domenica 19 aprile 2015

I Quaderni del Tempo.2..



Da:Il sapore delle sorbe,ne"I Quaderni del Tempo".

La Mercanzia.

  Ad anno nuovo,dopo le feste di tutti e dopo il Carnevale,c'è una festa
di mezza Quaresima,molto caratteristica,dalla simbologia per me tanto
 grottesca quanto oscura.E' la festa di SEGALAVECCHIA,accompagnata
dal ballo del TRESCONE.L'atmosfera straordinaria,carica di suggestioni
misteriose,quasi magiche,per me comincia  dal luogo prescelto per
viverla.La Lisa torna alla sua casa natale,in visita ai parenti e ha deciso
di portarmi con sé.Il cammino di qualche chilometro a piedi attraverso
 un gran bosco  fa galoppare la mia fantasia verso un universo fiabesco
dalle forti tinte.La mèta è la Mercanzìa,una grande vecchia casa scura
,affacciata su una radura scoscesa che si apre all'improvviso alla nostra
 vista.La famiglia è ospitale,dall'accoglienza ruvida che ben  conosco.
Mangiamo insalata  e formaggio e,poi,i golosissimi struffoli.Palle di
 pasta fritta,meno grandi di un uovo,fatte con farina,uova e un po' di
zucchero e strutto,il tutto impastato con acqua.e,una volta assunto
in padella un bel colore dorato,sono ricoperte nel piatto,generosamente,
di miele.E' a questo punto che la confusione comincia: noi abbiamo
appena cominciato ad assaggiarli che arrivano parecchi personaggi,
vestiti di mantelli approssimativi e di stracci,il volto coperto  da maschere
 orribili,dai tratti appena abbozzati,scure,attraverso le quali dardeggiano
 sguardi terribili.Nell'insieme la forza espressiva è primitiva,ma,anche per
questo,molto efficace.Questo linguaggio grottesco mi affascina ,ma la sua
simbologia mi indispettisce,perché gran parte del suo significato mi sfugge.
Intuisco la rappresentazione  della potenza virile,dominante,le allusioni a
un sesso selvatico,più che selvaggio,un attacco senza mediazioni alla
vecchiaia,non più portatrice di saggezza,ma di decadimento e di preludio

alla morte.In conclusione al rito,l'esplosione di energia rinnovata del ballo
 del trescone,anticipo,forse,della primavera che si approssima.Bisogna ora
 aspettare l'inizio dell'estate per ritrovarsi a festeggiare il frutto di tante
 fatiche con le fatiche di tanti nella festa della trebbiatura.



Boogie-woogie

Perduta negli occhi di cielo profondi
inseguo una storia
mi arrendo alla sorte
verifico il Caso
che vuole e disvuole a capriccio ,
impietosamente.

   Nella caletta a ridosso della scogliera,altri giovani vennero a
 arricchire il branco,quell'estate.Erano  i figli del console tedesco
 a Genova,che abitavano la villa accanto a quella dell'armatore,
proprio sopra al promontorio.Belli,gentili,riservati,ma socievoli,
a cui i frequenti trasferimenti per il lavoro del padre avevano
impresso una certa duttilità,che aveva permesso di familiarizzare
presto con noi,indigeni e anche un po' irsuti.
Eravamo molto incuriositi da questi coetanei che,con i racconti dei
 loro viaggi,emanavano un fascino per noi già molto esotico.I
bivacchi,di sera,intorno al fuoco,non avevano più per protagonista
 la chitarra e le malinconiche melodie della nostra tradizione,
perché adesso erano loro al centro della nostra attenzione,la nuova
realtà che si presentava  avventurosa e interessante.Ma la nostra
eccitazione si fece ancora più grande,quando  cominciarono ad
arrivare i loro ospiti.Organizzammo naturalmente subito una festa
sulla spiaggia - avevamo svuotato il locale delle barche ,avevamo
arrangiato un impianto elettrico di fortuna per fare musica,ma anche
 per ballare -.Igor,un ragazzo di New York,di origini russo-ebraiche,
che all'aspetto avrebbe potuto essere scambiato per uno di noi
- bruno,non alto,dai lineamenti marcati-era arrivato nientemeno che
da Singapore;Brian,alto,atletico,con quell'aria costantemente stupita,
con la medaglietta della Madonna stabilmente sul collo e l'ordinatissima
scriminatura a dividere i capelli chiari,di origini irlandesi,da Baltimora,
furono i primi a passare.Ci rendiamo conto d'essere entrati in una  nuova
dimensione.Non c'è più posto per la languida riunione intorno al solito
falò.Cancellati anche le abituali canzoni e i soliti  balli.Sopravvive la
spaghettata notturna,che dà il via alla serata.Poi comincia la  musica e
la danza coi loro dischi:sono i ritmi indiavolati del woogie-boogie,che
scatenano le danze frenetiche.Il coinvolgimento è totale.Come tarantolati
ci impegniamo  fino allo stremo in una gara che ci vede creare figure spericolate,acrobatiche,esuberanti,esplosive.Spingiamo ai  limiti estremi
le nostre capacità di invenzione,di audacia,di agilità,con tanta convinzione,
con tanto gusto da far supporre che quell'opportunità,apparentemente
fortuita,in realtà ci permettesse finalmente di esprimerci con tutta
quell'abbondanza di energia,di voglia di mordere  la vita  che avevamo
 fino ad allora inconsapevolmente accumulato e compresso per un
 appuntamento fissato  dalla giovinezza.Una trasformazione  improvvisa
 e imprevedibile,un adeguamento sorprendente che ben sostituiva,
d'altronde,col linguaggio esuberante e diretto del corpo,le limitazioni
 che la parola  subiva per l'evidente ,maldestro  controllo di tante lingue
da parte di ognuno di noi.Affannati,sudati,io e Brian non troviamo niente
di meglio  che coronare la serata con una corsa furiosa sulla  scogliera
 per tuffarci dal suo punto più alto tenendoci  per mano.un salto che ci
 fa riemergere abbracciati in uno sciame di migliaia di scintille d'acqua
 spumeggiante che vorticano intorno a noi in una dimensione estraniante,
luminescente ,irreale.Viviamo entrambi il momento perfetto che sigilla
per me la fine della fanciullezza.Il momento ideale  che avvia il percorso
d'iniziazione del cuore.il punto di equilibrio in cui natura psichica  e natura
 fisica si fondono e si confondono.L'eccezionale fenomeno della fosforescenza
ed i riflessi  luminosi della luna sull'acqua sono lo specchio fedele  del turbinio
 delle scintille  d'emozione che danzano dentro di me? Che sia,invece,la
proiezione fantastica della mia esplosione gioiosa?Un punto di equilibrio
comunque straordinario,in cui le intense vibrazioni che traversano le mie
viscere e mi scuotono,impadronendosi interamente di me,sono un groviglio
elettrico che attraversa e rende la natura ebbra di luce e,insieme,quell'ebbrezza
sembra penetrarmi fino a perdere il respiro,fino a perdere la coscienza.





Da:L'acchiappasogni,ne"I Quaderni del Tempo"

...e ondeggia...si libra nell'aria cristallina e sale ad arredare le nuvole con la
sua  forma leggiadra l'aquilone colorato dalla lunghissima coda.All'altro
capo del  filo la piccola mano grassoccia  diun bambino dai riccioli neri
che corre sulla spiaggia bianca di Sidi Bou Said.salendo con lo sguardo
su per la collina  ecco qualche capra barbuta che bruca tra rocce e arbusti.
Piccole case moresche con le macchie azzurre  delle moucharabies sulle
pareti bianchissime.qualche gallina  lungo la strada in salita e palme e
cascate di bouganvillées e plumbaghi e spalliere d'hibiscus.proprio in
cima, sulla scalinata del caffè, accanto a un gatto che fa le fusa  al sole
,un ragazzo moro,con un mazzolino di gelsomini dietro all'orecchio,
abbraccia tenramente una ragazza così bionda da sembrare albina.
Sembra un quadro di Chagall,di cui Irma mi parla spesso.salgo la
scalinata per raggiungere Irma,che ha finito di cantare nella sala
interna del caffè,tutta tappezzata di morbidi tappeti decorati dai mille
arabeschi tradizionali.Giusto in tempo per raccogliere ancora un'ultima
cascata di note sensuali  nell'aria e poi gli applausi.Anche in un ambiente
così tradizionale sanno apprezzare il talento di Irma e il suo repertorio
italiano.Ora possiamo rientrare insieme in albergo.Ma...il cameriere,per
un gesto brusco,perde l'equilirio e il rumore del vassoio che rovina a
terra con i bicchieri del thè alla menta e i pinoli in mille frantumi,
mi fa svegliare di soprassalto."




"...Salgo...salgo da sola...sto salendo il fianco di una collina...al tramonto...
di fronte un'altra collina,tutts giardinie costruzioni fantastiche,che mi
ricordano Granada.mi fermo a uno slargo...un gruppo è davanti a me..
.un gruppo con i costumi festosi dei Gitani,disposto in cerchio,davanti
a una grotta...e suona,e canta e balla.
   Subito il cerchio si apre e mi accoglie per farmi guardare e ascoltare.
Scopro volti dall'espressione intensa,concentrati perché il flamenco
drammatico si esprima al meglio delle loro capaità.racconta di un amore
non condiviso e il protagonista  è un ragazzo elegante e fiero che balla
come Joaquìn Cortès.Seguo con lo sguardo i suoi movimentti,scompare,
nascosto dagli altri personaggi che cantano,suonano ,ballano.All'improvviso
si dirige verso  di me e mi porge la mano perché balli con lui.
Fremo tutta per l'emozione .Il mio corpo non ha peso,sembra una piuma
che,volteggiando,assecondi con naturalezza sorprendente il ritmo degli
strumenti e la logica delle voci.Sono felice di rispondere in modo così
spontaneo e inaspettato all'offerta di accoglienza dei Gitani e al gesto di
calda amicizia del mio straordinario cavaliere.Di più;voglio accordare il
mio corpo ai movimenti invitanti del suoi,in un tentativo sfrontato di
seduzione.Ma avanzo insinuante e aggressiva  verso di lui,che sembra
attendermi  con un'espressione piena di promesse,e la distanza fra noi
non si riduce,il mio straordinario cavaliere sembra,per me,irraggiungibile,
quasi che i nostri corpi si muovano all'unisono,ma su piani di cristallo
posti a diversi livelli.Come a voler dire  che l'integrazione immediata,
anche in un piccolo gruppo,anche nella danza ,era solo apparente.I tempi,
perché i  due piani  si saldino allo stesso livello,richiedono pazienza e
determinazione e sono più lunghi di un soffio.Il mio cuore batte forte ,
al ritmo frenetico delle chitarre  che incalza,ma io sono sicura che saprò
superare quel dislivello perchè lo voglio e so che lui lo vuole.
  Ed ecco che le chitarre tacciono e,all'improvviso....




Da:"Una storia banale",ne"I Quaderni del Tempo"
[...]
Uno stile di vita che aveva molto inquietato i nobili del suo casato,
cui era parso in odor di eresia e che li aveva convinti a cercar rimedi
per por fine a un rischio che sembrava farsi sempre più tangibile.Fu
perciò scelto,per intervenire,frate Lapo de' Tolomei,uno zio,priore
del convento di San Miniato.
   Sorgeva quel borgo su un dolce colle,che aveva acquisito una
notevole rilevanza religiosa,posto com'era sull via Francigena che
conferiva prestigio e potere al responsabile  di quel convento,
consentendo ad un tempo di manovrare con discrezione,per la
relativa  distanza dei grandi centri urbani,nonché per il ferreo
controllo che il priore aveva da sempre notoriamente esercitato
su tutta la piccola comunità monastica e civile.
Ecco dunque che ser Vanni viene ospitato nella confortevole
foresteria del monastero,accolto con effusione ed onori dallo
zio priore ,circondato da ogni premura da tutti i monaci,eccitati
per la fama mondana che aveva preceduto l'arrivo eccezionale
del nobile personaggio.
[...]


[...]
La grande terrazza della magione è un autentico belvedere,
che fa tuffare lo sguardo goloso su un anfiteatro naturale,dove
si alternano le precise geometrie dei campi coltivati a grano e
i prati di fondovalle,con i declivi puntigliosamente segnati dai
filari delle vigne e dall'argenteo ondeggiare delle chiome degli
ulivi dal tronco nodoso,rigorosamente schierati,fino al rigoglioso
verdeggiare boschivo dei dorsi delle colline,riserva sicura  delle
più svariate  specie di selvaggina.Ed è proprio mentre ser Vanni
è attratto da tanta suggestiva bellezza ,sicura promessa di
appassionanti partite di caccia ,a cavallo del suo fido,bianco
destriero,che un'apparizione improvvisa  sembra quasi abbagliargli
la vista.Una capigliatura fluente  fiammeggia lungo lo sdrucciolo
del frantoio e un vento leggero sembra intrecciare coi raggi del
sole i suoi giochi,per rendere quei lunghi riccioli simili a simpatici
folletti che danzano capricciosi.
[...]



da "Ai Prati di Castello" ne:"I Quaderni del Tempo"

Cap.I

Una passeggiata da Porta Pinciana ai Prati di Castello.
[...]
Una mano affusolata e nuda sporge dal finestrino aperto ad assaporare
 il tepore dell'aria che annuncia la primavera.Alla piazza intitolata
all'Unità d'Italia due fanciulle eleganti,vivaci e ciarliere scendono
e curiosano tra i banchi del mercato,dove gli ortolani dei Castelli
portano i loro prodotti freschi di giornata col barroccio o a dorso di
mulo.Ce n'è qualcuno che beve  alla fontana al centro,mentre i cavalli,
coi loro carretti,sono in paziente attesa all'ombra  dei platani che
ornano la piazza.E' una passeggiata che negli ultimi tempi le ragazze
hanno spesso ripetuto con curiosità e divertimento non solo per ammirare
gli scorci della Roma settecentesca e barocca  in contrasto con le linee
sinuose  che la febbre edilizia della furiosa speculazione immobiliare
ha finito per far prevalere nel loro quartiere intorno a Porta Pinciana.
Una lottizzazione  spregiudicata e impietosa che ha abbattuto in  modo
indiscriminato ville e querce,lecci e pini secolari.Una furia edificatoria
che ora scavalca la barriera naturale del Tevere e comincia a fare
intravvedere la geometrica scacchiera che intende disegnare ai Prati.
Un'uscita  voluta neppure per la nota pittoresca che fa capolino intorno
a San Pietro,quando appare le tonaca rossa  dei seminaristi tedeschi,
che si muovono a piccoli gruppi frettolosi per le vie in costruzione
del quartiere nascente.A spingere la loro carrozza a varcare  il nuovo
ponte  è piuttosto l'ansia  di vedere conclusi i lavori dell'elegante
palazzetto all'angolo della piazza dell'Unità,dove ormai i muratori
si stanno occupando degli stucchi,per ornare il cornicione con una
sequenza di conchiglie,a sottolineare un certo gusto neoclassico.
[...]


1 commento:

  1. Se ti interesserà curiosare anche sulle immagini che
    arricchiscono i testi,potrai soddisfarti andando
    all'analogo post"I Quaderni del Tempo".1,su questo
    stesso blog.Basterà che tu clicchi sulla didascalia
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