domenica 20 dicembre 2015

5.Qualche pagina ancora da sfogliare.2.



10.LA CASA DEI PIOPPI. 


           Durante la cena Gordon le ha poi raccontato che gli è stato offerto un posto nella neonata succursale a Londra della casa editrice sudafricana. Un posto di Direttore della divisione europea della piccola, ma audace casa editrice, ormai abbastanza conosciuta nelle varie Fiere del Libro del continente africano e pronta a farsi conoscere anche in Europa. Il proprietario, giovane e deciso alle sfide, èfinora riuscito a evitare che la sua Unicorn di  Città del Capo diventi la sede locale di qualche multinazionale europea o americana. Un’avventura, insomma , ma forse proprio il cambiamento che Gordon sta cercando da un po’.
           Aveva chiesto del tempo per definire l’ addio al suo incarico al British Council e poi sarebbe stato pronto a cominciare la nuova impresa. Certo, Gordon sa che il mondo letterario -editoriale di Londra non è facile nei suoi intrichi di potenti agenti letterari sciacalli, autori vanitosi, lettori smaliziati e tante case editrici piccole e rampanti, o grandi e onnipotenti.
          -  Insomma, ci faremo  concorrenza, caro Gordon! Allora, alla tua!  - e Zoé aveva brindato insieme a lui al successo e al futuro di Gordon direttore.
           L’indomani sono pronti  a sperimentare con gli altri lettori-passeggeri  le sorprese -  la grande festa in piazza con musica, poesie, letture e spettacoli di strada - che Barcellona ha preparato e, una volta a terra, la città in festa li accoglie magnifica.
           Ma anche gli organizzatori della crociera letteraria hanno un omaggio per ricambiare. Hanno infatti viaggiato a bordo, oltre agli scrittori, editori, giornalisti, librai e lettori,  alcune rappresentanti  delle Donne di Carta[1], un gruppo di persone amanti della letteratura, nato qualche anno fa a Roma, su ispirazione dell’analogo modello spagnolo, già affermato. Sono donne entusiaste delle loro letture al punto di volerne estendere il piacere ad altri appassionati, andando in giro a dire pagine dei loro libri preferiti, gratuitamente, con il solo obiettivo di  condividere ed estendere l’emozione per una bella pagina.
          In un Belvedere con la vista sulla città e sul mare, ecco le Donne di carta,quasi senza essere annunziate, disporsi  in semicerchio, come un’apparizione surreale di fiaba, per prepararsi a offrire  una selezione di testi poetici dei  grandi maestri spagnoli  da loro più amati. Non vogliono applausi, chiedono soltanto un’intensa attenzione.
          A cominciare è una voce fresca, cristallina, che scandisce la formula che ciascuna di loro tornerà ogni volta a ripetere: “Sono il “Terzo ricordo”, che Rafael Alberti [2] ha dedicato a G. A. Béquer[3]  con il  frammento di un suo  verso in epigrafe:  

Terzo ricordo [4]                                                                                                            G. A. Béquer‘… dietro il ventaglio di piume d’oro …’ 
                                                                                                                                                       
Ancora i valzer del cielo non avevano sposato il gelsomino e la neve,                                       
né i venti riflettuto la possibile musica dei tuoi capelli
né decretato il re che la violetta si seppellisce in un libro.
No.
Era l’età in cui viaggiava la rondine
senza le nostre iniziali nel becco.
In cui  convolvoli e campanule
morivano senza balconi da scalare né stelle.
L’età
in cui sull’omero d’un uccello non c’era fiore che posasse il capo
allora, dietro il tuo ventaglio, la nostra prima luna.

           I versi volano leggeri  nell’aria con le loro incredibili immagini; anche gli occhi chiari della giovane Donna di Carta sembrano esprimere meraviglia e incanto.
          Appena un attimo di silenzio ed è la volta di una voce più matura e commossa che propone: -Sono la... ’Figlia del mare’  di Vicente  Aleixandre: [5]

 Figlia del mare[6]

Ragazza, cuore o sorriso,
caldo nodo di presenza nel giorno,
bellezza irresponsabile che se stessa non sa,
occhi di azzurro che raggia e trafigge.

La sua innocenza, mare dove vivi:
che fatica raggiungerti, sola isola intatta.
che seno il tuo, spiaggia o arena ornata
che senza forma scorre tra le dita.

 Generosa presenza una fanciulla da amare,
abbattuto o disteso corpo o lido a una brezza,
offerto ad occhi savi che ti guardano
e sfiorano il tuo nudo docile al loro tocco.

Oh non mentire, serba la tua
inerte e armoniosa febbre che non resiste,
spiaggia o corpo dorato, ragazza che su riva
è sempre una conchiglia lasciata dalle onde.

Vivi come il rumore stesso da cui sei  nata;
ascolta il suono dell’imperiosa tua madre;
sii la spuma che resta quando finisce amore,
dopo che, acqua o madre, la riva si ritrae.

          E l’identificazione con quella pagina appare naturale per come guarda affascinata il mare di fronte e per come accompagna con movenze morbide e seducenti il ritmo armonioso dei versi simile a quello fluttuante delle onde del mare.
          È ora la volta di una figura eterea, minuta, dalla postura un po’ ieratica, sottolineata da una lunga tunica che, con voce quieta e rapita ad un tempo, si presenta: - Sono ‘Gora’ di Juan Ramòn Jimènez:[7]

Gora,[8]

L’amore è, tra noi due,
impalpabile, quieto, assorto in sé
come l’aria invisibile,
come l’acqua invisibile, tra la
luna del cielo                                                                           
e la luna del fiume.

           (Che meraviglia! – pensa Zoé-  Quanto  vorrei dire a Gordon il mio entusiasmo per  questa spoken word in totale assenza di lettura! – e sospira- Ma devo rimandare a dopo. In apertura si sono così tanto raccomandate di sostenere la loro concentrazione!)
           Ed ecco, a seguire, una nuova identificazione. Questa è la  volta  di: - Io sono ‘Canzoni d’altopiano’ di Antonio Machado[9]:

Canzoni d’altopiano[10]

Non sapevo,
S’è aperta la porta che ha
dentro il mio cuore i suoi cardini
e il quadro della mia vita
è tornato ad apparire.

Nuovamente la piazzetta
con le sue acacie fiorite,
ancora la fonte chiara
e la sua storia d’amore.

         La  nuova voce è piana e con naturalezza  rievoca la vita semplice di una storia d’amore.
        Un’interruzione che sembra un’incertezza.  Oddio, un buco di memoria? Niente affatto. Questa è una pagina che continua, per regalarci un altro testo poetico di Antonio  Machado, ma, questa volta, dalle ‘Canzoni a Guiomar ‘ [11].

Canzoni a Guiomar  I[12]

Non sapevo, Guiomar,
se era un giallo limone
quello che tenevi in mano,
o il filo d’un chiaro giorno
nel suo gomitolo d’oro.
la tua bocca sorrideva.
Io domandai: che m’offri?
Tempo in frutto, che ha spiccato
la tua mano nel rigoglio
del tuo orto?
Tempo vano
d’una bella sera morta?
Dorata assenza incantata?
Effigie, nell’acqua quieta?
O di monte in monte accesa
l’alba vera?
Rompe nel confuso specchio
amore ormai gli scenari
dei suoi crepuscoli antichi?  
            
        Anche Gordon vorrebbe tanto dirle qualcosa, ma si trattiene, si rende conto che la concentrazione delle dicitrici non può essere disturbata in alcun modo. Un cedimento della memoria potrebbe essere provocato anche da un piccolo gesto che venisse a interrompere la tensione di silenzio assoluto che spontaneamente si è venuta a creare, in segno di rispetto e gratitudine  da parte di tutto il pubblico.
        E tuttavia vorrebbe proprio dire a Zoé  come condivide l’ammirazione che questi poeti avevano per la perfezione delle forme e dei concetti, per quell’idea di poesia-mistero che ha  ritrovato specialmente in Juan Ramòn Jimènez [13]. L’amore che canta invisibile e impalpabile, ma, proprio  come l’acqua e l’aria, misteriosamente indispensabile e che si insinua vitale tra la luna lontana del cielo e quella ancor più fluida e sfuggente, ma quieta , riflessa nel fiume.  
       Dall’estremità opposta del semicerchio irrompe una voce scura, calda e vellutata che presenta “Madrigale” di Federico Garcia Lorca.[14]

Madrigale[15]

Il mio bacio era una melagrana
profonda e spalancata:
la tua bocca era una rosa
di carta

Un campo di neve, lo sfondo

Le mie mani erano ferri
per le incudini;
il tuo corpo era il tramonto
di un rintocco.
Un campo di neve, lo sfondo.

Nel  traforato
teschio azzurro
misero stalattiti
i miei “ti amo”

Un campo di neve, lo sfondo.

Si coprirono di muffa
i miei sogni infantili,
e perforò la luna
il mio dolore salomonico.

Un campo di neve, lo sfondo.

Ora ammaestro severo
l’alta scuola,
il mio amore e i miei sogni
(puledri senz’occhi)

E un campo di neve, lo sfondo.

         Una calamita quell’immagine del corpo di lei, stretto dalle sue mani  come in una morsa metallica, languido come il rintocco al tramonto e i sogni di lei  che avvizziscono, trafiggendo di strali dolorosi la luna nel tentativo arduo di ammaestrare i sogni e l’amore del presente, ciechi e bizzarri come puledri. E quelle sequenze scandite dallo sfondo costante dello schermo bianco e neutro del campo di neve …
         (‘Una riproposizione bellissima- considera Zoé - che sottolinea tutte le simmetrie e le suggestioni visive e sonore del testo. Una voce sorprendente  - continua a pensare guardando la Donna di Carta, che ora ha finito il suo pezzo-  anche per l’inatteso contrasto con un corpo dalla struttura imponente, pur nella tenuta sportiva, molto casual’)
        Ma, ancora una volta, il dono si arricchisce del testo “Desiderio” dello stesso poeta.
       La voce scende ancora di un tono e si fa roca e sensuale, a rendere l’identificazione perfetta.

Desiderio[16]

Solo il tuo cuore ardente,
e null’altro

Il mio paradiso,  campo
senza usignoli
né lire,
con un fiume discreto
e una piccola fonte.

Senza lo sperone del vento
sulla fronda,
né la stella che vagheggia
esser foglia.

Una luce abbagliante
che fosse
lucciola di un’altra
in un campo di
sguardi infranti.

Una quiete nitida
e lì i nostri baci,
sonori nèi
dell’eco,
s’aprirebbero in lontananza.

E il tuo cuore ardente,
null’altro.

          Di rimbalzo, quasi a farsi perdonare la parsimonia della sua bella, ma solitaria proposta, ritorna ora la seconda Donna di Carta, che si è esibita, per dire, adesso,”La voce a te dovuta” , testo poetico di Pedro Salinas.[17]
         Anche  lei  è cambiata. Ora la sua voce è più spoglia e sobria e sgrana,  decisa e quasi severa, i versi della sua verità, fino ad approdare alla conquista del distico conclusivo con una sorta di luce trionfante nello sguardo.

La voce a te dovuta[18]

Per vivere non voglio
isole, palazzi, torri.
Che altissima allegria:
vivere nei pronomi!

Getta i vestiti,
i connotati, i ritratti;
non ti voglio così,
travestita da altra,
figlia sempre di qualcosa.
ti voglio libera, pura,
irriducibile: tu
quando ti chiamerò, so bene,
fra tutte le genti
del mondo,
solo tu sarai tu.
E quando  mi chiederai
chi è che ti chiama,
che ti vuole sua,
sotterrerò i nomi,
le pergamene, la storia.
Comincerò a distruggere quanto
m’hanno gettato addosso
da prima ancora ch’io nascessi.
E ritornato ormai
all’eterno anonimato
del nudo, della pietra, del mondo,
ti dirò:
Yo te quiero,
soy yo”.

          Ed è, infine, “Io di più non posso darti”[19] di Pedro Salinas, che fa tornare la voce che per prima ha aperto l’esibizione. Una voce che ha perso l’iniziale leggerezza per acquistare sfumature di malinconia e velature di ombre che sembrano suggerire il rimpianto, per offrirci la sua imprescindibile realtà, spogliata dei sogni e dei desideri irrealizzabili, per quanto bramati.
        (‘Ecco la dimostrazione di quanto la poesia,  basandosi solamente sulla voce possa diventare coinvolgente !’- pensa soddisfatto Gordon.)

Io di più non posso darti.

Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.

Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate !
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone, bruno.

Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
-collana, profumi, seta antica-
di cui se senti la mancanza
domandi: Ah, ma dov’è?

Ah, e come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola,
l’allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l’amore di cui tu t’innamorassi.

Ma
non sono che quello che sono.

         Il pubblico  può ora tributare un applauso convinto e grato.
         Gordon e Zoé possono finalmente lasciarsi andare ai loro consueti duetti, seduti al  tavolo di un piccolo ristorante delle Ramblas, di fronte a una paella davvero sontuosa.
          È una selezione molto interessante  quella che le  Donne di Carta hanno presentato. Ha saputo affiancare a modelli di riferimento, come le poesie di Antonio  Machado e di quei maestri, che frequentarono quella particolarissima comunità di artisti senza leader che fu la “Casa de los Chopos[20], i  testi delle personalità più originali della “Generazione del ‘27”. Uno strano raggruppamento di poeti, pittori, cineasti, musicisti e architetti che condividevano la tensione per il rinnovamento. Nei poeti, in particolare, è evidente una spinta comune alla revisione dello stile barocco, all’antiretorica, per poi  finire, però, per  imprimere ciascuno alla propria produzione direzioni diverse.
         - Gordie, ora bisogna fare un altro brindisi!-prorompe Zoé, appena conquistato il loro tavolo - Che gioia, e che  fatica contenerla  tutta durante  l’esibizione! Avevo dimenticato la grandezza del  “Secolo d’argento delle lettere spagnole.[21]
         -Mi sono chiesto davvero come fosse possibile vederti tanto a lungo in silenzio … -interviene Gordon - Dai!  Scherzavo! Come siamo suscettibili, però  … Non prendertela, non è il caso di fare quell’ espressione imbronciata! Allora, su, brindiamo alla Spagna, ai suoi grandi poeti e a Sant Jordi! - e poi continua -  Penso poi che abbia molto contribuito la forza comunicativa, quella meravigliosa capacità di trasmettere emozione delle Donne di Carta, non credi? Proprio brave! Così diverse, ma tutte possedute da quella tensione, da quella concentrazione assoluta che crea, su di te che ascolti, un legame così intenso, una sorta di filo invisibile che si tende fra i due poli, una sorta di effetto calamita che consente la piena condivisione del piacere di ogni rivisitazione. Penso proprio che la Donna di Carta quando dice il suo pezzo diventi il poeta, anzi di più: si identifichi e faccia percepire con il suo corpo e la sua voce  il testo stesso da lei scelto e amato.  In realtà  ci fa assistere alla sua piena immersione nella vocalità del testo: c’è un misterioso  ponte  gettato tra la scrittura e la voce … Anche là dove un testo non nasce per essere accompagnato da strumenti musicali, diventa tuttavia materia  musicale, nel momento in cui viene detto in un certo modo …  
         - Come al solito, molto profonda la sua riflessione, Mr Fisher, unita a molta galanteria! Nei miei confronti e nei confronti delle belle Donne di Carta!-replica ironica Zoé- Comunque, anche io ho apprezzato la loro capacità  di mettersi in relazione col pubblico, che, mi sembra, abbia anche saputo  cogliere l’occasione. Un’opportunità, del resto, per tornare alle origini, Omero, i Troubadours … Io , però, se permette, Mr Fisher, io ho provato qualche preferenza.  Ho apprezzato in modo particolare il  risultato  del lavoro del ” poeta per grazia di Dio (e del diavolo)”, devoto “ della tecnica e dello sforzo”[22] nel  suo madrigale.  Come sottrarsi al sortilegio di quel bacio succoso e intenso come  una “melagrana profonda e spalancata “sulla sua bocca, pur delicata e fragile come una rosa di carta!
- Dai –la interrompe Gordon premuroso - ora mangia piuttosto questi succosi frutti di mare, se la paella si raffredda non ti piacerà e sarà un vero peccato! Comunque hai ragione. Lo sai come sono sensibile all’eterno femminino … Ma non è solo questo. La poesia è l’arte del “dictare”, è quasi  retorica, più che  letteratura: ricordati Dante. La poesia nasce come arte orale e lo è sempre rimasta. Il tratto in cui non lo è stata più è davvero infinitesimale. La dimensione vocale è fondamentale nel testo scritto. Sai già come la penso: il metro, il ritmo sostengono la struttura e finiscono per costituire l’impianto, l’impalcatura delle  figure, perfino  nel tuo adorato Rimbaud! Considera, ad esempio, come  quella voce di velluto ha reso davvero unici quei versi di Federico Garcia Lorca!  E inoltre, che invidia intravvedere quel paradiso in terra, costruito semplicemente con un campo silenzioso dove scorre con discrezione un fiume, dove è una piccola fonte e dove i baci degli innamorati sono “sonori nèi nell’eco”. Un vero “Paradiso perduto”! Se poi pensi alla sua vita, all’esilio, alla fucilazione … Che crudele, dannato contrasto!..
         Zoé si è interrotta un attimo per bere un sorso, ma tesa, subito aggiunge- Certo, penso che fosse inevitabile l’esilio negli anni della dittatura franchista per uomini  capaci di immagini impalpabili e libere, perciò tanto affascinanti. Pensa a  quelle di Rafael Alberti coi suoi ”valzer del cielo” che i venti suonano nei capelli di lei, mentre la prima luna degli innamorati fa capolino  dietro al suo ventaglio. Che  sapiente capacità di collegarsi con i fervori innovativi delle avanguardie europee e, nello stesso tempo, rendere omaggio ai maestri, come Béquer,[23], di sapere insomma trovare il punto di equilibrio e di sintesi che permette di recuperare una vena neo-popolare, di essere il poeta di tutti, rifiutando ogni odore di accademia, e tuttavia raggiungere con naturalezza e semplicità una eleganza e una raffinatezza estreme.  Quanto a ritmo, metro, lo sai,io preferisco privilegiare  i termini armonia /disarmonia . Credo che in certi testi una certa disarmonia insistita, a volte aggressiva, addirittura corrosiva, è il vero supporto alla efficacia figurale. In questo senso posso condividere il tuo modo di sottolineare  la musicalità di un testo poetico. Ma … Ancora  una curiosità.  Hai colto anche tu qualcosa di diverso, di più autentico e diretto in questa, non saprei come chiamarla esattamente, performance  in rapporto alle altre esperienze in cui l’ attore  dice o legge poesie?
         - Allora, andiamo con ordine- riprende Gordon - Prima un’osservazione sui maestri spagnoli: il punto di equilibrio tra opposti, appunto, mi sembra anche l’elemento comune delle personalità, per altri versi, molto differenti, dei componenti di questo gruppo straordinario di intellettuali. La sintesi che Lorca seppe trovare tra tradizione colta e popolare, tra avanguardia e tradizione è quella che io ritrovo nella poesia pura di Pedro Salinas intessuta di intelligenza e di sentimenti senza mai scadere in sentimentalismi e, tantomeno, in intellettualismi. Piuttosto, un rifuggire dalla retorica, una ricerca severa del  linguaggio, essenziale, spoglio, che ti riporta ai valori essenziali dell’essere, alla nudità vera dei pronomi. ” La voce a te dovuta “ è davvero magnifica, non sei d’accordo?
        - Sì, certo-concorda Zoé, ribattendo però subito dopo- Ma è proprio qui che risiede il loro fascino. Pensa alla loro ammirazione per Antonio Machado, appena una generazione precedente alla loro, e, tuttavia, con la forza di creare un modo originale per esprimere la propria preoccupazione per i problemi dell’Uomo . Io penso a Vicente Aleixandre e alla sua  “Figlia del mare ”, alla “ generosa presenza” della sua “bellezza irresponsabile”, alla sua ”innocenza offerta ad occhi savi” come una “conchiglia lasciata dalle onde”, come la “spuma che resta quando la riva si ritrae”. Quanto lontano il sogno, quanto fondate le inquietudini …
        - È vero-continua Gordon - Come il grande Machado che accenna a qualche mistero, improvviso ed etereo, come la storia d’amore che s’incardina nel cuore del poeta che ricorda come nella vita  c’è molto di incompreso e che è pronto tuttavia ad afferrare il ritmo nuovo dello spazio, impresso dalla mano di lei che si posa sul suo braccio, l’imprecisa cosa felice che la brezza dice sui rami senza saperlo, che fa riapparire  il quadro della sua vita nella quieta piazzetta tra le acacie fiorite e la limpida fonte o la dorata assenza incantata o infine quell’amore che nel confuso specchio rompe gli scenari dei suoi crepuscoli antichi. Aleixandre si lascia trafiggere dagli occhi azzurri della figlia del mare che raggiano e si lascia legare al caldo nodo della sua presenza. Devo confessarti che sono stato conquistato dalle movenze, in sintonia con il movimento del mare, e dallo sguardo incantato e luminoso della suadente Donna di Carta che l’ha rievocata per noi - e, dopo una rapida occhiata preoccupata alla sua interlocutrice, prosegue: - Aleixandre è un poeta legato al suo mare, ma con un forte legame anche con la sua terra: la sua originalità non si lascia contaminare dalle scosse sismiche  delle avanguardie europee, ma affonda le sue radici nella  tradizione del suo paese che non abbandonò neppure per l’esilio. La sua poesia angosciata ed esistenzialista è testimonianza  alta  della durissima guerra che fu vissuta dal suo popolo...
        -Sei proprio  un incorreggibile maschio -lo interrompe Zoé- e non solo  britannico! Ma quanto charme in quel sondare le profondità dell’essere e della storia … Confessa che  lo fai apposta per sottolineare la mia natura compulsiva che ti disturba. E, ora, la mia piccola curiosità … sono sempre in attesa …
-Oh! Basta coi battibecchi e le sfide scherzose -propone Gordon sorridendole- Ognuno è come è. Sono d’accordo con Salinas. L’ideale sarebbe esserlo senza maschere e senza orpelli, ma è utopico. Se vuoi il mio parere, dunque, sì, è proprio vero. Se devo essere sincero, ho provato spesso un certo fastidio, quando mi sono trovato di fronte a un attore dalla forte personalità, specialmente se interpretava un poeta che conoscevo bene e che amavo particolarmente. Non mi piaceva che la sua  visione del mondo soffocasse quella che secondo me era  del  poeta. Oggi, invece, la donna che era corpo in scena, che diceva versi era riconoscibile per la verità che stava in quel momento dicendo, che sgorgava direttamente dal testo; mi è sembrata, di volta in volta, un corpo-voce prestato al corpo-voce  del testo poetico, la sua strada autentica  per interpretare il mondo. Insomma, secondo me, nella Donna di Carta (che non è un attore che recita poesie) il suo ego non traspare, totalmente cancellato per l’immedesimazione piena con la verità carismatica del poeta.  Ecco perché ci sono particolarmente piaciute. Eccola, secondo me, la natura del rapporto diretto, che però è frutto di amore e di attenta ricerca. Ora però  - aggiunge pomposamente- è tempo per la conclusione degna di una serata così intensamente ricca di emozioni diverse; lasciami allora chiudere adeguatamente,  imprimendo ancora un segno all’atmosfera  festosa che ci circonda e  alzando insieme i bicchieri di un’abbondante e robusta sangria … Il sigillo di un momento  prezioso di sogno!
         È proprio vero!  Gordon ha ragione. I poeti, questi artigiani capaci di dominare le parole e ricavarne incantesimi, sanno bene che la più ricca delle esperienze umane è anche la più limitata nei suoi mezzi d’espressione e che le parole possono uccidere l’amore. Forse è dunque perché conoscono questa verità che spesso scelgono, per cantarlo, la via del sogno, sfruttando i tesori dell’immaginazione, sfalsando i piani di quel mare agitato delle emozioni  illogiche, confuse del desiderio e finiscono così per arredare la nostra memoria con i particolari più leggeri, scorrevoli e splendenti che arricchiranno per sempre la realtà dei nostri rapporti.
         Che cos’è che rompe nello specchio confuso gli scenari dei crepuscoli antichi dell’amore: il tempo vano di una sera inutile, la dorata assenza, la sembianza liquida o semplicemente l’alba vera che si è accesa tra i monti?
È solo l’incantesimo del sogno che può  cancellare  tutti i connotati e permettere  di  ritrovarci in allegria liberi e puri per amarci nell’universo spoglio e sano dei pronomi, per quel che essenzialmente siamo,IO e TE.
        Perché il poeta vorrebbe essere sabbia e sole, dove lei si distende per riposare e lasciare poi l’impronta tenera e tiepida del suo corpo, accarezzato dal  bacio lento di lui, vorrebbe essere vetro, tessuto, legno, materia che conserva nello spazio e nel tempo colore e profumo, che sarebbe familiare al tocco di lei, che, per abitudine, lei vedrebbe senza dover guardare.  Vorrebbe essere la sua allegria e il suo amore. Certo, proprio tutto questo il poeta sogna di offrire alla sua innamorata, ma non può che offrirle che quello che nella realtà egli semplicemente è.
        Una collana di grani, lievi come fiocchi di nuvole  e limpidi come gocce di cristallo, quella del sogno, dell’universo impalpabile e  paradisiaco tratteggiato dai grandi maestri  spagnoli  nei loro versi appena ascoltati, in armoniosa sintonia con la tradizione della speciale festa di Sant  Jordi dedicata alle parole di inchiostro della poesia  e degli  innamorati.
       Una collana di parole che, per lo spessore onirico  e il sapore talora un po’ sciamanico, hanno la forza  di  nutrire e rinvigorire quel sentimento, quella passione, quel desiderio che il linguaggio verbale inadeguato del quotidiano potrebbe  fare  appassire.
    Più tardi, a bordo:  -Domani sera,  toccherà a te presentare “Versi di carne e desiderio”.
     -Sì, prima dello spettacolo di flamenco.
     -Sarà un successo, ne sono certo. Buonanotte, amore.



[1] Dette anche Persone-libro,da quando anche qualche uomo si è aggiunto al gruppo.
[2] Rafael Alberti,nasce a Puerto de Santa Maria,vicino a Cadice,Andalusia,Spagna,nel 1902e muore nel paese natale nel 1999.
[3] Poeta spagnolo del XIX s.
[4] Rafael Alberti,”Terzo ricordo”, daTre ricordi del cielo in Degli Angeli, a cura di Vittorio Bodini, Einaudi editore.1976.
Le liriche degli angeli sono state composte nel 1929.
[5]Vicente Aleixandre nasce a Siviglia, Andalusia, Spagna, nel 1898 .Gli è conferito il Premio Nobel per la  letteratura  nel 1977. Muore a Madrid nel 1984.
[6] Vicente Aleixandre, ”Figlia del mare”, da Elegias y poemas elegiacos,1935 , in La Distruzione o amore, Einaudi editore, 1970.
[7] Juan Ramon Jimenez Mantecon nasce a Moguer nel 1881, è insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1956. Muore a San Juan nel 1958.
[8] Juan  Ramon Jimenez,”Gora” da Eternità, 1918, in  Poesie d’amore, a cura di Guido Davico Bonino, Einaudi, 2007.
[9]Antonio Cipriano José Maria y Francisco de Santa Ana Machado y Ruiz nasce a Siviglia, Andalusia, Spagna, nel palazzo di Las Dueñas nel 1875 e muore a Collioure, Pirenei orientali, Francia,nel 1939.
[10] A .Machado,”Canzoni d’altopiano”, in Opera poetica, Le Lettere, 1994.
[11] Sotto il nome della musa Guiomar si nasconde la scrittrice Pilar Valderrama Martinez Alday Pedrera,di cui il poeta si era follemente innamorato. Era nata  a Madrid  nel 1889 da famiglia borghese. Nella  sua autobiografia Sí, soy Guiomar “(Sì,sono Guiomar) del 1981, racconta dell’incontro  - avvenuto quando aveva 39 anni, dopo che non aveva ottenuto risposta al precedente invio di una raccolta di sue poesie,Il giardino recintato, e del successivo rapporto con il poeta, già famoso e da lei molto apprezzato.    
[12] A. Machado, ”Canzoni a Guiomar”, in Paesaggi d’amore, Passigli editore,  2010.
[13]La comunità senza leader della “Generazione del 27” lo aveva eletto a maestro.
[14] Federico Garcìa Lorca nasce a Fuente Vaqueros, Granada, Andalusia, Spagna nel 1898. Muore, fucilato dai Falangisti e gettato in una fossa comune, senza nome, il 16 agosto 1936  nei pressi di Fuente Grande de Alfacar, vicino a Granada. 
[15] Federico Garcìa Lorca,”Madrigale”, in  Poesie , Bur, Biblioteca Universale Rizzoli, 2004.  Madrigale:componimento di natura musicale, di tipo idillico-amoroso. È formato da due o tre brevi strofe cui seguono una o due coppie di versi a rima baciata(Petrarca).Diverso il madrigale del’500:versi dal metro variamente alternato con rime libere.Questo è stato scritto nell’ Ottobre del  1920 da Federico Garcìa Lorca a Madrid.

[16] Federico Garcìa Lorca, ”Desiderio”( 1919), da Poesie  di Federico Garcìa Lorca, Bur, Biblioteca Universale Rizzoli, 2004.
[17]  Pedro Salinas y Serrano nasce a Madrid,Spagna, nel 1891 e muore a Boston, Massachusetts, USA, nel 1951.
[18] Pedro Salinas,” La voce a te dovuta” , scritta nel 1933, pubblicata da Einaudi, nella raccolta con il titolo La voce a te dovuta nel 1979, a cura di Emma Scoles.
[19]Pedro Salinas,”Io di più non posso darti”, da La voce a te dovuta, op.cit..
[20] La Residenza si poneva il compito iniziale di supportare l’insegnamento universitario attraverso la creazione di un ambiente intellettuale e  di convivenza fra studenti e insegnanti, fra gli uomini delle arti e quelli delle scienze, con un marcato stampo umanistico, e di essere il centro  di accoglienza delle avanguardie europee. Lorca, Dalí e Buñuel furono tra i residenti più prolifici. Lo scrittore Miguel de Unamuno, il compositore Manuel de Falla, i poeti Juan Ramòn Jimènez, Pedro Salinas e Rafael Alberti, il filosofo Josè Ortega y Gasset -per citarne solo alcuni- si potevano spesso incontrare agli appuntamenti della strapiena agenda culturale della casa. Anche Albert Einstein, Paul Valery, Marie Curie, Igor Stravinsky, John M. Keynes, Walter Gropius, Henri Bergson, Le Courbusier vi passarono per scambiare conoscenze e impressioni. La casa si trovava in una zona tranquilla di Madrid, su un colle battezzato dai poeti come Colina de los Chopos (Colle dei Pioppi). Aveva una cinquantina di camere, molto austere e semplici (letto di pino, vaso da notte, libreria, scrivania e due sedie). Le occupavano giovani, dai 15 anni in avanti per i quali i genitori, o loro stessi, avevano scelto una educazione alternativa a quella dell’Università Centrale. La Residenza si finanziava con gli affitti pagati dagli studenti, anche se dopo qualche anno una parte dei fondi furono destinati a creare borse di studio per i meno agiati. Come unico lusso, in mezzo a questo clima di silenzio e austerità, c’era un pianoforte nel salotto del piano terra. Lo suonava spesso Lorca dopo la cena. Nella loro vita quotidiana, gli studenti adottavano le abitudini inglesi, considerate più adatte allo sviluppo della creatività, con pasti anticipati sugli usi spagnoli e tè in giardino alle cinque di pomeriggio. La poesia è stata forse l’attività che si è sviluppata tra quelle mura nel modo più bello e profondo. Raramente era il centro della vita collettiva, tranne nella camera di Lorca, che invitava spesso gli amici a letture di versi. Nella residenza nacque la cosiddetta Generazione del ‘27, che raccoglieva un gruppo di poeti rinnovatori. Erano giovani, quasi sempre colti, benestanti, repubblicani e di sinistra. Hanno scritto una delle pagine più importanti della letteratura spagnola. È qui che Lorca,Alberti e Salinas scrissero ‘El Manifesto de la Colina’.
[21] Gli Spagnoli chiamano il Novecento   il secolo d’argento delle lettere ” per distinguerlo dal secolo d’oro di Cervantes.
[22]Definizione della condizione/del mestiere di poeta di Federico Garcia Lorca.
[23] Poeta spagnolo del XIX secolo; un frammento di un suo verso è in epigrafe della poesia di Rafael Alberti “Terzo ricordo”, vedi pagine precedenti.