capita ormai abbastanza spesso negli ultimi anni  di
sentire il bisogno di sottolineare la scomparsa di capitani
coraggiosi nei vari ambiti della società,nelle conversazioni
che mi capita di intrecciare con amici e interlocutori più
o meno conosciuti. Ed io ho avuto la fortuna e il privilegio
di incontrare alcuni, di loro anche se malauguratamente l’incontro
casuale si è bruscamente presto interrotto e non mi  ha  più
consentito la possibilità di continuare a seguire il loro esempio.
      Un modello molto suggestivo l’ho individuato durante i
miei primi studi giuridici, che anche ho seguito soprattutto per 
rassicurare i Miei che temevano la mia scelta di facoltà che mi 
avrebbe portato direttamente all’insegnamento, così ripetendo
l’esperienza che loro stessi avevano subito e che li aveva
tenuti divisi per vent’anni.
      Una facoltà,quella di giurisprudenza, che non era però
mai riuscita a entusiasmarmi con i suoi insegnamenti intessuti
di tecnicismi. Una volta quasi sulla linea del traguardo ,avevo
però scoperto un personaggio affascinante nel titolare della
cattedra di diritto privato comparato, il prof.Tullio Ascarelli,
che aveva saputo risvegliare il mio interesse e valorizzare 
la mia discreta conoscenza, allora poco frequente, della lingua
russa. Era così cominciato il mio lavoro appassionato di ricerca 
comparata sul regime dell’invenzione non brevettata in paesi 
occidentali, come i paesi della America Latina, dove proprio
lui era considerato il padre dei loro codici e nell’URSS, dove
non era previsto il diritto di proprietà. Esperienza che da sola
ha segnato la mia formazione, sia per  il periodo appassionato
che ,per suo merito, anche gli studi di diritto mi hanno offerto
sia per il trauma grave procurato dalla morte improvvisa di
quel grande maestro,.appena qualche giorno prima della 
discussione della mia tesi.
      Un altro “capitano coraggioso” ho avuto il privilegio di
conoscerlo poi, una volta vicina alla laurea all’Istituto Orientale 
di Napoli, dove avevo deciso di studiare la lingua hindi e la
relativa cultura, per inseguire quelli che consideravo i miei
veri interessi, una volta tranquillizzati i Miei con il
conseguimento di una laurea, quella in giurisprudenza, che
non mi avrebbe necessariamente destinata all'insegnamento.
Infatti in quella circostanza l’editore Guanda di Parma aveva
chiesto di incontrarmi per discutere della possibilità che io
lavorassi alla traduzione di un’antologia di poesia indiana
moderna, ora che il grande subcontinente aveva riscoperto
la sua indipendenza,che si sarebbe estesa anche all’uso  
della lingua nazionale. Ed io conoscevo lo spessore etico
e culturale di quel personaggio.Sapevo come in piena
autarchia fascista quell’uomo intero avesse osato,pur con
lucida consapevolezza del pericolo, la pubblicazione dei
versi di Garcia Lorca nella traduzione di Carlo Bo.
     E pur consapevole della difficoltà dell’impresa e per
niente sicura di avere capacità e conoscenze necessarie,
non mi ero saputa tirare indietro e, tra i tanti ostacoli,ero
riuscita orgogliosamente ad accettare la sfida e a vincerla.
 Ma anche in quella circostanza la morte del coraggioso
editore appassionato mi ha troppo presto privato di quella
che certamente sarebbe stata per me una frequentazione
molto fertile di ricchi insegnamenti e di esperienze molto
interessanti.
    Mi sembra evidente perché io senta sempre più spesso
l’urgenza di ricordare il loro esempio umano e professionale.
Torniamo anche in questa circostanza alla valutazione
insoddisfatta delle personalità che caratterizzano con tanta
mediocrità ogni aspetto della società del nostro tempo.
 
                                   continua



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