venerdì 10 novembre 2017

Squarci di ieri.2

Le serate al baretto.


     


       Non avevo pensato,però,che quella che per me era una
scelta coraggiosa, ma fitta di difficoltà,per mio padre fosse
un’assunzione di responsabilità che l’avrebbe potuto
schiacciare col  peso di un'esperienza che gli avrebbe
fatto scoprire l’assoluta inconsapevolezza delle necessità di
un’adolescente completamente sconosciuta. La conclusione
a cui giunse per sempre fu l'uso della chiave del divieto
costante che credette, forse, potergli assicurare la soluzione
o, più probabilmente, non riuscì a trovare un’alternativa più
rassicurante e credibile, perché se io me la cavai con una
introversione del carattere, una riservatezza e una timidezza
che contrastavano con la mia naturale socievolezza e curiosità
del mio prossimo, che mi erano appartenute fino ad allora ,
lui si buscò un  prolungato esaurimento nervoso - che non
aveva caratterizzato la sua personalità precedente,vivace,
ma in sano equilibrio - e che coincise con la durata del mio
liceo, alla conclusione del quale la mamma ebbe di nuovo
la sua sede a Roma e la vita familiare finì poco a poco per
ricomporsi, normalizzandosi.Uno dei piani di compensazione
che avevo potuto ricavarmi, oltre alla dialettica vivace
 e molto amichevole che avevo potuto costruire facilmente
con i miei compagni di classe, era costituito dalle serate
costanti con mio padre al Baretto, che apprezzavamo
entrambi perché ci permetteva di sottrarci per qualche ora
allo squallore della nostra stanzetta. Esiste tuttora, anche
se ha cambiato pubblico e tradizione dopo che uno dei
palazzi vicini non ospita più,  come era allora, la sede
dell'UESISA,dove erano stampati alcuni giornali che in
gran parte  nemmeno esistono più.
Là dove via IV Novembre a Roma, si inerpica verso via
Nazionale, si snoda a gomito e incontrando via della Pilotta
si ricava uno slargo che il Baretto pensa bene di occupare
con i suoi tavolini. Era lì che passavamo abitualmente i
nostri dopocena, piacevolmente per mio padre che aveva
così l’occasione di conversare, incontrandoli, con i suoi
amici giornalisti; per me si apriva una partita doppia perché
anch’io avrei tanto voluto partecipare alle discussioni 
di quegli adulti così informati e tanto appassionati, ma a
impedirmelo era la dura realtà del fatto che io ero  lì per
fare i compiti, anche se non avevo certo la realistica
consapevolezza del fatto che semplicemente la mia età
mi tagliava fuori dalla possibilità di saper valutare i
problemi del mondo. Quella dimensione supponevo mi
appartenesse per via naturale, per tutte le esperienze che
precocemente mi era toccato di vivere. E non avevo
nemmeno l'accettazione di quella condizione di esclusione.
Del resto sapevo anche che i compiti non mi avrebbero
portato via tanto tempo, visto che la mia scuola di provincia
mi aveva dotato di una solita preparazione di base,- che mio
padre, convinto del  contrario, aveva fatto verificare da una
sua amica, accademica dei Lincei, al cui verdetto più che
positivo si era dovuto arrendere-. La mia curiosità
doveva essere talmente vistosa che quegli uomini coinvolti,
per passione e professione, dalle realtà più complesse della
umanità, devono essersi ritrovati curiosi di entrare in una
dimensione per loro sconosciuta e improbabile come
doveva essere la mia e per poterla percorrere con tutta
calma e gustarne ogni sfaccettatura, avevano presto
deciso di liberare un  po’del mio tempo, aiutandomi
in modo determinante ad accelerare le mie traduzioni
che erano il versante del mio impegno che più assorbiva
tempo e concentrazione, sottraendomi all’animata vita
del gruppo. E’ a partire da questa conquistata libertà
che ho potuto partecipare anche al rito di mezzanotte
per  cui  tutti ci  spostavamo su piazza Colonna dove
lo strillone dei giornali distribuiva le copie fresche di
stampa e,soprattutto in periodi pre - e post - elettorali e
durante il Giro d’Italia, si poteva partecipare al rituale
emozionante dei “comizietti” che la Galleria era solita
offrire a noi tutti. Tanto io non ho mai sofferto per
andare a letto  tardi; semmai ho sofferto sempre molto
a dovermi alzare presto ed ho cercato di evitarlo, appena
possibile: per esempio non ho mai fatto di mattina i miei
ripassi, neppure in occasione degli esami più impegnativi
e più determinanti  per il mio futuro.
     Credo proprio di essere debitrice della capacità di
apprezzamento della dialettica della diversità,-assorbita
dalle discussioni appassionate durante le ore passate al
Baretto,- che costituisce la  colonna portante della mia
curiosità culturale,che mi spinge tuttora a essere informata 
il più a fondo possibile e a distanza  ravvicinata al
massimo sui miei “simili”, soprattutto quelli impregnati
di culture diverse, alla ricerca di un confronto praticabile
per arrivare  a una possibile sintesi, quindi a un  reciproco
arricchimento. E’ una caratteristica della mia personalità 
che mi piace e che ho sempre cercato di nutrire anche
quando dovevo pagare un prezzo non indifferente.

   Ma , che mi erano appartenute fino ad allora ,
lui si buscò un  prolungato esaurimento nervos
                                                       continua







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