LA RICCHEZZA DELLA
DIVERSITA’ovvero L’IMPORTANZA DEL CONFRONTO
In piena autarchia fascista Ugo Guanda pubblica in Italia Garcia Lorca. A
metà degli
anni ‘60,proprio quando il subcontinente indiano conquistava la sua indipendenza,
sempre lui,ci faceva anche conoscere con la sua “Antologia della Poesia Moderna
Indiana”gli autori più rappresentativi che si esprimevano nelle quattordici principali
lingue di quel paese sterminato e tormentato. Negli stessi anni,mi pare nel 1964,Giulio
Einaudi fondava la collana bianca di poesia e ci faceva conoscere tra gli altri Omar
Khayyam e Hafez.Oggi,nella cosiddetta età della globalizzazione,sono scomparsi i
Capitani Coraggiosi . E non sono la mediatizzazione e l’informatizzazione della
comunicazione la causa del problema,ma semmai il loro uso distorto a contribuire
alla limitazione della lettura e anche alla riduzione dell’orizzonte culturale all’Europa
e,al massimo,agli USA.Il vero problema è in realtà costituito dal fatto che ci si è
interessati soprattutto ad una globalizzazione economica,anzi prevalentemente finanziaria,considerando quella culturale un elemento marginale,dunque trascurabile,
se non addirittura dannoso.Se poi passiamo all’esame dell’universo della poesia,i dati
diventano addirittura catastrofici.E non alludo alla conoscenza dei cantori orali – che
pure sopravvivono,vivaci e sanguigni ,anche da noi,in Toscana ,per esempio-o a
giovani talenti-che fanno,come sempre, molta fatica ad emergere .Penso invece
soprattutto a personaggi molto affermati nei loro paesi, che,però,al di là delle loro
frontiere nazionali ,si trasformano in perfetti sconosciuti,come accade per Mahmud
Darwich.
anni ‘60,proprio quando il subcontinente indiano conquistava la sua indipendenza,
sempre lui,ci faceva anche conoscere con la sua “Antologia della Poesia Moderna
Indiana”gli autori più rappresentativi che si esprimevano nelle quattordici principali
lingue di quel paese sterminato e tormentato. Negli stessi anni,mi pare nel 1964,Giulio
Einaudi fondava la collana bianca di poesia e ci faceva conoscere tra gli altri Omar
Khayyam e Hafez.Oggi,nella cosiddetta età della globalizzazione,sono scomparsi i
Capitani Coraggiosi . E non sono la mediatizzazione e l’informatizzazione della
comunicazione la causa del problema,ma semmai il loro uso distorto a contribuire
alla limitazione della lettura e anche alla riduzione dell’orizzonte culturale all’Europa
e,al massimo,agli USA.Il vero problema è in realtà costituito dal fatto che ci si è
interessati soprattutto ad una globalizzazione economica,anzi prevalentemente finanziaria,considerando quella culturale un elemento marginale,dunque trascurabile,
se non addirittura dannoso.Se poi passiamo all’esame dell’universo della poesia,i dati
diventano addirittura catastrofici.E non alludo alla conoscenza dei cantori orali – che
pure sopravvivono,vivaci e sanguigni ,anche da noi,in Toscana ,per esempio-o a
giovani talenti-che fanno,come sempre, molta fatica ad emergere .Penso invece
soprattutto a personaggi molto affermati nei loro paesi, che,però,al di là delle loro
frontiere nazionali ,si trasformano in perfetti sconosciuti,come accade per Mahmud
Darwich.
‘È il grande poeta Mahmud Darwish[1]
a rappresentare da solo la Palestina con
i suoi poemi. È un grande visionario a cui Marcel Khalife dedicò tanta musica e un
affetto condiviso da milioni di Arabi “dall’oceano al golfo”come si suole dire laggiù.
i suoi poemi. È un grande visionario a cui Marcel Khalife dedicò tanta musica e un
affetto condiviso da milioni di Arabi “dall’oceano al golfo”come si suole dire laggiù.
La sua è una poesia di parole dove la terra natale martoriata e quella mutevole
dell’esilio alimentano immagini che si inseguono e si accavallano come fiammate
improvvise,come folgorazioni di luce da cui il lettore è abbagliato. Una poesia
che,anche nella traduzione,conserva il fascino straordinario di quelle parole
che formano un turbinare di miraggi leggeri e splendenti come la levitazione
dei Dervisci durante le loro danze mistiche,anche se va inevitabilmente perduto
il senso originario del ritmo e del suono,fondamentali alla loro natura di canti.
dell’esilio alimentano immagini che si inseguono e si accavallano come fiammate
improvvise,come folgorazioni di luce da cui il lettore è abbagliato. Una poesia
che,anche nella traduzione,conserva il fascino straordinario di quelle parole
che formano un turbinare di miraggi leggeri e splendenti come la levitazione
dei Dervisci durante le loro danze mistiche,anche se va inevitabilmente perduto
il senso originario del ritmo e del suono,fondamentali alla loro natura di canti.
Due i testi che qui riproponiamo ai nostri bloggers.
Sono venuta da te come gli astronauti,
di pianeta in pianeta. La mia anima
si apre dalle tue dieci dita sul mio
corpo.
Prendimi a te, porta la colomba
ai confini del grido sui tuoi
fianchi:l’orizzonte
e l’eco. Lascia i cavalli galoppare
invano
dietro di me,ché non vedo ancora la mia
immagine
nella loro acqua … Non vedo nessuno,
nessuno,non ti vedo. Che ne hai fatto
della mia libertà?Chi sono dietro
le mura della città?Non una madre a
strofinare
i miei lunghi capelli con il suo eterno
henné
non una
sorella che li intrecci. Chi sono
fuori dalle mura,
tra i campi neutri e un cielo
grigio?Sii
mia madre nel paese degli stranieri e
portami
dolcemente verso ciò che sarò domani.
Chi sarò domani?Nascerò dalla tua
Costola,donna senz’altra preoccupazione
Che decorare il tuo universo?O piangerò laggiù
Una pietra che guidava le mie nuvole all’acqua del tuo
pozzo?
Portami ai confini
Della terra prima che il mattino spunti su una luna
In lacrime di sangue nel letto. Portami dolcemente
Come la stella porta i sognatori, invano
E invano.
Invano guardo dietro ai monti di Moab
Nessun vento a riportare il vestito da sposa. Ti amo,
ma il mio cuore vibra del ritorno dell’eco e langue
per un altro iris. C’è tristezza più ambigua
per l’anima della gioia della ragazza
per le sue nozze? E ti amo benché mi ricordi
di ieri e mi ricordi di aver dimenticato
l’eco nell’eco.
Eco nell’eco,sono venuta da te
Come il nome,che passa di essere in essere.
Poco fa eravamo due stranieri in due paesi lontani,
cosa sarò dopodomani
quando sarò due?
Che ne hai fatto della mia libertà?
Più ti temo più ti avvicino,
e non ho meriti,amore mio straniero,
se non la mia passione.
Sii dunque una volpe buona tra le mie vigne
E con il verde dei tuoi occhi fissa il mio dolore.
Non tornerò al mio nome e alle mie steppe
Mai più
Mai più.
Il tema del dépaysement subito nell’incipit. Il
faticoso cammino per tappe
d’avvicinamento alla meta della sposa promessa,che è,allo stesso tempo,il sofferto
allontanamento dal proprio paese – come un astronauta che vaga nel cosmo – procede
parallelamente con il dipanarsi del groviglio di dubbi che provoca il senso di identità
perduto. La giovane non vede ancora la sua immagine riflessa in un paese dai campi
non familiari e dal cielo grigio e rimprovera il suo amato di essere all’origine dello
smarrimento dell’aspetto privato dell’immagine di sé,della perdita dei legami,degli
affetti,della famiglia, che si riconoscevano nelle semplici,rassicuranti pratiche
quotidiane d’un tempo. Ed ecco allora l’invocazione perché il suo sposo sia materno
in terra straniera e la guidi ai confini del sogno prima che giunga l’alba a fissare la
sua identità futura. Non vuole essere una sposa che sia l’ornamento aggiunto all’universo
di lui né quella che altrove avrebbe potuto essere la superficie riflettente che avrebbe
contribuito con l’acqua delle sue nuvole ad arricchire il suo pozzo. Quali sembianze
assumerà inoltre il suo aspetto fuori dalle mura? L’amore della giovane sposa è
appassionato,ma un velo inconsueto attenua lo splendore della gioia per le sue nozze.
È il ricordo malinconico per ciò che si è cancellato. L’amore è allora ancora più
prezioso e forte perché resiste allo struggente ricordo del passato e al ricordo della
forza necessaria a volerlo cancellare. I due stranieri ,che erano in due paesi lontani,
stanno per spogliarsi delle loro identità individuali per fonderle in una?Oppure ,sarà
soltanto la giovane donna che dovrà trasformare la sua unicità plasmandola sulla
seconda,su quella di lui?Avrà così esposto pericolosamente al rischio la sua libertà?
Ma questi dubbi,queste inquietudini sono fonti di conoscenza e di avvicinamento al
“volto dell’Altro”[3].La passione sincera che si schiude alle sue carezze rende più
sicura la determinazione a non tornare sui suoi passi. Mai più si riapproprierà del
suo nome,mai più tornerà a calcare la sua terra.
d’avvicinamento alla meta della sposa promessa,che è,allo stesso tempo,il sofferto
allontanamento dal proprio paese – come un astronauta che vaga nel cosmo – procede
parallelamente con il dipanarsi del groviglio di dubbi che provoca il senso di identità
perduto. La giovane non vede ancora la sua immagine riflessa in un paese dai campi
non familiari e dal cielo grigio e rimprovera il suo amato di essere all’origine dello
smarrimento dell’aspetto privato dell’immagine di sé,della perdita dei legami,degli
affetti,della famiglia, che si riconoscevano nelle semplici,rassicuranti pratiche
quotidiane d’un tempo. Ed ecco allora l’invocazione perché il suo sposo sia materno
in terra straniera e la guidi ai confini del sogno prima che giunga l’alba a fissare la
sua identità futura. Non vuole essere una sposa che sia l’ornamento aggiunto all’universo
di lui né quella che altrove avrebbe potuto essere la superficie riflettente che avrebbe
contribuito con l’acqua delle sue nuvole ad arricchire il suo pozzo. Quali sembianze
assumerà inoltre il suo aspetto fuori dalle mura? L’amore della giovane sposa è
appassionato,ma un velo inconsueto attenua lo splendore della gioia per le sue nozze.
È il ricordo malinconico per ciò che si è cancellato. L’amore è allora ancora più
prezioso e forte perché resiste allo struggente ricordo del passato e al ricordo della
forza necessaria a volerlo cancellare. I due stranieri ,che erano in due paesi lontani,
stanno per spogliarsi delle loro identità individuali per fonderle in una?Oppure ,sarà
soltanto la giovane donna che dovrà trasformare la sua unicità plasmandola sulla
seconda,su quella di lui?Avrà così esposto pericolosamente al rischio la sua libertà?
Ma questi dubbi,queste inquietudini sono fonti di conoscenza e di avvicinamento al
“volto dell’Altro”[3].La passione sincera che si schiude alle sue carezze rende più
sicura la determinazione a non tornare sui suoi passi. Mai più si riapproprierà del
suo nome,mai più tornerà a calcare la sua terra.
o per F. Farrokhzad[4],poetessa
iraniana.
Ecco l’insinuante inquietudine del suo notturno:
Nella mia piccola notte, ahimè,
il vento ha un appuntamento
con foglie d’alberi.
Nella mia piccola notte
C’è l’angoscia della distruzione.
Ascolta,
senti il sibilo delle tenebre,
come un vento che bussa?
Io,avvezza alla mia disperazione,
guardo questa felicità come una straniera.
Ascolta,
senti il sibilo delle tenebre,
come un vento che bussa?
Nella notte
In questo momento
Accade qualcosa.
La luna è rossa e confusa
E su questa volta che ad ogni istante
rischia di crollare,
le nubi, come una folla in lutto,
spiano il momento della pioggia.
Un
istante
E poi, niente!
Dietro
questa finestra, la notte sta tremando
E la
terra smette di girare,
dietro
questa finestra qualcosa di ignoto
si
inquieta per me e per te.
O, tu,
corpo fresco del verde ,
come
una sensazione calda dell’essere
alle
carezze delle mie labbra innamorate
il vento ci porterà via
metti le tue mani come un ricordo
bruciante
nelle
mie mani innamorate
e
affida le tue labbra
il vento ci porterà via».
… dove si ripete l’immersione in una natura partecipe dell’angoscia degli amanti,
che sperano nella forza liberatoria del vento,come motivo costante della tradizione
poetica orientale. I poeti iraniani contemporanei sembrano, però, essersi spogliati
di ogni velo mistico. La poesia per Forugh Farrokhzâd ,per esempio,è “un modo di
comunicare con l’esistenza, con la totalità dell’essere”[6]”L’arte – aveva anche detto
-è l’amore più forte d’ogni amore e ti permette di raggiungere la totalità dell’esistenza
solo quando ti arrendi a lei con tutto il tuo essere”[7]. Quando il protagonista di “ Il
vento ci porterà via”[8] del regista iraniano Kiarostami, si rende conto, malgrado
l’insistenza, che non riesce a comunicare con la ragazza che munge nell’ombra,
accanto a una vacca e una piccola lampada ad olio poggiata a terra, reciterà allora
per lei i versi d’amore della poesia di Farrokhzâd. E questo, si intuisce, finalmente
lo avvicinerà ad un mondo altro e fino ad allora a lui estraneo.
*°*°*°*
Eccolo dunque il nodo del problema:questa globalizzazione
in atto soprattutto
economica,anzi prevalentemente finanziaria ,si disinteressa della dimensione
culturale dove l’ignoranza diffusa della diversità non può far altro che produrre
con le spinte localistiche anacronistiche,i radicalismi isterici quanto sterili e gli
integralismi insensati sospetti e paure diffusi e infecondi.
economica,anzi prevalentemente finanziaria ,si disinteressa della dimensione
culturale dove l’ignoranza diffusa della diversità non può far altro che produrre
con le spinte localistiche anacronistiche,i radicalismi isterici quanto sterili e gli
integralismi insensati sospetti e paure diffusi e infecondi.
Pur consapevoli
della piccolezza della fatidica goccia nell’oceano,su questa
analisi abbiamo costruito –Isabella Nicchiarelli ed io - l’architettura dell’e.book
“326 poesie dal mondo per una storia d’amore”.
analisi abbiamo costruito –Isabella Nicchiarelli ed io - l’architettura dell’e.book
“326 poesie dal mondo per una storia d’amore”.
Una ricerca quasi puntigliosa
della differenza e la documentazione della sua
ricchezza e vitalità,quando può nutrire il confronto e contribuire a sintesi
tutt’altro che schematiche.
ricchezza e vitalità,quando può nutrire il confronto e contribuire a sintesi
tutt’altro che schematiche.
E’ ,forse,interessante proporre qualche esempio su cui
riflettere,e scoprire
probabilmente quanto sia fertile il confronto tra culture lontane,come proprio
da questa pratica salutare derivi linfa preziosa di valori e di efficacia espressiva.
probabilmente quanto sia fertile il confronto tra culture lontane,come proprio
da questa pratica salutare derivi linfa preziosa di valori e di efficacia espressiva.
*°*°*°*
Celan e e.e.cummings ,ovvero
la voce del vecchio e del nuovo continente.
Il linguaggio poetico è da sempre particolarmente vocato all’espressione
degli universi notturni, dell’inconscio, del profondo con il suo codice simbolico.
La lirica sa esprimere proprio quel momento prezioso della sintesi tra
immaginario e simbolico che la figuralità della sua espressione favorisce.
Può così cogliere istanti di pulsioni e forze interiori che sono vitali e palpitanti
all’interno di quel magma amorfo dove si annodano i fondamenti,le spinte di vita.
È perciò interessante andare a vedere alcuni esempi di espressione della
corporeità che si riferisce non soltanto al materiale e al visibile, ma anche a
quell’insieme di fantasie,di simbolizzazioni che determinano
l’identità, la concettualizzazione e la consapevolezza del sé.
corporeità che si riferisce non soltanto al materiale e al visibile, ma anche a
quell’insieme di fantasie,di simbolizzazioni che determinano
l’identità, la concettualizzazione e la consapevolezza del sé.
Se per secoli il desiderio si è espresso, in letteratura, nella
lontananza,
nell’assenza, alimentandosi ad un tempo con il topos dell’inestinguibilità,
fino a renderlo il cardine della tradizione lirica, è davvero stimolante
andare a vedere quanto abbiamo conquistato la libertà dall’autocensura e
come la stiamo esercitando.
nell’assenza, alimentandosi ad un tempo con il topos dell’inestinguibilità,
fino a renderlo il cardine della tradizione lirica, è davvero stimolante
andare a vedere quanto abbiamo conquistato la libertà dall’autocensura e
come la stiamo esercitando.
È cioè importante andare a
documentarci sui diversi risultati che hanno
prodotto,per esempio, l’esodo e l’esilio, che hanno trasformato il pianeta
in un enorme contenitore dove le pareti dei comparti-stagno si sono
fatte più sottili, permeabili; dove il punto di vista delle culture dominanti
può avere talora il contrappunto delle culture altre minoritarie; dove,
nell’arco del secolo, più generazioni si misurano, come anche più generi;
dove le sensibilità culturali delle più lontane regioni del pianeta possono
essere messe a confronto. Il tutto riferito al corpo e alle emozioni che sa
suscitare secondo i molteplici, possibili punti di vista.
prodotto,per esempio, l’esodo e l’esilio, che hanno trasformato il pianeta
in un enorme contenitore dove le pareti dei comparti-stagno si sono
fatte più sottili, permeabili; dove il punto di vista delle culture dominanti
può avere talora il contrappunto delle culture altre minoritarie; dove,
nell’arco del secolo, più generazioni si misurano, come anche più generi;
dove le sensibilità culturali delle più lontane regioni del pianeta possono
essere messe a confronto. Il tutto riferito al corpo e alle emozioni che sa
suscitare secondo i molteplici, possibili punti di vista.
Da sempre infatti il corpo
dell'amato/a accende il fuoco del
desiderio,
ma più raro è stato il suo canto. È stata una conquista graduale la nostra
e le modalità del sentire sono molto diversamente coniugate, nello spazio,
nel tempo e, solo recentemente, anche nei generi.
ma più raro è stato il suo canto. È stata una conquista graduale la nostra
e le modalità del sentire sono molto diversamente coniugate, nello spazio,
nel tempo e, solo recentemente, anche nei generi.
Sorprendono alcuni confronti tra poeti del Vecchio e del Nuovo
Continente. Dall'Europa germanofona all'America anglofona ritroviamo
gli stessi stilemi per cantare il corpo della donna con due titoli ai testi che,
però, segnano l'opposto punto di vista.
Continente. Dall'Europa germanofona all'America anglofona ritroviamo
gli stessi stilemi per cantare il corpo della donna con due titoli ai testi che,
però, segnano l'opposto punto di vista.
Un ritratto dai colori scurissimi,
"Ritratto di un'ombra" di Paul
Celan[9] che,ripercorrendo analiticamente ogni elemento del corpo
della sua donna, gli affianca immagini segnate da forte aggressività,
quando non corrosive e perfide:
Celan[9] che,ripercorrendo analiticamente ogni elemento del corpo
della sua donna, gli affianca immagini segnate da forte aggressività,
quando non corrosive e perfide:
Ritratto di un’ombra[10]
I tuoi occhi,
orma di luce dei miei passi;
la tua fronte,
solcata dal lampo delle spade;
i tuoi
sopraccigli, orlo della rovina;
le tue ciglia,
messi di lunghe lettere;
i tuoi
riccioli, corvi, corvi, corvi;
le tue guance,
stemma del mattino;
le tue labbra,
ospiti tardivi;
le tue spalle,
statua dell'oblio;
i tuoi seni,
amici delle mie serpi;
le tue
braccia, ontani alla porta del castello;
le tue mani,
tavole di morti giuramenti;
i tuoi
fianchi, pane e speranza;
il tuo sesso,
legge dell'incendio boschivo;
le tue cosce,
ali nell'abisso;
i tuoi
ginocchi, maschere della tua boria;
i tuoi piedi,
teatro d'armi dei pensieri;
le tue piante,
cripte di fiamme;
la tua orma,
occhio del nostro addio.
Edward Estlin Cummings
(e.e.cummings)[11] nel suo "Cara"
traccia anche lui la mappa del corpo dell'amante con cura minuziosa,
ma per esaltarne, invece, le virtù regali, dove luce, colori, suoni,
profumi riescono ad esprimere il meglio di sé. E, anche quando
i capelli o le spalle evocano in lui immagini guerriere, il senso
attribuito è quello del valore trionfante che hanno assunto ai suoi occhi:
traccia anche lui la mappa del corpo dell'amante con cura minuziosa,
ma per esaltarne, invece, le virtù regali, dove luce, colori, suoni,
profumi riescono ad esprimere il meglio di sé. E, anche quando
i capelli o le spalle evocano in lui immagini guerriere, il senso
attribuito è quello del valore trionfante che hanno assunto ai suoi occhi:
cara[12]
cara
i tuoi capelli
sono un regno
dove sovrana è l'oscurità
la tua fronte
è una fuga di fiori
la tua testa è
bosco vivo
pieno di assonnati uccelli
i tuoi seni
grappoli d'api bionde
sul ramo del tuo corpo
il tuo corpo è
per me aprile
dalle sue
ascelle giunge primavera
le tue cosce
pariglia di bianchi cavalli a un cocchio
di re
sono il tocco
d'un buon menestrello,
e sempre vi
risuona un dolce canto
cara
il tuo capo è
uno scrigno
per la fresca
gemma della mente
i capelli sul
capo sono un guerriero
ignaro della
sconfitta
i capelli
sulle spalle un'armata
di vittorie e
di trombe
le tue gambe
sono alberi di sogno
i suoi frutti
vero mangiare d'oblio
le tue labbra
satrapi scarlatti
nei cui baci
combaciano i re
i tuoi polsi
sono santi
custodi del
tuo sangue
i tuoi piedi
sulle caviglie fiori in vasi
d'argento
nella tua
bellezza oscillano i flauti
i tuoi occhi
tradiscono
campane intese
fra incenso
Due seduzioni ritmiche martellanti quasi a
dire la propria diversa ossessione,
quasi sovrapponibili, come a lanciare, però, due opposti messaggi: quello cupo
e irridente della voce del Vecchio Continente contro quello solare, caldo ed
esaltante di quella del Nuovo Mondo.
quasi sovrapponibili, come a lanciare, però, due opposti messaggi: quello cupo
e irridente della voce del Vecchio Continente contro quello solare, caldo ed
esaltante di quella del Nuovo Mondo.
Prevert
e Sebti,ovvero l’eco del l’Europa nell’Africa post-coloniale.
Ha messo il
caffè
Nella tazza
Ha messo il
latte
Ha messo la chiave
Nella tazza di
caffè
Nella serratura
Ha messo lo
zucchero
Ha bussato con violenza
Nel
caffelatte Ha
spinto la porta
Col
cucchiaino
Con violenza
Ha girato
È entrato
Ha bevuto il
caffelatte
Ha camminato
Ha riposato la
tazza
Ha sollevato il velo
Senza
parlarmi Mi
ha rialzato la testa
Ha acceso
Mi ha ghignato sul naso
Una
sigaretta
Mi ha spogliata
Ha fatto i
cerchi
Si è spogliato
Col fumo
Non mi ha detto niente
Ha messo la
cenere
Ha rotto uno specchio
Nel
portacenere
Ha fatto tutto
Senza
parlarmi
Ha fatto tutto alla svelta
Senza
guardarmi
È uscito
Si è
alzato
Aveva bevuto
Si è messo il
cappello in testa Ed
io
Ha messo
Ho preso
L'impermeabile Le lenzuola fra i denti
Perché
pioveva E sono svenuta.
Ed è partito
Sotto la pioggia
Senza una parola
io mi son presa
La testa tra le mani
e ho pianto».
Se il corpo fa accendere il desiderio
e cantare l’estasi, la sua gestualità
è anche una forma di comunicazione molto immediata, espressiva. Ed
è sorprendente ritrovare stilemi straordinariamente simmetrici in regioni
diverse del mondo per dire l'indifferenza subentrata all'amore o addirittura
la violenza che tout court lo sostituisce.
è anche una forma di comunicazione molto immediata, espressiva. Ed
è sorprendente ritrovare stilemi straordinariamente simmetrici in regioni
diverse del mondo per dire l'indifferenza subentrata all'amore o addirittura
la violenza che tout court lo sostituisce.
Gestualità
lapidarie, diversamente misogine.
Quella alienata di cui si serve
Prévert per rappresentare con pochi
tratti
incisivi l'interno urbano parigino, dove si consuma il dramma della solitudine
della donna di fronte a un compagno che l'indifferenza ha trasformato in un
automa, in un manichino dalle sembianze umane.
incisivi l'interno urbano parigino, dove si consuma il dramma della solitudine
della donna di fronte a un compagno che l'indifferenza ha trasformato in un
automa, in un manichino dalle sembianze umane.
Quella estrema che si produce nell'interno algerino, dove
Youcef Sebti[15]
ripercorre l'anafora martellante di Prévert per denunciare in modo
inequivocabile la violenza demente della notte nuziale brutale. L'effetto
è di produrre sbalordita indignazione nel lettore, anche per l'eco dei versi
prévertiani, che accresce la sua reazione rabbiosa, quando deve constatare
che in Europa come in Africa, sia pure con moneta molto diversa, a
pagare, nelle difficoltà della coppia, è sempre e comunque la donna.
ripercorre l'anafora martellante di Prévert per denunciare in modo
inequivocabile la violenza demente della notte nuziale brutale. L'effetto
è di produrre sbalordita indignazione nel lettore, anche per l'eco dei versi
prévertiani, che accresce la sua reazione rabbiosa, quando deve constatare
che in Europa come in Africa, sia pure con moneta molto diversa, a
pagare, nelle difficoltà della coppia, è sempre e comunque la donna.
Bersaglio
colpito...per il talento dei due poeti.
Chazal e Roumer,ovvero le marginalità
estreme di due culture a cui si aggiunge la
remota posizione geografica non sottraggono interesse e originalità ai loro versi.
remota posizione geografica non sottraggono interesse e originalità ai loro versi.
Ecco alcune punture di spillo che vengono dalla lontana, solitaria
e mitica isola Maurizio[16],tanto cara a Baudelaire. L’isola ha aderito
all’UOA (Organizzazione dell’Unità Africana),di cui ha espresso
anche la Presidenza nel 1976. La sua realtà è multietnica,multiculturale
e plurilinguistica, essendo 17 le lingue praticate nell’isola: l’hindi è
parlato dal 40% della popolazione ed è lingua della comunicazione
quotidiana come il creolo usato dal dal 32%,il francese dal 4,5%,
(lingua di prestigio culturale e dei media),l’inglese 0,3% ( lingua
dell’amministrazione), sono le quattro lingue che giocano un ruolo
maggiore. I versi sono quelli di Malcolm de Chazal[17] che, con acuta
ironia intrisa di malizia sorniona,finiscono per ribadire ancora una
volta quella capacità tutta africana dell’uomo di immergersi nel fluido
della natura fino all’indistinto,alla totale perdita delle rispettive identità,
alla percezione comune delle realtà.
e mitica isola Maurizio[16],tanto cara a Baudelaire. L’isola ha aderito
all’UOA (Organizzazione dell’Unità Africana),di cui ha espresso
anche la Presidenza nel 1976. La sua realtà è multietnica,multiculturale
e plurilinguistica, essendo 17 le lingue praticate nell’isola: l’hindi è
parlato dal 40% della popolazione ed è lingua della comunicazione
quotidiana come il creolo usato dal dal 32%,il francese dal 4,5%,
(lingua di prestigio culturale e dei media),l’inglese 0,3% ( lingua
dell’amministrazione), sono le quattro lingue che giocano un ruolo
maggiore. I versi sono quelli di Malcolm de Chazal[17] che, con acuta
ironia intrisa di malizia sorniona,finiscono per ribadire ancora una
volta quella capacità tutta africana dell’uomo di immergersi nel fluido
della natura fino all’indistinto,alla totale perdita delle rispettive identità,
alla percezione comune delle realtà.
L. S. Senghor, incontrando il poeta-pittore su
una spiaggia della
sua isola nel ’73,gli dice: ”La prima volta che ho letto Sens plastique ,
il vostro capolavoro, ho creduto che aveste sangue nero”. E Il Mauriziano
risponde:”Niente avrebbe potuto farmi altrettanto piacere. L’arte s’è
rifugiata, è tornata alla fonte: in Africa e in India”. Breton ebbe a dire
di quest’opera: ”Inteso niente di così forte dopo Lautréamont».
sua isola nel ’73,gli dice: ”La prima volta che ho letto Sens plastique ,
il vostro capolavoro, ho creduto che aveste sangue nero”. E Il Mauriziano
risponde:”Niente avrebbe potuto farmi altrettanto piacere. L’arte s’è
rifugiata, è tornata alla fonte: in Africa e in India”. Breton ebbe a dire
di quest’opera: ”Inteso niente di così forte dopo Lautréamont».
Dalla sua raccolta “Senso magico”[18] mi piace citare i tre frammenti:
XCII
L’ombra
dà del voi
alla luce
nei prati
e le dà del tu
nei boschi
DLXXVI
L’acqua
per pudore
stringeva
le cosce
il remo
passò
e la lasciò
vergine
XXV
“io ti amo”
disse la donna
- Fa’ attenzione
a non amarmi
troppo
disse l’amante
perché torneresti
a te stessa
l’amore è rotondo[19]
Giusto una citazione - per
concludere infine sui Caraibi
francofoni
o più precisamente sugli esiti della colonizzazione francese ai Caraibi- aiutati
ancora una volta dall’altro padre della negritudine, Césaire, in onore di HaÏti,
che vide nel 1848, per la prima volta nel mondo, un popolo di schiavi neri
conquistare da soli la libertà e l’indipendenza: ”Il paese dove l’uomo nero si
è messo in piedi per affermare, per la prima volta, la volontà di formare un
mondo nuovo, un mondo libero”.[20]
o più precisamente sugli esiti della colonizzazione francese ai Caraibi- aiutati
ancora una volta dall’altro padre della negritudine, Césaire, in onore di HaÏti,
che vide nel 1848, per la prima volta nel mondo, un popolo di schiavi neri
conquistare da soli la libertà e l’indipendenza: ”Il paese dove l’uomo nero si
è messo in piedi per affermare, per la prima volta, la volontà di formare un
mondo nuovo, un mondo libero”.[20]
Il poeta prescelto a rappresentare HaÏti è Émile Roumer[21]. Parte da
una posizione indigenista tradizionale Tuttavia, molto presto sfrutterà una
vena più popolare e più impegnata. Amico di poeti beat statunitensi,possiamo
considerare Roumer come uno degli artigiani del passaggio all’espressione
vera del popolo haïtiano.
Un esempio della sua poesia:
una posizione indigenista tradizionale Tuttavia, molto presto sfrutterà una
vena più popolare e più impegnata. Amico di poeti beat statunitensi,possiamo
considerare Roumer come uno degli artigiani del passaggio all’espressione
vera del popolo haïtiano.
Un esempio della sua poesia:
Il fidanzato con un solo paio
di pantaloni[22]
Dadoune, se vi amo è perché siete
una donna naturale,
senza fronzoli,né ipocrisia,né
parlar francese;
siete slanciata come uno stelo di
maïs, adorabile fidanzata,
il bacio della tua bocca ha più
gomma di una zuppa di tartarughe.
Che occhi avrà il figlio che
concepiremo
quando avrò fatto benedire
l’anello anche con pantaloni rattoppati?
Mi sento caldo come il fornaio
premuto davanti al forno.
Che m’importa la mediocrità di
una stanza in terra battuta
per far benedire l’anello alla
cappella, non ti pare che sia l’ora?
Siete i dolci occhi della mia
testa, e lo stelo di maïs del mio campo,
all’ombra dei bambù le mie tartarughe nello stagno.
Quando avremo bevuto il tè di salvia
e mangiato cham cham[23]
non è una soddisfazione piccola
che avranno le mie viscere
quando ti sentirò pisciare
nell’oscurità della mia stanza.
[1] Mahmud Darwish nasce nel 1941 nel villaggio di al-Birwa, in Galilea,Palestina oggi distrutto . Nel 1948 - durante il primo conflitto
arabo-israeliano - l'esercito di Israele
scacciò i suoi abitanti e lo rase al suolo. I genitori di Mahmoud cercarono
rifugio in Libano , ma
riuscirono a rientrare nel loro paese,
illegalmente, l’anno successivo,diventato parte di Israele, i loro beni
confiscati e alcun diritto di cittadinanza.
Pubblicò la sua prima
raccolta di poesie, Foglie
d'Ulivo, nel 1964.
Divennero famose alcune poesie che raccontano la condizione dolorosa e folle
dell'esilio. La poesia di Darwish assumeva un ruolo di riferimento collettivo
per la causa palestinese.
Nel 1970 abbandonò definitivamente la
Palestina/Israele per un periodo di studio in Unione Sovietica.
Da allora trascorse la sua vita risiedendo per periodi diversi nelle principali
città del mondo arabo: Il Cairo, Beirut, Amman. Dopo un periodo di esilio a Cipro, visse tra Beirut e Parigi. Lavorò anche al Cairo
presso il quotidiano nazionale "al-Ahrām".La seconda metà degli anni ottanta
furono l'epoca del suo maggiore impegno politico. Nel 1987 fu eletto nel Comitato Esecutivo dell'OLP. Si dimise nel 1993, perché contrario agli
accordi di Oslo. Mahmoud Darwish ha redatto il testo della Dichiarazione d'Indipendenza dello Stato Palestinese, documento promulgato nel 1988 e riconosciuto da diversi
stati.Dopo 26 anni di esilio, ottenne un permesso per visitare la sua famiglia
nello stato di Israele.E’ morto a Houston,Texas,USA, nel 2008, per le
complicanze di un delicato intervento al cuore.
[2]Mahmud Darwish,da: “ Il letto
della straniera”. Epochè ed., 2009.
[3] Cfr. Emmanuel Levinas. Filosofo
contemporaneo, ebreo lituano naturalizzato francese.
[4]Forugh Farrokhzad nasce a Tehran nel 1935 e perde la
vita in un incidente d’auto nel 1967 a Tehran.
[5]Forugh Farrokhzad,da “Tavallodi dighar(Un’altra
nascita),Amir Kabir,Tehran,1964,trad. in franc. di Reza Hiwa e dal franc.
di M. G. Bruni.
[6]Da “Conversazione con Forugh Farrokhzâd”,Morvarid,1977
[7] Forugh Farrokhzâd,da”Lettere scritte a Ebrâhim Golestân durante il suo viaggio in
Europa,in”È solo la voce che resta”Aliberti ed.2009,a cura di Faezeh Mardani.
[8]“Il vento ci porterà via».(1999).Regia
di Abbas Kiarostami.
[9]Paul Celan, pseudonimo di Paul
Antschel, nasce a Czernowitz nel 1920.Poeta rumeno di lingua tedesca, di
origini ebraiche, vive a Parigi dal 1948, dove muore nel 1970 gettandosi nella
Senna dal Pont Mirabeau.
[10]Paul Celan, “Ritratto di un’ombra”, in Poesie,
a cura di Giuseppe Bevilacqua, Mondadori, Meridiani,1998.
[11] Edward Estlin Cummings (ee.cummings), nasce
a Cambridge, Massachussetts, nel 1894 e muore a North Conway, New Hampshire nel
1962.
[12]ee.cummings ,”cara” da Tulips and Chimneys,1923, in Poesie,
trad. di Mary de Rachewitz,Einaudi, 1987.
[13] Jacques Prévert,Prima
colazione,da: “Paroles “,Op.Cit. Trad di M.G.Bruni.
[14]Yousef Sebti,Notte di nozze,da:”Anthologie
de la nouvelle poésie algerienne“ Ed. Saint Germain.1986.A cura di J. Sénac
Trad .di M. G. Bruni.
[15]Youcef Sebti, poeta algerino
francofono, impegnato nella promozione della letteratura d’espressione araba, giornalista
e chimico, nasce a Dijelli, El Milia, nel 1943, e muore a El Arrach nel 1993,
una delle numerose vittime delle agitazioni politiche del suo paesein quegli
anni .
[16] L'isola ha aderito all'UOA(Organizzazione dell'Unità Africana)di cui ha espresso anche la Presidenza nel 1976.La sua realtà è multietnica,multiculturale e plurilinguistica,essendo 17 le lingue praticate nell'isola:L'hindi è parlato dal 40 %della
popolazione ed è la lingua della comunicazione quotidiana come il creolo usato dal 32% della popolazione,il francese dal 4,5%(lingua di prestigio culturale e dei media),l'inglese0,3(lingua dell'amministrazione),sono le quattro lingue che giocano un ruolo maggiore.i datisono quelli dell'antologia da cui sono tratti i frammenti poetici presentati - tratti dalla sua opera "Sens magique",1957 -:in "Littératures nationales d'écriture française"Bordaséd.,Paris,1986.
popolazione ed è la lingua della comunicazione quotidiana come il creolo usato dal 32% della popolazione,il francese dal 4,5%(lingua di prestigio culturale e dei media),l'inglese0,3(lingua dell'amministrazione),sono le quattro lingue che giocano un ruolo maggiore.i datisono quelli dell'antologia da cui sono tratti i frammenti poetici presentati - tratti dalla sua opera "Sens magique",1957 -:in "Littératures nationales d'écriture française"Bordaséd.,Paris,1986.
[17]Malcolm de Chazal nasce a Vacoas
nell’isola Maurizio,che ebbe a definire la sua eterna fidanzata,dove
trascorse
infatti gran parte della vita,se si eccettua il periodo di studi in ingegneria dello zucchero all’università di
dello zucchero lo portò a estraniarsi dall’industria di famiglia. Muore a Curepipe, sempre nell’isola, nel 1981.
infatti gran parte della vita,se si eccettua il periodo di studi in ingegneria dello zucchero all’università di
dello zucchero lo portò a estraniarsi dall’industria di famiglia. Muore a Curepipe, sempre nell’isola, nel 1981.
[18] Malcom de Chazal,
Sens Magique. Lachenal e Ritter rieditano nell’83 l’edizione che nel ’57
l’autore aveva autoprodotto. La traduzione dal francese dei frammenti è di Maria
Gabriella Bruni.
[19] Malcolm de Chazal, Frammenti ” XCII,
DLXXVI, XXV, da Senso magico, in Littératures Nationales d’écriture française, Bordas éditeur, 1986.Trad.
dal francese di Maria Gabriella Bruni.
[20] Cfr. Bonjour et
adieu à la nègritude, di René Depestre.
[21]Émile Roumer nasce a Jérémie(HaÏti) nel 1903 e muore a Francoforte sul Meno nel 1988. Educato in Francia, studia
Economia e Commercio in Inghilterra. È uno
dei fondatori di Les Griots, giornale che succede a La Revue Indigène -
da cui il movimento citato- il cui nome da solo segnala l’importanza accordata all’elemento africano in questa nuova concezione della cultura. Le opere più conosciute-vista la fragilità dell’editoria dell’isola, fatta quasi esclusivamente di giornali e riviste, come Le caÏman étoilé (1963); Rosaire, Couronne Sonnets (1964).
da cui il movimento citato- il cui nome da solo segnala l’importanza accordata all’elemento africano in questa nuova concezione della cultura. Le opere più conosciute-vista la fragilità dell’editoria dell’isola, fatta quasi esclusivamente di giornali e riviste, come Le caÏman étoilé (1963); Rosaire, Couronne Sonnets (1964).
[22] Émile Roumer,” Il fidanzato con un solo paio…”, in Conjonction,
N°102,1966, D.R. Trad. di Maria Gabriella
Bruni.
Il passaggio dal al vousvoyer al tutoyer non è un errore del traduttore,quanto piuttosto un modo –molto rablaisiano,
peraltro –per sottolineare il turbamento emotivo del personaggio.
Il passaggio dal al vousvoyer al tutoyer non è un errore del traduttore,quanto piuttosto un modo –molto rablaisiano,
peraltro –per sottolineare il turbamento emotivo del personaggio.
[23] Maïs arrostito e zuccherato che si
accompagna all’aperitivo.
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