giovedì 12 luglio 2012

Poesia moderna indiana.1









































Poesia moderna indiana



Mahadevi   Varma

Domanda         
L'infinito dolore, cupo come le nuvole nere,
non ha  legato le lacrime alle loro piccole gocce?

In questo mondo fuori dalle stelle
non è mai esistito il suono della melodia?

Non è nascosta nelle piccole gocce di pioggia
la solenne serietà delle nuvole?

Il mare che bacia l'orizzonte
non è fatto di piccole ombre?

Chi è quell'Illimitato nel mondo
che non è stato ritrovato nel limite?

Tu, proprio tu sei tanto grande
che non potrai vivere nel mio piccolo essere?



Suryakant Tripathi "Nirala"

Entra nei miei respiri... 
Entra nei miei respiri!
Vieni ad accordare i cento e cento
flebili desideri del mio cuore!

Lasciami cantare, Amore, dimenticandomi;
Questo mondo sconfinato è bello.
Nella conchiglia aperta del mio cuore addolorato
fa piovere gocce di suati!                                                                                                                                 
                                                                   
Le mie mukta alla luce
brillino nel loro semplice sorriso,
dona alla loro morbida forma
il gusto succoso del rosso colore!
Col fuoco di fiamma della mia voce
Brucia l’intero, logoro mondo.
Oh! Incorporeo ,  prendi questa nuova forma di luce,
             che è forma eterna

 
suati : nome di una  stella;   se una goccia di pioggia penetra nella conchiglia quando la terra è sotto la sua influenza nasce la perla.

mukta : specie pregiata di perla. 
Incorporeo: Uno dei tanti nomi del dio della Bellezza, Kama. È il nome collegato al mito, secondo cui egli, inviato da Indra a disturbare la meditazione di Shiva, fu da questi punito, per intercessione della moglie dello sventurato, a vivere, ma senza più il suo corpo.

La gemma di gelsomino
Su un rampicante della giungla solitaria
dormiva la sposa,immersa in un sogno d’amore,
giovinetta dal dolce corpo delicato,la gemma di gelsomino;
gli occhi chiusi,languida in braccio alle foglie,
era una notte di primavera.
abbandonata la compagnia dell’amata,dolente per la separazione,
in un lontano paese era il vento,
che chiamano Malayanil  (1).
Nel distacco è affiorato il ricordo dell’unione dolcissima,
il ricordo della mezzanotte,lavata nei raggi di luna,
il ricordo del bel corpo tremante dell’amata.
che cosa ancora?Il vento,
traversando boschi e laghi e fiumi e i folti giardini delle montagne
ha raggiunto la pergola rampante
dove si è abbandonato all’amore-
la gemma ha fiorito.
Dormiva,
come poteva sapere dell’arrivo dell’amato?
Egli ha baciato le sue guance,
il corpo della pianta  rampante ha preso a dondolare come una culla,
ma neanche adesso si è svegliata;
non ha chiesto scusa per l’errore,
ha continuato a tenere chiusi i begli occhi a mandorla,pigri di sonno,
ebbra del vino della giovinezza,chi sa?
Quell’amante impietoso
le avrà fatto male.
Il vento con palpiti e fremiti
ha scosso tutto il bel corpo delicato,
ha  pizzicato  le bianche gote rotonde.
La giovinetta ha sussultato,
ha volto intorno uno sguardo carico di meraviglia,
ha scorto  vicino al letto l’amante ,
 ha sorriso tenera– fiori,
colori d’amore -  -col suo innamorato .

[1] Il leggero vento profumato che proviene dai monti Malaya,catena di monti coperta da boschi di sandalo.
Tu ed io

Tu sei la cima dell’Himalaya
            ed io l’agile,mobile Gange.
Tu alito di puro cuore
            ed io la poesia da lui prediletta.
           Tu amore ed io pace,
           tu buio cupo d’ebbrezza
           io ebbro errore.
Tu rete dei forti raggi del sole,
           io sorriso di fior di loto.
Tu la separazione degli anni passati
           io l’ultimo stadio della reciproca conoscenza.
            tu yoga [1]ed io compimento,
            tu pura,amorevole penitenza
            ed io semplice,sacra ricchezza.
Tu tenera idea della mente
                ed io divertente linguaggio;
tu frondoso albero del giardino del Paradiso
               ed io ramo gioioso che dona frescura.
               tu vita ed io corpo,
               tu il candido saccidanand[2] Brahma[3],
               io l’affascinante maya[4].
Tu la collana dell’amata,
               io la nera treccia serpentina,
tu sitar[5] carezzato da tenera mano,
               io inquieta raghini[6]della separazione.

Tu sei  la via,io son la rena,
               tu sei l’affascinante Krishna,[1]
               io il flauto delle sue labbra.
Tu uno  stanco viandante,che arriva di lontano
              ed io la speranza che ti aspetta.
Tu l’inaccessibile oceano,
              io il desiderio di traversarlo.
              tu sei il cielo,io l’azzurro;
             tu la falce di luna d’autunno,
             io i tuoi raggi.
tu profumato polline di tenero fiore,
            io lieve brezza dei Malaya[2]
            tu indipendente,libero Purush,[3]
            io Natura,catena d’amore.
            tu sei Shiva,[4]io sono Shakti,[5]
            Tu Ramchandr[6],vanto della dinastia dei Raghu[7],
            io l’immutabile devozione di Sita.[8] 
Tu sei la primavera della speranza
              ed io il melodioso gorgheggiare del cucù.[9]
Tu sei Cupido dalle cinque frecce[10]
             ed io una graziosa giovinetta.
             Tu il cielo,io la dighvasna;[11]
             tu il pittore dalla tavolozza nera di nuvole,
             io il quadro del pennello di fulmine.
Tu la danza appassionata del tandav[12]
             io il garrulo,melodioso tintinnio dei nupur.[13]
Tu sei la sillaba sacra,essenza dei Veda[14]
             ed io il più grande poeta.
            tu sei la fama ed io la tua acquisizione,
            tu il loto argenteo come la luna
            ed io la pura diffusione del suo profumo.






[1]Unione con l’assoluto,liberazione dell’animo dalle cose del mondo;s. est.:esercizio spirituale volto al raggiungimento dello stato d’animo di cui sopra.
[2] Epiteto che racchiude in sé tutti gli attributi del Dio.Brahma ha queste tre qualità:è Sat (il Vero),è  Cit (la Coscienza),
Anand (la Gioia).
[3] L’Ente Supremo degli Indù e la personificazione di esso.
[4] L’antica saggezza dei Veda indiani, datati intorno ai 5000 anni a.C., tramanda che la dea Maya, dopo aver creato la Terra, la ricoprì con un velo con la funzione di impedire agli uomini la conoscenza della vera natura della realtà. “Maya è il velo dell’illusione; il mondo, infatti, è simile al sogno” Un atto di pietà, perché altrimenti non sarebbe stata possibile la vita. Il velo non si limita a nascondere la realtà, ma le rende più vivibile e coerente alle esigenze e alle necessità del soggetto.Māyā racchiude in sé diversi concetti metafisici e gnoseologici della religione e della cultura induista.
[5]Il sitar è uno strumento musicale a corde dell'India settentrionale; è lo strumento della musica classica indiana più conosciuto in Occidente.Ravi Shankar è stato il più grande suonatore di questo strumento del novecento.
[6] Tema musicale.
[1] Incarnazione di Vishnu,dio dell’amore.
[2] Catena di monti coperta di boschi di sandali.
[3] Dio (Brahma) divinità maschile post-vedica erede diretta della divinità pre-aria, successivamente ripresa anche nei Veda, fondamento, a partire dall'epoca Gupta, di sette mistiche a lui dedicate Śiva è divenuto, in età moderna, uno dei culti principali dell'Induismo.
[5] La compagna di Purush
[6] Incarnazione di Vishnu,protagonista del “Ramayana”,il più antico poema epico sanscrito,di Valmiki.
[7] Antenato di Rama.
[8] moglie di Rama.
[9] uccellino ,tipico dell’india,il canto
[4] Shiva è il nome di una del quale annuncia la primavera. In Hindi il suo nome è femminile.
[10]Le  Cinque Frecce,le armi fatte di fiori con cui Kamadev colpisce le sue vittime .Ogni fiore simboleggia uno dei sensi.
[11] Le direzioni (anche esse corrispondono a personaggi mitici femminili).
[12]Danza sacra attribuita originariamente  a un santone,Tandi;è particolarmente cara a Shiva.
[13] Piccoli braccialetti tintinnanti che le danzatrici sono solite portare alle caviglie.
[14] I quattro libri sacri più antichi del subcontinente indiano:Rig,Sama,Yajur,Atharva.




Jayashankar Prasad

Apri la porta!
Coperti di granelli di ghiaccio, tutti i fili sono bagnati da una coltre leggera;
cresce il vento d’occidente,che porta il peso del freddo;
nella notte è umido, piacevole, delicato, pieno di sale.
Tocca con la tua mano i raggi dell’alba;apri ,diletta,apri la porta!
Il mio corpo è ricoperto di polvere,il piede trafitto da spine,il dolore è sconfinato.
In qualche modo dimentico,son giunto alla tua porta.
Non temere così,la tua porta non sarà coperta di polvere!
Di nettarli hai temuto,dolcissima,da questi occhi una lacrima è scesa.
Sono ignorato come i granelli di polvere,naturalmente tu non hai tempo per me!
Dopo aver abbracciato i tuoi piedi,la mia vita ha un senso,
ed ora che l’ho resa accessibile,non posso abbandonare la tua porta!
Lieto sia il giorno anche per me,il dolore di questa notte scompare se ti vedo.
Apri,diletta,apri la porta!

Sumitranandan  Pant
Ombra
Lei è sdraiata sotto ,l’ombra dell’albero,
io son venuto per la passeggiata della sera.
fa del suo braccio un morbido cuscino
e sembra ebbra di desiderio d’amore.
il giovane seno,i capelli sciolti...
è sola:come rivolgersi a lei?
E’ assai bella,anche scura,
è un’adolescente che sta per sbocciare,
nuda,sottile come un rampicante,
compagna d’un attimo nel deserto.

E’ sveglia o dorme?
E’ svenuta o abbandonata nel sogno
e’ donna,ninfa,illusione
o semplicemente l’ombra dell’albero?

Lasciando l’ombra fresca degli alberi,
lacerando il mio amore per la natura,
cara,come potrei impigliare i miei occhi
         nella fitta rete dei tuoi capelli,
dimenticando per sempre questo mio mondo?
Lasciando  le libere onde
e i colori dell’arcobaleno,
come potrebbe essere trafitto dalle frecce dei tuoi occhi
           il mio cuore di cervo,
dimenticando per sempre questo mio   mondo?
C’è la dolce melodia del cucù
e il soave canto del flauto;
dimmi,cara,come potrei  riempire le mie orecchie
             solamente della tua voce,
dimenticando per sempre questo mio mondo?
il ciuffo di fiori,schiuso dal sorriso dell’alba,
la pioggia scesa dai raggi del sole;
no! Come potrei cullar La mia vita
            solo nell’ebbrezza del nettare delle tue labbra,
dimenticando per sempre questo mio mondo?

S. H. Vatsyayan “Agghyeya”
Catene e libertà
Venendo,tu hai detto:”Prigioniero,va’ via!”
Io ho aperto la porta .
Tu non mi hai chiesto:”Uomo,è ancora  vivo il tuo orgoglio?”
Io ho detto:”Fammi passare,vado via!”
Non t’ho lasciato capire che quell’io dell’anima mia s’è perso ai tuoi piedi.

E quando mi sono mosso le catene
ai miei piedi hanno cigolato sordamente.
Sussultando ci siamo guardati.
Tu hai detto:”Prigioniero,non ti posso lasciare!”
E hai teso le braccia.
avvinto a loro mi sono accorto
che ero libero da sempre.


POESIA HINDI
Con Jay Śaṅkar Prasād, Sumitrānandan Pant e Sūryakant Tripāṭhī “Nirāla” Mahadevi Varma partecipa al movimento chayavad. Il termine deriva dall’unione di due vocaboli: chāyā, “ombra, parvenza” e vād, suffisso corrispondente all’italiano “-ismo” che in hindī può indicare anche “teoria, discussione o movimento”. Nell’accezione più positiva, venne tradotto come Movimento delle Ombre, intendendo le ombre come parvenze di significato trapelate dai simbolismi tipici. Nell’accezione più negativa, invece, il movimento venne additato come crepuscolare Essi apportarono una rivoluzione nella sensibilità e nella concezione della letteratura, con riverberi ancora ravvisabili nella poesia hindī attuale. Lo stile è tipico per la pluralità di significati, ogni immagine è tratta dall’ambiente naturale, la natura è una risorsa di visione, fonte di meraviglia, di nuove sensazioni.
Mahadevi Varma ( Hindi : महादेवी वर्मा, 26 MARZO 1906 - 11 settembre 1987) eccellente poeta hindi, è stata una  combattente per la libertà, attivista delle lotte per la liberazione della donna e una pedagogista. Membro del Chhayavaad,la sua poesia è pervasa da profondo misticismo.
 
Suryakant Tripathi 'Nirala' (Hindi:सूर्यकांत त्रिपाठी 'निराला') (21 Febbraio 1896 in Bengala - 15 ottobre 1962) è stato uno dei personaggi più famosi della moderna letteratura hindi . Poeta, romanziere, saggista e scrittore di storia.Il nome d’arte,Nirala,(fuori dal comune,raro) è forse la più vera definizione della sua personalità.E’ stato infatti un ribelle contro ogni tradizione letteraria ,religiosa e politica.
Jaishankar Prasad ( Hindi : जय शंकर प्रसाद) (30 gennaio 1889 a Benares - 14 gennaio 1937), una delle figure più famose nella moderna letteratura hindi . Poliglotta e dotto cultore del sanscrito,è l’innovatore della poesia hindi con gli altri membri della scuola dell’ombra. Tema fondamentale della sua poetica è l’amore che si eleva a coscienza universale immergendosi nel sentimento della natura e nel misticismo delle Upanishad.
 
Sumitranandan Pant ( Hindi : सुमित्रा नंदन पंत) (20 maggio 1900 - 28 dicembre 1977) è stato uno dei più famosi poeti moderni  in Hindi. Anche lui membro importane della scuola dell’ ombra(Chhayavaad) .Da un’iniziale professione di fede nella non violenza,passa ad esprimere la convinzione che una rivoluzione è necessaria ai fini di un progresso autentico dell’India. E’ essenzialmente poeta della natura,che osserva e percepisce con estrema delicatezza di immagini e di parole.
.S.H.Vatsyayan “Agghyeya”ovvero Sachchidananda Hirananda Vatsyayana “Ajneya„ o Agyeya (Hindi:(सच्चिदानन्दहीरानन्दवात्स्यायन अज्ञेय„) (7 marzo, 19114 aprile, 1987), Nome d’arte e di battaglia(colui del quale non si può sapere) di Saccidanand Hiranand Vatsyayan è uno degli iniziatori della corrente letteraria (Prayogavāda ), basata sul principio della ricerca attraverso la sperimentazione e uno degli  esponenti più rappresentativi  della  Nayi Kavita (Nuova poesia) nella moderna letteratura hindi. E’,inoltre,fondatore  di un suo proprio settimanale in lingua Hindi, Dinman.
Attivista ,durante il dominio inglese,dovette darsi alla clandestinità ,a cui si deve la scelta dello pseudonimo che poi ha conservato. Incarcerato per motivi politici,compone in prigione una raccolta di poesie in inglese. La perfetta padronanza di numerose lingue conferisce alle sue composizioni una concisione tipica e gli ha permesso di stringere vincoli saldi e fecondi con la letteratura occidentale.

POESIA URDU
 Zigar (Jigar)Moradabadi
Ghazal
Quando ho raggiunto il mio amore in forma di commiato
La gioia è stata troppa intensa per realizzarsi.

Una visione, ieri notte, mi ha fatto scoppiare il cuore.
Più erano impazienti le onde, più la riva restava con labbra assetate.

Mentre camminavo lungo la spiaggia, una visione mi si è spalancata:
il cuore è soltanto una piccola barca che solca il mare del dolore.

Ghazal
E’ una forma poetica molto usata soprattutto in persiano e in urdu. Appartiene a una tradizione letteraria che risale al  VI  sec. per diffondersi  attraverso l’influenza dei sultanati arabi all’Asia meridionale a partire dal XII sec.
La struttura
Il ghazal si distingue per alcune caratteristiche:
Si compone di cinque o più distici;
Il secondo verso di ogni distico finisce con una sorta di ritornello composto di poche parole e noto come radif che viene preceduto da una rima nota come qaafiyaa. Nel primo distico, che introduce il tema, entrambi i versi hanno la stessa rima e il radif, cosicché lo schema delle rime nel ghazal si può rappresentare in questo modo: AA BA CA DA eccetera.
Non possono esserci enjambement tra i distici, di modo che ogni distico deve contenere una frase (o più frasi) di senso compiuto.
Ogni verso deve avere lo stesso metro
Nell’ultimo verso,solitamente il poeta  inserisce la sua firma(takhallus),reale o metaforica.
Nella moderna poesia sono stati composti alcuni ghazal che non seguono tutte le restrizioni della forma classica, anche se mantengono l'uso della qaafiyaa e, normalmente, del radif. Nelle lingue asiatiche meridionali esistono anche ghazal senza radif, noti come "ġair-muraddaf".
I temi
La radice araba gh z l indica discussione, amore. Gli argomenti affrontati sono infatti quelli amorosi, specialmente legati al tema dell'amore proibito, ma anche quelli erotici, anacreontici, naturalistici (amore, vino, feste, natura).
Zigar Moradabadi ( Urdu : جگر مراد آبادی) era il nom de plume di Ali Sikandar (1890-1960), un celebre scrittore urdu  di ghazal .E’ nato nel 1890 in Uttar Pradesh , India . E’ morto in una cittadina dell’Uttar Pradesh, dove ha passato la gran parte della sua vita. Ha avuto un’infanzia non facile e non ha mai ricevuto alcuna istruzione scolastica superiore. Frequenta però la madrasa (scuola coranica) dove impara l’arabo e il persiano. Ancora adolescente, Jigar,era già molto conosciuto.La passione per il vino e sua smemoratezza proverbiale ne fanno in età adulta un vero personaggio.
Appartiene alla scuola classica di scrittura di Ghazal . Ha ricevuto nel 1958 il Sahitya Akademi,premio urdu per la sua raccolta di poesie "Atish-i-Gul".  E’  tuttavia  estremamente popolare tra le masse, che lo considerano poeta popolare,probabilmente anche grazie alla collaborazione con Majrooh Sultanpuri, famoso lyricist dell’ industria cinematografica indiana.
E’ diventato ancora più popolare dopo la sua morte, e la sua poesia continua a guadagnare sempre più estimatori, soprattutto tra i frequentatori di cinema, che attraverso le colonne sonore hanno familiarità con i  testi delle sue canzoni . Ora è considerato come uno dei grandi poeti urdu del XX s. Secondo solo a Iqbal,il padre nobile del Pakistan,gli è stata conferita l’onorificenza dell’ Università  Aligarh ,che, nella sua storia ,era stata attribuita soltanto ad Iqbal,appunto.

Uno dei suoi più memorabili couplets è:
L'amore è come un oceano di fuoco e l'amante deve annegarvisi per attraversarlo.