sabato 11 novembre 2017

Squarci di ieri.3




  La meravigliosa  abitudine ligure.

La  Liguria è per me l’altra terra di riferimento insieme
all’Umbria,dove sono nata e a Roma, dove sono cresciuta.
Sono nata in aprile e a giugno ero già ad Alassio con i
 miei genitori.Con la separazione, imposta dal lavoro,
che per più di vent’anni i miei genitori hanno dovuto
subire, le lunghe vacanze liguri sono divenute la stagione
in cui la famiglia poteva ricomporsi, dunque attese con
ansia e vissute in modo pieno, molto attivo, gioioso. Il
dopo - guerra, però, ci fa preferire la Riviera di Levante
a quella di Ponente che era stata la nostra  prima scoperta.
Un nostro caro amico,infatti, aveva vinto il concorso in
magistratura e si era visto assegnare la sede di Recco e
noi lo avevamo raggiunto per passare insieme l'estate,
quando ancora il ponte ferroviario era quello provvisorio
di legno che era stato allestito dopo i numerosi
bombardamenti che avevano imperversato per impedire 
il traffico ferroviario da e per la Francia - e che permetteva
in qualche modo ai treni di passare di nuovo -fino a che
quello definitivo fosse stato ricostruito. Affittavamo
una casa a picco sul mare di un marinaio sardo che si
imbarcava per la stagione e con i soldi del nostro affitto
poteva mandare la moglie con la bambina a cambiare
aria in montagna.Scendendo una lunga scala tra le rocce
si poteva raggiungere una caletta sassosa dove un gruppo
di giovani, che abitavano le case vicine, avevano il loro
punto di raccolta, i loro gozzi per pescare, le loro vele per
correre il mare e perfino il locale dove si potevano riporre
anche le barche,ma che era stato attrezzato con l’impianto
elettrico per ascoltare musica e  ballare quando in estate
avevamo preso l’abitudine di organizzare le cene e le feste.
Eravamo quasi tutti coetanei, qualcuno più grande era già
impegnato o con la vita per mare o con le libere professioni.
Ma la maggioranza ancora era impegnato negli studi, come
me. Con loro ho imparato l’amicizia, come con i miei
compagni di scuola avevo imparato il cameratismo.
Eravamo sempre insieme, impegnati in un arco di attività
che implicavano molte ore sul mare, discussioni accanite
culturali e politiche,la sera,intorno al fuoco sulla spiaggetta,
 mangiando intanto la  gustosissima focaccia al formaggio,
tipica della cittadina, sostenitori accaniti dei campioni
olimpici della locale squadra di pallanuoto,anche in trasferta,
quando lo spirito di campanile,che l'avversario fosse il
Camogli o il Bogliasco,agli inizi,o più tardi la forte "Rari
Nantes Napoli"o addirittura i temuti "Alligatori egiziani",
impegnati anche in escursioni molto piacevoli, talora fino
 nella vicina Francia.
Tutto vissuto costantemente insieme in un confronto che ci
ha fatto crescere e che ha sviluppato in tutti noi un notevole
 spirito  critico di cui abbiamo cercato di fare buon uso nella
 vita. Il cemento del gruppo si è ancor più rafforzato quando,
in una villa vicina a quella dell’armatore, sono venuti ad
abitare il console tedesco a Genova con la sua famiglia:
la moglie italiana, i figli più o meno della nostra età,due
ragazzi, due ragazze e un bambino  piccolo. Molto
socievoli avevano subito apprezzato il nostro cementato
spirito di gruppo e si erano volentieri adeguati, aggiungendo
alla nostra la loro voglia di scoprire, di fare, di discutere,
e la loro capacità aggiuntiva di organizzazione, sfruttando
con grande pragmatismo le capacità diversificate di ognuno.
E inoltre dovevamo ai loro numerosi amici, che venivano in
visita da tutto il mondo, l'opportunità che ci si presentava
spesso di arricchire anche di queste presenze il nostro
gruppo e di poterci confrontare con personalità cresciute
lontano e spesso  in modo molto diverso dal nostro.
         Erano quelli gli anni in cui la chiesa genovese era
affidata alla rigida  guida del cardinal Siri, che a  Recco
aveva il suo interprete severissimo nel parroco.  Nella
cittadina cercava di imporre la vita superaustera dei
penitenti:niente cinema, la bella terrazza-cafè, dove i
proprietari avevano cercato di organizzare qualche festosa
serata con musica e danze, presto buia e chiusa. Ma questo
 non ci aveva ridotto all’esclusivo sfruttamento del nostro
fondo svuotato di tutte le barche. Qualche volta osavamo
addirittura andare a curiosare verso Santa Margherita,
sulla collina,dove c'era una a pista da ballo dal nome
suggestivo di “Salt’in cielo”e ci pareva allora di allargare
i nostri orizzonti,uscendo per una sera dalla realtà di casa,
vissuta apparentemente come dentro un fortino. In realtà
uno stile di vita libero e semplice,ma dove la diversità
arricchiva in modo naturale, ma molto fertile, ognuno
di noi e che per me  durava fino al rientro, a settembre,
obbligato dalla scuola che ricominciava e siglato
dalla festa dell’otto settembre quando i quartieri di Recco 
in gara sparavano i fuochi nel cielo blu notte fino all’alba 
e il confronto si concludeva con il lancio in  mare  di migliaia
 di "patelle"piene d’olio con lo stoppino acceso.
                                                         
                                                       continua

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