domenica 24 aprile 2016

LE DUE FINESTRE.Cap.1


                                  Henri Matisse:Ragazza con vestito verde.                                             


           LE DUE FINESTRE
                                                      

  Cap.1  

-Per favore,Olga,chiudi quelle tende che quella luce mi acceca!  
Alla voce spenta e arrochita dalle troppe sigarette,che le ha parlato, la
solare ragazza rumena non ha saputo trattenere un gesto d’impazienza
come a dire:-Ecco,ci risiamo,lo sta facendo di nuovo!
Non riesce proprio a capirla, eppure ha cercato di farlo
 con determinazione,anzi con ostinazione da quando è arrivata qualche
mese prima a lavorare in questa casa,piena di speranze e gioiose
aspettative. 
Si è sforzata di trovare la ragione della contraddizione radicale 
 che emerge evidente tra il lavoro di Viola e la sua  vita
privata,apparentemente insensata,tutta chiusa tra le mura
dell’ appartamento. Come è possibile,si continua a domandare
 la giovane che viene dall’Est ,che una come lei,caporedattore
 di un quotidiano nazionale,professionalmente immersa 
nella realtà più viva ,palpitante e attuale del paese e del mondo ,
possa imporsi una reclusione,
un totale distacco dal momento in cui rientra a casa? Come è possibile
che in una città caotica e faticosa,ma piena di stimoli  e sollecitazioni
di ogni tipo come è Roma,la vita di relazione diquesta donna si
 racchiuda nell’universo virtuale di facebook? Eppure è una  donna
interessante,matura,ma con un suo fascino,gentile e sensibile.
                 In questi mesi in cui  ha cercato di conoscerla meglio ,
Olga si è affezionata a lei ,senza però riuscire a capirla. Certo,sono
due persone molto diverse,loro. Olga viene da un mondo molto
più semplice,in cui tutto appare molto più diretto ed autentico,
di cui ha una pungente nostalgia. Non capisce  e non accetta le
contorsioni psicologiche che, attraverso Viola, attribuisce a
quest’Europa dell’Occidente che,nel contatto diretto,si rivela meno
seducente che nella dimensione che aveva assunto nella distanza e nel
mito. Ma anche questa realtà contrapposta  dei contesti non basta
secondo Olga,a giustificare quello che deve constatare ogni giorno.
 Che cosa ci potrà essere stato all’origine di una scelta tanto drastica
da farle preferire i rapporti tramite lo schermo lattiginoso del suo PC a
quelli veri,naturali e caldi che un incontro,una frequentazione possono
 offrire?E’ così evidente che l’arricchimento dell’esperienza nasce
sempre dallo scambio,dal dialogo,dall’incontro con l’altro.  
Eh,sì,per l’appunto:la finestra. Quasi il simbolo di quella strana
 situazione. Proprio ad Olga doveva capitare di imbattersi  in queste
imposte chiuse,dove le tende pesanti si occupano di non fare filtrare
 neanche  qualche raro e audace spiraglio di sole superstite. 

                         Henri Matisse:Finestra francese a Nizza.

Finestre sbarrate a  chiudere fuori un mondo per potersi avidamente
tuffare,immergere in un altro,quanto mai artificiale,freddo ed astratto.
Doveva capitare proprio ad Olga che ha sempre amato le finestre,ma
 quelle aperte sul mare di Matisse,quelle che hanno favorito la sua
decisione di venire a lavorare in un paese del sud dell’Europa,quelle
 da cui le piacerebbe tanto affacciarsi,anche da quelle aperte della casa,
per spaziare con lo sguardo lontano sulla città a carezzare le linee
sinuose delle sue  cupole ,a sfiorare,accompagnandolo per un attimo,
il flusso lento e lucido del fiume lungo le cui sponde brulica la vita di
 persone vere,che si possono incontrare,abbracciare,oppure a cui si
 può stringere  semplicemente la mano,con cui si possono stabilire
rapporti, scambiare impressioni e notizie. Finestre insomma che si
aprono  al  mondo con curiosità e interesse,che nulla hanno in comune
 con le finestre chiuse di questa casa .Finestre,quelle di  Viola,che
ricordano ad Olga  piuttosto quelle dalle imposte sbarrate
dell’ospedale Elisabeth di via Lützow a Berlino che tanto avevano
colpito la fantasia drammatica di Walter  Benjamin bambino -
come aveva letto in un suo racconto al liceo- a cui non era
sfuggita la stranezza che le faceva restar chiuse   in pieno giorno.
 E  quando il ragazzino aveva chiesto perché,gli era stato  risposto
 che in quelle stanze c’erano “i gravi”.Che Viola  sia “grave”, Olga 
 ne è ormai convinta. Ma continua a domandarsi se queste sue 
reazioni siano una vigliaccheria insensata. 
Ma dettata da cosa,all’origine? Insicurezza,autostima troppo modesta? 
Ma determinata da che cosa? Eccesso di orgoglio,insuccessi 
professionali?  o piuttosto un’ipersensibilità  morbosa,una fragilità
 provocata da aspettative deluse o da affettività scheggiata da
 traumatici eventi?E  sì che Viola non ha una natura introversa,una 
sensibilità ombrosa e scura. Con apparente facilità,dopo poco tempo,
ha saputo aprirsi con  Olga  e raccontarle qualche momento intimo.
Quando la ragazza  le ha chiesto degli incontri con gli amici,le ha 
risposto come se fosse la cosa più naturale del  mondo,che aveva appena  “sentito” Umberto  e che  la sera prima aveva avuto un lungo battibecco,
dei soliti,con la sua amica Arianna,che conosce dai tempi del liceo. Naturalmente la sua affettività  è tutta racchiusa nel suo  PC.
Recentemente  Olga ha scoperto che è lì dentro anche quella
 sentimentale. Non riusciva proprio a crederci quando  Viola le
ha raccontato tutta  soddisfatta  di essere riuscita a stabilire un nuovo
 contatto con Riccardo ,un innamorato dell’adolescenza. Olga
aveva allora pensato che l’emozione di un evento come quello,
tanto speciale, le avrebbe dato la spinta a incontrarlo davvero,
finalmente. E invece...anche questo legame,tenero ,delicato,
è rimasto relegato  alla sfera del virtuale. Un rifiuto cocciuto su
cui  nulla hanno potuto le preghiere,gli inviti,gli incoraggiamenti
di Olga. Per lei è stato terribile scoprire che Internet  produce
oggetti di desiderio  che cancellano la relazione profonda tra
soggetti. Facilita,è vero,Olga deve ammetterlo suo malgrado,la
 rapidità dei contatti,la velocità delle comunicazioni,ma riduce
tutto a una visione,come  dire ,mercantile. Annulla la dimensione
 del corpo,l’esperienza sensoriale e la profondità psichica, che
 sole consentono ai desideri di arricchirsi per  modularsi sulle diverse
 dimensioni della soggettività. Quella trasparenza illusoria
dell’universo tecnologico  rischia di uccidere i sogni ,i misteri
indispensabili per nutrire la relazione d’amore.
 Sostituisce  lo schematismo degli stereotipi alla suggestiva  
 originalità del racconto.  Ma forse nel caso di  Viola c’è dell’altro.
Il suo  non è solo fanatismo d’ internauta,ma soprattutto paura. La
 paura  folle del confronto,l’angoscia dell’incontro reale ,il terrore
di affrontare quella dimensione palpitante ,rischiosa ed incerta; la
scelta , infine , piuttosto, del salto nel vuoto per nascondersi  tra le
onde del web.Alle domande che continuano ad assillare la ragazza
non c’è ancora un’ombra di risposta soddisfacente.
Eppure le sarebbe indispensabile partire da un punto fermo
 per trovare insieme  una via d’uscita.
Per ora,invece,tutto resta impenetrabile  come quella porta  a cui è
 stata “messa la catena” per esorcizzare l’incubo di un piede  che
 s’infili subdolo tra i battenti.

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