martedì 31 dicembre 2013
domenica 17 marzo 2013
Un gran dolce della tradizione pastorale sarda
Dedicata alla città di Alghero,citata nel racconto "Le due finestre".
SA SEBADA.
Breve storia di un piatto proveniente dalla tradizione sarda,
SA SEBADA.
LA SEBADA.
Breve storia di un piatto proveniente dalla tradizione sarda,
le cui radici
affondano nell’ancestrale mondo pastorale dell'isola.
La sebada o seada,secondo i diversi territori linguistici della terra sarda.
Il magnifico "ormai dolce" della tradizione pastorale dell’isola.
SAS SEBADAS .
LE SEBADAS.
In principio
semplici pietanze di origine rurale,
le sebadas o
seadas sono state poi reinterpretate,
ed oggi vengono ormai
costantemente servite come dolce.
È uno dei
prodotti sardi più conosciuti oltre i confini isolani.
In principio fu
una pietanza “principale”, poi divenne un più moderno dolce.
Le seadas o
sebadas, secondo le varianti dialettali,
sono un piatto
semplice e agreste, come la terra da cui provengono.
Pasta,
formaggio fresco, rigorosamente pecorino, strutto, e poi dubbio finale:
miele
o zucchero?
Infatti, la
sebada viene fritta in abbondante olio d’oliva,
poi viene
servita ancora calda, ricoperta di uno strato di miele,
ovviamente
sardo, o di zucchero, quest’ultimo di dubbia provenienza.
Insomma coesistono
diverse scuole di pensiero,come diverse
varianti del nome.
Quella che
segue è la ricetta della variante di Nuoro, un prodotto a base di formaggio,
perché la sua
origine è tipicamente pastorale.
Proviene
infatti dalla Barbagia (centro-Sardegna) e dal Logudoro (Sardegna
nord-occidentale), due zone tradizionalmente legate alla pastorizia.
Le sebadas
venivano preparate in occasione della Pasqua o del Natale, periodo in
cui anche i
pastori facevano rientro a casa dagli ovili e preparavano il formaggio
pecorino fresco
che veniva utilizzato appena raggiunto il giusto grado di acidità,
dopo circa due
giorni.
Ingredienti:
per
la pasta:
500 gr farina
5 uova
un cucchiaio di
strutto
acqua salata
per
il ripieno:
500 gr
formaggio acido filante
scorza
grattugiata di un limone
olio per
friggere
zucchero
miele
Procedimento:
avvolgere in un
telo il formaggio fresco, e lasciar riposare al caldo per alcuni giorni, il
tempo di acidificare.
Prendere un tegame
per far fondere il formaggio aggiungendo
pochissima acqua, col fuoco lento,.
Mescolare più
volte, fino a che l'acqua venga assorbita, del tutto, e il formaggio formi una
crema densa.
Togliere dal
fuoco, lasciar intiepidire, e con le mani appena bagnate, confezionare tanti
dischetti di circa 8 cm di diametro e dello spessore di 1 cm.
A fine lavoro, spolverarli
di scorza grattugiata di limone e farli asciugare.
A parte,
preparare la pasta.
Impastare la
farina con lo strutto e l'acqua tiepida salata.
Appena
l'impasto risulta uniforme e sodo, con un mattarello ridurre l'impasto in
sottili sfoglie; al centro dei quali si devono sistemare i dischi di formaggio
precedentemente preparati ,da ricoprire con un'altra sfoglia. Bisogna ora
saldare bene i bordi e ritagliare con una rotella dentata, tutto intorno,per
evitare la dispersione del ripieno.
Friggere sas sebadas(le sebadas) in abbondante olio
bollente, ricoprirle di zucchero o miele e servire calde.
(CONTINUA)
venerdì 15 marzo 2013
Per un risotto delicato e dolcissimo.
LA SALSA PER UN DELIZIOSO RISOTTO DI MARCA LOMBARDA.
Mettere in due tegamini ,dopo averli
preparati e lavati,separatamente, un’eguale quantità di pezzetti di zucca gialla e di
champignons.
Nel primo tegamino con i
pezzetti di zucca gialla aggiungere sale , burro, e mentuccia ,quanto basta,oltre a una
cipolla bionda tagliata sottile. Nel secondo,con gli champignons, un poco di
sale ,burro e mentuccia ,quanto basta,uno spicchio d’aglio tagliato sottile. Far
cuocere a fuoco lento,dopo avere aggiunto ,eventualmente ,un poco di pepe nero nei funghetti e un poco di noce moscata
grattugiata nella zucca gialla. A fine cottura ,versare i due contenuti dei
tegamini nel frullatore e frullare poco,in maniera grossolana,miscelando i
funghetti con la zucca gialla. A questo punto il contenuto,sufficientemente
liquido,è pronto per fare un delicato,ma gustoso risotto.
PS:Io,per renderlo ancora più leggero,sostituisco al burro l'olio d'oliva.
(continua)
giovedì 14 marzo 2013
Crostini di fegatini di pollo a modo mio.
CROSTINI DI FEGATINI DI POLLO A
MODO MIO.
Lavare con acqua e aceto
qualche fegatino di pollo,senza cuori o stomaci e senza fiele. Mettere in
padella con olio e sale ,con uno spicchio d’aglio e un mazzetto di prezzemolo tritato finemente e fare
cuocere appena un poco.
Togliere dal fuoco e mettere nel frullatore con capperi sott’aceto,nella quantità a piacere,secondo le preferene - pochi, per un risultato più dolce e grasso oppure in maggior quantità per una salsa più acidula e leggera. Rimettere la mistura frullata in padella e far cuocere ancora qualche minuto al vapore. Mettere la mistura che deve avere raggiunto la consistenza del purée in un vasetto di vetro, da riporre in frigo,al quale attingere per fare i crostini ogni volta che serva.
Bon Appetit!
(continua)
mercoledì 13 marzo 2013
Crostini di fegatini di pollo secondo l'Artusi.
CROSTINI
DI FEGATINI DI POLLO SECONDO L’ARTUSI.
Sapete già che ai fegatini va
levata la vescichetta del fiele,senza romperla,operazione questa che eseguirete meglio operando dentro a
una catinella d’acqua.
Mettete i fegatini al fuoco
insieme con un battutino composto di uno scalogno,e, in mancanza di questo,
di uno spicchio di cipollina
bianca,un pezzetto di grasso di prosciutto,alcune foglie di prezzemolo,sedano e
carota,un poco di olio e di burro,sale e pepe;ma ogni cosa in poca quantità per non rendere il
composto piccante o nauseante. A mezza cottura levate i fegatini asciutti e,
con due o tre pezzi di funghi rammolliti,tritateli fini con la lunetta.
Rimetteteli al fuoco nell’intinto rimasto della mezza cottura e con un poco di
brodo finite di cuocerli,ma prima di servirvene legateli con un pizzico di pan
grattato fine e uniteci un po’ di agro di limone.
Vi avverto che questi crostini devono essere
teneri e perciò fate il composto alquanto liquido,oppure intingete prima,appena
appena,le fettine di pane nel brodo.
(continua)
domenica 3 febbraio 2013
Tanti modi per cucinare la trippa quanti sono i comuni toscani.
Rispolvero un piatto della tradizione per il Nuovo Anno....
Vorresti la ricetta di un piatto straordinario come la trippa? Te ne posso offrire tante
quanti sono i Comuni toscani.Se De Gaulle si preoccupava di poter governare
i Francesi,un popolo capace di produrre tanti formaggi,che possiamo dire noi,capaci
come siamo di cucinare in modi tanto diversi quanti sono i Comuni toscani
questo succulento piatto tradizionale?
Intanto cerco di tracciare un rapido profilo storico con intrusioni letterarie importanti.
Ed eccole,le favolose ricette!!!
Una delle più curiose ed antiche ,anche per il suo nome singolare,è la trippa a pollo scappato,che indica piuttosto una procedura che permetteva di ottenere due piatti distinti con una sola cottura: la cucina del pollo alla cacciatora di cui si toglievano poi i pezzi(che quindi scappavano)per cuocere quindi nella salsa rimasta la trippa ,ridotta a piccole strisce come robuste tagliatelle.
Ed ecco il ricco ventaglio con cui si manifesta l'identità Comunale storicamente sopravvissuta delle tante città.
Prima di tutto quella alla Fiorentina,aromatizzata solo con un soffritto di cipolla ,carota e sedano,ma c'è anche quella alla Livornese ,con il soffritto di aglio e prezzemolo. E,poi,quella alla Pisana,con l'aggiunta ricca di macinato di vitello. da non dimenticare quella alla Senese,che gode di un arricchimento goloso e saporito di salciccia di maiale(la celebre cinta senese,il maiale con la cintura bianca) .Ma,forse,la più sofisticata è quella Montalcinese,cotta nel vino bianco e colorata di giallo intenso con lo zafferano profumato.Voglio chiudere con la più originale,per non dire eccentrica,inoltre più antica e quasi dimenticata.la trippa alla pescatora,che era in uso a Bocca d'Arno e che i pescatori mangiavano nelle lunghe ore di pesca,in attesa della preda,seduti sulle sponde del fiume.
Servono le gallette(il pane-biscotto usato dai marinai nelle lunghe traversate delle navi,perchè di lunga conservazione)da spezzettare e bagnare nel vino bianco,sulle quali,una volta disposte a strati si aggiunge la trippa lessata e una salsa forte composta di acciughe,aglio e capperi.
Mi piace infine ricordare che i trippai che offrono il cibo di strada a Firenze sono sopravvissuti. Li troviamo intorno allo stadio Franchi la domenica che continuano a porgere il sèmelle(panino)col lampredotto (la parte dello stomaco,a forma allungata di pesce ,simile alla lampreda,appunto)ai tifosi che si affollano affezionati alla squadra,ma anche alla tradizione di quel cibo,anche se i pittoreschi carretti traballanti si sono trasformati in chioschi luccicanti di plastica,
Devo proprio sottolinearlo l'errore dell'Artusi? Infatti è giusto dire che la trippa non è certo un alimento pesante.Il suo basso contenuto calorico è evidente(100k. x 100g.).E' inoltre ricca di proteine e di sodio.
Certo,le cose cambiano secondo il condimento che si aggiunge nella preparazione finale.
Ecco un procedimento sano e gradevole:
Ingredienti x 4 persone:
800g. di trippa nella cuffia e nella croce,tagliata a strisce sottili;
1 pezzetto di costola di sedano,
1 cipolla ;
1/2 carota;
1 cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro;
1 tazza di acqua o di brodo;
Olio e sale ,quanto basta.
Preparazione:
In un tegame si fa soffriggere nell'olio la cipolla tritata finemente per aggiungere poi il sedano e la carota altrettanto finemente tagliuzzati.appena si ammorbidisconQquando è arrivata a prosciugarsi e rischia di attaccarsi si stempera il concentrato di pomodoro in una tazza di brodo o di acqua calda e si versa sulla trippa.deve cuocere ancora per una mezz'ora col coperchio.Quando la trippa si presenta cremosa è il momento di aggiustarla di sale e,una volta fuori dal fuoco,spolverarla di parmigiano grattato. Non si mangia bollente ed è buona anche riscaldata.
Buon Appetito!!!
Vorresti la ricetta di un piatto straordinario come la trippa? Te ne posso offrire tante
quanti sono i Comuni toscani.Se De Gaulle si preoccupava di poter governare
i Francesi,un popolo capace di produrre tanti formaggi,che possiamo dire noi,capaci
come siamo di cucinare in modi tanto diversi quanti sono i Comuni toscani
questo succulento piatto tradizionale?
Intanto cerco di tracciare un rapido profilo storico con intrusioni letterarie importanti.
La trippa è un piatto tradizionale toscano, ma un piatto
cittadino, non della campagna.
I contadini difficilmente mangiavano la trippa, perchè la massima parte delle proteine
animali venivano loro dal pollaio o, tuttal'più, dal generoso maiale di cui riuscivano a
non buttare proprio niente,utilizzando le varie parti nelle maniere più varie,molte delle
quali destinate alla conservazione.
I contadini difficilmente mangiavano la trippa, perchè la massima parte delle proteine
animali venivano loro dal pollaio o, tuttal'più, dal generoso maiale di cui riuscivano a
non buttare proprio niente,utilizzando le varie parti nelle maniere più varie,molte delle
quali destinate alla conservazione.
A Firenze,
invece, la carne bovina si vendeva nelle macellerie; si macellavano i vitelli
e le trippe spesso erano vendute ai trippai che provvedevano a pulirle e a cuocerle.
In più con questo strano alimento avevano inventato quello che oggi si chiama:
"cibo di strada", perchè innumerevoli carrettini offrivano ad ogni angolo questo
spuntino caldo.
e le trippe spesso erano vendute ai trippai che provvedevano a pulirle e a cuocerle.
In più con questo strano alimento avevano inventato quello che oggi si chiama:
"cibo di strada", perchè innumerevoli carrettini offrivano ad ogni angolo questo
spuntino caldo.
Ma la trippa è anche un piatto casalingo, un piatto del focolare, per la famiglia,
il piatto dei bambini a cui in genere piace se son stati invogliati a gustarla fin da piccini.
il piatto dei bambini a cui in genere piace se son stati invogliati a gustarla fin da piccini.
La trippa è unica. Anche nel senso che non sopporta nessun accompagnamento e poi, quando si mangia la
trippa, le porzioni devono essere abbondanti
e ben condite come quelle del gatto di Pinocchio quando il burattino si ritrova
a cena con quei due bricconi (il gatto, appunto, e il suo compare, la volpe)
all'osteria del Gambero Rosso.
Ricordate?
e ben condite come quelle del gatto di Pinocchio quando il burattino si ritrova
a cena con quei due bricconi (il gatto, appunto, e il suo compare, la volpe)
all'osteria del Gambero Rosso.
Ricordate?
Entrati nell’osteria, si posero
tutti e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito.
Il povero Gatto, sentendosi
gravemente indisposto di stomaco, non poté mangiare altroche trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perché la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato! La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta,cosí dové contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre, si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertolee d’uva paradisa; e poi non volle altro. Aveva tanta nausea per il cibo, diceva lei, che non poteva accostarsi nulla alla bocca. Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio.Chiese uno spicchio di noce e un cantuccio di pane, e lasciò nelpiatto ogni cosa. Il povero figliuolo, col pensiero sempre fisso al Campo dei miracoli, aveva preso un’indigestione anticipata di monete d’oro. |
Una delle più curiose ed antiche ,anche per il suo nome singolare,è la trippa a pollo scappato,che indica piuttosto una procedura che permetteva di ottenere due piatti distinti con una sola cottura: la cucina del pollo alla cacciatora di cui si toglievano poi i pezzi(che quindi scappavano)per cuocere quindi nella salsa rimasta la trippa ,ridotta a piccole strisce come robuste tagliatelle.
Ed ecco il ricco ventaglio con cui si manifesta l'identità Comunale storicamente sopravvissuta delle tante città.
Prima di tutto quella alla Fiorentina,aromatizzata solo con un soffritto di cipolla ,carota e sedano,ma c'è anche quella alla Livornese ,con il soffritto di aglio e prezzemolo. E,poi,quella alla Pisana,con l'aggiunta ricca di macinato di vitello. da non dimenticare quella alla Senese,che gode di un arricchimento goloso e saporito di salciccia di maiale(la celebre cinta senese,il maiale con la cintura bianca) .Ma,forse,la più sofisticata è quella Montalcinese,cotta nel vino bianco e colorata di giallo intenso con lo zafferano profumato.Voglio chiudere con la più originale,per non dire eccentrica,inoltre più antica e quasi dimenticata.la trippa alla pescatora,che era in uso a Bocca d'Arno e che i pescatori mangiavano nelle lunghe ore di pesca,in attesa della preda,seduti sulle sponde del fiume.
Servono le gallette(il pane-biscotto usato dai marinai nelle lunghe traversate delle navi,perchè di lunga conservazione)da spezzettare e bagnare nel vino bianco,sulle quali,una volta disposte a strati si aggiunge la trippa lessata e una salsa forte composta di acciughe,aglio e capperi.
Mi piace infine ricordare che i trippai che offrono il cibo di strada a Firenze sono sopravvissuti. Li troviamo intorno allo stadio Franchi la domenica che continuano a porgere il sèmelle(panino)col lampredotto (la parte dello stomaco,a forma allungata di pesce ,simile alla lampreda,appunto)ai tifosi che si affollano affezionati alla squadra,ma anche alla tradizione di quel cibo,anche se i pittoreschi carretti traballanti si sono trasformati in chioschi luccicanti di plastica,
Devo proprio sottolinearlo l'errore dell'Artusi? Infatti è giusto dire che la trippa non è certo un alimento pesante.Il suo basso contenuto calorico è evidente(100k. x 100g.).E' inoltre ricca di proteine e di sodio.
Certo,le cose cambiano secondo il condimento che si aggiunge nella preparazione finale.
Ecco un procedimento sano e gradevole:
Ingredienti x 4 persone:
800g. di trippa nella cuffia e nella croce,tagliata a strisce sottili;
1 pezzetto di costola di sedano,
1 cipolla ;
1/2 carota;
1 cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro;
1 tazza di acqua o di brodo;
Olio e sale ,quanto basta.
Preparazione:
In un tegame si fa soffriggere nell'olio la cipolla tritata finemente per aggiungere poi il sedano e la carota altrettanto finemente tagliuzzati.appena si ammorbidisconQquando è arrivata a prosciugarsi e rischia di attaccarsi si stempera il concentrato di pomodoro in una tazza di brodo o di acqua calda e si versa sulla trippa.deve cuocere ancora per una mezz'ora col coperchio.Quando la trippa si presenta cremosa è il momento di aggiustarla di sale e,una volta fuori dal fuoco,spolverarla di parmigiano grattato. Non si mangia bollente ed è buona anche riscaldata.
Buon Appetito!!!
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