domenica 28 ottobre 2012

Un'escursione intensamente voluta nel Sahara.1.

                                                                                                                                                                              






(Il Sahara nei pressi di Douz)


Un’escursione intensamente voluta nel Sahara 































                           




Un’antica carovana                                                                                                


 

     La tradizionale preparazione del couscous



















“Non entrare se nei granelli di sabbia non sai intravedere il maestoso rincorrersi delle dune negli spazi infiniti del deserto futuro...”
     




















 Fine anni ’60,Djerba,Tunisia. Un ristorante sulla spiaggia  di un club-vacanze. I tavoli sono per otto persone,per favorire la socializzazione degli ospiti che ,seduti,poggiano i piedi nella sabbia morbida come i camerieri che affondano fino al polpaccio e avanzano con qualche difficoltà. Tutto,in compenso ,è lindo e ordinato,perché la sabbia ingoia rapidamente qualsiasi rifiuto.











     Ad un tavolo al limite del riquadro,con piena vista mare, due ragazze italiane dall’aria perbene e molto smarrita ascoltano attente e incantate il racconto nostalgico e magico di un’anziana coppia bretone che siede loro di fronte. Con voce bassa,impastata a tratti dall’emozione del ricordo, i due coniugi si alternano nel rievocare le suggestioni di una traversata nel deserto realizzata qualche anno prima .  Raccontano l’incanto degli orizzonti infiniti,il rincorrersi delle dune a perdita d’occhio,la fatica del procedere soli nel silenzio assoluto con il sole a picco inesorabile. E ,all’improvviso,l’incredula percezione dell’ammaliante rumore di una cascatella d’acqua. Certo si tratta di un miraggio. Ma ,incredibilmente ,basta da solo a spegnere l’arsura. Il cinguettio di un uccellino rende più palpabile il miraggio ed annuncia l’apparizione ormai certa dell’oasi con l’ombra delle sue palme,la canzone allegra di un ruscelletto dove sguazzano torme di ragazzini vocianti,e la promessa di dimenticata frescura...
  Le candele,con la loro luce palpitante,aggiungono altro fascino alla serata incantata. La luna piena rende scintillanti le onde che ripetono instancabili il loro gioco di andare incontro alla riva per poi deluderla ritraendosi. La serata   non potrebbe essere più incantevole. Le  due giovani amiche  sono ancora impreparate ad assorbire tutte quelle meraviglie e la loro espressione a bocca aperta è molto eloquente.
 

















    

       Ci vorranno giorni perché abbiano una reazione adeguata manifesta. E un aiuto importante sarà quello offerto da un gruppo di ragazzi  francesi diventati presto loro amici,che si affannano per i  preparativi   
 dell’organizzazione di una carovana con le loro macchine da attrezzare per la traversata del deserto. I racconti fantastici si intrecciano con i comportamenti ed i gesti molto concreti di quell’iniziativa straordinaria. Le ragazze sono catturate  dall’idea della speciale avventura,ma ancora troppo prudenti  per imbarcarsi col gruppo dei nuovi arrivati. Sarà necessario  aspettare il loro festoso ritorno,ascoltare le cronache minuziose delle loro eccezionali giornate per arrivare alla grande decisione. E’ lo stesso villaggio che organizza una Saharienne per i suoi ospiti in jeep con tanto di autista,meccanico e guida. La risoluzione finalmente presa, non resta che pazientare qualche giorno finché arriva quello della partenza. La mattina presto il primo rituale estraniante tra il pratico e il folcloristico:la  vestizione. E invece di sottolineare il ridicolo e ironizzare, come è  di solito nella loro natura ,sulla trasformazione operata all’aspetto del gruppo -da tutti quegli  shesh e djellaba dai colori improbabili,che serviranno pure a proteggerli dal sole,ma sono davvero ridicoli - Veronica e Lisa prendono tutto molto sul serio  e si sorprendono a precorrere  emozioni  sconosciute  proprio col sostegno di quei banali segni esteriori.










         Questo duplice piano dell’emozione e dell’ironia  tornerà poi per caratterizzare tutto il percorso. A cominciare dai compagni di viaggio. Persone  che a casa loro saranno state pure normali ,ma che, nella jeep alla quale sono state assegnate   Veronica e Lisa ,sembrano appartenere di diritto alla dimensione dell’assurdo. Una coppia sarda in viaggio di nozze che per tutto il viaggio ,senza dire una parola,non si lascerà però sfuggire neppure una foto ad ogni pompa di benzina incontrata;una coppia milanese di più  maturi innamorati che ,invece ,anche se non sembrano conoscere altre parole che “amore mio” e  tesoruccio” ,ne riempiranno impietosamente l’aria,a tutte le ore. C’è poi anche  una stangona di ragazza in fiore” nordica,splendidamente fasciata in una sorta di salopette nera ampiamente scollata e senza maniche, che sottolinea in modo abbagliante la sua vellutata pelle alabastrina e i suoi setosi lunghi capelli biondo grano , che rifiuta in modo categorico di sostituire con  gli indumenti  pittoreschi  che il resto della carovana ha accettato con curiosità di vestire. E’ la sola che difende rigidamente il suo “stile” di modella di successo .Resterà silenziosa e solitaria per tutto il viaggio forse per motivi di lingua o più probabilmente per la dolorosa scoperta del  costo alto che per il rifiuto del ridicolo le  tocca pagare: un vero massacro .Resterà ,infatti ,fin dalla prima sosta,  troppo abbattuta dallo stato in cui il sole sahariano ha ridotto il suo corpo , che all’inizio tutti avevamo ammirato come qualcosa di straordinariamente seducente:una distesa di piaghe prima rosso vivo,poi sanguinolente e infine purulente che volgono al giallo e al marroncino e che dal volto all’abbondante decolleté ,alle braccia  fino alle mani  che non risparmia,a suo dire,neanche le parti coperte. E, infine ,soprattutto,tre belgi fantastici,che si assumeranno, per loro propria iniziativa ,il compito di guardie del corpo delle due giovani italiane. Uno di loro,il più anziano,fedelissimo ai clichés più consolidati della tradizione satirica legata agli ufficiali coinvolti nelle imprese militari delle colonie. Distaccato,diffidente,alto e segaligno,che riesce a mantenere rigide posture anche dentro la jeep,per centinaia di chilometri. Il secondo,molto più giovane,che saltella e si muove come un cucciolo,piccolo e tondo,dall’aria ingenua e dall’atteggiamento  premuroso e socievole. E infine Krikri,il più giovane,proprio belloccio,alto,slanciato ,con una cascata di riccioli biondi che gli incorniciano il volto,riservato e all’apparenza, poco interessato a intrecciare rapporti con gli altri.



 colori allegri e invitanti di un suq









 Le piscine  romane di Gafsa.











  La prima tappa,appena usciti dall’isola e raggiunta la costa ,e approdano a Gafsa. Si fermano ad amirare le piscine imperiali romane sormontate da  palme dal gotico slancio , dalla cima delle quali alcuni  ragazzini si lasciano cadere  perché i turisti,ammirati per la loro abilità e coraggio regalino qualche monetina.








E’ l’occasione ,per la ricciolutissima guida,per informarli degli sforzi che le autorità tunisine fanno per combattere l’accattonaggio,per cui d’ora in avanti ciascun viaggiatore dovrà darsi una regolata. Ritornano ora verso Gabès ,una bella oasi sul mare dove è concessa un sosta in hotel per ristorarsi e passare la notte,che sarà  anche la prima e l’ultima in un vero hotel. Qui c’è l’opportunità di conoscere l’architettura araba tradizionale:un ampio cortile interno con giardino e fontane,circondato ai quattro lati da portici ombrosi e,al ristorante,cucina tipica
- brik , couscous,thé alla menta-.



















Nel Paese dei gelsomini i ragazzi non si separano mai dal suo sensuale profumo:
il mazzolino all’orecchio li accompagna ,immancabile,anche per una serata al café.



 
                 

L’architettura araba dell’hotel di Gabès         








Tocco esotico sulla spiaggia di Gabès,oasi costiera
 












    Di una notte  riposante c’è proprio bisogno,in previsione della tappa successiva che porterà la moderna carovana fino all’oasi di Tozeur,attraverso  la pista  del Chott el Djerid,una depressione piatta e uniforme,protetta da croste saline, che si estende quasi fino alla frontiera algerina. La guida crede  di alleggerire il peso della difficile traversata raccontando  lugubri storie terribili del passato. Quasi a voler rassicurare i suoi viaggiatori su quanto siano fortunati ad essersi  affidati alla sua straordinaria competenza. Racconta del ghibli  che spesso cancella la pista e rende impossibile proseguire senza potersi più minimamente orientare. Come era successo anche recentemente a una comitiva tedesca ,i cui cadaveri neanche erano stati  più ritrovati. E dopo aver aggiunto qualche altro tetro particolare,giusto per gradire,conclude soddisfatto ,constatando che attualmente la giornata è senza vento e che comunque lui  è provvisto di tutti gli strumenti necessari. Il sole che picchia fa brillare la miriade di cristalli di sale e rende tuttavia il paesaggio surreale e fantastico.




 El Chottt El Djerid in versione invernale. In estate la depressione si presenta esclusivamente ricoperta da incrostazioni saline,che brillano al sole.





Paradossi del turismo di massa:in pieno deserto non mancano scene come questa ….












 Arrivano finalmente a Tozeur  e la prima inquadratura che si presenta alla vista curiosa  di Veronica e Lisa è quella gioiosa di una piccola banda di ragazzini che sguazza soddisfatta nel piccolo rio che ha appena  un po’ d’acqua torbida.

La gioia dei ragazzinidi sguazzare nell'acqua  di un modestissimo rio a Tozeur.



  I membri della moderna carovana sono provati e stanchi,ma la visita non può essere rinviata. La tabella di marcia deve essere inderogabilmente rispettata. L’architettura è caratteristica,con le costruzioni di mattoni d’argilla che mostrano spesso anche civettuole decorazioni  geometriche.

 Un vicolo di Tozeur




La vecchia città di Tozeur(XIV secolo)







Veronica nel sorprendente caotico cortile del palazzo del Bey.   
                                   







  Veronica si fa fotografare nel cortile del palazzo del Bey il potente locale,incredibilmente  nel più totale stato di abbandono apparente,costellato com’è di ogni tipo d’arredi domestici in disuso.






  Misteriose attività nell’oasi






 Ma è tardi. Bisogna ripartire  per Nefta,la corbeille du désert, dove faranno uno spuntino e visiteranno una coltivazione delle palme dejet da dattero che rendono l’oasi famosa e il prodotto molto pregiato . Lisa è   molto soddisfatta delle sue foto della Medina e della conversazione che ha potuto scambiare con l’écrivain public.





 




  Nefta,la corbeille du désert







 La Medina di Nefta

 




              Dopo li aspettano una serie di sorprese. Infatti la partenza da Nefta per Douz è pittoresca. Si abbandonano le solide  jeep  per diventare una classica carovana che fa questo trasferimento  su dromedari che avanzano in fila indiana. Per fortuna lo spuntino è stato leggero, perché il modo tutto suo di procedere dell’animale -  che muove ciascuna delle zampe in modo indipendente dalle altre - provoca un ondeggiamento non proprio a tutti gradito. Inoltre il tratto da percorrere non è lunghissimo.




 




Veronica in posa con il suo cammelliere durante una pausa.



La carovana nel deserto di Douz.






   Quando la carovana si ferma è ancora  in pieno deserto. E’ lì che è prevista la sosta notturna sotto le stelle. Il pic-nic è rifocillante  e molto gradevole . E’ stato ingaggiato  anche un gruppo di musicisti e ballerini locali che hanno il compito di allietare la serata .






Il gruppo folkloristico




  Coinvolgono con abilità  i viaggiatori  nelle loro danze. Anche Lisa e Veronica si lasciano trascinare dall’atmosfera molto pittoresca e ospitale. Ma non c’é dubbio ,Krikri è il più richiesto. Viene il momento del riposo e la guida non riesce a far capire ad “Amore mio” e a “Tesoruccio” che non è il caso di andare a dormire sulle dune perché non c’è solo il pericolo degli scorpioni. Loro vanno lo stesso. Tutti gli altri si sistemano sotto la grande tenda beduina montata per l’occasione.

Veronica e Liza: una sosta con un amico della carovana ,sotto la tenda beduina.
 

 
 Il colonnello belga chiede a Veronica e Lisa  di stendere i loro sacchi a pelo al centro della tenda. Lui e i suoi amici si metteranno invece al  suo limite quasi a ergere un baluardo a difesa delle ragazze ,pur mantenendosi più che mai sulle sue per il comportamento irritante delle ragazze che chiacchierano in  continuazione nella loro lingua e non riescono a smettere di ridacchiare senza controllo,forse un riso nervoso. Nel pieno della notte un urlo squarcia l’aria. Il colonnello decide allora di aspettare l’annunciarsi del giorno all’esterno,di guardia ,senza dormire. La mattina la guida spiega  e chiarisce. E’ stato Krikri a urlare quando una mano lo ha ripetutamente toccato dall’esterno della tenda. Con la complicità delle danze della serata durante la quale il giovane  aitante era apparso protagonista gentile e disponibile ,qualche nomade aveva creduto di poter rompere per quella notte la sua abituale solitudine . Non vanno molto per il sottile i nomadi del deserto,costretti all’isolamento più estremo ,nello scegliersi la loro compagnia,vista la eccezionalità nel trovarla.



   Lisa non ha mai assistito allo spuntar dell’alba.  I viaggiatori ,che hanno  molto presto ripreso il loro posto abituale nelle jeep ,possono permettersi il lusso di una breve sosta per fotografare il sorgere del sole.












La breve sosta  di Lisa per bagnarsi lo shesh




Riprendono il cammino per essere a Douz per il pranzo. Il caldo , difficile da gestire già nelle prime ore del mattino, li obbliga a una breve sosta intermedia per rinfrescarsi all’ombra di una piccolissima oasi incontrata lungo il cammino. Lisa ne approfitta per bagnarsi anche lo shesh.









Eccoli a Douz finalmente





Eccoli a Douz finalmente.
   C’è anche il tempo di entrare in un bar. Tutti come per un accordo preordinato chiedono acqua da bere. Quando vanno alla cassa si sentono rispondere che un bicchiere d’acqua non può essere negato a nessuno e non si compra. Altri insegnamenti verranno a Veronica e a Lisa da questo sito stupendo.
 

Un portico di Douz nel giorno di mercato.                                      




 Eil giorno del mercato e le ragazze sono felici di portare a casa , in  ricordo, oggetti dell’artigianato di questa comunità remota:a zonzo tra negozietti e bancarelle scelgono un bel bracciale d’argento e una ciotola di argilla cotta al sole con decori  tradizionali.




Complotti, giochi o chiacchiere tra amici?  Un giorno di mercato a Tataouine



  Bighellonando tra i vicoli le due amiche incontrano un ragazzetto che offre una manciata di rose del deserto. Lisa,memore delle istruzioni ricevute sul problema endemico dell’accattonaggio,reagisce con grande prontezza, rifiutando in modo netto e brusco. Ed  ecco un’altra lezione indimenticabile  che il fiero ragazzino impartisce alle giovinette dal giudizio un po’troppo frettoloso.”Forse c’è un equivoco;   –è pronto a chiarire -volevo semplicemente offrirvi un segno che vi aiutasse a non dimenticarvi di me e della mia terra. Vi prego di accettare il  regalo che avevo cercato per voi”
                                





Il donatore di rose del deserto accanto al suo piccolo amico in grippa a un ciuco col suo carico.


      
   Una rosa del deserto.


 Sta per cominciare l’ultima tappa . Anche qui si preparano scoperte sorprendenti. Le jeep corrono  verso i siti berberi di Matmata , Tataouine e Medenine.
  E’ particolarmente sorprendente la sosta nell’area di Matmata che  consente la visita delle abitazioni trogloditiche .La dignità e la funzionalità degli arredi;la fantasia e l’eleganza delle decorazioni;la frescura rigenerante dell’ambiente,il senso antico dell’ospitalità degli abitanti scatenano la curiosità fotografica di Lisa .A Tataouine la cultura berbera continua a suscitare intenso interesse in molti di loro. Lisa cerca di documentare il più possibile con la sua macchina fotografica almeno tutto quello che è registrabile alla vista.
Le case trogloditiche nella zona di Matmata.
La camera da letto della casa trogloditica e la cucina.

Decorazioni della volta.


Gli utensili delle attività quotidiane:la macina 
        ... e il telaio.






 A Medenine,infine, l’esperienza più emozionante. La comitiva potrà passare la notte-  prima di raggiungere di nuovo la costa e imbarcarsi per il ritorno  sull’isola  - in uno Ksar,costruzione caratteristica, adattata ad albergo per turisti. Erano gli ksour villaggi fortificati che servivano da rifugio ai berberi contro gli attacchi nomadi. Vi si trovano i ghorfas, camere raggruppate a nido d'ape, sovrapposte in tre o quattro piani, dall'aspetto futurista,che servivano da granai, ma anche da abitazioni rifugio.

le ghorfas di uno ksar a Medenine

 


Tessiture berbere al souk di Médenine





      Ed ecco che il magico cerchio delle favolose scoperte si richiude. Una vacanza di svaghi,di sport e di riposo attende  ora le due ragazze nella natura ancora  incontaminata dell’isola di Djerba,in un ambiente cosmopolita dove le possibilità di instaurare rapporti  si annuncia interessante  e naturale. Ma un’ultima magia attende  quelle ragazze curiose. La natura generosa di quella terra intende imprimere durante il bagno di mezzanotte il suo sigillo per incantarle in modo indimenticabile, immergendole nel fenomeno spettacolare e scintillante della fosforescenza del suo  mare.

Veronica davanti alla sua capanna sulla spiaggia di Djerba.
    

Lisa tra le palme della spiaggia di Djerba.




Lisa dopo il bagno nel mare di Djerba.